30/03/17

Bene il ricorso della Regione Calabria e Comune di Crotone ma la battaglia #NoTriv non è ancora finita

Era doveroso che Regione Calabria e Comune di Crotone ricorressero al Tar del Lazio contro l'autorizzazione a estrarre energia fossile nel Mare Ionio. Avevamo sollecitato da tempo un loro intervento contro le autorizzazioni ministeriali alla Global Med «F.R 41.GM» ed «F.R 42.GM». La verità è che lo Ionio non è ancora salvo dalle trivelle. Ne è prova la vicenda di Appenine Energy “D.R.74.AP”, che vorrebbe realizzare un pozzo esplorativo presso Laghi di Sibari. Su questa folle ipotesi abbiamo interrogato più volte il ministro dell'Ambiente. Invito ancora il governatore Oliverio e l'assessore Rizzo a proseguire la battaglia contro le trivelle sostenendo la mia proposta legislativa di reintrodurre il ‘Piano delle Aree’. Tale provvedimento dà la possibilità a Regioni ed enti locali di partecipare attivamente nella governance energetica in fatto di trivellazioni, proprio come prevede la Costituzione.

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28/03/17

Presila Unita: “Ora la volontà popolare dovrà essere rispettata alla svelta”

Ha stravinto il “sì” al referendum sulla fusione dei Comuni presilani di Casole Buzio, Celico, Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta. Adesso la volontà popolare dovrà essere rispettata alla svelta.
La fusione dei 5 Comuni presilani, indicata dal popolo al referendum di domenica scorsa, segna la sconfitta definitiva del familismo politico della sinistra storica locale, che si è sempre opposta per badare al proprio orticello.
Il larghissimo consenso per la fusione è la riprova di un cambiamento politico forte nell'area presilana, che conferma l'unità di intenti tra forze sociali, forze sindacali e forze politiche progressiste, molto radicate nel territorio. Il risultato del referendum non è affatto riconducibile all'attività del consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea, che ha provato a rifarsi una verginità cavalcando la tigre e intestandosi i meriti di una battaglia non sua. Questo lo sanno benissimo i residenti in Presila, che hanno già dato altre legnate elettorali al Partito democratico, per esempio al referendum sulla riforma costituzionale.
Da qui inizia una nuova fase per i 5 Comuni presilani, che sapranno liberarsi della rovinosa egemonia dei baroni della politica locale.
Il MoVimento 5 stelle  si candida ad essere il soggetto politico di riferimento per liberare la Presila dalla morsa dei vecchi baroni politici. Adesso la Regione Calabria dovrà procedere alla svelta per concretizzare la volontà, inequivocabile, espressa dagli elettori dei Comuni presilani.

Paolo Parentela e Dalila Nesci
portavoce M5S alla Camera dei Deputati

24/03/17

Faremo noi i conti a Sorical! #AcquaRAGGIA

Partita da Catanzaro, la storia delle tariffe illegittime applicate da Sorical farà il giro della Calabria. Andremo nei comuni a divulgarla, perché è uno scandalo volutamente nascosto. Durante l'incontro pubblico "#AcquaRaggia", tenuto oggi pomeriggio nella Sala dei concerti del Comune di Catanzaro. Sono intervenuti anche il legale Salvatore Gullì e l'attivista Giovanni Di Leo, dei movimenti per l'acqua pubblica, che hanno spiegato i dettagli sulle tariffe illegittime praticate dal gestore pubblico-privato Sorical, sia dal punto di vista giuridico che per le ricadute pratiche.
Il MoVimento 5 Stelle sta studiando con scrupolo quanto le tariffe illegittime abbiano inciso sulle tasche dei calabresi e sui debiti dei Comuni, iniziando da quello di Catanzaro, che nei giorni scorsi ha siglato una rateizzazione sul totale di 19milioni. Da qui in poi Luigi Incarnato dovrà dare precise risposte, sia per il suo ruolo attuale (commissario liquidatore di Sorical) sia per quello precedente, di assessore ai Lavori pubblici. Il governatore Oliverio non potrà restare muto e indifferente. Porteremo avanti anche iniziative legali, a difesa dei cittadini.
Il primo passo da compiere – ha detto Bianca Laura Granato – è il coinvolgimento dei cittadini. La comunità non può subire opacità di gestione. Abramo ha fallito in pieno, non solo sull'acqua. Una riprova è il riconoscimento meccanico di un debito di 19 milioni verso Sorical. Vogliamo capire come sia composta la somma e agire per la rideterminazione degli importi effettivamente dovuti.

L' acqua è un bene di tutti non un affare per pochi!




Invitiamo pertanto tutti i comuni calabresi ad approfondire questa scandalosa vicenda e fare quanto di propria competenza per ristabilire diritti e giustizia per tutti i cittadini calabresi.



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23/03/17

#AcquaRAGGIA, l'incredibile storia delle tariffe illegittime della Sorical


Un incontro aperto sulle questioni più scottanti del sistema idrico calabrese, tema che in questi giorni sta riservando colpi di scena del tutto inattesi. Tra questi il debito, spuntato proprio adesso, di 19 milioni di euro del Comune di Catanzaro nei confronti del gestore Sorical. Si terrà venerdì 24 marzo, alle ore 17,30 nella Sala dei concerti del Comune di Catanzaro, “AcquaRaggia”, appuntamento in cui spiegherò, con il legale Salvatore Gullì e l'attivista Giovanni Di Leo, dei movimenti per l'acqua pubblica, l'incredibile storia delle tariffe illegittime Sorical. Una montagna di denaro e un servizio incontrollato e perfino incontrollabile. I calabresi hanno capito, però, l'intero copione: i protagonisti, i responsabili politici e i giochi di potere che ci stanno dietro. Daremo elementi precisi e dettagliati, per iniziare la grande battaglia per l'acqua realmente pubblica, in contrasto con le fantasie proiettate in modo furbo dal governatore Oliverio, ormai privo di credibilità e perfino di faccia.

EVENTO SU FACEBOOK

22/03/17

Amantea, il M5S chiede la commissione d’accesso al Comune

AMANTEA Commissione d'accesso nel Comune di Amantea e verifiche specifiche tramite l'organismo per la stabilità finanziaria degli enti locali. Sono le richieste contenute in un'interrogazione al ministro dell'Interno, Marco Minniti, che abbiamo depositato con Dalila Nesci, Giulia Sarti e Riccardo Nuti, della commissione parlamentare Antimafia. Nel testo dell'interrogazione si riferisce di una recente informazione antimafia per l'associazione "Il sorriso". Nel provvedimento si legge di possibili condizionamenti mafiosi dell'associazione e di possibili influenze di Franco La Rupa, già sindaco di Amantea. Il provvedimento riporta un quadro indiziario circa rapporti di La Rupa con la locale organizzazione criminale. Nell'atto parlamentare viene spiegato che "Il sorriso" ha ricevuto finanziamenti regionali grazie a pareri comunali favorevoli a specifiche attività di volontariato svolte ad Amantea. Rilevata anche la situazione deficitaria del municipio, con riferimento ad accertamenti effettuati dalla Corte dei conti su questioni di cassa e bilancio. Ancora, nell'interrogazione è messo in questione il ruolo del padre dell'ultimo sindaco Monica Sabatino, Giuseppe, prima vicesegretario comunale, poi consulente gratuito e volontario presso il Comune. Sabatino padre, si legge nell'interrogazione, di recente è stato rinviato a giudizio nell'ambito di un'inchiesta su un concorso per vigili urbani». Abbiamo ripercorso nell'atto anche «l'insolita sostituzione del viceprefetto Emanuela Greco – nominato commissario dell'ente a seguito delle dimissioni di consiglieri comunali di Amantea – con il viceprefetto Anna Aurora Colosimo, che è stata sindaco e consigliere comunale di Colosimi (Cs), presidente della Comunità montana del Savuto, componente della commissione del Pd calabrese per lo statuto e, nel partito, membro del comitato di lavoro insieme all'allora presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio, oggi governatore calabrese, all'allora parlamentare europeo Mario Pirillo e a Enza Bruno Bossio, attuale deputato Pd in commissione Antimafia e, da notizie stampa, vicina all'ultima maggioranza di governo del Comune di Amantea.

Oliverio tace sulle tariffe illegittime della Sorical

Nell'odierna Giornata mondiale dell'acqua, dobbiamo riflettere sul danno ai calabresi derivante dall'arbitrio di Sorical, che ha applicato tariffe illegittime su cui il governatore Oliverio tace e si nasconde.
Sulle tariffe vanno verificate eventuali speculazioni a scapito dei cittadini. Inoltre la dichiarata volontà di Oliverio di pervenire a una gestione pubblica dell'acqua si scontra con la realtà dei fatti. La Regione Calabria difetta nei controlli, dagli acquedotti alle questioni di salubrità, finora irrisolte. Ancora, sui rischi correlati al sistema idrico dell'Alaco la Regione si è colpevolmente arenata, preferendo la soluzione più comoda, cioè l'immobilismo e il silenzio, due costanti della presidenza Oliverio. È evidente la pericolosa inadeguatezza di Oliverio, che peraltro ignora le inchieste pendenti su posizioni in Sorical e Arpacal, agenzia preposta alla protezione ambientale.
Con movimenti, comitati e associazioni dobbiamo incalzare la Regione in materia di acqua. Permangono situazioni da regime, come l'incarico di commissario liquidatore di Sorical a Luigi Incarnato, già assessore regionale ai Lavori pubblici. Sul recupero delle risorse idriche la Regione di Oliverio non ha attendibilità, non ha un progetto credibile e non ha un Pietro cui rivolgersi per suggerimenti d'urgenza, date l'incapacità e irresponsabilità politiche e amministrative.

21/03/17

Oliverio sostenga il "Piano delle Aree" per tutelare la Calabria dalle trivelle

Il Presidente Oliverio ed il Consiglio regionale della Calabria, prendano esempio dai colleghi della Basilicata e si facciano promotori di una proposta legislativa che provenga dalle regioni volta a reintrodurre nel nostro ordinamento il così detto ‘Piano della Aree’.
La stessa proposta è stata presentata in Parlamento a mia prima firma per reintrodurre il ‘Piano delle Aree’, vale a dire la possibilità, per le Regioni e gli enti locali, di partecipare attivamente nella governance energetica.
Il Piano delle Aree servirà per fare in modo che non si possano autorizzare trivellazioni per ricerca di idrocarburi in ogni dove, ma può offrire la possibilità per i territori di impedire certe pratiche in prossimità di colture di pregio, zone turistiche, antropizzate o ad alto rischio sismico. In Italia, praticamente dal 1927, si è concesso la possibilità di trivellare ovunque favorendo di fatto le multinazionali dell'energia fossile.
La proposta del Piano delle Aree è una proposta di buon senso, richiesta a gran voce da 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, delle scienze e della politica. La legge farà in modo che si possa stabilire in modo chiaro ed inequivocabile quali siano i territori da salvaguardare dalle trivellazioni.
Oliverio e la sua giunta fino ad oggi hanno fatto il doppio gioco sulle trivellazioni visto che i vari governi nazionali targati PD (Letta-Renzi-Gentiloni), non hanno fatto altro che foraggiare l'energia fossile a discapito delle rinnovabili. Ora Oliverio e l'assessore Rizzo hanno l’opportunità di chiarire una volta per tutte se stanno dalla parte delle multinazionali o della salvaguardia dell’ambiente in Calabria. Prendano in mano la situazione imitando la Basilicata.

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19/03/17

Un piano delle aree per frenare le trivelle

Non vi è palmo del territorio della Repubblica che si possa ritenere al riparo dall’insediamento di nuove trivelle o di nuove grandi opere inutili, dispendiose ed impattanti. Dal 1927 ad oggi il rilascio dei permessi e delle concessioni è sempre avvenuto senza una previa pianificazione. In Italia si può cercare ed estrarre praticamente ovunque, senza che si tenga conto del fatto che esistano aree interessate da agricoltura di pregio, aree di interesse naturalistico, aree fortemente antropizzate, aree ad alto rischio sismico, e così via. Il responso delle urne del 4 Dicembre scorso è stato netto ma dall’insediamento del nuovo Esecutivo non si colgono, in riferimento alle politiche energetiche, elementi di discontinuità rispetto a quello precedente malgrado gli elettori abbiano chiaramente bocciato la proposta di riforma costituzionale, lasciando in capo alle Regioni la potestà legislativa concorrente. La reintroduzione del c.d. “Piano delle Aree”, abrogato dalla Legge di Stabilità 2016, e, quindi, la necessità di far partecipare attivamente le Regioni nella governance energetica, non è solo atto politicamente ma anche costituzionalmente dovuto. 
Le attività di ricerca e di coltivazione di gas e petrolio dovrebbero essere consentite - a chiederlo sono 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, della politica e delle scienze - solo sulla base di un piano, che tenga conto dei diversi interessi economici esistenti, che tuteli le aree territoriali più fragili del nostro Paese e che, in breve, stabilisca, una volta per tutte, dove sia possibile cercare ed estrarre e dove no.
È per ribadire e rafforzare questo concetto che si presenta questa proposta di legge che modifica l’articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.
La soluzione individuata è, quindi, quella di lasciare alla Conferenza Unificata la predisposizione di un piano delle aree in cui i territori possono decidere in merito alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di deposito sotterraneo di gas naturale.
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FOCUS SINTETICO: IL “PIANO DELLE AREE”
di "Coordinamento NO TRIV"


A cosa serve un Piano delle Aree per le attività "petrolifere"?

Ad evitare, ad esempio, che in futuro possano essere ripensate alcune scelte che hanno risparmiato dall'assalto delle trivelle alcuni tra i luoghi più suggestivi e fragili della Penisola; ad esempio, il Golfo di Napoli, il Golfo di Salerno, l'area marina delle Isole Egadi che, secondo una delle prime bozze dello Sblocca Italia, avrebbero potuto ospitare attività estrattive.
Come già accaduto, ad esempio, per il Golfo di Taranto, in assenza di un Piano delle Aree elaborato con la partecipazione fattiva e non di facciata delle Regioni, le aree finora interdette alle attività Oil & Gas e, più complessivamente, quelle di maggior pregio paesistico, naturalistico, economico (es: aree destinate a colture di pregio) potrebbero finire un giorno, per semplice decreto, sotto le grinfie delle compagnie petrolifere.
Non si comprende poi la ragione per cui per le sole attività petrolifere nel 2015 il Governo abbia avvertito la necessità di abrogare, in perfetta solitudine, questo delicato strumento di pianificazione mentre invece, per le energie rinnovabili, esistano dal 2010 (Governo Berlusconi) Linee Guida, licenziate dal MISE di concerto con il Ministero dell'Ambiente e con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e preventivamente discusse ed approvate dalla Conferenza Unificata, allo scopo di "facilitare un contemperamento fra le esigenze di sviluppo economico e sociale con quelle di tutela dell'ambiente e di conservazione delle risorse naturali e culturali nelle attività regionali di programmazione ed amministrative".

Quale avrebbe potuto essere l'utilità del Piano delle Aree?

Nelle intenzioni del legislatore il Piano delle Aree avrebbe dovuto funzionare da strumento di regolamentazione, programmazione e razionalizzazione delle attività estrattive nel nostro Paese. Come noto, il Piano non ha mai visto la luce e la sua stessa previsione è stata abrogata dal Parlamento in base ad un emendamento alla Legge di Stabilità 2016 presentato dal Governo.
Attraverso un processo decisionale in cui sarebbero state rese partecipi le Regioni ma in cui l'ultima parola sarebbe toccata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'interno delle aree teoricamente aperte alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di gas e petrolio sarebbero state individuate le aree per le quali non avrebbero potuto essere avanzate istanze di alcun genere.
La modifica normativa proposta mira a rafforzare il ruolo delle Regioni, ad estendere la previsione del Piano anche al mare, entro ed oltre il limite delle 12 miglia, e a ribadire il concetto che in assenza di Piano non può essere richiesto e rilasciato alcun titolo secondo le modalità previste dallo Sblocca Italia.

Quali risultati concreti produsse la previsione del Piano delle Aree fintanto che rimase in vigore?

Per stessa ammissione di alcuni operatori del settore, il Piano delle Aree e la connessa regolamentazione delle attività estrattive non furono mai stati presenti nell'elenco delle richieste avanzate al Governo dalle compagnie petrolifere. E infatti, benché mai varato, la sua sola previsione ha di fatto inibito la richiesta di titoli secondo le norme particolarmente favorevoli dello Sblocca Italia.
Abrogata la norma sul Piano delle Aree, superato lo “scoglio del Referendum del 17 aprile 2016 e risalito il prezzo del petrolio, la corsa alla richiesta di nuovi titoli è ricominciata in modo serrato.
A richiedere, più di due anni fa, la previsione del Piano delle Aree furono alcune Regioni (Basilicata in testa) interessate a recuperare, seppur in minima parte ed in posizione di subalternità, il loro potere di decisione azzoppato dallo Sblocca Italia.
Fu quello il principale se non l'unico risultato ottenuto dai fautori della linea del dialogo con il Governo in luogo di quella dello scontro nelle aule dei tribunali. Ad un anno di distanza la risposta del Governo non si fece attendere: quello strumento, seppur imperfetto ma funzionale allo stop momentaneo delle richieste di istanze, fu abrogato con la Legge di Stabilità 2016.

Cosa era subordinato all'approvazione del Piano delle Aree? Perché tanta attenzione da parte del Governo?

Il rilascio di nuovi titoli minerari. Le norme abrogate con la Legge di Stabilità 2016 prevedevano che nelle more dell'adozione del Piano i titoli abilitativi potessero essere rilasciati unicamente sulla base delle norme vigenti prima del 1 gennaio 2015.
L'abrogazione della obbligatorietà del Piano delle Aree era condizione necessaria per lo sviluppo di nuovi progetti nell'Oil&Gas. Il Governo ha pensò bene di andare in questa direzione, favorendo così chi ancora crede ed investe nello sviluppo delle energie fossili nel nostro Paese.

Cosa fece il Governo con la Legge di Stabilità 2016?

Avendo fiutato il pericolo di trovare un ostacolo nell'ostruzionismo delle Regioni nell'approvazione del Piano e, quindi, di non poter rilasciare nuovi titoli, sciolse il nodo referendario "a monte": anziché modificare la normativa ripristinando il rispetto del principio di leale collaborazione, abrogò la previsione del Piano in modo da impedire stabilmente alle Regioni di interferire nella individuazione delle aree del territorio nazionale da interdire alle attività estrattive.
Inoltre, essendo venuta meno la previsione del Piano, rimosse uno dei principali impedimenti al rilascio di nuovi titoli.

Quali erano i limiti della normativa sul Piano delle Aree (comma 554 art 1 Legge di Stabilità 2015) ora abrogata, che oggi è possibile superare?

La debolezza dei meccanismi di partecipazione delle Regioni alle decisioni riguardanti la formulazione del Piano riguardante -ecco un secondo limite- unicamente le attività sulla terraferma. In caso di mancato raggiungimento dell'Intesa, era previsto che dovesse cessare qualsiasi confronto tra Stato e Regioni e che l'ultima parola spettasse comunque al Governo.

Cosa si vuole ottenere con la proposta di modifica all’art. 38 d.l. 12 settembre 2014, n. 133?

Reintrodurre il Piano delle Aree, superando al contempo i limiti della “vecchia” normativa. Conferire maggiori poteri alle Regioni nella definizione del Piano e, quindi, nella individuazione delle aree, sia su terraferma sia in mare anche oltre il limite delle 12 miglia, da sottrarre alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di gas e petrolio.
E’ inaccettabile e grave che una Regione non possa partecipare, in posizione di parità rispetto allo Stato, alla determinazione di scelte che necessariamente interferiscono con le politiche energetiche, di governo del territorio e di tutela dell’ambiente che la interessano ed investono direttamente.
Scopo della proposta è quello di consentire che la Conferenza unificata si esprima sul Piano nella sua interezza (terraferma e mare) e, per altro verso, di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell’Intesa, il Governo possa far ricorso all’esercizio del potere sostitutivo.
Ove fosse accolta, infine, la proposta farebbe sì che fino all’adozione del Piano non potrebbero essere rilasciati nuovi titoli.

Lorica non può più essere il luogo della menzogna e della speculazione

Lorica non può più essere il luogo della speculazione, dell'indifferenza, dell'incapacità politica e della menzogna. Questo paradiso della Calabria va tutelato e rilanciato con mentalità nuova e con solida determinazione. Ho presentato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, sul futuro degli impianti di risalita in costruzione, di recente sequestrati nell'ambito di un'inchiesta di 'ndrangheta della Dda di Catanzaro. Ho chiesto a Galletti «quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di evitare procedure d'infrazione da parte dell'Unione europea e di salvaguardare un territorio penalizzato da un'opera che avrebbe dovuto portare sviluppo e occupazione e che invece rischia di peggiorare le condizioni economiche e lo sviluppo sostenibile nel Parco nazionale della Sila». La Regione Calabria non avrebbe dovuto concedere le autorizzazioni ambientali, naturalistiche e paesaggistiche», per una serie di motivi dettagliati nell'interrogazione. Nello specifico, vi sarebbero state alterazioni di ambiente ed equilibri naturali. Inoltre, le norme ammettevano soltanto «gli interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile» non determinanti «un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della ZPS e/o del SIC». Purtroppo la superficialità e disonestà della vecchia politica, che ancora vende illusioni, ha danneggiato Lorica oltre ogni limite. Adesso bisogna recuperare partendo dalla bellezza del posto e dotandolo di servizi, cioè trasporti e sanità.

09/03/17

Sulla metrotranvia di Cosenza-Rende ho scritto all'ANAC

L’Autorità anticorruzione valuti l’eventuale violazione dei principi generali del codice degli appalti sulla gara per l’affidamento dei lavori per la costruzione della tramvia che collegherà le città di Cosenza e Rende all’università della Calabria, espletata senza la necessaria approvazione dell’accordo di programma da parte dei consigli comunali di Cosenza e Rende.
E' quanto ho riportato in una lettera inviata all’Autorità Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Come puntualmente segnalato da Domenico Miceli, portavoce del M5S al Comune di Rende sarebbero molteplici le zone d’ombra nella procedura di affidamento dei lavori. Infatti, mancherebbe anche il parere dei consigli comunali di Cosenza e Rende che, a norma di legge, avrebbero dovuto ratificare i cambiamenti al Piano regolatore previsti nel progetto.
Inoltre, il progetto non è stato sottoposto a Via (Valutazione d’impatto ambientale) ed il percorso della tramvia invaderebbe l’orto botanico dell’università, che è un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e dunque sottoposto ai vincoli previsti dalla normativa comunitaria per la conservazione della biodiversità. A questo si aggiunge che il Comune di Rende è sottoposto a procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e, da quanto ci risulta, non avrebbe richiesto né ricevuto il necessario parere favorevole da parte della sezione regionale della Corte dei Conti per l’investimento previsto teso ad assicurare la copertura finanziaria che deve essere assicurata dai due comuni, pari a 19.5 milioni di euro.
Credo sia il caso che l’Anac intervenga prontamente per frenare un progetto rischioso. Il rispetto delle regole va aldilà della posizione politica assunta sulla necessità dell’opera. Noi continueremo a vigilare, non solo per fermarla, ma per fare in modo che la legalità sia rispettata fino in fondo.

Lettera ai Sindaci dei comuni calabresi: le tariffe della SORICAL sono illegittime!


Egregi Sindaci, la gestione della società So.Ri.Cal. S.p.A. ha avuto inizio il 1° novembre 2004 e con essa la fatturazione dei quantitativi di acqua erogati ai singoli Comuni calabresi.
La Normativa vigente in materia stabiliva che gli adeguamenti tariffari dovessero essere determinati mediante un ”Metodo Normalizzato” ovvero, laddove il sistema idrico non era integrato (come in Calabria) dovesse essere il C.I.P.E. a stabilire le modalità degli adeguamenti.
Il C.I.P.E. stabilirà gli adeguamenti per l’anno 2004 con la delibera n.117 del 18/12/2008 e con decorrenza 26 marzo 2009.
Pertanto in data antecedente al 26 marzo 2009 nessun adeguamento tariffario poteva essere applicato ai Comuni calabresi; ciò nonostante al 31 dicembre 2008 l’aumento applicato ai Comuni calabresi è stato del 22% (acqua fornita a gravità) e del 26% (acqua fornita per sollevamento).

Ad esempio, per il Comune di Crotone è stimato un aumento di circa un milione di euro; aumento che ha pesato sulle casse del Comune e, quindi dei Cittadini che di fatto hanno pagato la tariffa dell’acqua.
Questi aumenti tariffari, non previsti dalla Normativa vigente in materia, sono stati determinati con una procedura stabilita dalla Regione Calabria nel 2005 ed applicati a partire dall’anno 2002; addirittura nell’anno 2008 gli adeguamenti sono stabiliti direttamente dalla Sorical SpA. Ma quello che accade nell’anno 2009 è addirittura paradossale.
Nel dicembre del 2008 il C.I.P.E. aveva deliberato (delibera n. 117/2008) gli adeguamenti tariffari che potevano essere applicati per il periodo 2003-2007 (decorrenza 26 marzo 2009), per l’anno 2008 (decorrenza 1° luglio 2009) e per l’anno 2009 (decorrenza 1° luglio 2010).
La Regione Calabria aveva quindi la possibilità di “rivedere”, alla luce della Normativa vigente in materia (l’unica che poteva essere applicata in realtà come la Calabria), i tanti adeguamenti stabiliti in precedenza ottemperando a quanto stabilito dalle Normative.

Pur tuttavia nel giugno del 2009 la Regione Calabria, con un decreto del direttore generale dell’assessorato ai Lavori Pubblici, stabilisce nuovi adeguamenti tariffari per l’anno 2009, non tenendo in nessun conto la delibera C.I.P.E. n.117/2008.
Nel luglio del 2009 la Corte Costituzionale emette la sentenza n.246 con la quale ribadisce (rispondendo anche ad un ricorso della stessa Regione Calabria) che la disciplina della tariffa del servizio idrico integrato è “competenza legislativa esclusiva dello Stato”.
A questo punto è chiaro ed evidente come il decreto della Regione Calabria per l’adeguamento delle tariffe idriche, così come i precedenti, sia palesemente illegittimo, e pur tuttavia non viene assolutamente ritirato.
Assessore ai Lavori Pubblici è quel Luigi Incarnato, attuale commissario liquidatore della Sorical SpA, che adesso invita i calabresi a pagare l’acqua per salvaguardare il servizio !

La competenza esclusiva dello Stato (quindi del CIPE prima e dell’AEEG adesso) per la determinazione degli adeguamenti delle tariffe idriche è stata riaffermata da ben 4 (quattro!) sentenze della Corte Costituzionale; una di queste sentenze nel ribadire l’esclusiva competenza statale nel settore ha pure aggiunto che “tale attività è preclusa alle Regioni”.
Se non bastassero queste evidentissime illegittimità vi è pure un corollario di ulteriori aumenti, non dovuti, sempre a carico dei Cittadini.
Ed è la Corte dei Conti - Sezione Regionale di controllo per la Calabria nella relazione “La gestione delle risorse idriche e dei relativi impianti in Calabria anche con riferimento alla costituzione ed alle attività delle società miste” (approvata nell’adunanza pubblica del 5 dicembre 2011) ad evidenziare l’errata conversione della tariffa iniziale da Lire in euro e la mancata applicazione di una delibera regionale che avrebbe fissato la tariffa iniziale a prezzi più bassi di quelli previsti nella Convenzione di affidamento, con relativo “maggiore fatturato per la società”.

Ma ci sono aspetti ancora più gravi, per esempio quello degli investimenti scaricati in tariffa; i numeri renderanno meglio l’idea : l’importo complessivo degli investimenti “previsti” negli anni 2006-2007-2008-2009-2010 è stato pari ad Euro 123.817.000,00; l’importo complessivo degli investimenti “effettivamente” realizzati (dati della stessa Regione!) negli anni 2006-2007-2008-2009 è stato invece di Euro 54.948.000,00.
Il C.I.P.E. ha terminato la sua competenza nella determinazione delle tariffe idriche nell’anno 2009, proprio con la delibera n.117; nel dicembre del 2011 la funzione di regolazione tariffaria è stata posta in capo all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (A.E.E.G.); i successivi adeguamenti tariffari saranno competenza della nuova Autorità (A.E.E.G.) che prenderà come riferimento iniziale appunto la tariffa del 2009.
Poi, addirittura, nel 2010, la tariffa è stata determinata dalla stessa Sorical SpA (per inciso, la tariffa per l’anno 2010 sarà stabilita dall’A.E.E.G. soltanto molti anni più tardi).
E’ chiaro quindi che è necessario ed urgente ristabilire la legalità in relazione alle tariffe pagate dai Comuni calabresi, e quindi dai Cittadini, ricalcolando, con esclusivo riferimento alle Normative vigenti in materia, gli adeguamenti tariffari e rimborsando i Comuni, e quindi i Cittadini, delle somme pagate in più.

Il MoVimento 5 Stelle a tal proposito ha già provveduto a presentare:
un'interrogazione parlamentare;

un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro e un esposto alla Corte dei Conti; 
una lettera all' AEEG;
un esposto all'AEEG.

Invitiamo pertanto tutti i comuni calabresi ad approfondire questa scandalosa vicenda e fare quanto di propria competenza per ristabilire giustizia e legalità per tutti i cittadini calabresi.
L'acqua è un diritto non una merce su cui speculare.
Rimaniamo a Vostra disposizione per qualsiasi chiarimento in merito. Cordiali saluti.

Paolo Parentela
Portavoce calabrese del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati

MATERIALE UTILE:
- IL QUADRO RIASSUNTIVO SULLE TARIFFE


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Serra San Bruno: il sindaco Rosi pubblichi le analisi dell'acqua
#AcquaSporca, in Calabria la velenosa vicenda del caso Alaco
Alaco: acqua sporca ed emergenza salute
Interrogazione parlamentare sulla SORICAL


Workshop a Catanzaro: partecipa!

Carissimi Attivisti e Simpatizzanti calabresi del Movimento 5 stelle,
il prossimo 2 aprile terremo all’Hotel Paradiso di Catanzaro una giornata di approfondimento tecnico e politico destinata a Voi. Più sotto potrete consultare il programma completo. Affronteremo, in particolare, tre grandi argomenti di rilievo, con elementi teorico-pratici e testimonianze dirette dei nostri consiglieri comunali. Parleremo, cioè, dell’amministrazione dei Comuni, con particolare riguardo agli strumenti di partecipazione democratica dei cittadini. Discuteremo della gestione della sanità calabrese, centrando l’attenzione sul Piano di rientro dal disavanzo, sul commissariamento in atto, sullo smantellamento del servizio pubblico derivante dal sistema monetario in vigore – per arginare il quale abbiamo presentato una specifica proposta di legge che verrà illustrata nella circostanza – e sulle risorse che lo Stato non ha mai trasferito alla Regione, nonostante lo specifico fabbisogno, confermato dai dati epidemiologici. Apriremo anche una finestra sulla comunicazione politica, su come organizzarla e realizzarla per divulgare l’attività politica sul territorio.
Vi preghiamo di voler comunicare la vostra adesione compilando l’apposito modulo (CLICCA QUI PER PARTECIPAREentro e non oltre il prossimo sabato 25 marzo 2017.
Ci saranno un pranzo tutti insieme e una pausa pomeridiana, accompagnata da un piccolo rinfresco. Si tratta di una bella occasione per stare insieme e avviare percorsi di contenuto e coesione per il futuro della nostra bella terra.
I temi saranno sviluppati gratuitamente da singoli relatori, con agili interventi frontali. Alcuni interventi saranno di portavoce parlamentari e comunali, altri di attivisti o persone con specifiche competenze, comunque vicini al Movimento. Infine ci sarà la possibilità, per il pubblico, di porre delle domande, per quanto concerne le sessioni teoriche sugli enti locali e sulla sanità. Per quanto riguarda, invece, gli altri argomenti, i relatori si renderanno disponibili a rispondere per via elettronica a eventuali domande di approfondimento.
Poiché la giornata, la prima delle tre in programma – le altre due, con data da fissare, vedranno la partecipazione degli altri portavoce parlamentari, nazionali e Ue, della Calabria – è autofinanziata, il costo di partecipazione per attivisti e simpatizzanti è di 20 euro a persona, che saranno raccolti anzitempo da un incaricato, il quale provvederà alla registrazione delle adesioni e a un prospetto trasparente dei conti. Questa cifra servirà solo ed esclusivamente per coprire le spese: sala, pranzo insieme e rinfresco pomeridiano.
Alle spese contribuiranno ugualmente anche i rappresentanti politici M5s, secondo uno spirito di collaborazione proprio del Movimento 5 stelle.
Un abbraccio sincero,
i portavoce Paolo Parentela e Dalila Nesci

Programma della giornata

Arrivo all’Hotel Paradiso di Catanzaro alle ore 9,30
Ore 10,15 inizio programma
Ore 10,15
Comunicazione politica, nozioni e pratiche per divulgare l’attività, Emiliano MORRONE
Ore 10,45
Democrazia dal basso nei Comuni, apertura della sessione dedicata agli Enti locali, deputato Paolo PARENTELA
Ore 11
L’amministrazione dei Comuni e gli strumenti di partecipazione democraticaGiuseppe D’IPPOLITO 
durata 90 minuti + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 12,45
Pausa pranzo
—————–
Ore 13,45
L’esperienza sul campo nel Comune di Corigliano, consigliere Francesco SAPIA
Ore 13,55
Le attività 5 stelle nel Comune di Rende, consigliere Domenico MICELI
Ore 14,05
L’opposizione e l’alternativa nel Comune di Scalea, consigliere Renato BRUNO
Ore 14,15
La vigilanza e le idee nel Comune di Mirto, consigliere Davide TAVERNISE
Ore 14,25
La battaglia civile in Presila e nel Comune di Celico, consigliere Manlio CALIGIURI
Ore 14,35
L’impegno 5 stelle prosegue ad Amantea, saluto della ex consigliera M5S Francesca MENICHINO
Ore 14,45
Sconfinamenti di diritto della struttura commissarialedott. Tullio LAINO
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 15,30
La ripartizione del Fondo sanitario alla Regione Calabria, dott. Giacinto NANCI
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 16,15
Il Piano di rientro: gestione e situazione attuale,  dott. Gianluigi SCAFFIDI
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 17 pausa “caffè”
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Ore 17,30
Presentazione della proposta si legge M5S in tema di commissariamento della sanità delle Regioni, deputata Dalila NESCI
30 minuti di intervento + 15 per eventuali domande dal pubblico
Ore 18,15
Saluti finali dei portavoce parlamentari Dalila NESCI e Paolo PARENTELA

04/03/17

Il silenzio della Regione sul servizio idrico

Sul servizio idrico permane in Calabria il grande silenzio della Regione. Giova qui elencare alcuni nodi di spessore: applicazione di tariffe illegittime da parte di Sorical; incompiuta trasparenza gestionale; riduzione dei cittadini a meri utenti, obbligati a pagare caro e spesso a vuoto; prolungate mancanze o carenze d'acqua, di dubbia salubrità in un'ampia area tra le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria; incertezze sui tempi delle analisi di potabilità nonché sul controllo degli acquedotti; ruolo di commissario liquidatore di Sorical assegnato a Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai Lavori pubblici e dunque già titolare delle politiche per l'acqua, quindi capo delle corrispondenti strutture tecniche.
Ad oggi si fa finta di nulla. Si ignora con imperdonabile cinismo che il sistema dell'invaso artificiale Alaco – situato nelle Serre calabresi – potrebbe essere fonte di pericolo per un terzo della popolazione regionale. Resta aperto, poi, il capitolo sull'aumento arbitrario delle tariffe, su cui non esistono argomenti contrari, specie alla luce di sentenze cristalline; su tutte la numero 246/2009 della Corte costituzionale, che ha ribadito – anche in risposta a un ricorso della stessa Regione Calabria – che la disciplina della tariffa del servizio idrico integrato è soltanto dello Stato.
Non è stato ancora accertato quanto Sorical abbia potuto percepire oltre misura, per via della ricordata maggiorazione. Inoltre non ha mai avuto luogo un approfondimento politico sul punto. Mai un confronto solare, invece prezioso per diradare le ombre e chiarire in definitiva il quadro reale dei pagamenti. Ciò, come al solito, a dispetto dell'interesse pubblico. Al contrario – e malgrado le evidenze – delle maggioranze politiche trasversali hanno sepolto il problema, perché scottante e allora da dimenticare. Non fa voti, anzi ne leva parecchi.
Dal canto suo il Movimento 5 stelle ha presentato molteplici atti di sindacato ispettivo parlamentare: sull'approvvigionamento dall'Alaco, per cui incombe in sede penale il rischio della prescrizione; sulle diffuse carenze d'acqua e su casi di forte disagio collettivo – come nel Vibonese – derivanti da inadempienze, interventi tardivi, insufficienti o puntualmente rinviati. Con la collega Nesci abbiamo promosso anche tavoli prefettizi: a Catanzaro, per il triplo punto interrogativo sull'Alaco; a Vibo Valentia, a sostegno delle comprensibili agitazioni di comitati, associazioni e altre formazioni della società civile.
I problemi di fondo sono almeno tre: 1) non di rado la cooperazione tra la Regione, le proprie articolazioni di tutela ambientale e le aziende sanitarie evapora nel consueto scaricabarile sulle competenze; 2) il fatto che Arpacal sia, nell'indifferenza del governo regionale, svilita da un'insufficienza di risorse, bloccata da un'antica soggezione al Palazzo e scossa da inchieste giudiziarie di peso e clamorose nomine apicali, pure oggetto di trattazione parlamentare; 3) la necessità impellente di ampliare il dialogo e favorire la convergenza tra cittadini e attori politici interessati al discorso sull'acqua come bene comune, sovente inavvertita per insistenti volontà di primeggiare su iniziative di ribellione civile.
È adesso il momento di spingere, lontani da polemiche infantili e nell'unità dei soggetti affidabili, per imporre al centro dell'agenda politica regionale i temi della disponibilità, della gestione, dei costi e della salubrità dell'acqua. Dobbiamo però sapere che per questo vi sono ostacoli imponenti: i legacci negli apparati burocratici, l'inconcludenza strumentale negli uffici della Regione, le riparate postazioni di protagonisti di nebulosità e inefficienze nel settore idrico, l'apatia di fette di popolazione abbagliate dalla retorica politica o vinte dal bisogno e, in testa, gli appetiti di potentati più pervasivi della mafia doc.
Una è la certezza: non possiamo più perdere tempo e lasciare altro terreno a Mario Oliverio e codazzo, più che mai impantanati nella scelta del cavallo di partito.

Paolo Parentela
Deputato M5S

Fonte: Corriere della Calabria