30/05/16

Trivelle in Calabria: pende la “spada di damocle”

Sulla Calabria, precisamente sulla costa dell’alto ionio cosentino che va da Rocca Imperiale a Cariati, pende la “spada di damocle” delle trivelle. Infatti, nell’ultimo BUIG del 31 marzo 2016, compaiono le istanze relative alla ricerca di idrocarburi sulla terraferma. In dettaglio: l’istanza “Tempa la Petrosa”, condivisa con la Basilicata (Total 412,1 km quadri); l’istanza “Fonte della Vigna” a ridosso di Amendolara (Total 56.1 Km quadri); l’istanza “Solfara Mare” che investe l’area di Rossano per  337 Km quadri (Appennine Energy); l’Istanza “torre del Ferro” nei pressi di Thurio, Comune di Corigliano Calabro, che investe 118 Km quadrati (Appennine Energy); istanza D.R. 74 “Casoni di Sibari” quasi adiacente al noto complesso turistico “Laghi di Sibari”, Comune di Cassano Ionio di 63.13 Km quadrati (Appennine Energy). Soffermandoci in particolare su quest’ultima istanza, mette conto evidenziarne le caratteristiche progettuali in quanto concepita per eludere il divieto, faticosamente ripristinato, dell’attività estrattiva entro le 12 miglia. Infatti, la particolarità di detto progetto consiste nel raggiungere il giacimento localizzato nell’ofshore ionico, tramite la perforazione in un pozzo partendo dalla terraferma. Il 28 gennaio 2016, l’Appennine Energy spa pubblicava, tramite avviso, la comunicazione di avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale, relativamente al pozzo esplorativo di cui alla predetta istanza D.R. 74.AP/1-LIUBA 1 OR. Tempestivamente e grazie all’impegno gratuitamente messo a disposizione da un gruppo di professionisti (Cerra, Abate, Pisani, Ferraro e Melicchio), venivano evidenziate le cause ostative alla realizzazione dell’annunciata perforazione, a mezzo osservazioni messe a disposizione, per quanto di ragione, dei singoli Comuni interessati (Comuni di Cassano Ionio, Corigliano Calabro, Trebisacce e Rossano), delle Associazioni operanti sul territorio e, tramite l’On.le Paolo Parentela, anche della Regione Calabria, la quale ultima, in detta circostanza, veniva sollecitata a formulare, nel rispetto dei termini di legge, motivato parere (negativo) per quanto di propria competenza. A tutt’oggi, non è dato sapere se la Regione Calabria abbia esercitato (ed in che modo) i propri poteri. Ciò stante, anche tramite il presente articolo, si chiede alla Regione Calabria, in persona del suo Presidente pro tempore (On.le Mario Oliverio), di far conoscere, le determinazioni assunte in merito a tutte le istanze sopra elencate e, in particolare, rispetto all’istanza D.R. 74.AP/1-LIUBA 1 OR. Il presente sollecito merita la massima attenzione, in quanto le avviate procedure hanno ad oggetto attività che, ove autorizzate, costituirebbero grave attentato all’integrità dei territori interessati e della salute di quanti vi abitano. Da qui la necessità di un pronto riscontro al sollecito formulato tramite il presente articolo.

Paolo Parentela (deputato M5S)
Francesco Sapia (Consigliere Comunale M5S)
Avv. Stanislao Acri (Candidato a Sindaco di Rossano per M5S)
Avv. Rosa Silvana Abate
D.ssa Rosella Cerra 


26/05/16

Scarichi fognari in mare a Catanzaro

Grazie alle segnalazioni degli attivisti del Meetup Il Territorio 5 Stelle Catanzaro e ad alcuni articoli apparsi sulla carta stampata, siamo venuti a conoscenza di una delle cause del mancato funzionamento delle pompe di sollevamento che dovrebbero portare le acque reflue dai quartieri Lido e Casciolino verso il depuratore di Catanzaro. Sembra che alcune ditte di autospurgo abbiano l’abitudine di scaricare i risultati del proprio lavoro nei pozzetti che si trovano nei dintorni del porto. Questo porta al sovraccarico delle condotte che, in automatico, scaricano direttamente le acque nere a mare attraverso il celebre ‘fosso barbaruzza’.
Ho interrogato il Ministro dell’Ambiente Galletti affinchè disponga una verifica del comando dei Carabinieri del Noe per monitorare i livelli inquinamento della spiaggia e del mare di Catanzaro e per accendere i riflettori sui problemi connessi alla depurazione nella città di Catanzaro. Ho potuto ispezionare il depuratore lo scorso anno e sono consapevole che i disagi nella città non sono di certo dovuti semplicemente alle ditte di autospurgo che non rispettano le regole. La verità è che un nuovo depuratore per Catanzaro è più che necessario e spero che le vicissitudini legali che ne stanno causando il mancato inizio della costruzione trovino presto una soluzione che vada a vantaggio di cittadini e dell’ambiente. La stagione estiva del 2015 ha fatto emergere tutte le criticità del problema depurazione nel catanzarese ed in tutta la Calabria. Io sto continuando ad interessarmi dei sistemi di depurazione di tutta la regione per 365 giorni all’anno, ma il mio lavoro si scontra perennemente con l’inefficienza della vecchia politica, che non riesce in alcun modo a rimediare ad un problema che potrebbe vanificare tutti gli sforzi degli operatori turistici calabresi. La Calabria ha un gran bisogno di #turismo, ma per crescere c’è un enorme bisogno di tutela ambientale.

L'olio extravergine d'oliva calabrese è salvo!

È di ieri la risposta del commissario all'Agricoltura dell'Unione europea, Phil Hogan, alla lettera degli europarlamentari del Movimento 5 Stelle, Laura Ferrara, Marco Zullo e Rosa D'Amato in cui si chiedeva la modifica dei parametri utilizzati in Europa per stabilire quali oli devono essere considerati extravergini.
Il commissario ha informato i parlamentari che da novembre 2016 i limiti dei tre acidi grassi (eptadecanoico, eptadecenoico ed eicosenoico), saranno innalzati così da non danneggiare ed escludere dal mercato dell'extravergine, gli oli ricavati da alcune alcune varietà italiane, fra queste la Carolea, molto diffusa proprio in Calabria. La tempistica permetterà di adottare il nuovo regolamento già dal prossimo raccolto così da tutelare i produttori locali e l'economia agricola dei nostri territori. Sulla vicenda avevamo da tempo interpellato il ministro Martina e depositato una risoluzione in commissione Agricoltura. La nostra voce e quella dei produttori delle aziende olivicole calabresi è stata ascoltata. Finalmente il percorso di tracciabilità e qualità che avevano intrapreso potrà proseguire senza problemi. La nostra battaglia per difendere il vero made in Italy continuerà senza tregua.
Nella sua risposta il commissario dà notizie confortanti anche riguardo il riconoscimento dell'Igp (indicazione geografica protetta) per l'olio calabrese, istanza caldeggiata anche da Ferrara, Zullo e D'Amato. L'iter è ora al vaglio delle autorita' italiane e il Movimento 5 Stelle continuerà a tenere alta l'attenzione su questo importante riconoscimento per l'olio calabrese.

LEGGI ANCHE:
- Risoluzione M5S per difendere l'olio calabrese

25/05/16

Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità


I siti contaminati rappresentano un importante fattore di rischio per la salute umana. Su impulso del European Centre for Environment and Health di Bonn, parte dell’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS (WHO European Regional Office), sono state sviluppate metodologie per valutare lo stato di salute delle popolazioni che risiedono nei siti contaminati. L’Italia ha contribuito a questo processo con il Progetto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e sostenuto dal Ministero della Salute. I siti contaminati rappresentano un “effetto collaterale” dello sviluppo industriale e delle procedure adottate per lo smaltimento dei rifiuti industriali. La Regione Calabria ha effettuato una ricerca sistematica delle aree contaminate da bonificare ed ha costruito, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, la rete epidemiologica e di salute di popolazione a supporto della governance. Il presente rapporto illustra obiettivi e procedure di un piano permanente di sorveglianza epidemiologica della popolazione residente nei siti contaminati della Calabria, nonché di un percorso di comunicazione con le comunità coinvolte, gli amministratori e i media.

CONSULTA IL RAPPORTO


A cura di Pietro Comba e Massimiliano Pitimada 
iss.it

24/05/16

Ricevuti da Gratteri, "sanità e ambiente da curare"

Apprezziamo la disponibilità manifestataci stamani dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, al quale abbiamo riassunto le questioni fondamentali della nostra attività di sindacato ispettivo sulla questione della sanità e sulla salvaguardia dell'ambiente nella regione Calabria.
Il dottor Gratteri è figura di grande concretezza e rigore. Per questo siamo fiduciosi che le nostre tante denunce, conseguenti all'assenza e all'irresponsabilità della politica, possano avere un riscontro concreto nell'attività della magistratura. Siamo convinti che vi siano metodi mafiosi nella gestione della sanità calabrese, che impediscono la tutela del diritto alla salute e creano situazioni e condizioni impossibili a danno dei calabresi.
Continueremo il nostro lavoro di vigilanza serrata sia sulla sanità sia per le emergenze ambientali, consapevoli che questa è la strada maestra per impedire al partito della nazione gli affari, gli imbrogli e le clientele che paralizzano lo sviluppo civile della Calabria.

22/05/16

La bicicletta è democratica!

Oggi con il M5S di Crotone abbiamo fatto una bellissima biciclettata in giro per la Città. La bicicletta è il mezzo di trasporto più democratico a disposizione dell'umanità: non causa guerre e conflitti perchè non ha bisogno di energia fossile per funzionare, non inquina, riduce di molto il traffico cittadino, riduce gli incidenti stradali e fa benissimo alla nostra salute!
‪Crotone‬ ha tutte le carte in regola per sfruttare questo mezzo eccezionale candidato perfino al premio Nobel per la pace! Crotone deve tornare una città vivibile a misura d'uomo, soprattutto per chi sceglie la bicicletta come mezzo quotidiano di trasporto. La bicicletta rappresenta in molti casi una scelta virtuosa, ma per una parte sempre crescente della popolazione sta diventando una necessità. Compito della politica è quella di adeguare il piano normativo (e noi del ‪‎M5S‬ abbiamo già presentato diverse proposte di legge in Parlamento) per non rendere svantaggioso, anzi favorire, l’uso della bicicletta al pari di quanto già avviene nella maggior parte dei paesi europei.

LE PROPOSTE DI LEGGE DEL M5S:
Disposizioni per la prevenzione del furto di biciclette mediante l'introduzione di un sistema elettronico di identificazione attraverso un codice unico nazionale
Disposizioni per lo sviluppo della mobilità ciclistica mediante la disciplina dei parcheggi riservati alle biciclette
Norme per la realizzazione di una rete di itinerari per la mobilità ciclistica e per la riattivazione e la riconversione delle linee ferroviarie dismesse
Modifiche agli articoli 2 e 210 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, concernenti l'efficacia della copertura assicurativa nei casi di utilizzo del velocipede

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20/05/16

Roccaforte del Greco (RC), sia garantito il diritto all'istruzione!

La soppressione della scuola di Roccaforte del Greco (RC), che porterà sei bambini a percorrere 60 km al giorno per frequentare le scuole dell’obbligo, è un insostenibile sacrificio per i bambini stessi e per le loro famiglie.
Abbiamo chiesto al Ministro dell'istruzione di porre in atto le iniziative necessarie a sanare questa incredibile disparità. È inconcepibile che non ci possano essere soluzioni differenti che non prevedano il viaggio di 60 km che separano Roccaforte dalla scuola più vicina nel comune di Melito Porto Salvo. Alcune famiglie sarebbero costrette ad emigrare per evitare ai figli il gravoso sacrificio del viaggio interminabile verso la scuola.
Il diritto all’istruzione è sancito dalla nostra Costituzione, così come l’eguaglianza sostanziale contenuta nell’Art 3. Non è concepibile che sei bambini in età scolare debbano sopportare sacrifici abnormi al solo scopo di risparmiare qualche centinaio di euro per lo Stato. Gli sprechi nel nostro Paese sono ben altri.

Paolo Parentela e Federica Dieni

18/05/16

Quale futuro per il depuratore consortile di ‪‎Bianco‬, ‪Bovalino‬, ‪Casignana‬ e ‪Benestare‬ (RC)?

Il Governo agisca con urgenza per risolvere le criticità del depuratore consortile di ‪‎Bianco‬, ‪Bovalino‬, ‪Casignana‬ e ‪Benestare‬ (RC).
Con la stagione estiva ormai alla porte l’annosa vicenda legata al depuratore recentemente posto sotto sequestro dalla magistratura, deve trovare una soluzione immediata e definitiva. Non è possibile che ogni mese vengano smaltiti in mare oltre 3 milioni di liquami non depurati. Di questo passo l'ecosistema, la salute dei cittadini e di conseguenza la vocazione turistica dei comuni interessati sarà definitivamente compromessa nel giro di pochi anni.
Al Ministro Galletti ho chiesto di monitorare i livelli di inquinamento marini e torrentizi e di avviare dei controlli più stringenti sulla gestione degli impianti di depurazione in Calabria, a fronte dei numerosi illeciti portati alla luce in questi anni dai carabinieri del NOE e dalle altre forze dell'ordine, ipotizzando anche un'iniziativa normativa volta al rafforzamento dei controlli, nell'ambito del sistema delle agenzie per la protezione dell'ambiente.
Nel 2003 è stato costruito un depuratore palesemente sottodimensionato incapace di gestire le esigenze dei comuni che dovrebbe servire. A questo si aggiunge il malfunzionamento delle pompe di sollevamento, che dovrebbero portare i liquami da Bovalino al depuratore, situato nel comune di Bianco. In pratica, insieme ai liquami, sono stati buttati a mare i 9 milioni di euro serviti per costruire il depuratore ed altri ingenti somme spese per una manutenzione ordinaria che non ha mai risolto i problemi della struttura.
L’emergenza depurazione in Calabria sembra non avere mai fine. Mentre l'Europa ci sanziona con la procedura d’infrazione sulla mala depurazione, la nostra Regione e il governo Renzi continuano a restare inermi di fronte a quella che a breve si tradurrà in un vero e proprio disastro per l’ambiente ed il turismo.

14/05/16

Unioni civili: la legge con l'inganno dentro. Ecco perchè ci siamo astenuti!

La legge con l'inganno dentro. Questa è l'operazione sulle Unioni Civili che il Pd sta imponendo a tutti i cittadini italiani.In un grande slancio di democrazia, il Pd ha infatti deciso di porre la questione difiducia sia al Senato che alla Camera su un testo che non è più quello originario, su cui si è espressa la rete nell'ottobre 2014 (link). Col risultato che la legge è immodificabile anche in quei punti che creano dei veri e propri buchi nel diritto. A partire dalla convivenze. Secondo la legge del Pd, infatti, i semplici conviventi di fatto sono tenuti al versamento degli alimenti al proprio partner quando, in caso di separazione, quest'ultimo si trovi in condizioni di difficoltà economiche. E questo avverrà a prescindere dalla durata della convivenza. In questo modo si incide su chi, liberamente, sceglie la convivenza anche perché non vuole essere sottoposto ai vincoli economici imposti dal matrimonio. Avevamo proposto di mettere dei 'paletti' seri rispetto a questo vulnus: un minimo cinque anni di convivenza o presenza di un figlio per poter ricorrere al giudice e obbligare il partner al versamento degli alimenti. Ma con la fiducia la legge è blindata,immodificabile: ringraziate il Pd.
Altro passaggio della legge, altra falla: per le unioni civili - quindi omosessuali - non vi è obbligo di fedeltà. Quindi il Pd di fatto genera coppie di serie A (quelle sposate) e coppie di serie B. Avevamo proposto di parificare il partner al "coniuge", per dare pari dignità alle persone. Ma la legge è immodificabile, ringraziate il Pd.
Oppure, sempre nel solco di creare coppie con meno diritti delle altre, la legge ammette il risarcimento del danno nei confronti del convivente di fatto solo in caso di morte e non in caso, ad esempio, di infortunio. Un altro modo per creare disparità fra le coppie, renderle 'diverse' e un nuovo regalo alle assicurazioni. Anche in questo caso avevamo chiesta la parità di diritti. Ma la legge è immodificabile, ringraziate il Pd.
Per rispetto di chi si è espresso in rete, anche se su un testo che per metà è stato cambiato, alla Camera il M5S è rimasto in aula. Ma si è astenuto dal provvedimento. Perché? Perché è una legge con l'inganno dentro, porterà caos nei tribunali e ricorsi a pioggia. Tutto perché il Pd vuole imporre in testo impossibile da modificare. Ma ora sapete di chi dovete ringraziare.

ilblogdellestelle.it

11/05/16

#StopGlifosato: una battaglia di civiltà!



Il Glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo essendo presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, ed è il diserbante collegato alle sementi Geneticamente Modificate (OGM) di mais, soia e cotone il cui DNA è stato manipolato da Monsanto per resistere al suo diserbante commercializzato, appunto, sotto il nome di Roundup®. Mesnage et al (2014) hanno riportato, in una loro importante pubblicazione scientifica, che le formulazioni commerciali contenenti “glifosato” sono 1.000 volte più tossiche del solo principio attivo, rivelando esserci effetti sinergici tra i componenti dell' erbicida.

Uno studio pubblicato su "The Lancet Oncology" dopo tre anni di ricerche coordinate da 17 esperti in 11 Paesi, rivela una forte correlazione epidemiologica tra l'esposizione al glifosato e il linfoma non-Hodgkin. Un altro studio condotto da Greenpeace e GM freeze, riportato da “The Ecologist” dimostra come questa sostanza sia causa di cancro, malformazioni neonatali, squilibri ormonali e malattie neurologiche quali il Parkinson.

Il Sistema Nazionale di Sorveglianza delle Intossicazioni Acute da Fitosanitari (SIAF) nel suo rapporto del 2005 ha riscontrato nel glifosate la più frequente causa di problemi e avvelenamenti in Italia. E’ stato accertato il raddoppio del rischio di aborti ritardati e nei bambini nati dai lavoratori esposti è stato evidenziato un livello elevato di deficit neurologici.
Uno studio condotto in Svezia nel 2008 ha permesso di classificare il glufosinate di ammonio come sostanza cancerogena, mutagena e responsabile di danni riproduttivi.
Dagli anni ’80, il glifosato è anche classificato come interferente endocrino, rivelando negli ultimi anni una serie di gravi pericoli, non ultimo una forte correlazione con l'insorgenza della celiachia (studi del MIT, 2013-2014).

Nel mondo è molto diffuso nelle coltivazioni Ogm, modificate appunto per diventare resistenti all’erbicida, come, per esempio, nel caso della soia roundup-ready. Quest’ultima (anche nei Paesi che vietano di coltivare ogm) viene comunque impiegata come mangime per gli animali. Nessuno è immune. La presenza sua e dei suoi metaboliti contamina suolo, atmosfera, acqua e finisce in ciò che mangiamoSi tratta di dati molto preoccupanti, anche perché l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha inserito il glifosato nella categoria delle sostanze probabilmente cancerogene. Per intenderci, anche del DDT dicevano che era “probabilmente cancerogeno”. 
Ciononostante, nel nostro Paese il glifosato è una delle sostanze più vendute e almeno 750 prodotti la contengono. Secondo i dati Ispra ed Eurostat 2012, l‘Italia è il maggiore consumatore di pesticidi (principi attivi) tra i Paesi dell’Europa occidentale, sia in termini assoluti (61.890 tonnellate), sia in termini di consumo per unità di superficie coltivata (5,6 Kg/ettaro, o Kg/ha), con valori doppi rispetto a quelli di Francia e Germania. E’ chiaro che, se teniamo alla nostra salute e al nostro futuro, dobbiamo smettere di avvelenarci.
Persone, piante e animali sono oggi esposte in molti modi al “glifosato” e ai prodotti commerciali che lo contengono, come il Roundup®. Oltre che in agricoltura è ampiamente impiegato da Comuni e Provincie per la pulizia delle strade, dalle ferrovie per quella dei binari ed è presente anche in prodotti da giardinaggio e per l’hobbistica.
Agricoltori, semplici passanti e altri operatori possono essere esposti a queste sostanze durante le applicazioni, anche in aree pubbliche (scuole e giardini) frequentate da bambini.
La stessa cosa accade per gli habitat naturali che si trovano nelle vicinanze dei campi irrorati, che vengono contaminati dal vento che trasporta l'erbicida e dalle acque di drenaggio. La sua presenza nelle acque è ampiamente confermata anche da dati internazionali, ma il suo monitoraggio in Italia è tuttora effettuato solo in Lombardia.

Secondo il rapporto nazionale “Pesticidi nelle acque” di ISPRA (edizione 2016) le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento della soglia sono: glifosato e il suo metabolita AMPA, segnalando che in molte regioni italiane la rilevazione non viene fatta.
Come sottolineato nell’interrogazione a risposta scritta 4-07843 da me presentata in data 6 febbraio 2015, emerge che le sostanze trovate nelle acque superficiali e sotterranee italiane nel 2012 sono 175. In cima alla lista ci sono gli erbicidi il cui utilizzo diretto sul suolo, spesso in concomitanza con le intense precipitazioni meteoriche di inizio primavera, ne facilita la migrazione nei corpi idrici con tutti i rischi che ciò comporta per la salute umana. Nell’atto di sindacato ispettivo ho riportato il mio sgomento nell’apprendere che dal Molise e dalla Calabria non sia pervenuto nessun dato come d’altronde è successo anche nel biennio successivo.
Secondo il rapporto ISPRA, nel biennio 2013-2014 si apprende che, rispetto al biennio precedente, è aumentato il livello di contaminazione ma anche il numero di sostanze trovate nei 3747 punti di campionamento: 365 contro le 335 del 2012. Sotto accusa sono soprattutto gli erbicidi, ma anche fungicidi e insetticidi. Tra le sostanze più presenti nelle acque superficiali, glifosate e acido aminometilfosforico, un prodotto di degradazione del glifosate, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale prodotto di degradazione, desetil-terbutilazina.
Chi difende l’uso del glifosato si appiglia a due pareri ufficiali (datati 2015): quello dell’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR), secondo il quale il glifosato “non è cancerogeno”, e quello dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che lo ha definito “probabilmente non cancerogeno” basandosi proprio sul rapporto Bfr, stilato dalla “Glyphosate task force”.Da un’inchiesta del settimanale tedesco Die Zeit, si scopre però che al gruppo “Glyphosate task force” collaborano proprio quei produttori di fitofarmaci o, per meglio dire, quelle aziende che hanno chiesto di poter vendere il glifosato nei paesi dell’Unione europea.Per giungere a questa conclusione il BfR avrebbe iniziato a respingere uno dopo l’altro tutti gli effetti chiaramente cancerogeni correlati al glifosato, dichiarandoli non rilevanti, con una modalità sinora senza precedenti, distaccata da qualsiasi convenzione o metodo scientifico e con evidente inosservanza delle indicazioni dell’OCSE in merito. Ma non basta, anche i regolamenti chiave europei adottati per proteggere l’ambiente e la salute dai rischi delle sostanze chimiche, come il regolamento REACH, i regolamenti relativi ai pesticidi e ai biocidi, non sembra siano stati osservati.
L’Italia è oggi uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida, che è incluso nel Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Questo comporta che tutti i Programmi Regionali per lo Sviluppo Rurale (PSR 2014 – 2020) gestiti dalle Regioni, finanziando, nella misura 10, l’agricoltura integrata e conservativa, ne premieranno l’utilizzo. Nei prossimi anni si creerà quindi il paradosso che il PAN per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari promuoverà l’uso di un prodotto ritenuto oggi sicuramente cancerogeno per gli animali ed un “potenziale cancerogeno per l’uomo”.

Le alternative all’uso di fitofarmaci a base di glifosato esistono
, sia come 
pratiche agricole che per la manutenzione del verde pubblico. Si tratta di buone pratiche agronomiche ecologiche e sostenibili anche economicamente in un bilancio costi-benefici di breve e medio termine. La ricerca applicata in agricoltura, promossa anche attraverso la nuova programmazione UE 2014 – 2020, potrebbe inoltre offrire ulteriori alternative all’uso del glifosato.

COSA HA FATTO IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Alla luce di queste informazioni e considerazioni, abbiamo da tempo chiesto e proposto ai Ministeri competenti ed alle Regioni di applicare il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti fitosanitari a base di glifosato.Ci siamo mobilitati presentando un’interrogazione parlamentare sull’argomento e ricordando al Governo gli impegni presi già nel gennaio 2014 quando ha adottato il Piano d’azione nazionale (PAN) “per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”.

Abbiamo presentato il 22 gennaio 2015 alla Camera la mozione 1-00720 a prima firma di Silvia Benedetti, approvata dal Governo in data 27 ottobre 2015 (vedi il post), che impegna lo stesso a vietare il glifosato, rendendo obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'identità e della quantità non solo dei princìpi attivi di questo agente tossico, ma anche di tutte le altre sostanze utilizzate nella composizione dei pesticidi presenti sul mercato, includendole gradualmente nei programmi di monitoraggio. Il Governo, in sede di discussione alla Camera della citata mozione Benedetti si è impegnato a «incentivare, agevolare e sostenere pure attività agricole alternative come quella biologica e quella integrata, con tecniche colturali che possono essere sempre più sostenibili in un quadro complesso anche in termini ambientali».

Inoltre abbiamo depositato alla Camera una proposta di legge, pubblicata il 9 settembre 2013, con la quale si intende vietare l’uso dei prodotti chimici almeno nelle operazioni di pulizia delle scarpate stradali, delle massicciate ferroviarie e di tutte le aree non destinate all’attività agricola. Nella relazione introduttiva alla proposta di legge vengono elencati gli effetti negativi che l’uso dei diserbanti in queste pratiche hanno nei confronti della salute umana e dei danni provocati a livello di dissesto idrogeologico. A subirne le conseguenze negative sono anche i conduttori di aziende agricole biologiche che sono costretti a distruggere parte del raccolto quando questo viene contaminato dall’uso di sostanze chimiche utilizzate per le operazioni di ripulitura dei cigli stradali.

Abbiamo lanciato un forte appello in Europa per chiedere ai rappresentanti dell'Italia di opporsi in ogni modo alla riapprovazione del Glifosato (scaduta lo scorso 31 dicembre), ma il Parlamento Europeo ha scelto di calpestare il volere e la salute di 500 milioni di cittadini europei rinnovando il glifosato per altri 7 anni. Un risultato incredibile che ci lascia sgomenti con le solite bugie del PD.
Ovviamente non ci fermeremo qui...


COSA SI PUO' FARE SUL TERRITORIO?

Chiediamo alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di 
produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso evitando di premiare e promuovere “l’uso sostenibile” di un prodotto dichiarato cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
E' possibile operare anche a livello locale chiedendo sia al Presidente della vostra Regione che al Sindaco del proprio comune, il quale  rappresenta il primo tutore della salute pubblica dei cittadini, di adoperarsi in modo tale che nel vostro territorio sia vietata questa pratica. Per questo vi abbiamo preparato una Mozione Regionale ed una Comunale:

QUI IL TESTO DELLA MOZIONE COMUNALE
QUI IL TESTO DELLA MOZIONE REGIONALE

LA SITUAZIONE IN CALABRIA

La Regione Calabria ha disciplinato la produzione agricola “integrata”, qualificata come sistema di coltivazione finalizzato a rendere “minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi”, per la concimazione, il diserbo e la difesa delle piante e con il Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 sono stati stanziati più di 77 milioni di euro per il sostegno economico delle aziende che applicano tale sistema di coltivazione.
I “disciplinari di produzione integrata 2016” approvati dalla Regione Calabria prevedono, tuttavia, un elenco interminabile di principi attivi per le svariate colture a cui fanno riferimento, con nessuna sostanziale limitazione e non è stata prevista una reale strategia di diminuzione dell’uso dei presidi chimici di sintesi, con parametri misurabili, richiesti dall’Unione Europea, in grado di dare tangibilità ad una loro graduale riduzione a vantaggio dell’ambiente e della salute pubblica.
Fra i principi attivi ammessi destano particolare preoccupazione il glifosate (con dosi ammesse anche di 9 litri per ettaro di superficie coltivata) ed il clorpirifos (etile e metile). Il glifosate è ormai ritenuto dall’IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), che fa parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), "probabile cancerogeno per l’uomo" mentre il clorpirifos è stato bandito per l’uso domestico dall’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti di America. I disciplinari, inoltre, contengono un lungo elenco di principi attivi che sono stati esclusi dalle principali catene della grande distribuzione europea come, ad esempio, il diserbante linuron, l’anticrittogamico meptyldinocap, l’insetticida fosmet, per non parlare poi del neonicotinoide imidacloprid la cui tossicità sulle api e gli insetti pronubi è stata già ampiamente dimostrata e denunciata.
Ritengo davvero assurdo spendere soldi pubblici per finanziare l’uso di sostanze così pericolose e nocive per l’ambiente e la salute umana.
Per questo motivo ho chiesto a Mario Oliverio (Presidente della Regione Calabria nonchè Assessore all'agricoltura) se non ritenga opportuna una conversione bio-ecologica dell’agricoltura calabrese con l’esclusione di pratiche del diserbo con prodotti chimici di sintesi - quali glifosate e cloripirifos - a vantaggio di sistemi agronomici preventivi, se non ritenga urgente adottare provvedimenti per la proibizione dell’uso di diserbanti nella pulizia delle strade e delle aree pubbliche su tutto il territorio regionale e se non ritenga necessario intimare all'Arpacal (come avevo già chiesto al governo un anno fà) di svolgere le funzioni, non più procastinabili, di controllo, monitoraggio delle acque di superficie e profondità e trasmissione dei dati all'ISPRA.

10/05/16

Per un'agricoltura che rispetti la terra e la nostra salute

"Il Governatore della Regione Calabria, nonchè assessore all'agricoltura, Mario Oliverio lavori seriamente per arrivare ad una conversione bioecologica dell’agricoltura calabrese, escludendo le pratiche del diserbo con prodotti chimici come il glifosate a vantaggio di sistemi agroecologici preventivi."
È quanto ho scritto in una dettagliata lettera inviata ad Oliverio, in cui ho descritto i rischi per la salute e per l’ambiente rappresentati dall’utilizzo di diserbanti chimici in agricoltura. È necessario ed urgente adottare provvedimenti per la proibizione dell’uso di diserbanti in agricoltura, nella pulizia delle strade e delle aree pubbliche su tutto il territorio regionale, come abbiamo già proposto in una proposta di legge ed in una mozione approvata in Parlamento. I rischi per i cittadini sono troppi, è infatti dimostrata la corrispondenza tra l’utilizzo del glifosate e malformazioni neonatali, squilibri ormonali e malattie neurologiche. Il nuovo rapporto nazionale pesticidi nelle acque pubblicate dall’Ispra, conferma la presenza nelle nostre falde acquifere di queste sostanze dannose per l’ambiente e per la salute dei cittadini. I pesticidi contaminano il 63,9% dei laghi e dei fiumi italiani e più di un terzo delle falde acquifere, anche profonde.
E' vergognoso il fatto che anche quest’anno mancano i dati relativi alla Calabria nel rapporto dell’Ispra. L'anno scorso attraverso con un'interrogazione parlamentare avevo chiesto al governo di sollecitare la regione Calabria a trasmettere i dati all'Ispra, cosa che anche quest'anno non è avvenuta. Per questa ragione ho chiesto ad Oliverio di attivarsi urgentemente per intimare l’Arpacal a comunicare i dati relativi all’inquinamento da pesticidi ed erbicidi delle nostre acque. È inspiegabile l’immobilismo dell’ente regionale, che dovrebbe lavorare per monitorare e salvaguardare l’ambiente in Calabria, ma sono tanti i rapporti ambientali per cui mancano i dati della nostra regione. La politica interviene su questi enti soltanto quando sono necessarie nomine per far scaldare qualche poltrona, mai per sollecitarne un funzionamento efficiente.
La Calabria deve sfruttare al meglio la propria vocazione naturale verso la coltivazione di prodotti biologici di qualità rispettando la biodiversità. L’utilizzo della chimica in agricoltura non rappresenterà mai per la Calabria un vantaggio competitivo determinante. Solo il con vero rispetto della terra possiamo garantire qualità e benessere. La transizione verso l’agroecologia è la strada che devono intraprendere al più presto la Calabria ed il nostro Paese.



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05/05/16

Olio di palma, per l'Efsa è cancerogeno. Ora il Governo riferisca in aula!

Il Governo venga a riferire in Aula e metta in campo tutte le azioni necessarie per fermare i rischi legati all'assunzione dell'olio di palma, anche valutando uno stop della vendita sul mercato italiano. L'allarme lanciato nelle ultime ore dall'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, conferma quanto già denunciato dal M5S sui rischi per la salute pubblica legati all'olio tropicale, soprattutto per bambini e adolescenti.
Secondo quanto riportato dall'Efsa, infatti, l'olio di palma contiene tre sostanze tossiche, di cui una genotossica e cancerogena, il 3-Mcpd, che si forma durante la raffinazione degli oli vegetali e presente in misura maggiore proprio nell'olio tropicale, ben 70 volte in più rispetto all'olio d'oliva.
Dopo le numerose denunce del MoVimento 5stelle sui rischi per la salute, già confermati dall'Istituto Superiore della Sanità, che ha messo in guardia sulla presenza eccessiva di grassi saturi nell'olio di palma, ora l'Esecutivo non può ignorare quanto sta emergendo in queste ore. Con questo parere, l'Efsa non solo ha di fatto più che dimezzato la dose giornaliera ammissibile di quest'olio ma ha anche sancito la fine di un dibattito che ha visto da un lato chi, come il M5S, voleva tutelare la salute dei cittadini e dall'altro chi invece voleva tutelare gli interessi delle lobby dell'olio di palma e dell'industria alimentare.
Per questo, il prossimo 25 maggio, in un convegno alla Camera sull'olio di palma, divulgheremo, insieme con esperti del mondo della scienza e della medicina, tutte le informazioni relative ai rischi per la salute e per l'ambiente legati all'olio di palma e le proposte 5stelle per chiederne il bando, tra cui lapetizione per dire stop agli spot a favore dell'olio di palma sul sito web www.oliodipalmainsostenibile.it

Caro Gratteri, desideriamo incontrarti al più presto: ecco perchè!

«Ci sono diverse questioni che, sulla base dei nostri numerosi esposti alla Procura di Catanzaro, desideriamo affrontare con lei, procuratore ‪‎Gratteri‬, nella consapevolezza che la sua coscienza di uomo, prima che di magistrato, è una garanzia per il rispetto della legge, nella nostra terra calpestata come la dignità del suo popolo».
Con una lettera-fotografia dei principali problemi calabresi, insieme alla collega Dalila Nesci abbiamo chiesto un incontro con urgenza al nuovo procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. «La sua recente nomina – abbiamo scritto – è senz'altro una di quelle rare buone notizie che ai cittadini, specie ai più semplici, restituiscono speranza e fiducia nelle istituzioni; di frequente macchiate da un opportunismo predatorio di esponenti politici e di altri soggetti inclini alla connivenza, deboli nell'animo o ben rodati nel tradimento dello Stato».
«Purtroppo, nel tempo la Procura della Repubblica di Catanzaro – abbiamo ricordato – ha visto e vissuto non poche vicende opache, che hanno concorso a confondere l'opinione generale, da lustri priva di riferimenti morali e di esempi e modelli di salvaguardia del bene pubblico. Come saprà, la componente parlamentare calabrese del MoVimento 5 stelle denunciò situazioni d'imbarazzo alquanto tipiche in Calabria, in cui spesso le responsabilità pubbliche vengono influenzate da tentativi d'avvicinamento che minano la terzietà e la necessaria autonomia dei loro titolari; pure di là da possibili risvolti penalistici, del tutto diversi dal discorso morale che, biasimati dal potere, tentiamo di promuovere sulla lezione di Paolo ‪Borsellino‬».
«L'amministrazione pubblica della Calabria, a prescindere da ogni dialettica politica, non brilla – abbiamo sottolineato – per efficienza, trasparenza e correttezza. Questo è un dato incontestabile, per cui parlano gli effetti: la povertà diffusa, la carenza di diritti e servizi, l'inquinamento ambientale, l'‪#‎emigrazione‬ e in primo luogo le gravi sofferenze del servizio sanitario regionale, inadeguato a fornire risposte sicure ai singoli e, stando al recente caso del punto nascite di Reggio Calabria, a volte perfino disumano».
Nella lettera al procuratore Gratteri, abbiamo aggiunto riferimenti diretti: «Nella sanità e in materia ambientale ci sono stati e continuano troppi ‪‎abusi‬, intanto per la dilagante certezza dell'impunità. La nostra piccola esperienza ci ha mostrato addirittura un fare sfacciato e compiaciuto di non pochi responsabili della gestione sanitaria, evidentemente protetti da alte sfere o collegati ad apparati di insabbiamento della verità, che in Calabria coincide con la legge, con la voce del più forte».

04/05/16

Ecco la legge per NON fermare il consumo di suolo...

Il disegno di legge (C. 2039-A e abb.) derivante dall’abbinamento di un disegno di legge di iniziativa del Governo e di alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare, contiene disposizioni  in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo.
All’art.1, il comma 1, invariato rispetto all’atto iniziale del Governo, contiene le finalità della legge e richiama norme di rango costituzionale e comunitario che costituiscono la cornice giuridica di riferimento di una legge che ha come obiettivo quella di “contenere” (non fermare, purtroppo) il consumo del suolo. In ogni caso la norma appare condivisibile e reca l’apprezzabile definizione di suolo come “bene comune” nonché “risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici”. A chiusura del comma viene sottolineata l’importanza del suolo per la prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico. Il comma 2, nel testo approvato dalle commissioni, riporta limitazione del consumo di suolo, tra i principi principi fondamentali del governo del territorio, al pari del riuso e della rigenerazione urbana e dà la possibilità alle regioni di prevedere norme ancora più rigorose. L’esigenza di individuare alternative è dettata anche per le opere pubbliche di pubblica utilità. Con i commi 3 e 4 si obbligano i comuni a motivare, attraverso gli strumenti urbanistici, eventuali necessità di consumo di nuovo suolo, mentre si prevede che la pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistica debba tenere conto dei limiti imposti dalla nuovo legge. Il comma 5 punta a promuovere l’uso agricolo dei terreni liberi, anche in aree urbanizzate, in modo da recuperarli e valorizzarli.

L’articolo 2 contiene tutto l’apparato definitorio della legge. La definizione di consumo di suolo è stata modificata durante l’iter in commissione, introducendo la correlazione con la variabile tempo (l’unità di riferimento è l’anno) e l’aggettivo “netto”. Anche la riformulazione della definizione di superficie agricola non appare convincente, visto che tende ad escludere una parte significativa del territorio. In questo modo la misurazione del consumo di suolo effettivo risulterà di gran lunga più elevato rispetto a quello misurato con gli strumenti della legge. La definizione di impermeabilizzazione appare abbastanza  valida ed è stata ampliata grazie all’attività emendativa  del MoVimento 5 Stelle, anche se sarebbe stato più opportuno includervi anche quelli di riduzione della permeabilità del terreno e non solo quelli che comportano la sola eliminazione.
L’articolo 3 è l’architrave del provvedimento. La sua rubrica recita “limite al consumo di suolo” e contiene il meccanismo attraverso il quale Stato e regione costruiscono il regime di tutela del suolo agricolo.  Il meccanismo è piuttosto articolato e i tempi affinché il nuovo quadro normativo entri a regime sono piuttosto lunghi. Servono sei mesi di tempo perché la conferenza unificata stabilisca criteri e modalità per definire la “riduzione progressiva vincolante” del suolo (ed è prevista una eventuale surroga del Governo). Una volta stabiliti i criteri sarà il Ministro delle politiche agricole (entro un anno dall’entrata in vigore della legge) a stabilire il quantum della riduzione. A questo punto interviene nuovamente la conferenza unificata che, nell’arco di ulteriori sei mesi, dovrà ripartire l’obiettivo di riduzione tra le singole regioni (anche in questo caso è prevista una surroga), nonchè definire i criteri di attuazione delle misure di mitigazione e di compensazione ambientale. E’ inoltre prevista un’attività di monitoraggio affidata all’ISPRA e al consiglio per la ricerca in agricoltura, mentre – grazie all’intervento del  Movimento5stelle – al Ministro dell’ambiente viene affidato il compito di aggiornare e pubblicare dati e cartografia sul consumo del suolo. 
L’articolo 4 stabilisce che siano le regioni a dettare disposizioni di dettaglio per incentivare i comuni a promuovere strategie di rigenerazione urbana, anche attraverso gli strumenti urbanistici e tenendo conto di importanti parametri per garantire la qualità e sostenibilità urbana ed edilizia. Con la stesura del testo unificato è stato purtroppo introdotto un periodo che consente l’applicazione di strumenti di compensazione e perequazione urbanistica, i quali- pur non potendo determinare astrattamente nuovo consumo di suolo – rappresentano uno dei congegni che spesso alterano gli equilibri della pianificazione urbanistica. L’articolo è stato migliorato con l’inserimento di due commi per chiedere che il riuso delle aree soggette a bonifica avvenga nel rispetto del codice dell’ambiente come indicato dal Movimento 5stelle e per obbligare i comuni a censire gli immobili abbandonati. Appare migliorativa la disposizione introdotta ex novo nel comma 8.
In riferimento all’art. 5, le censure sono di due ordini. La prima afferente al  metodo riguarda il comma 1 che prevede la delega al Governo per approvare decreti legislativi costruiti per semplificare gli interventi di rigenerazione delle aree degradate. La materia urbanistica attiene ad una delle più importanti funzioni del governo della cosa pubblica e le regole che sovraintendono tale attività sono affidate all’intero Parlamento o – nel caso dei comuni – all’intero consiglio comunale. E’, infatti, noto che tutti i tentativi di affidare alle giunte comunali – e cioè alle maggioranze pro tempore – i poteri in materia di pianificazione comunale sono miseramente falliti. In questo caso il legislatore nazionale sembra utilizzare quale pretesto il principio della “rigenerazione urbana”.
Nel merito i pericoli sono evidenti. Nei principi e nei criteri contenuti nell’articolo 5 (che deve essere letto contestualmente all’articolo 4) non si pone alcun limite dimensionale agli interventi; non si pone in relazione la dimensione volumetrici dell’intervento con la volumetria esistente; non si fa alcun riferimento alle regole urbanistiche vigenti. Potranno aumentare le cubature a piacimento e potranno essere sottoposti a demolizione e ricostruzione anche aree oggi abitate dai legittimi proprietari: basterà avere il 75% dell’intero compendio (come noto si studia da tempo per portarlo al 51%) per poter operare in danno dei proprietari che non intendono trasformare il loro quartiere, per poter procedere senza alcun rallentamento: si rischia la più completa e totale deregulation mai tentata  nel nostro Paese.
Del resto, sempre all’articolo 4 si fa riferimento all’obbligo dell’applicazione dei “principi di perequazione, compensazione e incentivazione urbanistica”, e cioè a quella potente combinazione di soluzioni tutt’altro che garantiste che ha contribuito a determinare il  grande scandalo di Mafia capitale. 
In merito all’art.6, siamo di fronte ad una formulazione che distrugge definitivamente la stesso concetto di area agricola. In assenza di tale disposizione, in base ai principi della legge urbanistica nazionale, le zone agricole erano quei compendi che dovevano garantire l’esclusivo uso produttivo primario. Il Parlamento, invece,  con questa norma, favorirebbe la realizzazione in aree agricole di “dotazioni urbanistiche … e delle nuove tecnologie di comunicazione e trasmissione dati, in modo da offrire nuovo sviluppo economico ed occupazionale” . Il comma 5 precisa le caratteristiche delle dotazioni urbanistiche e consente di realizzare in zona agricola numerose  funzioni quali  le attività amministrative, i servizi ludico-ricreativi, i servizi turistico-ricettivi, i servizi dedicati all’istruzione, le  attività di agricoltura sociale, i servizi medici e di cura, i servizi sociali, le attività di vendita diretta dei prodotti agricoli o ambientali locali. In definitiva viene consetito che in zona agricola si possano realizzare alberghi, palestre e centri sportivi, scuole e università private, cliniche e ambulatori, supermercati alimentari. In buona sostanza, la legge licenziata dalla Commissione parlamentare cancella l’urbanistica e lo stesso concetto di area agricola.
L’articolo 7 vieta il cambio di destinazione dei terreni che abbiano beneficiato dei fondi europei per l’agricoltura (PAC o sviluppo rurale). Il divieto vale per “soli” cinque anni dall’ultima erogazione e sono previste deroghe per gli interventi dell’articolo 6. L’articolo prevede anche sanzioni pecuniarie e l’obbligo di demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi, ma i tempi sarebbero tali da andare ben oltre il periodo del divieto ed è facile immaginare che le demolizioni non verrebbero mai effettuate.
L’articolo 8 stabilisce che i finanziamenti per gli interventi di rigenerazione urbana, di bonifica dei siti contaminati, di recupero delle attività agricole vengano concessi prioritariamente ai comuni che abbiano adeguato i propri strumenti urbanistici ai principi della legge (articolo 9). 
L’articolo 8 è discutibile perché al comma 1 fornisce finanziamenti anche alle bonifiche di siti inquinati purché funzionale al raggiungimento della trasformazione urbanistica.
La medesima priorità di erogazione dei finanziamenti è stabilita per i soggetti privati.
In tal modo si consente ai privati che debbano realizzare interventi di bonifica sui propri manufatti di ricorrere alla generosa spesa pubblica.
L’articolo 9 istituisce con decreto interministeriale tra il ministro delle politiche agricole e dell’Ambiente, previa intesa in sede di conferenza unificata il registro dei comuni che hanno adeguato i propri strumenti urbanistici ai principi della legge. 
L’articolo 10 impone l’obbligo di utilizzare i proventi dei permessi di costruire e delle sanzioni del testo unico sull’edilizia esclusivamente ad interventi per le aree urbane: opere di urbanizzazione, demolizione immobili abusivi, aree verdi, riqualificazione ambientale, prevenzione rischio idrogeologico e sismico, insediamento di attività agricole in ambito urbano. Viene, altresì,  abrogata la pericolosa norma della finanziaria 2008 – prorogata più volte – che consentiva di utilizzare queste risorse per le spese correnti, tuttavia, con salvezza di quanto previsto in bilanci già approvati. Questo meccanismo aveva trasformato la cementificazione del territorio in un bancomat per gli amministratori pubblici locali, che simultaneamente incrementavano i bilanci comunali ed ottenevano facili consensi. 
Con l’articolo 11 viene prevista una moratoria del consumo di suolo fino all’avvio a regime del nuovo quadro normativo, ma che non può durare più di tre anni. La moratoria non si applica alle opere pubbliche già previste nei piani triennali degli enti locali e delle pubbliche amministrazioni.
Sono altresì esclusi gli interventi edilizi già previsti dagli strumenti urbanistici (e questo potrebbe comportare una “corsa” ad approvare nuove varianti). Trascorsi tre anni entra in vigore una clausola di salvaguardia che consente un consumo di suolo annuo massimo del 50 per cento rispetto alla media dei cinque anni precedenti (in pratica un premio ai cementificatori). Appare di tutta evidenza che tale moratoria sia  troppo breve e con le maglie troppo larghe per contrastare efficacemente una continua progressione dell’attività edilizia nell’immediato.
In conclusione, rispetto al testo iniziale del disegno di legge del Governo (AC 2039), che comunque già rappresentava un punto di mediazione tra l’esigenza di fermare in tempi rapidi nuovo consumo di suolo e le preoccupazioni di chi temeva ripercussioni in un importante settore dell’economia, il testo licenziato dalle commissioni ambiente ed agricoltura ha registrato un ulteriore peggioramento tale da modificare in modo sostanziale le finalità e potenzialità della proposta, che oggi potrebbe più realisticamente essere ribattezzata “incentivi al consumo del suolo per uso edificabile”, allontanandoci dall’obiettivo dell’Unione Europea di arrivare al consumo di suolo zero entro il 2050.