10/02/16

Una risoluzione per il verde urbano

Il ripristino e la realizzazione delle aree verdi pubbliche e private diventa sempre più importante ed improcrastinabile per senso di responsabilità morale, legale e civile nei confronti delle comunità e delle generazioni future che dovranno inevitabilmente fare i conti con avversità climatiche in rapido mutamento.
L'auspicabile diffusione del verde urbano, indicata anche da Agenda 21 e Carta di Aalborg, è un elemento di grande importanza ai fini del miglioramento della qualità della vita nelle aree urbane. 
Le aree verdi nel nostro Paese hanno una enorme importanza ed una molteplice funzionalità che va dal contenimento della desertificazione alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dal miglioramento della qualità dell'aria (ogni albero produce in media 20-30 litri di ossigeno al giorno contro i 300 litri di cui ha bisogno giornalmente ogni uomo) all'assorbimento delle emissioni di anidride carbonica e gas serra (ogni albero abbatte circa 700 chilogrammi di anidride carbonica nel corso del suo ciclo di vita), dalla mitigazione delle temperature, sia estive che invernali, al miglioramento della vivibilità degli insediamenti urbani, inteso anche sotto il profilo paesaggistico, che ne influenza positivamente l'attrazione turistica. 
I benefici prodotti dalla presenza di alberi sono enormi per cui sono fondamentali una pianificazione e una gestione che tuteli il patrimonio presente e pianifichi impianti futuri per aumentare la dotazione media di verde/cittadino che è, attualmente, fra le più basse d'Europa.
In breve ogni volta che investiamo soldi nella gestione, nel rinnovamento del patrimonio arboreo e, soprattutto, in nuovi impianti, produciamo una serie di servizi ecosistemici fra cui:

- il sequestro e lo stoccaggio di CO
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- la riduzione degli inquinanti; 
- la riduzione dell'isola di calore urbana grazie alla traspirazione degli alberi e all'ombreggiamento che producono; 
- la regimazione delle precipitazioni, perché gli alberi riducono la velocità del loro impatto e allungano i tempi del deflusso; 
- l'aumento del valore economico degli immobili e lo stimolo al commercio; 
- il miglioramento della salute e del benessere delle persone;


C'è la necessità di preservare il patrimonio arboreo autoctono, troppo spesso surclassato da specie ornamentali alloctone, non adatte all’habitat nazionale, inteso come clima, disponibilità di fattori di crescita, resistenza a fitopatie e fisiopatie, senza contare il reale rischio di immissione nel nostro territorio di potenziali patogeni per le nostre specie vegetali.
Gli ultimi decenni, infatti, sono stati caratterizzati da un'intensificazione degli scambi commerciali internazionali, una richiesta di riduzione degli ostacoli agli stessi scambi, ed il conseguente aumento di importazione di organismi nocivi, nonostante la normativa comunitaria di riferimento, la Direttiva 2000/29/CE ed i relativi aggiornamenti e recepimenti, dispongano misure di protezione contro l'introduzione di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali. A titolo di esempio si ricordano i casi del Rhyncophos ferrugineus (punteruolo rosso delle palme) originario del sud est asiatico e poi diffuso in Europa, il Bursaphelenchus xylophilus (nematode del legno di pino) originario dell'America settentrionale, esportato accidentalmente in Giappone agli inizi del 1900 attraverso il commercio di legname, Dryocosmus kuriphilus (cinipide del castagno) originario della Cina, comparso in Europa nel 2002 con i primi avvistamenti in Italia nella provincia di Cuneo. 
Una situazione di rischio zero nei riguardi dei fitopatogeni da importazione non è perseguibile, pertanto, i Paesi devono decidere quale livello di rischio intendono sopportare e scegliere le misure idonee a ridurre tale rischio di introduzione di organismi nocivi, intensificando i controlli a campione sul materiale vegetale introdotto, soprattutto rispetto alle specie da quarantena a maggior rischio di introduzione segnalate dall'Eppo (European and Mediterranean Plant Protection Organization). 

E' altresì necessario effettuare una attenta valutazione affinché si possano ricreare i corretti ecosistemi tipici di ogni areale, compreso quello biogeografico.

Le specie ornamentali urbane sono anche causa dei problemi allergici da polline che, negli ultimi anni, sono significativamente aumentati e si concentrano nelle aree più sviluppate e industrializzate del mondo: in Europa colpiscono circa il 15 per cento della popolazione. Le allergie da pollini interessano l'apparato respiratorio e sono caratterizzate da una certa stagionalità nel corso dell'anno, determinata dal ciclo delle piante che producono e immettono nell'ambiente grandi quantitativi di diversi tipi di polline, che entrano nelle vie respiratorie. Nelle persone allergiche il rilascio dei pollini e la loro migrazione causa riniti allergiche e in casi più gravi può dare luogo a veri e propri attacchi d'asma.

La legge n. 10 del 14 gennaio 2013 istituisce la Giornata nazionale degli alberi il 21 novembre, al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l'attuazione del protocollo di Kyoto, ratificato ai sensi della legge 1
o giugno 2002 n. 120 e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell'aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all'albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani.

La stessa legge in materia di mappature delle alberature monumentali obbliga le regioni al recepimento entro un anno dalla data di entrata in vigore, alla raccolta dei dati risultanti dal censimento operato dai comuni e, sulla base degli elenchi comunali, a redigere gli elenchi regionali da trasmettere al Corpo forestale dello Stato. 
L'inottemperanza o la persistente inerzia delle regioni comporta, previa diffida ad adempiere entro un determinato termine, l'attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Nelle pubbliche amministrazioni locali spesso si assiste al fallimento delle operazioni di realizzazione di aree verdi siano esse realizzazioni ex novo che ristrutturazioni di aree verdi già esistenti, anche nel breve periodo, a causa dell'inesperienza del personale addetto alla manutenzione, dell'approssimazione degli assessori, della mancata o insufficiente irrigazione, della carenza nutrizionale, della spesso errata scelta varietale delle piante messe a dimora rispetto al contesto climatico e paesaggistico che si traduce in uno spreco di denaro pubblico senza beneficio alcuno per la comunità. 
Per tali motivazioni è auspicabile che ogni amministrazione comunale si doti di un piano del verde urbano redatto a regola d'arte.
In una risoluzione in commissione ambiente e agricoltura alla Camera dei Deputati (non ancora discussa e votata) abbiamo chiesto i seguenti impegni al Governo:


  • ad assumere iniziative per introdurre nell'attuale normativa, a cui si attengono le stazioni appaltanti, prescrizioni tali da vincolare gli enti pubblici, in fase di bando/gara/appalto, a considerare le seguenti disposizioni: 
a) sul valore dell'opera stessa (100 per cento), siano da considerarsi il 40 per cento nel costo delle piante e della messa a dimora ad opera d'arte e il 60 per cento nel costo per manutenzione/potatura, irrigazione, concimazione e trattamenti per i seguenti anni cinque; 
b) tali ripartizioni dei costi valgono anche con riferimento all'assegnazione diretta del lavoro senza bando/gara/appalto; 
c) la scelta del materiale vegetale ricada, nella possibilità di specie, su specie adatte all'ambiente urbano con la preferenza, ma non l'esclusiva scelta, soprattutto in contesti fortemente antropizzati, di specie autoctone; 
d) si dia precedenza alla messa a dimora di specie a basso impatto allergenico; 
e) nel caso in cui l'amministrazione si occupi direttamente delle aree verdi, le operazioni di piantumazione e successiva manutenzione vengano effettuate da personale qualificato; 
f) si renda vincolante l'approvazione e l'applicazione da parte delle amministrazioni comunali di appositi piani di gestione del verde urbano, redatti da adeguate figure professionali; 
g) si riduca il rischio di introduzione di organismi nocivi, intensificando i controlli a campione sul materiale vegetale introdotto, soprattutto rispetto alle specie da quarantena a maggior rischio di introduzione segnalate dall'Eppo; 
h) sia disposta, ove già non effettuata, come previsto dalla legge n. 10 del 14 gennaio 2013, all'articolo 7, comma 3, la mappatura comunale delle alberature monumentali;


  • ad assumere iniziative per esercitare tempestivamente il potere sostitutivo nei confronti delle regioni che non ottemperano, entro una data da stabilire qualora non già stabilita, alla mappatura integrale in tutta la regione, tramite i comuni, del patrimonio arboreo.

Qui trovate una 
mozione regionale presentata in Toscana dal M5S che potete utilizzare per ogni regione e comune (modificando le parti in cui si richiamano norme regionali).

PS Grazie al lavoro del gruppo operativo agricoltura della regione Toscana.


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