08/03/16

La mala depurazione a Crotone

La Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell'UE per violazione degli artt. 3 e 4 della Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane. Tra gli inadempienti imputati al nostro Paese si riporta la mancata dotazione per molte città italiane - tra queste Crotone - di reti fognarie idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle acque reflue urbane oltre ad aver disatteso la prescrizione di sottoporre gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente.

Nell'ambito della programmazione straordinaria del Dipartimento finalizzata al superamento delle procedure di infrazione comunitaria (Programma Stralcio Straordinario di interventi inseriti nel Piano Nazionale per il Sud), nella seduta del CIPE del 30.04.2012, sono stati deliberati n. 16 interventi d'area, ritenuti prioritari nel settore ambientale della depurazione delle acque reflue urbane, per c.ca 218 M€, di cui 160 M€ di quota pubblica.

“L’ottimizzazione e completamento dello schema depurativo dell’agglomerato di Crotone” è uno degli interventi cantierabili di cui all’allegato 1 “Accordo di Programma Quadro Depurazione delle Acque” con un costo di intervento di 2 milioni di euro. L’ATO di Crotone ha individuato il soggetto gestore dell’intervento nella società in house SOAKRO S.p.A e sono stati previsti da 65 a 90 giorni per lo svolgimento della gara e aggiudicazione, 360 giorni per la realizzazione dell’intervento e 90 giorni per la sua entrata in funzione.
Ritenuto necessario un intervento finalizzato alla realizzazione di un by-pass dei liquami all’impianto di depurazione (linea biologica) già realizzato presso il Nucleo industriale di Crotone con la conseguente demolizione dell’attuale impianto di depurazione ubicato nell’area urbanizzata si è programmato il ripristino funzionale del collettamento dei reflui fognari prodotti nella città di Crotone all’impianto di depurazione comunale sito in loc. Papaniciaro, e la piattaforma depurativa del Consorzio di Sviluppo Industriale di Crotone, situata in loc. Passovecchio.

Il depuratore di Crotone da circa un anno è sostanzialmente «bloccato» e non depura nulla. La gravissima situazione finanziaria della società SOAKRO spa, oggi fallita, che gestiva l'ambito territoriale ottimale della provincia di Crotone (ATO 3), ha impedito una corretta gestione degli impianti di tutta la provincia.

In aggiunta a tutto ciò occorre considerare che il dipartimento provinciale Arpacal di Crotone, per tutto il 2015, non ha effettuato nessun tipo di controllo, a causa di un depotenziamento della sede, causato dal trasferimento presso altre sedi del personale assunto su Crotone (15 unità);

Gli impianti di depurazione a fanghi attivi, come sono tutti quelli della provincia di Crotone, producono un eccesso di fanghi che devono essere rimossi dagli impianti. Questi fanghi sono rifiuti speciali, che devono essere smaltiti in discarica con costi che oscillano mediamente tra 120-150 euro/tonnellate oltre Iva. Solo l'impianto di Crotone produce circa 20 tonnellate di fanghi di supero al giorno (umidità 25 per cento), che dovrebbero essere rimossi, per assicurare un equilibrio tra carico inquinante in ingresso e un'attività biologica corretta. Questi fanghi se non sono rimossi «bloccano» un impianto.

Gli impianti di Crotone sono obsoleti e sottodimensionati. Senza scendere nei dettagli tecnici, si può sintetizzare la carenza del depuratore nei seguenti punti:
    a) gli impianti sono sottodimensionati per numero di abitanti equivalenti, ciò significa che teoricamente dovrebbero essere trattati liquami per 72.000 AE, mentre in realtà arriva un carico inquinante di almeno 87.360 AE;
    b) il carico inquinante unitario considerato negli anni ’80, quando sono stati fatti lavori di ammodernamento agli impianti, è notevolmente inferiore a quello reale che andrebbe considerato (BOD5 specifico applicato: 30 g/abitante * giorno – BOD5 specifico da normativa: 60 g/abitante * giorno);
    c) le vasche di denitrificazione del comparto biologico dovrebbero avere un volume di reazione pari a 3.830 metri cubi, mentre il volume delle vasche attuali è di 1.005 metri cubi; questo implica che la denitrificazione, per avvenire in queste condizioni, necessita di rapporti di riciclo elevati, cioè occorre far ritornare nell'impianto un volume grande di reflui, invece di farli uscire, con conseguente maggiorazione dei costi energetici;
    d) la produzione dei fanghi di supero giornaliera è il triplo di quella prevista, cioè 3.493 chilogrammi di sostanza secca invece di 1.264 chilogrammi, che con un grado di umidità di circa il 18 per cento, corrisponde a una produzione di rifiuti di circa 20 tonnellate/giorno, con un costo di 2.400 euro/giorno;
    e) gli impianti sono dotati di una linea di trattamento fanghi (digestione anaerobica) che avrebbe permesso una considerevole riduzione dei fanghi (35-40 per cento) e un loro recupero energetico, peccato non sia mai entrata in funzione;
    f) i fanghi prodotti in queste condizioni, dopo un semplice passaggio alla nastro pressa, non hanno nemmeno le caratteristiche per essere smaltiti in discarica tal quali, perché non hanno un contenuto di residuo secco di almeno il 25 per cento; ciò obbliga a considerare lo stoccaggio dei fanghi nei letti di essiccamento per consentire un abbattimento dell'umidità, oppure si dovrebbero ulteriormente trattare con un trattamento chimico fisico, ad esempio l'aggiunta di calce viva, e un ulteriore aumento dei costi;

Nelle scorse settimane tutti i reflui di Crotone by-passando il depuratore sono confluiti direttamente nel fiume Esaro. Non è che le cose siano cambiate di molto, perché con il depuratore «bloccato» sostanzialmente i reflui non subivano nessuna depurazione e venivano scaricati nel torrente Papaniciaro, il quale dopo poche centinaia di metri riversavano comunque nel fiume Esaro. L'impatto visivo è però notevole. Lo scarico fognario cittadino sotto gli occhi di tutti.

Per questi motivi ho interrogato i Ministri dell’ambiente, della salute, dell’interno e dell’economia ponendo i seguenti quesiti:

  • quali siano stati i lavori sinora realizzati per l’ottimizzazione dello schema depurativo dell’agglomerato di Crotone a fronte dei 2 milioni destinati e quali siano i lavori restanti per il suo effettivo completamento;
  • se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto stia accadendo a Crotone, quale sia il loro orientamento e se non ritengano di dover promuovere una verifica del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente al fine di monitorare i livelli di inquinamento marini e torrentizi; 
  • se intendano promuovere per il tramite dell'Istituto superiore di sanità un'approfondita indagine epidemiologica per valutare e qualificare gli effetti dell'inquinamento del fiume Esaro sulla salute dei cittadini; 
  • se non si ritenga opportuno avviare dei controlli più stringenti sulla gestione degli impianti di depurazione sul territorio italiano, a fronte dei numerosi illeciti portati alla luce in questi anni dai carabinieri del NOE e dalle altre forze dell'ordine, ipotizzando anche un'iniziativa normativa volta al rafforzamento dei controlli, nell'ambito del sistema delle agenzie per la protezione dell'ambiente.

Questa situazione aggrava ulteriormente le già deficitarie condizioni ambientali della città e della provincia di Crotone. È necessario un intervento immediato per valutare i rischi sulla salute a cui sono sottoposti i cittadini e correre ai ripari.
Ricordo che l’Italia è sotto procedura di infrazione da parte dell’Ue per la deficitaria condizione dei sistemi di depurazione (in Calabria i depuratori sotto procedura d'infrazione sono 130).
Oltre al danno anche la beffa. Non è più accettabile che i calabresi e i crotonesi debbano pagare anche le sanzioni dell'UE a causa dell'inadempienza e dell’incompetenza dei propri politici.

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