03/04/16

Scandalo "TEMPA ROSSA", facciamo il punto



Il Ministro Guidi si è dimesso. I magistrati che indagano vogliono sentire al più presto il ministro Guidi ed il ministro Boschi sia i) per l’intercettazione in cui Guidi annuncia a Gemelli (suo compagno) l’inserimento dell’emendamento incriminato (che avrebbe procurato a Gemelli un subappalto di 2 milioni e mezzo di euro) all’interno della legge di stabilità del Senato e nella quale tira in ballo espressamente il ministro Boschi e sia ii) sul progetto di ammodernamento della flotta navale (Programma Navale 2015) nato nella legge di stabilità del 2015 con un appalto di quasi 6 Miliardi di euro (con commesse milionarie in favore di Finmeccanica, Fincantieri, ed altre innumerevoli società) che vede coinvolto direttamente il Capo di Stato Maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi con l’accusa di associazione a delinquere, traffico d’influeze e abuso d’ufficio, oltre che Gemelli compagno della Guidi.
Il Maxiemendamento alla legge di stabilità del 2015 presentato dalla Boschi e sui cui lo stesso Ministro ha  posto la questione di fiducia, blindando la discussione parlamentare, contiene, dunque, l’emendamento incriminato (n. 2.9818) di cui parla il Ministro Guidi con il compagno Gemelli, oggetto dello scandalo del petrolio che verrà di seguito esaminato.

IL PRIMO TENTATIVO DI INSERIMENTO DELL’EMENDAMENTO DA PARTE DEL GOVERNO: Prima della Stabilità al Senato, il governo aveva già provato ad introdurre la norma alla Camera durante la discussione notturna che ha portato all’approvazione dello Sblocca Italia in Commissione Ambiente dello (17 ottobre 2014). Di sera arrivò l’emendamento del governo pro Tempa Rossa. Se ne accorse la nostra deputata Mirella Liuzzi che con Massimo De rosa e Claudia Mannino gridarono allo scandalo. Realacci fu costretto a sospendere la seduta. In Commissione arrivò il viceministro del Mise Claudio De Vincenti (oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e girava anche il capo del legislativo della Boschi. Ma le pressioni non bastarono e l’emendamento fu dichiarato inammissibile. 

IL SECONDO TENTATIVO DI INSERIMENTO DELL’EMENDAMENTO DA PARTE DEL GOVERNO: Due mesi dopo ci riprovarono, dunque, al Senato introducendo l’emendamento nel maxiemendamento relativo alla legge di stabilità: l'intervento del 18 dicembre 2014 di fronte a tutta l'aula del Senato da parte del nostro Andrea Cioffi inchioda non solo la Guidi, ma tutto il governo ed i parlamentari Pd e Ncd che erano presenti in aula e che, nonostante le denunce, votarono il provvedimento, approvandolo.
Tutti sapevano, dunque, e tutti devono andare a casa. Il carrozzone del Governo Renzi ormai perde un pezzo ad ogni curva. Adesso è anche chiaro il motivo per cui Renzi sta sabotando il referendum sulle trivellazioni. Questo è un esecutivo fondato sempre di più sul conflitto d'interessi e sull’illecito grave utilizzo di cariche pubbliche per fini privati. Le dimissioni sono un'ammissione di responsabilità chiara della Guidi e del Governo, ormai sempre più complice del malaffare. Aspettiamo le dimissioni di Renzi e della Boschi. Vadano a casa. Non sono più credibili. Il M5S presenterà al Senato una mozione di sfiducia all'intero Governo e lunedì tutti i parlamentari del M5S saranno in Basilicata a Viggiano per denunciare il maxi scandalo che vede coinvolto tutto il Governo Renzi e moltissimi esponenti del PD, sia nazionale che locale.

A) I FILONI DELL'INCHIESTA DELLA PROCURA DI POTENZA
L'inchiesta della procura di Potenza coordinata dall’Antimafia che vede tra gli indagati il compagno dell'ex ministro Guidi, Gianluca Gemelli, è divisa attualmente in almeno tre filoni:


1° Filone: IMPIANTO ENI DI VIGGIANO – Reati Contestati DISASTRO AMBIENTALE: I principali reati che vengono contestati in questa inchiesta riguardano i reflui petroliferi al Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eni, ed in particolare: i) illeciti nella gestione dei rifiuti; ii) lo sforamento dei limiti delle emissioni; iii) aver taroccato i dati sull'inquinamento delle emissioni con la finalità di non allarmare gli enti di controllo. I dirigenti dell'impianto Eni erano consapevoli dei problemi emissivi del Centro, ma avrebbero cercato di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento con la finalità di non allarmare gli enti di controllo. Inoltre, dalle indagini emergerebbe che i vertici dell'impianto Eni qualificavano in maniera arbitraria e illecita rifiuti pericolosi, come non pericolosi, utilizzando un trattamento non adeguato degli scarti, al fine di aumentare i guadagni.

Gli indagati sarebbero al momento 37 e 6 sono le persone già finite agli arresti domiciliari con l'accusa di aver gestito illecitamente i rifiuti. (I 6 arrestati sono: Rosaria Vicino, ex sindaca del Pd di Corleto Perticara, Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all'Eni di Viggiano), Roberta Angelini (responsabile Sicurezza e salute dell'Eni a Viggiano). Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano), Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente). Divieto di dimora deciso per l'ex vicesindaco, Giambattista Genovese, e per un dirigente della Regione Basilicata, Salvatore Lambiase. Le accuse: “plurime condotte di concussione e corruzione”.


2° Filone: TEMPA ROSSA – Reati Contestati: CORRUZIONE E TRAFFICO DI INFLUENZE DI GEMELLI: Al centro dell’indagine sta il giacimento della Total, Tempa Rossa, ed in particolare l'affidamento di appalti e lavori per l'infrastrutturazione del giacimento Tempa Rossa. Gli indagati sono 23, tra cui Giancarlo Gemelli e diversi arrestati tra cui l'ex sindaco di Corleto, Rosaria Vicino (sempre del Pd).

Secondo l'accusa, Gemelli accusato di traffico di influenze illecite "sfruttando la relazione di convivenza che aveva col ministro allo Sviluppo economico indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total" le qualifiche necessarie per entrare nella "bidder list delle società di ingegneria" della multinazionale francese, e “partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l'impianto estrattivo di Tempa Rossa". Inoltre amministratori locali (del PD) chiedevano e ottenevano dalle società che stavano lavorando al progetto Tempa Rossa assunzioni e altri tipi di utilità.
A seguito della pubblicazione delle intercettazioni il Ministro Guidi si è dimesso. In particolare, c’è proprio una intercettazione finita agli atti in cui Guidi garantiva al suo compagno l'approvazione di un emendamento alla legge di Stabilità che favoriva gli interessi economici delle imprese di quest’ultimo.

3° Filone: PORTO DI AUGUSTA: Reati Contestati: CORRUZIONE E TRAFFICO DI INFLUENZE DI GEMELLI E DELL’AMMIRAGLIO DE GIORGI: Risulta indagato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze e per concorso in abuso d'ufficio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato Maggiore della Marina in un filone siciliano che riguarda gli accertamenti sull'attività dell'Autorità portuale di Augusta. 
Nello stesso filone sono coinvolti anche Gianluca Gemelli, il dirigente della Total Giuseppe Cobianchi, l'imprenditore Pasquale Criscuolo, il collaboratore della Camera di Commercio di Roma Nicola Colicchi e il presidente del Collegio dei Revisori dei conti della stessa Camera di Commercio Valter Pastena (ex direttore generale della Ragioneria di Stato).

B) L’EMENDAMENTO INCRIMINATO E LA TELEFONATA TRA GUIDI E GEMELLI
- Cosa prevede l’emendamento incriminato?:
L’emendamento 2.9818 presentato dal governo ed approvato all’interno della Legge di Stabilità 2015, con il quale si dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, che avrebbe favorito gli interessi del fidanzato della Guidi, prevedeva l'estensione dell'autorizzazione unica anche per «le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori esistenti, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazione».
In parole povere, con questo emendamento le infrastrutture energetiche diventano strategiche, opere di utilità nazionale, superando in questo modo le necessarie autorizzazioni. (Il governo ha voluto tirar fuori dall’empasse il progetto Tempa Rossa. Il giacimento della Basilicata fortemente avversato dalla Regione Puglia, dal Comune di Taranto nonché dai movimenti ambientalisti. L’opposizione alla Tempa Rossa deriva fondamentalmente dalla paura all’aumento dell’inquinamento in una zona già fortemente compromessa. Il progetto Tempa Rossa infatti se portato a termine farebbe aumentare le emissioni nocive del 12%, verrebbe poi realizzato in un posto ad alto rischio sismico e inoltre il petrolio preso dalla Basilicata e portato a taranta verrà stoccato a Taranto per poi essere venduto all’estero. Dunque né l’Italia, né la Basilicata né la Puglia non trovano alcun giovamento da questo petrolio. Soli altri rischi di disastro ambientale e inquinamento anche a Taranto, già fortemente inquinata dall’ILVA).
Telefonata tra Guidi ed il suo compagno Gemelli ove si parla dell’emendamento incriminato:
Tra gli atti ci sono una serie di conversazioni telefoniche tra il ministro Guidi e Gemelli. Gemelli era interessato a fare in modo che si sbloccasse l'operazione Tempa Rossa, gestita dalla Total, perché secondo l'accusa le sue aziende avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di subappalti.
La Guidi riferiva in proposito: ”… e poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena” (il ministro Maria Elena Boschi, annotano gli investigatori) la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte …! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa. .. ehm ..dall’altra parte si muove tutto!”.
Alla domanda di Gemelli “se la cosa riguardasse pure i propri amici della Total”, si legge ancora nell’ordinanza, “clienti di Tecnimont (“quindi anche coso … anche … va be’, i miei amici de… i clienti di Broggi”), la Guidi replicava: “eh, certo, capito? … certo … te l’ho detto per quello!”).

C) TUTTI GLI ATTI E GLI INTERVENTI CHE DIMOSTRANO COME IL M5S SI E’ OPPOSTO E HA DENUNCIATO IL PROGETTO.

SU EMENDAMENTO TEMPA ROSSA
Come già abbiamo avuto modo di esporre precedentemente, ci sono state diverse denunce da parte del M5S contro l’emendamento incriminato.
- Denunce in Commissione Agricoltura alla Camera: Il 17.10.2014 quando era in discussione il provvedimento sullo Sblocca Italia, la nostra deputata Mirella Liuzzi, insieme a Massimo De rosa e Claudia Mannino gridarono allo scandalo e l’emendamento venne dichiarato inammissibile.
- Interventi in Commissione Industria al Senato: nel mese di dicembre 2014, quando la legge di stabilità era oggetto di discussione in Commissione, il governo presentò nuovamente l’emendamento incriminato. Emendamento subito sub-emendato proprio al fine di sopprimere proprio il testo che avrebbe poi permesso lo sblocco di Tempa Rossa. Ecco 2 dei tantissimi emendamenti presentati al riguardo:
2.9818/1 - GIROTTOCASTALDICIOFFIBULGARELLILEZZIMANGILI: All'emendamento 2.9818, sopprimere il capoverso «223-bis». Conseguentemente, sopprimere il capoverso «223-ter».
 2.9818/3 - CIOFFIGIROTTOCASTALDILEZZIMANGILIBULGARELLI: All'emendamento 2.9818, capoverso «223-bis», sostituire la lettera a) con la seguente: «a) al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: ''Restano escluse dall'applicazione della disciplina relativa all'autorizzazione di cui al presente comma le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento di idrocarburi in raffineria, alle opere accessorie, ai terminali costieri e alle infrastrutture portuali strumentali allo sfruttamento di titoli concessori, comprese quelle localizzate al di fuori del perimetro delle concessioni di coltivazione''». Conseguentemente, al medesimo capoverso, sopprimere la lettera b).
Il testo passò in aula senza che l’esame in Commissione fosse stato concluso. A quel punto il governo presentò il maxiemendamento che manteneva l’emendamento “Total- Tempa Rossa” e poneva la questione di fiducia.
- Denuncia nell’Aula del Senato di Andrea Cioffi (video): il 18 dicembre 2014 mentre era in discussione la legge di stabilità del 2015, Cioffi affermava: "Ma cosa ci sta dentro questa finanziaria? Ci sono tante cose. Ci sono alcuni emendamenti fatti dal Governo che hanno nome e cognome. Ce n’è uno che si chiama “Total”, se volete potete usare “total” sia come nome che come cognome, tipo “Total, total!”. Perché quando voi inserite nella legge la possibilità di rendere opere strategiche anche i tubi che servono per portare il petrolio di Tempa Rossa, che è una concessione data alla Total, e anche le infrastrutture che andranno al porto di Taranto, perché questo stiamo facendo, stiamo facendo un regalo alla Total. Allora ci dobbiamo chiedere: “Ma la Total ha soffiato nell’orecchio di qualcuno, del Governo, che gli scrive l’emendamento? La Total, per caso, la pongo come ipotesi Presidente, ha agevolato il percorso che ha portato alla scrittura di quell’emendamento a suo favore?" La Total ha contribuito economicamente, in maniera trasparente, perché non si possa mai pensare che non lo faccia in maniera trasparente (quello sarebbe un reato e i reati li accerta la magistratura, ed è il caso che inizi a accertarli, magari proprio su questa cosa). Insomma: la Total ha dato qualcosa al Governo che gli ha fatto questo regalo?"
- Importantissima denuncia del M5S che, a seguito dell’indagine di De Giorgi (Filo Augusta) diventa molto determinante:  Nel mese di dicembre del 2014 il M5S denunciò l'acquisto di nuove navi militari da parte del governo per l'indecorosa spesa di 5,4 miliardi di euro. Quasi 6 miliardi di soldi pubblici bruciati nel rinnovamento della flotta navale mentre Renzi e i suoi lasciavano nel fango gli alluvionati. Una vergogna assoluta (proprio come il programma F35 da circa 15 miliardi di euro) infilata dentro la Legge Navale che in calce porta due firme: quella dell'ormai ex ministro Guidi, e quella del ministro della Difesa Roberta Pinotti. Concentriamoci sulla seconda. E cominciamo partendo da un nome: l'ammiraglio De Giorgi, capo di Stato Maggiore della Marina, tra i principali indagati nello scandalo del Tempa Rossa (Filone Augusta).
A piazzare De Giorgi alla Marina è stato il governo e deve essere il governo, in questo caso la Difesa, a rispondere politicamente. Non possiamo dimenticare infatti la battaglia della Pinotti per prorogare il mandato dell'ammiraglio. Contro tutto e tutti. Si diceva (voci mai smentite) che proprio gran parte di quelle navi acquistate fossero concentrate in gran parte in Liguria, guarda il caso collegio elettorale della Pinotti. Quindi, appresa la notizia del coinvolgimento di De Giorgi il M5S ha chiesto le sue dimissioni e invitato la Procura di Potenza ad allargare l'indagine proprio su quell'acquisto di navi, invitando la Pinotti anche a chiarire in Parlamento quei passaggi opachi. La risposta del ministro è stata una minaccia di querela. Insomma, le si chiede legittimamente di riferire in aula rispetto ai suoi presunti legami con l'ammiraglio De Giorgi e lei minaccia querela. Roba da matti. Va evidenziato che oggi (3.4.16) alcuni quotidiani come Il Tempo e il Messaggero in prima pagina riportano che la Procura di Potenza ha aperto un altro filone di indagine, che si concentra proprio su quelle navi militari acquistate a dicembre 2014 e che il M5S denunciammo a gran voce. A questo punto Pinotti dovrebbe querelare anche la Procura di Potenza. Alla Pinotti consigliamo dunque prudenza, considerato che in qualsiasi altro Paese civile al posto suo chiunque avrebbe chiesto nel giro di 24 ore le dimissioni dell'ammiraglio De Giorgi. Finora invece abbiamo assistito a un inspiegabile silenzio tombale.
Link utile: (http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/difesa/2014/12/lstabilita-m5s-governo-trova-miliardi-per-navi-militari-ma-non-per-alluvionati.html)

C) ECCO PERCHE’ CHIEDIAMO CHE IL GOVERNO VADA A CASA. COMUNANZA DI QUESTO SCANDALO CON TUTTI GLI ALTRI DEL PASSATO (ETRURIA, MAFIA CAPITALE, MINEO).
Questo ennesimo scandalo legato al petrolio vede coinvolto direttamente l’attuale Governo Renzi ed i propri Ministri, numerosissimi esponenti del Pd sia a livello nazionale (Guidi, Boschi, capi di segreteria, sottosegretari, ecc.) che a livello locale (sindaci, ex sindaci, consiglieri, presidenti di regione, ecc.), lobby del petrolio e imprenditori privati. La formula è sempre la stessa: attraverso l’utilizzo illegittimo della carica pubblica ricoperta (sia essa nazionale che locale, governativa o amministrativa, ecc.) si perseguono interessi privati illeciti sottraendo indebitamente ingenti risorse pubbliche ai cittadini. Dunque abbiamo conflitto di interessi, appalti illeciti pilotati, sottrazione di denaro pubblico, corruzione, concussione, malaffare, turbative d’asta, deformazione del libero mercato, finanziamenti ai partiti in cambio di favori, clientelismo, scambi di voto, inquinamento e disastri ambientali, ecc. Uno scandalo, questo del petrolio, legato al Pd e al Governo che è equiparabile ai precedenti scandali come Mafia Capitale, Banca Etruria, Mineo, ecc. che hanno visto nella maggior parte dei casi il diretto coinvolgimento di esponenti del Pd con cariche pubbliche, di società private, di appalti. Un Governo abusivo, sorretto da una maggioranza che legifera solo a vantaggio di lobby assicurative, bancarie, petrolifere e di familiari e che si è spianata la strada con leggi inefficaci (come quella sull’anticorruzione, sull’evasione, sul mancato DASPO per politici e funzionari corrotti, ecc.), con leggi mai definitivamente approvate (come quella sul conflitto di interessi, sulla prescrizione, sul finanziamento pubblico ai partiti, ecc.) e con leggi fatte per le lobby (come il decreto sulle banche, lo sblocca Italia, ecc.). Sempre la stessa storia con questa gente! Ecco perché il M5S presenterà l’ennesima mozione di sfiducia verso un Governo totalmente incapace di gestire la cosa pubblica e sempre più distante dagli interessi dei cittadini, prima che ci si abitua agli scandali.  

D) APPROFONDIMENTO QUESTIONE AMBIENTALE
La procura di Potenza indaga per disastro ambientale. I rifiuti pericolosi venivano ricatalogati come non pericolosi arbitrariamente, si legge nelle carte dell’inchiesta.
Quella della Procura di Potenza, già nel filone che riguarda le attività dell’Eni, è stata un’indagine lunga e complessa, iniziata nel 2010: «Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini», ha spiegato il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, illustrando l’altro giorno i particolari dell’inchiesta.
Il riferimento è al «risparmio dei costi - scrive il gip nell’ordinanza - del corretto smaltimento dei rifiuti prodotti dal centro oli» con «rifiuti speciali pericolosi» che venivano «dal management Eni qualificati in maniera del tutto arbitraria e illecita» con un codice che li indicava come «non pericolosi», e poi inviati con autobotti agli impianti di smaltimento (come Tecnoparco, in Valbasento), e con "un trattamento non adeguato e notevolmente più economico». Dai calcoli degli investigatori, il risparmio ipotizzabile per questo «sistema» sarebbe tra il 22% e il 272% (in base a diversi preventivi acquisiti), e si tradurrebbe in una cifra che oscilla tra i 44 e i 110 milioni di euro ogni anno. La restante parte dei reflui liquidi sarebbe stata trasferita nel pozzo «Costa Molina 2» (sotto sequestro), in cui «i liquidi venivano reiniettati, sebbene l’attività di reiniezione - precisa il gip - non risultasse ammissibile per la presenza di sostanze pericolose». Anche su questo punto, dagli studi dell’Eni emerge che «le acque di reiniezione non sono acque pericolose, né da un punto di vista della normativa sui rifiuti, né da un punto di vista sostanziale», e «l'attività di reiniezione svolta presso il centro oli» è «conforme alla legge italiana e alle autorizzazioni vigenti» e «risponde alle migliori prassi internazionali». Poi ci sono le emissioni in atmosfera della struttura, che per il gip è «uno dei settori più sensibili e di maggiore impatto ambientale del ciclo produttivo petrolifero»: in questo caso, per «celare le inefficienze dell’impianto», «i vertici del centro oli decidevano deliberatamente e in diverse occasioni di comunicare il superamento dei parametri» con una «condotta fraudolenta», ovvero dando una giustificazione tecnica che «non corrispondeva al vero» o «diversa da quella effettiva». Gli investigatori ipotizzano «manomissioni» delle comunicazioni agli enti di controllo sui superamenti dei limiti di legge per «non allarmarli».
Dalle intercettazioni tra i dipendenti emerge «un quadro preoccupante»: «Io ora preparo le comunicazioni... ci inventiamo... una motivazione». E in qualche caso sopraggiunge anche lo spavento: «Mi si è gelato il sangue», «mi sono cagato sotto», si dicono a telefono o tramite sms.
Si segnala che sulla questione ambientale sono state depositate diverse interrogazioni sia a livello regionale che a livello nazionale ed europeo: Interrogazione presentata da Mirella Liuzzi, nel settembre 2014 in relazione a presunte anomalie che si sarebbero verificate nel centro olio di Viggiano di Potenza e che avevano destato forte preoccupazione in Viggiano e nei comuni limitrofi; http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/06009&ramo=C&leg=17


E)
I NUMERI FONDAMENTALI (PARTE ECONOMICA):
Regionali: la Basilicata
In un articolo del maggio 1998 del “The Economist”, scritto dal Presidente della Enterprise Oil (la stessa società che ha presentato ricorso contro l’Amministrazione del Parco Nazionale del Pollino per il divieto imposto  all’esplorazioni nell’area protetta), si affermava che, stando a ricerche effettuate proprio dalla Enterprise, nel sottosuolo in Basilicata vi è un capacità petrolifera di oltre un miliardo di barili.





La produzione di gas e petrolio in Basilicata:


Si tratta dell’85% della produzione nazionale e dell’8% del fabbisogno energetico nazionale (dati UNIMIG/Ministero dello Sviluppo economico).

Il gettito delle royalties:

(dati UNIMIG/Ministero dello Sviluppo economico)

Poco più di 1 miliardo di euro di guadagni regionali e locali in 7 anni, a fronte di perdite difficilmente stimabili legate alla salute e ai due settori regionali trainanti: agricoltura e turismo, che non si conciliano con le attività estrattive o il nucleare. Matera è capitale della cultura europea e tutto il territorio lucano potrebbe essere messo a rischio. In particolare mettiamo a rischio i nostri beni comuni: l’acqua, l’aria, il suolo. Numerosi sono stati gli incidenti su trasposto automezzi e oleodotto. Le discariche abusive. I miasmi a Tecnoparco. Le fiammate al centro oli. La moria di pesci nella diga del Pertusillo, le fuoriuscite di fanghi dai pozzi di reinezione…

L’accelerazione del Governo Renzi:
a) Con lo sblocca Italia I e II il Governo ha semplificato le procedure per lo sviluppo delle attività estrattive in Italia (procedimento unico autorizzativo, con estensione degli anni di concessione). Inoltre ha spostato dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente la Valutazione di impatto ambientale. Anche l’autorizzazione per la reiniezione dei pozzi passa dai Comuni al Ministero dello Sviluppo.
b) Nella discussione sulla riforma per la pubblica amministrazione si modifica l’iter della conferenza di servizi riducendo la possibilità di tutele degli interessi dei partecipanti (penalizzati soprattutto i territori coinvolti).
c) Modifica del titolo V della Costituzione. Probabilmente l’energia e l’ambiente non più materia concorrente tra Stato e Regione.
g) Di fatto nessuna vittoria per le Regioni, tanto meno della Basilicata, nonostante lo Sblocca Italia sia stato impugnato da Puglia, Marche, Campania, Lombardia, Veneto e Abruzzo.

I numeri di Eni nel DIME (Distretto Meridionale per esplorazione ed estrazione petrolio e gas):
-        26 pozzi in produzione;
-        2 centri oli (Viggiano e Pisticci);
-        2 centri gas (Pisticci e Ferrandina, in dismissione);
-        Proprietario di maggioranza dell’oleodotto Viggiano-Taranto;
-        3,2 milioni di tonnellate di petrolio (2014);
-        1,2 miliardi di scm di gas (2014);
-        111 milioni di royalties tra Regione e Comuni (2014);
-        348 occupati diretti Eni, 2.533 addetti nelle 118 imprese fornitrici censite, 1.262 occupati indiretti nella catena dei fornitori (dati Eni), 119 addetti del “turismo business”. Totale: circa 4.200 occupati (dati Eni 2013). Di questi:


Il 44,5% (1.283 unità) dei lavoratori diretti ed indiretti del DIME sono residenti in Basilicata.

I numeri di Total:
L'attività più importante di Total in Basilicata riguarda la realizzazione del progetto “Tempa Rossa”, tra Corleto Perticara (PZ), Guardia Perticara (PZ) e Gorgoglione (MT).
Il progetto a regime (2016-2065) prevede:
-        8 pozzi (greggio e metano);
-        un Centro di Trattamento Oli;
-        un Centro di Stoccaggio GPL;
-        royalties pari a 180 milioni di dollari annui;
-        440 milioni di investimenti nella fase di preparazione del progetto Tempa Rossa (dati dicembre          2014, sottostimati di circa 1/3 rispetto alla stima media annua);
-        164 impiegati diretti (70% lucani) (dicembre 2014);
-        784 occupati indiretti (64% lucani) (dicembre 2014);
-        50% delle imprese coinvolte sono lucane (dicembre 2014).

Occupazione sul medio termine, Eni + Total:
Occupati diretti = 400-420
Occupati indiretti = 2.500-2.600
Occupazione indotta = 2.400-2.450
TOTALE = 5.300-5.470
(stime da verificare nel tempo considerato che il progetto è solo all’inizio)

IMPORTANTE:

1 miliardo di euro investito nel fossile crea 500 posti di lavoro - 1 miliardo di euro investito in rinnovabili e in efficientamento energetico crea fino a 17 mila posti di lavoro (dalla relazione sulla Green economy realizzata dall’indagine conoscitiva della Camera, 2015).

F) ALTRE NOTIZIE D’INTERESSE:
L’OBIETTIVO DI GIANLUCA GEMELLI
Stando all'inchiesta, l'obbiettivo di Gemelli sarebbe stato quello di favorire i contatti tra il ministro Guidi e la Total al fine di ottenere un subappalto dal valore di 2 milioni e mezzo di euro.

ALTRE telefonate oggetto di indagine:

- (Gemelli – Quinto): L'occasione d'oro sarebbe arrivata a seguito dell’organizzazione di un convegno in materia di rifiuti (11.11.2014) organizzato dalla Fondazione di D’Alema “Italiani Europei”. Nel citato convegno era previsto l’intervento del ministro Guidi e di altri pezzi grossi (ministro dell'Ambiente Galletti, Roberto Prioreschi (Bain & Company), Francesco Profumo (Gruppo Iren), Carlo Tamburi (Enel), Tomaso Tommasi di Vignano (Gruppo Hera). Il 28 ottobre del 2014, Gemelli chiamava Paolo Quinto (membro dell'assemblea nazionale del Pd e capo della segreteria della senatrice Anna Finocchiaro) per chiedergli come si poteva fare per invitare una persona della Total al convegno. Domanda alla quale Quinto risposse di non essersi nessun problema potendosene occupare lui direttamente. Ma a Gemelli non bastava e chiesse "uno di quei posti che facciano sentire importante una persona". Risposse Quinto dicendo "Avrai posti in prima fila".
- (Gemelli – Cobianchi) A seguito della telefonata a Quinto, Gemelli chiamava il dirigente della Total Giuseppe Cobianchi, l'uomo da cui dipendeva il suo subappalto milionario: "Ingegnere buongiorno, sono Gemelli (...) la disturbavo per sapere se era interessato...siccome c'è un bel convegno a Roma, fatto da Italiani Europei, che lo tiene il Ministro dello Sviluppo Economico, eccetera e... le faccio arrivare anche a lei l'invito, perché è una cosa interessante ...a parte il tema...c'è tutto un ambiente interessante, che le può servire, c'è il ministro dello sviluppo economico...Perché, una volta che c'è sto Sblocca Italia e c'è il ministro, mi è venuto subito in mente lei, mi spiego?(risata, ndr)".Cobianchi:"Sì sì sì...,effettivamente è molto interessante. C'è anche un risvolto politico...". Gemelli: "Già, purtroppo viviamo in Italia..." A quel punto Cobianchi entusiasta diceva: "Perfetto dottore, la ringrazio dottore!".
- (Gemelli – Guidi) Pochi secondi dopo, Gemelli telefonava al ministro Guidi: "Allora guarda che io vengo al convegno dell'11 novembre. Ho invitato anche il numero 2 di Total. L'ho fatto invitare da Paolo (Quinto) e me lo faccio sedere vicino, così facciamo un pò di show".
- (Gemelli – Amico non meglio identificato) Gemelli spiega al telefono ad un suo amico come i rapporti tra la Total ed i potenti si stava sviluppando adeguatamente. "Gli ho presentato quelli di Italiani Europei, poi è arrivata Federica, gliel'ho presentata, hanno parlato, con Cobianchi c'era anche il capo delle relazioni esterne, quello che sta Roma (Roberto Pasolini, ndr)... Poi ci è andato quello di Italiani Europei: "Ah, per qualsiasi cosa, a disposizione... Chiamate Gianluca..." Erano scioccati".

GUIDI NON ERA L’UNICO COLLEGAMENTO:

In una telefonata tra Pasquale Criscuolo, uno degli imprenditori locali indagati e Gabriella Megale, anche lei imprenditrice, vice presidente della Confindustria Basilicata, e anche lei amica della Guidi, la donna racconta di aver stretto amicizia con un direttore generale del Mise "stretto amicizia con Terlizzese). Ci siamo trovati addirittura io, lui, Somma, il direttore e Pittella in una... a discutere di alcune questioni anche un pò delicate... una... diciamo una riunione privata e ho stretto amicizia con lui, siamo rimasti a chiacchierare abbiamo parlato un pochino insomma anche di quando abbiamo lavorato con Federica ed è stato veramente molto, molto gentile e mò, insomma voglio dire..."

Nelle agende del gruppo, ci sono altri 2 numeri importanti. Quello del sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo, punto di riferimento politico di Rosaria Vicino, il sindaco di Corleto arrestato giovedì. "Io e lui - dice Vicino - siamo come fratello e sorella ". E quello del Governatore della Regione Basilicata, Pittella Marcello, che con la sua azione politica avrebbe cercato di mettere le "bandierine" sui territori da "conquistare" nella zona del giacimento.


Tra i pezzi grossi della lobby del petrolio gli investigatori intercettano anche Nicola Colicchi che nel 2001 fu indagato a Milano, insieme a Massimo De Carolis, in una vecchia inchiesta sul depuratore milanese. Oggi sarebbe consulente della camera di commercio di Roma. In una intercetazione telefónica Colicchi avrebbe parlato con Gemelli proprio sull’emendamento incriminato su Tempa Rossa. "Ai grossi grossi di quell'emendamento non frega niente (...) E' una marchetta (...) C'hanno già un nome e un cognome, c'hanno, sta roba qua... Hai capito? Ma 'ndo vai?".


LE CARICHE DEL PD COINVOLTE AD OGGI DIRETTAMENTE E/O INDIRETTAMENTE DALL’INCHIESTA
-        Ex Ministro Guidi (Governo- Pd);
-        Ministro Boschi (Governo – Pd);
-        Presidente della Regione Basilicata (Pd);
-        Sindaco del Comune di Corleto (Pd);
-        Quinto (Capo della segreteria di Anna Finocchiaro, senatrice del Pd);
-        Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti (Pd);
-        Consigliere regionale Robortella (Pd);
-        Sottosegretario alla Salute De Filippo (Pd);
-        Capo dello Stato Maggiore della Marina;
-        Potente burocrate del Ministero;
   Presidente della Fondazione Italiani Europei. 

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