08/08/16

Alluvione: Sibaritide esclusa dai finanziamenti promessi da Renzi

Il cinismo del governo Renzi, ed il passivo servilismo di quello della Regione Calabria a guida Oliverio, costituiscono insieme un ibrido micidiale che sta portando l’Italia e la Calabria a toccare il punto più basso della loro storia repubblicana.
Le menzogne del regime renziano non si sono fermate neanche di fronte ad un evento tragico come l’alluvione che ha funestato i comuni di ‪‎Corigliano‬, ‪‎Rossano‬ e ‪‎Crosia‬ lo scorso 12 agosto 2015. Nell’immediatezza dell’evento, che ha fatto registrare danni per circa dieci milioni di euro, le promesse di aiuto e di intervento da parte delle istituzioni si sono sprecate. In un tripudio di passerelle, sopralluoghi, appassionate manifestazioni di solidarietà e dichiarazioni a mezzo stampa, abbiamo visto passare nelle zone martoriate dall’alluvione anche il ministro Galletti, oltre al sempre presente governatore Oliverio.
Confermando l'ipocrisia dello storytelling renziano, però, in queste ore apprendiamo che il governo ha inopinatamente voltato le spalle alle popolazioni di Corigliano e Rossano. Difatti, con una recente delibera del Consiglio dei Ministri del 28 luglio scorso, sono stati stanziati circa 800 milioni per eventi alluvionali accaduti in Italia negli ultimi tre anni, e fra questi non figura in alcun modo l’alluvione calabrese del 12 agosto!
Ad un anno di distanza da quei terribili fatti, prendiamo atto che governo e regione Calabria non solo non hanno speso un centesimo per migliorare il livello di sicurezza idro-geologica di quei territori, ma hanno anche clamorosamente disatteso le promesse di aiuto economico espresse pubblicamente in varie sedi.
Proprio Oliverio, che in quei drammatici giorni aveva ringraziato con enfasi il premier Renzi per una fantomatica vicinanza alle popolazioni di Corigliano e Rossano (che evidentemente ha visto soltanto lui), non ha mai avuto il coraggio di denunciare il disinteresse che il governo centrale, subito dopo le passerelle del momento, ha manifestato sulla vicenda. Vi immaginate un Oliverio che, con Renzi che in pompa magna viene ad annunciare che il 22 dicembre prossimo la Sa-Rc sarà terminata, gli ricordava che c'era delle parole cui far seguire fatti, degli impegni da onorare? Non sia mai, qui il Governo di Roma puó permettersi di tutto, anche di sbeffeggiare le vittime!
Con l’asse Renzi-Oliverio fra Roma e Catanzaro la Calabria non potrà mai realmente voltare pagina -come dimostra la vicenda tragicomica del commissariamento della sanità regionale- e sarà sempre schiava di quelle stesse dinamiche che ne hanno fatto il fanalino di coda dell’Europa.
Dal canto nostro, chiediamo immediatamente che gli enti preposti si assumano le loro responsabilità istituzionali, intervenendo con decisione per mitigare i rischi idrogeologici nella Sibaritide e per dare le giuste risposte a chi quel drammatico 12 agosto ha perso tantissimo, se non tutto. Intanto noi ci battiamo affinché non perdano la fiducia nello Stato, ma con certa classe dirigente è ben difficile!

I portavoce calabresi ‪‎M5S

La follia della crescita infinita

Una notizia che non fa "notizia" purtroppo. In silenzio e in nome di questa super crescita basata sul mero profitto stiamo perdendo risorse naturali irrecuperabili...Questo ci costerà tanto in termini di emigrazioni, guerre e cambiamenti climatici.
La tanto osannata crescita in un pianeta che ha risorse limitate è pura follia! Altro che utopia e populismo! Stiamo andando verso la distruzione e l'estinzione di massa ad una velocità incredibile.
Dobbiamo riconoscere che la crisi ambientale non può essere affrontata se non abbandonando il paradigma della crescita economica infinita misurata attraverso la crescita del prodotto interno lordo e adottare indicatori di sostenibilità alternativi come il benessere equo e sostenibile (BES) o il genuine progress indicator (GPI), capaci di misurare lo sviluppo economico tenendo in considerazione gli aspetti ambientali e sociali.
Abbandoniamo al più presto questo tipo di economia lineare che sfrutta le nostre risorse vitali ed entriamo nell'era dell'economia circolare. Prima lo facciamo meglio è per tutti noi!

07/08/16

Continua l'abiguità della Regione Calabria sulle trivelle

La Regione Calabria sta assumendo un comportamento ambiguo nei confronti delle istanze per la ricerca degli idrocarburi nell’alto ionio cosentino.
Lo affermiamo a seguito dell’incontro del 25 luglio, svoltosi presso la Regione Calabria alla presenza dell’Assessore all’Ambiente Rizzo e dei suoi più stretti collaboratori.
Nel corso dell'incontro non sono emersi elementi tali da far ritenere superate le riserve e le critiche avanzate dal M5S, rispetto alla posizione assunta dall’Ente Regionale in sede d’istruttoria delle richieste di VIA inerenti i progetti di ricerca d’idrocarburi a terra, oggetto delle seguenti istanze, tutte presentate sul territorio dello Jonio cosentino:

Tempa la Petrosa (Total E&P); 
Fonte della Vigna  (Total E&P); 
Torre del Ferro (Apennine Energy srl); 
Solfara Mare (Apennine Energy srl).

Infatti, senza tacere la circostanza che la promessa dell’Assessore Rizzo e dell’Arch. Reillo (d’invio della pertinente documentazione) è rimasta non rispettata, residua l’esclusivo dato di fatto, non contestabile, del mancato rispetto della data del 31 marzo 2016, termine ultimo entro il quale la Regione avrebbe dovuto concludere i suddetti procedimenti.
La dichiarazione dell’Assessore, secondo la quale si sarebbe prodotta l’intervenuta decadenza delle predette istanze, non solo non è supportata dal fatto che non esistono atti e/o provvedimenti che sanciscono una siffatta conseguenza, ma addirittura è smentita dal fatto che tutte le predette istanze le ritroviamo ancora pendenti nel BUIG del decorso giugno 2016.

Analoghe e più gravi considerazioni possono farsi, in disparte, rispetto all’istanza “D.R.74.AP/1-Liuba 1Or”. Infatti, nonostante la stessa fosse da ritenersi respinta (in tali termini si esprime il Ministero dell’Ambiente con nota del 19.1.2016), appare del tutto singolare l’atteggiamento assunto dalla Regione con nota del 7.3.2016 (prot. n. 75021 del 7.3.2016), ove, a fronte d’istanza d’avvio della procedura d’impatto ambientale (presentata dall’Appennine Energy spa in data 28.1.2016), anziché produrre delle osservazioni volte a rimarcare l’intervenuta decadenza (già sancita dal Ministero), incredibilmente s’invita la società richiedente alla ritrasmissione degli elaborati di progetto, al fine del perfezionamento della procedura d’impatto ambientale.
Tra l’altro, non ci risulta, nonostante le varie sollecitazioni, che la Regione abbia espresso nei termini il parere di propria competenza, relativamente alla suddetta istanza.
Il M5S presenterà un’altra interrogazione parlamentare in merito allo stato del procedimento avente ad oggetto l’istanza “D.R.74.AP/1-Liuba 1Or” ed è già in contatto con il Ministero dell’Ambiente al fine di acquisire ulteriori elementi conoscitivi.
Sono tutti bravi a dire ‪#‎NoTriv‬ a parole ma nei fatti siamo gli unici che stiamo difendendo la nostra regione dagli squallidi interessi delle lobby.

Per quanto riguarda la domanda dell’assessore Rizzo su dove io fossi nel momento in cui il Parlamento depenalizzava l’utilizzo dell’airgum lo chieda al suo Partito “Democratico”, responsabile di aver stralciato il testo nel provvedimento sugli ecoreati in cui si vietava questa tecnica invasiva per gli ecosistemi marini che noi abbiamo sempre contestato. Per fortuna ci sono i verbali e le note stampa che testimoniano tutto ciò. Perciò invito l'assessore Rizzo ad informarsi meglio perchè se siamo arrivati a questo punto è tutta colpa del Partito Democratico, un partito fossile come dimostra l'inchiesta trivellopoli mentre in regione cerca di coprirsi con la foglia di fico dell'ambiguità!

06/08/16

Abuso di potere nella sanità calabrese: la verità è chiara!


Dopo la nostra nuova ispezione svolta ieri mattina possiamo affermare nuovamente che la cardiochirurgia universitaria di ‪‎Catanzaro‬ non ha ancora il possesso dei requisiti di legge per l'attività.
Da qui le ragioni del nostro specifico esposto al procuratore Nicola Gratteri, in cui abbiamo precisato che la cardiochirurgia universitaria non ha ancora una terapia intensiva dedicata (nonostante abbiano introdotto parziali adeguamenti a seguito delle nostre denunce di un anno fà), non ha due sale operatorie dedicate ai soli pazienti cardiochirurgici, benché obbligatorie, ha 14 infermieri sui 29 imposti dalla normativa e non ha un percorso e delle procedure dedicati per la rianimazione.
I commissari Scura e Urbani sapevano delle verifiche in corso da parte della commissione dell'Asp di Crotone e hanno revocato la procedura attivata soltanto all'esito sfavorevole.
Ora dovranno spiegare alla magistratura perché a febbraio revocarono la procedura di verifica dei requisiti della Cardiochirurgia del policlinico universitario Mater Domini, di cui erano perfettamente a conoscenza nei mesi precedenti.
Confermerebbe la nostra tesi e smentirebbe l’apparato dell’insabbiamento e della vergogna, la recente realizzazione di una vetrata per isolare i pazienti cardiochirurgici nella terapia intensiva generale del policlinico universitario di Catanzaro. Adesso sarà la Procura di Catanzaro ad esaminare le carte e accertare i fatti.
Con lo stesso Scaffidi e con il consulente Tullio Laino, abbiamo illustrato gli altri due esposti alla Procura di Catanzaro: uno sul falso materiale prodotto nella struttura commissariale riguardo alla costituzione in giudizio della Regione Calabria contro alcuni municipi in fatto di rete ospedaliera; l'altro sul recente decreto commissariale che ha modificato la normativa sull'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie.
La storia del FALSO, gravissima e sconfinante nel penale, è elemento di arroganza dei commissari Scura e Urbani che ritengono la sanità "cosa loro" e per attestare la loro volontà fanno o, peggio, fanno fare da dipendenti regionali di Oliverio veri e propri falsi contro la Regione Calabria!








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4 milioni di fondi comunitari a rischio per gli allevatori calabresi

Ho chiesto l'intervento del governo e del Ministro dell'‪agricoltura‬, dando seguito alle segnalazioni di ‪‎Agrinsieme‬ e ‪ConfColtivatori‬, per evitare che gli agricoltori calabresi perdano 4 milioni di euro all'anno dal 2014 al 2020 sui fondi Pac.
La pratica del pascolamento per conto terzi è stata regolamentata dal 2006 al 2013, mentre era stata temporaneamente bloccata nel 2014, salvo poi essere reintrodotta da una sentenza del Consiglio di Stato. Ora, essendo i fondi Pac programmati sulla base di quanto avvenuto nel 2014, unico anno in cui la pratica non era consentita, migliaia di agricoltori rischiano di perdere i finanziamenti dell'Unione europea, che rischiano di essere rispediti a Bruxelles. Tali somme ammontano a circa 4 milioni di euro all'anno per agricoltori ed allevatori calabresi, mentre superano i 26 milioni annui se considerati su base nazionale. Cifre che vanno moltiplicate fino al 2020 e che quindi raggiungono somme veramente importanti, che rischiano di mettere in crisi un comparto fondamentale per la nostra economia.
Attraverso un'interrogazione parlamentare, ho chiesto al Ministro Martina di applicare il Regolamento Comunitario 639/2014. Questo può fare in modo che nel calcolo dei finanziamenti non venga preso in considerazione come storico l'anno 2014, ma il 2013. Anno in cui, oltre ad essere permessi i pascoli per conto terzi, non vi era stata l'emergenza della blue tongue, che consente l'applicazione della norma europea.
La speranza è che la proposta, che nasce da associazioni di agricoltori ed allevatori, venga ascoltata e che il governo possa evitare di mandare in fumo oltre 130 milioni di euro destinati ad agricoltori ed allevatori italiani.

03/08/16

‘Ndrangheta: “Scomparse criticità società Aet a Reggio Calabria?”

Non passi nell’ombra il recente ritiro della certificazione antimafia alla societa’ consortile ‘Sant’Agata’ di Reggio Calabria, le cui quote sono per meta’ di ‘Aet’, partecipata dal presidente degli industriali reggini, Andrea Cuzzocrea, che ne ha la rappresentanza commerciale.
Lo scorso 24 luglio avevamo posto il problema del controllo rigoroso degli appalti pubblici nel Comune di Reggio Calabria, durante l’iniziativa ‘La notte che spazza il sistema’, tenuta nella citta’ dello Stretto insieme a Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e a tutti i portavoce parlamentari e comunali della Calabria. Nei giorni precedenti avevamo interrogato il ministro dell’Interno Angelino Alfano chiedendo una nuova commissione d’accesso per il municipio reggino. Ci risulta, peraltro, che i lavori per i parcheggi del Palazzo di Giustizia, dall’importo di circa 20 milioni, siano andati alla societa’ ‘Aet’, gia’ segnalata nella relazione che nel 2012 porto’ allo scioglimento. Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomata’, non ha inteso chiarire pubblicamente rispetto alla questione postagli, se cioe’ per ‘Aet’ siano scomparse le criticita’ evidenziate nella riferita relazione. Ci auguriamo che la Prefettura faccia presto luce anche sulla situazione di questa ditta e che Confindustria, presieduta proprio da Cuzzocrea, voglia fornire risposte precise e puntuali nel merito, non limitandosi alla disposta modificazione del proprio codice etico.
A Reggio Calabria c’e’ bisogno di una netta demarcazione, perche’ troppo spesso regnano confusione e doppiezza, la legalita’ e’ apparente e l’antimafia si rivela una veste falsa per occupare posti di potere, come hanno dimostrato le inchieste piu’ recenti della Procura. Ecco perche’ non condividiamo il mutismo costante del sindaco Falcomata’ innanzi alle nostre domande.

02/08/16

Depurazione in Calabria: la situazione

Nonostante il fiume di denaro pubblico destinato al miglioramento del sistema depurativo calabrese il quadro emerso a seguito dell’incontro con l’assessore all’Ambiente e i tecnici regionali, continua ad essere allarmante. Persistono ancora rilevanti criticità derivanti dal mancato collegamento dei sistemi fognari ai depuratori, dalla corretta gestione di questi ultimi, dal corretto smaltimento dei fanghi di depurazione e dalle difficoltà nella speditezza e regolarità delle gare di appalto.
I problemi vengono da lontano e testimoniano l’incapacità politica ed amministrativa di un fragile contesto istituzionale, riguardante Comuni e Regione, di rimediare ai propri errori e perseguire il bene comune. Un decennio di commissariamento del settore ha avuto come risultato provvedimenti emergenziali, enormi sprechi e due procedure di infrazione europea: la prima ha riguardato 14 agglomerati calabresi, ed è stata emessa la prima sentenza di condanna, la seconda è in corso e riguarda altri 128 centri.

Un grave pregiudizio per l'ambiente e per la salute si sta consumando a danno di un territorio, del suo mare e della sua comunità, a cui si aggiungono sanzioni milionarie che l'Italia potrebbe essere costretta a pagare all' Europa per non aver risolto i problemi delle acque reflue. Nel peggiore dei casi si potrebbe giungere alla sospensione dei finanziamenti Ue.
Centinaia di milioni di euro, utilizzate dal 2000 a oggi, per l’adozione di misure dirette a sanare il deficit del sistema depurativo, hanno prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Le ultime somme stanziate dalla Regione Calabria (circa 8 milioni) riguardano il programma di efficientamento e rifunzionalizzazione degli impianti di depurazione dei comuni costieri calabresi. Nonostante il termine previsto di 3 mesi per il completamento dei lavori, a distanza di oltre un anno dall'inizio di tale programma (giugno 2015), solo poco più di una decina di Comuni su 82 hanno realizzato gli interventi previsti. Altri 6 milioni di euro sono stati stanziati a giugno 2016 per un nuovo programma di riefficientamento dei sistemi depurativi costieri. Saranno un centinaio i comuni beneficiari, di cui 69 già destinatari del finanziamento dello scorso giugno 2015. Forti perplessità sono state palesate in relazione alla procedura di project financing, poiché tale sistema potrebbe pregiudicare il pieno controllo pubblico sul servizio idrico integrato.

Abbiamo sollecitato la Regione a garantire un attento monitoraggio sugli impianti di depurazione esistenti e sul loro corretto funzionamento nonché un maggiore controllo e trasparenza nell'uso dei fondi stanziati. Bisogna continuare a dare sostegno ai Comuni che ad oggi non hanno ancora una mappatura delle reti fognarie al fine di individuare la presenza di condotte non segnalate o volutamente occultate, verificare le loro singole necessità ed avere un quadro completo di collettamento dei sistemi depurativi. Abbiamo infine richiesto di far rientrare i singoli interventi in un quadro organico che abbracci i diversi comuni costieri e montani, in modo che le criticità del sistema depurativo del singolo comune non ricadano sui comuni limitrofi più virtuosi. Un punto fermo rimane la gestione pubblica (Comuni coordinati dal Ministero) delle piattaforme depurative (compreso lo smaltimento dei fanghi, la manutenzione ordinaria e straordinaria etc.) secondo criteri di efficacia ed efficienza.

Laura Ferrara e Paolo Parentela

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Interrogazione a risposta scritta 4-05552

01/08/16

La foglia di fico sulla Centrale del Mercure

L’osservatorio ambientale sulle attività della centrale ‪Enel‬ del ‪Mercure‬ è un organismo inutile, pervaso dal conflitto d’interessi e con nessun potere di veto sull’attività della centrale.
Su questo ennesimo scempio ho depositato la quarta interrogazione parlamentare sulla centrale a biomasse di 41 MW in pieno Parco Nazionale del Pollino. L’osservatorio ambientale sarà finanziato da Enel con 100 mila euro all’anno per 8 anni, ma non potrà dare pareri vincolanti sul funzionamento della centrale. Tutto ciò rende risibile ogni pretesa di indipendenza dell’osservatorio in quanto è difficile immaginare che Enel operi investimenti economici di tale rilievo che possano ritorcersi contro i propri interessi. Una sorta di setta ed un inutile doppione, visto che i compiti a cui deve far fronte sono già in capo ad enti come Arpacal, e che nessun beneficio potrà portare ai Comuni interessati dalla riattivazione della centrale.
Servirebbe piuttosto, ed è quello che ho chiesto al Ministro, l’attivazione della Valutazione d’impatto Sanitario (VIS), che potrà essere utile per dare riscontro anche sugli impatti ambientali ed economici della centrale.
Le vicende legate alla riattivazione della centrale hanno dell’assurdo. Con una richiesta di accesso agli atti e con tre atti parlamentari, ho chiesto di poter avere copia della relazione del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, protocollo DICA – AC – n. 687 del 6 maggio 2015, ma a distanza di mesi non ne ho ancora ricevuto alcuna risposta. Vorrei sapere perché il governo italiano non vuole dare ad un parlamentare un importante documento, che ha permesso la riattivazione della centrale che produrrà energia ed inquinamento in un parco nazionale, in deroga alle leggi ed alle regole del parco stesso.
Gli interessi economici di Enel sono evidentemente prevalenti rispetto agli interessi del territorio. La creazione dell’osservatorio non è che l’ennesimo schiaffo, uno specchietto per le allodole finanziato da chi dovrebbe essere controllato ma che, con un’abile mossa di carattere economico, diviene controllore. I cittadini del mercure e le numerose associazioni ambientaliste, insieme al ‪#‎M5S‬, non molleranno mai questa battaglia, continuando a lavorare per impedire l’ennesimo scippo ad un territorio che va difeso, non deturpato.

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