13/06/17

La schiforma della giustizia penale

La riforma del processo penale voluta dal ministro Orlando e da Renzi, arriva per la sua terza lettura alla Camera.
Al Senato è passata con la fiducia; anche alla Camera hanno appena posto la questione di fiducia. Molti i punti in discussione nella riforma: oltre quaranta articoli confluiti in un maxi emendamento di 95 commi.
Se pensiamo a come è stata scritta la legittima difesa dal PD, possiamo ben immaginare i disastri che questa riforma comporterà, anche in considerazione del fatto che è frutto di compromesso con Alfano, che arriva dove Berlusconi non era riuscito ad arrivare. Ecco alcuni punti particolarmente delicati del testo:

Divieto di pubblicare intercettazioniUno dei punti più gravi è lo stralcio e il divieto di pubblicazioni delle intercettazioni non rilevanti per un processo. Hanno deciso di mettere mano alle intercettazioni dopo le indagini di Mafia Capitale, l'inchiesta nella quale è finito dentro tutto il PD romano, e anche dopo l’inchiesta Consip, che ha visto coinvolti Renzi padre e il ministro renziano Lotti.
Sostanzialmente, vogliono inserire un meccanismo che renda più difficile far uscire i testi delle intercettazioni all’esterno (azione già vietata oggi), ma non si sa se vogliono inserire anche sanzioni nei confronti dei giornalisti che le pubblicano (il governo su questo ha delega in bianco). Infatti il giornalista ha il dovere/diritto di pubblicare intercettazioni - seppur uscite illecitamente - che riguardano la vita pubblica del Paese, ad esempio per amministratori pubblici, imprenditori, politici. I nostri emendamenti miravano a sopprimere questa possibilità e ad escludere sanzioni per i giornalisti, ma sono sempre stati bocciati. Alcune procure si sono già organizzate in modo da restringere la possibilità di far uscire queste notizie; in ogni caso resta difficile capire chi le ha fatte uscire perché sono in possesso di giudici, avvocati, personale amministrativo.

Utilizzo del “trojan” facilitato solo per reati di mafia e terrorismo
Mentre una commissione ministeriale sta tentando di creare una serie di norme “ad hoc” per i virus che possono essere utilizzati per intercettazioni, intercettazioni ambientali, captazione di flussi informatici e dati presenti nei pc ecc., il Governo interviene per normare l’utilizzo di questo strumento solo per la fattispecie di intercettazioni ed intercettazioni ambientali, ma con facilitazioni solo e unicamente per gravi reati di mafia e terrorismo, e quindi non per altri gravi reati come quelli di corruzione . I nostri emendamenti proponevano che queste facilitazioni si applicassero anche a uno dei reati più gravi per il nostro Paese attualmente: la corruzione, che manda in fumo decine di miliardi ogni anno. Al momento le semplici intercettazioni ed intercettazioni ambientali sono possibili a fronte di particolari requisiti stabiliti dal giudice. In questo modo quindi, l’utilizzo del trojan che oggi è al servizio delle esigenze delle indagini, sarà del tutto ristretto.

Tagli alle intercettazioni
Non contenti, PD e Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, hanno addirittura previsto un taglio netto di circa 80 milioni di euro per i prossimi tre anni al budget per l’utilizzo delle  intercettazioni.
Esistono aziende che noleggiano gli strumenti per le intercettazioni: in alcuni casi, alcune Procure contattano sempre le solite aziende amiche. Con la scusa di “razionalizzare” le risorse, ed evitare clientelismi, il Governo taglia in maniera netta senza criterio, e la cosa bella è che lo farà a prescindere dalle modalità: ci deve essere un taglio del 50% delle spese per le intercettazioni, senza stabilire il come e il quando… pazienza se poi questo vincolo andrà a danno del più importante strumento di indagine per scovare corruzione e mafia!
 Il Governo prevarica il potere giudiziarioIl Governo prevede, inoltre, che i Magistrati non saranno più liberi di utilizzare i sistemi informatici che ritengono più idonei per procedere con le intercettazioni ambientali informatiche, ma dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni che fornirà il Ministero della Giustizia. Cioè, sarà il Ministero a comunicare ogni anno con una circolare l'applicazione informatica che deve essere utilizzata dai Magistrati, dando così modo ai delinquenti, corrotti e corruttori di dotarsi preventivamente delle giuste contromisure in grado di annullare l'effetto delle indagini a loro carico. E se il Ministero tardasse ad emanare la circolare che succederà alle intercettazioni? I Magistrati potranno procedere oppure no?

Carcere per i cittadini che registrano
Il Governo ha anche previsto, con un’ulteriore delega, il carcere addirittura fino a 4 anni per tutti coloro (esclusi i giornalisti e soggetti coinvolti in un processo) che diffondono riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in presenza del soggetto registrato ed eseguite fraudolentemente. Proprio questa è la parola chiave, “fraudolentemente”: è un avverbio troppo generico, pieno di incertezze e che darà adito a mille dubbi interpretativi. Tradotto: carcere per chi fa informazione. Questa norma rappresenta davvero un bavaglio per tutti i cittadini (come i nostri attivisti) che non potranno più compiere registrazioni di incontri, riunioni, consigli comunali, ecc. considerato che potrebbero essere incarcerati, limitando di fatto la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese e al controllo delle istituzioni.
Infatti saranno perseguiti i cittadini che faranno registrazioni e ne diffonderanno il contenuto per documentare e denunciare fatti che si scontrano contro l’etica o la morale, o del tutto irregolari, riguardanti politici, imprenditori, pubblici amministratori. Noi siamo fortemente contrari e vogliamo che il rischio carcere sia scongiurato. Dopo le nostre denunce alla Camera è stata tolta la punibilità per giornalisti e per l’utilizzo processuale: per noi è comunque insufficiente, perché chiunque, anche se non giornalista, ha diritto a documentare e diffondere fatti che ritiene incresciosi. Un cittadino registra un illecito, ma se la magistratura decide di non procedere, cosa succede? Si metterà in galera il cittadino? E se volesse registrare e diffondere quelle informazioni senza affrontare un processo?
Abbiamo ovviamente presentato emendamenti convintamente soppressivi di questo vero e proprio bavaglio, e faremo di tutto per fare approvare almeno alcune nostre proposte per escludere la punibilità quando le riprese o le registrazioni riguardano eventi o situazioni di carattere istituzionale, o nel caso le registrazioni siano utilizzate per denunciare pubblicamente irregolarità.
 Prescrizione
Sulla prescrizione l’attuale testo fa un passo indietro rispetto alla versione Camera. Infatti sparisce l’emendamento Ferranti che raddoppiava il termine di prescrizione per alcuni reati contro la pubblica amministrazione come la corruzione, ed inserisce la sospensione di un anno e mezzo dalla sentenza di primo grado a quella di secondo, ed un altro anno e mezzo dalla sentenza di secondo grado fino a quella di Cassazione. Tanto più che questa sospensione della prescrizione dopo le sentenze di primo e secondo grado per un solo anno e mezzo, rischia di favorire ulteriori comportamenti dilatori da parte del condannato appellante o ricorrente in Cassazione.
Il comma 14 modifica il secondo comma dell’articolo 161 c.p. che prevede che l'interruzione della prescrizione non può in nessun caso comportare l'aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere una serie di reati contro la P.A. Questa modifica è solo un timido ‘passo avanti’, se si considera che oggi, per quei reati, l’aumento per interruzione è possibile solo fino a un quarto del tempo necessario a prescrivere.
Il Movimento ha un’idea chiara e semplice: fermare la prescrizione o al rinvio a giudizio o alla sentenza di primo grado, come richiesto da ANM e Direzione Nazionale Antimafia. Questa riforma risulta quindi una vera e propria presa in giro, anche perché le sospensioni e le interruzioni della prescrizione nel nostro codice hanno un limite, una norma quindi puramente di facciata utile solo per dire all’Europa di averla fatta, quando ben altro veniva richiesto, ovvero almeno l’interruzione della prescrizione dopo la condanna di primo grado.
 Delega sull'odinamento penitenziario e certezza della pena
Nella riforma penale è presente un allentamento, attraverso la solita delega in bianco a firma PD, delle condizioni di restrizione anche per i detenuti in Alta Sicurezza (bracci destri dei boss), che passa anche dall’utilizzo di Skype o altri strumenti di comunicazione con l’esterno. E’ allarmante questa volontà, perché dopo Alta Sicurezza c’è solo il 41bis: ciò significa che in Alta Sicurezza sono presenti i sotto capi delle organizzazioni mafiose. Inoltre, se a un detenuto viene tolto il regime di massima sorveglianza, potrebbe accedere a misure più blande e comunicare all’esterno ordini dei boss. Questa intenzione ipotesi di annacquamento della detenzione a nostro avviso va controllata e non ci possiamo fidare di questo Governo. È allora indispensabile che i reclusi in Alta Sicurezza, come chiediamo con appositi emendamenti, debbano essere espressamente esclusi da questa sciagurata delega, compreso anche il punto sulle misure alternative al carcere, che risulta estremamente generico ma molto chiaro nelle intenzioni: estenderle il più possibile e quindi violare il principio di certezza della pena.
 Riduzione dei tempo di chiusura delle indagini
L’altro scempio presente nel testo governativo, è rappresentato dalla forte riduzione dei tempi di chiusura delle indagini preliminari. Il Magistrato inquirente, alla fine del periodo di indagine, avrà un termine di soli 3 mesi (es. per reati legati alla corruzione, che sono molto difficili da accertare) prorogabile una sola volta (15 mesi invece per strage, mafia e terrorismo): successivamente si può decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale attraverso il rinvio a giudizio, pena l’avocazione obbligatoria dell’indagine ed il trasferimento del fascicolo al procuratore generale in Corte d’Appello (che attualmente ha organico limitato).
Questa misura, contenente tempi ristrettissimi per i PM, comporterà inevitabilmente che per la maggior parte delle indagini, anche delicate, il PM sarà indirizzato a richiedere il rinvio a giudizio in modo frettoloso per evitare avocazione e quindi eventuali ripercussioni a livello professionale, che vuol dire anche un intasamento del sistema perché le richieste di rinvio a giudizio aumenteranno, e anche le archiviazioni saranno meno ponderate, il tutto sulla base di uno scarso approfondimento e accertamento di situazioni anche molto delicate. Insomma, il caos. 

12/06/17

In bocca al lupo ai nuovi consiglieri comunali calabresi del M5S!



Sul territorio è davvero difficile. È una lotta ad armi impari. Noi non promettiamo nulla e non facciamo coalizioni con accozzaglie di liste civiche. Sappiamo benissimo che ai partiti piace vincere facile, tutto fa brodo pur di raccogliere voti. Come una rete a strascico, il voto di opinione viene intrappolato in logiche ormai note a tutti.
La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti.

Questo modus operandi a noi è del tutto estraneo perchè riteniamo questa rivoluzione culturale più importante di una semplice competizione elettorale. Noi ci presentiamo soli con un unica lista e i nostri candidati non vengono scelti in base al pacchetto di voto in loro possesso. I nostri candidati non sono politici di professione e vengono scelti dagli attivisti in base ad un processo di selezione democratico dal basso. Chi partecipa attivamente nei meetup decide. Nessuno fa calcoli o strategie su chi può portarci più voti legati alla famiglia o amici. Per noi sono più importanti le idee e i contenuti non i contenitori. E chi decide con coraggio di esporsi in prima persona con il m5s sa di non avere una vita facile sul territorio.

È dura, noi parlamentari ce la stiamo veramente mettendo tutta e sarebbe stupido combattere questo sistema con la stesso metodo che usano i partiti. Questa rivoluzione culturale purtroppo si scontra con una triste realtà. Noi chiediamo un voto libero. Un voto coraggioso e di partecipazione in prima persona che spezza veramente le catene dal sistema clientelare. E invece la risposta che spesso abbiamo sul territorio va più o meno verso questa direzione: "io sono con voi a livello nazionale ma per il comune il mio voto purtroppo è già impegnato". Oppure addirittura: "io voto m5s ma mi sono dovuto candidare in una lista civica..."
Non basta lamentarsi e commentare dietro una tastiera. La politica vera sia fa sul campo con costanza e coerenza. E per farla sul campo bisogna esporsi fisicamente sul territorio con più coraggio e determinazione. Perchè nonostante le macerie che lasciano i partiti nei comuni e i dati allarmanti sull'emigrazione giovanile, i calabresi hanno troppa paura di spezzare quelle maledette catene e di cambiare veramente lo status quo.

Ne prendiamo atto ma non ci arrendiamo. Non molliamo di un centimentro. È SEVERAMENTE VIETATO CALPESTARE I SOGNI! Continueremo a lavorare e a seminare consapevoli che il terreno sotto i nostri piedi è pieno di insidie. Dobbiamo migliorare imparando anche dai nostri errori. Ma la via è tracciata! I risultati in Calabria sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile.
È davvero un peccato non essere riusciti a vincere ad Amantea dove la nostra coraggiosa consigliera Francesca Menichino ha fatto un lavoro eccezionale che meritava ben oltre il 22,02% ottenuto. Ma anche ad Amantea abbiamo un portavoce in più, Francesca Sicoli.
A Luzzi abbiamo preso il 20,61% ed entra in consiglio comunale Michele Federico.
A Pizzo con l'8,47% entra in consiglio comunale la nostra Carmen Manduca e a Villa San Giovanni entra in consiglio con il 10,91% Milena Gioè. Ai ragazzi di Paola purtroppo non basta il 4,27% a Catanzaro invece stiamo incrociando le dita per entrare in consiglio comunale con Bianca Laura Granato che ha preso il 6,14%. Occorrerà aspettare ancora prima di avere la certezza. Ci aspettavamo di più ma questo risultato deve spronarci a lavorare meglio nel capoluogo di Regione che ha estremamente bisogno della presenza del MoVimento nel consiglio comunale.

Quando il MoVimento entra nei consigli comunali può finalmente gettare le basi per affermarsi meglio sul territorio. Fare politica dentro le istituzioni ci permette di crescere, maturare e migliorare in quel comune svolgendo un lavoro serio e concreto di opposizione. In fondo nei comuni dove siamo riusciti a vincere spesso c'è stato un buon lavoro all'opposizione prima. E la sola presenza di cittadini sentinella dentro i comuni per noi è molto importante. Quando siamo dentro nei consigli comunali è più facile per noi lavorare meglio e accendere quel famoso faro dentro le istituzioni. Una luce che prima non c'era e che servirà a creare quella trasparenza tanto temuta dalla solita politica del malaffare.

Continueremo ad andare avanti per la nostra strada che nonostante le mille difficoltà, è ormai tracciata. Con la consapevolezza che la comunità del M5S rispetto a ieri è cresciuta e inoltre: "NON POSSONO VINCERE CON CHI NON SI ARRENDE MAI!"
Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto, a tutti gli attivisti per l'impegno e in bocca al lupo ai nostri nuovi guerrieri portavoce calabresi.

#ForzaECoraggio!

05/06/17

Il nulla politico

Enzo Ciconte si presenta come l'uomo della svolta per il futuro di Catanzaro. Un po' come Mario Oliverio fece alle ultime regionali, poi sappiamo come è andata a finire. Nel segno dell'alternanza e del cambiamento, dal 1998 Ciconte è Presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Catanzaro. Ciconte è inoltre primario cardiologo presso l'ospedale “Pugliese”, di cui è stato anche direttore generale. Un'importante figura della sanità, che da vertice del Pugliese aprì un pronto soccorso che non aveva i requisiti ma disponeva di una cucina all'interno. Cucinare è meglio che curare.
Da consigliere regionale della Calabria non ha mai aperto bocca sulle grandi questioni del diritto alla salute. Si ricorda un suo intervento piattissimo nella seduta del 30 marzo 2016 sulla sanità, dopo il quale si allontanò come uno stanco burocrate dell'Ottocento.
Sull'integrazione forzata tra Pugliese e policlinico universitario, Ciconte non ha detto nulla, benché sia un primario del Pugliese. E nulla ha detto o fatto sulla necessità di garantire sicurezza operativa alla Cardiochirurgia del policlinico “Mater Domini”, per cui i fatti ci hanno dato ragione. 
Nulla Ciconte ha detto sui quasi due miliardi di euro che lo Stato deve alla Calabria per la cura dei pazienti cronici; nulla sugli abusi della struttura commissariale per il piano di rientro; nulla ha detto sui conti opachi del piano di rientro; nulla sul rifiuto del sub-commissario Urbani di firmare il decreto sulle prime, indispensabili 600 assunzioni di personale; nulla sull'applicazione della normativa europea sui turni e i riposi obbligatori, in virtù della quale alla Calabria spettano circa 1300 operatori della sanità, tra medici, infermieri e altre figure. Nulla Ciconte ha detto sulle curiose procedure concorsuali per i direttori di unità operative in strutture dell'Asp di Catanzaro; nulla sull'illecito surplus di finanziamento del policlinico universitario; nulla sulla proroga illegittima dei commissari delle Asp di Crotone e di Reggio Calabria; nulla sulla proroga illegittima del commissariamento della Calabria per la sanità; nulla sul rifacimento arbitrario della rete dell'assistenza ospedaliera; nulla sulle nomine sanitarie illegittime riconducibili all'amministrazione di Oliverio-Pallapalla. Nulla su nulla.

Mentre noi del
 MoVimento 5 Stelle parlavamo e denunciavamo, Ciconte contemplava l'essenza politica del nulla. E, si sa, quando uno non dice e non fa nulla, poi viene candidato quale sindaco, proprio perché offre la garanzia di non dire e di non fare nulla.
Insomma, Ciconte è per Catanzaro il doppione di Guccione per Cosenza. Tutti e due ex assessori della prima giunta Oliverio, la cosiddetta «giunta leggera». Tutti e due coinvolti per peculato nella vicenda Rimborsopoli; tutti e due cariatidi del Partito democratico; tutti e due presunti portavoti. Tutti e due con la faccia di quelli che, come Ciàula di Pirandello, scoprono la luna.

Ciconte è alla sua seconda legislatura in Consiglio regionale. Siccome non è rientrato come assessore regionale, ora cerca un posto al sole da sindaco di Catanzaro. Del resto, in Consiglio regionale non può reggere: a forza di non fare nulla, finisce che poi qualcuno del Pd se ne accorge e lo contesta pure, e magari lo mandano a ripetizione da Gaetano Pignanelli, che almeno riveste il nulla politico di Oliverio di codici giuridici che farebbero impallidire perfino l'Azzecca-garbugli dei “Promessi sposi”.