02/02/16

Ciclo dell'azoto e del fosforo: cosa fare?

Secondo lo studio A safe operating space for humanity, di Jonah Rockström, aggiornato nel 2015 da Will Steffen, fra i 9 limiti planetari, quelli a rischio di superamento sono il ciclo dell'azoto, il ciclo del fosforo e la riduzione della biodiversità. I cambiamenti climatici non sono ancora sul podio dell'insostenibilità anche se la tendenza attuale è verso gravi sovvertimenti climatici, integrati nell'alterazione dei precedenti cicli citati, in un circolo vizioso autoalimentante.
Il suolo, i corpi idrici e le falde acquifere nel nostro Paese sono sempre più a rischio e la normativa attuale non consente la tutela dagli impatti sommatori dei vari agenti inquinanti.
Steffen cita il nostro Paese in merito al sovvertimento del ciclo del fosforo in buona parte delle regioni, del ciclo dell'azoto in pianura Padana e del ciclo integrato delle acque (eccessiva captazione) in buona parte del territorio.
E' scarsa la cultura su questi temi che legano:
  • la produzione agroalimentare e la zootecnia; 
  • le agro energie; 
  • la cementificazione e l'impermeabilizzazione dei suoli; 
  • la prevenzione della produzione di rifiuti solidi urbani e speciali, il riciclo, la gestione sostenibile della depurazione e dello spandimento dei reflui, l'esportazione transfrontaliera e interregionale a scopo meramente speculativo di rifiuti; 
  • le trivellazioni, la proliferazione di impianti geotermici e gli stoccaggi di gas; 
  • la necessità di una gestione del ciclo integrato delle acque intese come bacino idrico con la spinta alla riduzione dei fattori di pressione antropica che a valle determinano oltretutto incremento dei costi per la depurazione; 
  • la mancata analisi degli utilizzi dell'acqua nei diversi territori; 
  • l'informazione della popolazione con un coinvolgimento proattivo nelle scelte politiche e nella messa in opera e comunicazione virale delle buone pratiche; 
  • la necessità di una pianificazione degli interventi impattanti sull'ambiente che tenga conto delle effettive necessità umane e non sia basata su logiche speculative (LR);
Il ciclo dell'azoto che fornisce nelle corrette concentrazioni e quantità questo elemento vitale per tutte le forme di vita sulla terra si sta sovvertendo:
  • per un eccessivo utilizzo di fertilizzanti chimici azotati e per un abuso dell'allevamento intensivo e relativo spandimento di reflui; 
  • per un eccessivo utilizzo di erbicidi e pesticidi, che limitano la presenza e l'azione dei batteri azotofissatori che rendono disponibile l'azoto alle piante e per una limitazione delle buone pratiche quali la rotazione culturale che consente la fissazione naturale dell'azoto tramite la presenza di piante leguminose; l'agricoltura biologica, in naturale espansione anche se non sostenuta adeguatamente a livello normativo, potrà giocare un ruolo importante nella sostenibilità del settore; 
  • per il diffondersi delle agroenergie che oltre a sottrarre superficie agricola alla nutrizione umana e animale, determinano gravi problemi in merito alla gestione dei reflui (digestato) ricchi di azoto (secondo il consorzio italiano compostatori - CIC - il rapporto fra C/N è 11 negli ammendanti compostati misti che comprendono digestato, rispetto a 15 nell'ammendante compostato verde che non contiene digestato) che viene disperso e intossica suoli, corpi idrici superficiali e falde acquifere, quando non crea morie di pesci e di tutta la fauna ittica in caso di sversamenti importanti; 
  • per l'estensione contra legem degli incentivi alla produzione energetica da digestione anaerobica da rifiuti speciali e sottoprodotti di origine animale (SOA), con una distorsione del mercato e una tendenza allo spandimento di reflui (definiti anch'essi rifiuti speciali dalla normativa attuale e dal Ministro dell'ambiente nel corso di numerose audizioni sul tema) contra legem in numerose regioni, che determinano accumuli di azoto e di ulteriori sostanze tossiche nei suoli e nelle falde;
  • per le eccessive emissioni del settore dei trasporti, in particolare quelli stradali urbani in aree eccessivamente cementificate che creano sovvertimenti locali ancora più marcati del ciclo stesso, con l'impossibilità di metabolizzare correttamente l'azoto nei suoli e arricchire l'ecosistema, permanendo invece per un tempo maggiore nell'aria determinando incremento delle polveri sottili e successiva lisciviazione nelle acque di scarico o nei corpi idrici, determinando oltretutto la riduzione della biodiversità favorendo specie vegetali e animali nitrofile a scapito delle altre, quali ortiche, Parietaria judaica, rovi fra i vegetali, zanzare (si veda l'interrogazione a risposta scritta 4/10884 - Zolezzi ), topi e nutrie fra gli animali, innescando un circolo vizioso che comporta per esempio l'incrementato utilizzo di erbicidi, insetticidi, pesticidi per eliminare specie favorite dallo stesso eccesso di azoto che tenderà a peggiorare a causa dell'utilizzo di queste sostanze di sintesi;
  • per una gestione contronatura dei rifiuti organici, che in Italia costa circa 4 miliardi di euro all'anno e pesa sui piani economici e finanziari dei comuni per il 30 per cento almeno; senza contare la gestione dei disastri ambientali provocati dal percolato, che possono essere gestiti in maniera sostenibile con il compostaggio domiciliare, di quartiere, di comunità (scolastico in particolare con ovvi effetti didattici pedagogici e successivamente andragogici), mentre risultano spinte sempre più speculative al turismo dei rifiuti umidi, dalla Campania e dalla Basilicata al Veneto e alla Lombardia, inseguendo gli incentivi al recupero energetico (165 milioni di euro nel 2014, dati GSE) che presenta un infimo indice di recupero energetico, ed eseguendo di routine un'attività che dovrebbe essere residuale, quando qualsiasi forma di recupero energetico (incenerimento, pirogassificazione, biogassificazione) disperde in partenza oltre l'80 per cento dell'energia contenuta nei rifiuti stessi e impedisce l'utilizzo della sostanza organica del rifiuto umido in ambito agricolo. I reflui (digestato per esempio) secondo i dati del consorzio italiano compostatori (CIC) hanno una composizione chimica decisamente tossica per i terreni e anche dopo numerosi passaggi aerobici e mescolamento con sfalci e potature (ottenendo l'ammendante compostato misto), il rapporto fra carbonio e azoto (C/N) è sempre troppo basso (10 circa), a causa della sottrazione di buona parte del carbonio nel processo energetico e l'ammendante realizzato dopo lo spandimento rilascia azoto in eccesso sui suoli, che in breve tempo raggiunge i corpi idrici superficiali e le falde senza svolgere una adeguata funzione fertilizzante. Lo spandimento di erbicidi e pesticidi, abbondante e frequente nell'ambito dell'agricoltura intensiva, come già detto, riduce la capacità dei suoli di metabolizzare l'azoto. Una gestione adeguata del rifiuto organico purifica anche le rimanenti frazioni di rifiuti raccolte in maniera differenziata ottenendo ulteriori miglioramenti ambientali e della gestione delle risorse. L'eliminazione della qualifica di rifiuto per sfalci e potature in determinate condizioni sta rischiando di ridurre ulteriormente la possibilità di recuperare materia e sostanza organica, per il progressivo avvio di tali materiali a recupero energetico a fini speculativi, quando in realtà sfalci e potature sono la ricetta più preziosa del compost, visto che devono essere presenti in circa il 50 per cento della materia prima (il restante 50 per cento può essere rifiuto organico solido urbano ben differenziato); il compost ben prodotto e su scala locale, con piccoli impianti elettromeccanici non industriali (impianti da 750 tonnellate al massimo) secondo i dati Ispra può avere come esito ammendante compostato verde di buona qualità che può arricchire i suoli e limitare l'utilizzo di fertilizzanti chimici;
  • per la scarsa educazione alla detersione sostenibile: semplici misure come l'utilizzo per la lavatrice di detersivi (liquidi o in polvere) adeguati alla tipologia dei capi lavati, evitare i fosfati, l'utilizzo di filtri anticalcare e di ammorbidenti naturali (acido citrico o aceto bianco), l'utilizzo di detersivi naturali e/o biologici tendono a ridurre l'inquinamento delle acque reflue e il volume e la qualità dei fanghi di depurazione prodotti, così come l'utilizzo di detergenti domestici meno complessi; lo stesso vale per i detergenti e cosmetici per la persona. Tali pratiche limiterebbero notevolmente i fenomeni di eutrofizzazione. L'esportazione interregionale dei fanghi di depurazione che determina una pressione inaccettabile, con incremento nelle aree di spandimento di farmaci che stanno fra l'altro determinando antibiotico resistenza nelle popolazioni esposte, incremento di azoto e di metalli pesanti, riduzione della biodiversità locale, riduzione della qualità di vita umana per le importanti emissioni odorigene;
Lo stesso vale per il ciclo del fosforo, il secondo limite planetario abbondantemente superato, e per la biodiversità, ridotta anche in conseguenza del sovvertimento dei primi due cicli.
L'utilizzo di rifiuti speciali nei sottofondi stradali, anche a norma di legge (decreto legge, 1/2015 che ha totalmente deregolamentato il settore minando la sicurezza sanitaria delle popolazioni), sta determinando una pressione ambientale eccessiva nelle regioni che ospitano, a fini speculativi, tali materiali, e che spesso viaggiano per tutto lo stivale (2 milioni di tonnellate all'anno di scorie di fonderia dell'Ilva di Taranto che arrivano fino a Milano in treno e poi vengono disseminati in ogni cantiere stradale della regione Lombardia), determinando routinariamente incremento di vari metalli pesanti nei suoli limitrofi e in caso di illeciti, lisciviazione in falda e verso la superficie del manto stradale che tende a sfaldarsi precocemente o a essere fonte di avvelenamento per varie forme di vita dopo comuni eventi atmosferici (va ricordata la morte immediata di 5 cani che avevano sgambato sul terreno dell'autostrada Valdastico Sud). Sono tuttora oggetto di indagini della magistratura l'interramento di scorie di fonderia non trattate adeguatamente. La contaminazione diffusa da sostanze tossiche ma non normate di suoli e corpi idrici è sempre più diffusa così come la mancata preservazione dei suoli liberi da contaminazione e i mancati progetti di miglioramento ambientale nei comuni SIN.
La qualità dei suoli e delle falde sta notevolmente peggiorando anche per attività antropiche anomale e distoniche per il territorio, come le trivellazioni mirate a ricerca di idrocarburi e gas, i grandi impianti geotermici e gli stoccaggi di gas, che oltre a incrementare il rischio sismico (si veda lo studio Ichese), stanno immettendo negli strati superficiali del suolo metalli pesanti e sostanze tossiche provenienti dagli strati più profondi che contribuiscono ad acidificare i suoli e a rendere non potabile l'acqua (si veda concentrazioni di arsenico e altri metalli anche radioattivi).
Analisi importanti su larga scala di suoli e falde, come lo studio Isonitrate (Ispra 2012) hanno documentato la presenza di «zone rosse» in buona parte della Pianura Padana, con potenziale rischio di falde acquifere inutilizzabili per il consumo umano fra pochi anni; tale studio andrebbe ripetuto per documentare l'andamento delle contaminazioni. Andrebbe eseguito un monitoraggio completo delle falde profonde e superficiali e dei suoli italiani.
Ad oggi è possibile, oltre che necessario, ottenere un referto epidemiologico nazionale integrando i dati dei registri di mortalità con quelli delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) e i dati di accesso ambulatoriale e a cure farmacologiche.
La proposta di legge della deputata Daga, al numero 2367, «modifiche al decreto legislativo 2 febbraio 2001, numero 31, recante attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano», prevede l'incremento della consapevolezza e delle informazioni al cittadino e la contestualizzazione del problema dell'approvvigionamento idropotabile rispetto a grandi problematiche ambientali quali l'inquinamento diffuso del suolo e delle falde, l'aggiornamento dei valori di parametro e studio di potenziali effetti sinergici degli inquinanti e la valutazione della conformità tenendo conto anche delle sostanze non elencate negli allegati ma per i quali sono stati fissati valori di parametro da parte del Ministero della salute.
Esistono numerosi studi locali su inquinanti organici persistenti che non tengono conto della sommatoria dei diversi fattori di pressione (diossine in regione Veneto per esempio). Studi realizzati in provincia di Mantova (Arpa Lombardia, Plume), mostrano concentrazioni di nitrati molto superiori a 50 mg/litro nelle falde dell'Alto Mantovano, che corrispondono a nitrati superiori a 25 mg/litro nell'acquedotto locale (Ponti sul Mincio) gestito dalla società partecipata provinciale TEA. Tali valori secondo l'Organizzazione mondiale della sanità non sono compatibili con l'acqua potabile per categorie a rischio, quali donne in gravidanza e in fase di allattamento o prima infanzia, per il rischio di metaemoglobinemia e ipossia fetale e neonatale, per persone con deficit di G6PD e altro. I nitrati in eccesso nelle acque hanno un documentato ruolo cancerogeno. Esistono realtà nazionali dove sostanze normate nell'ambito della sicurezza e qualità idrica come l'arsenico sono elevate nelle falde anche in caso di utilizzo idropotabile senza alcuna regolamentazione delle fonti di contaminazione (si veda la fertilizzazione chimica) o sostanze non normate ma di documentata azione tossica e cancerogena come i perfluoroalchili in Veneto con la contaminazione dell'acqua potabile di 340mila persone, il Tallio in Toscana, i molteplici inquinanti nelle acque di captazione idrica del lago di Pertusillo in Basilicata e altro.
Le attività produttive mirate a esportazione di beni stanno conducendo a produrre preoccupanti distorsioni nell'ambiente e nella società, con scarso rispetto delle tradizioni agricole e manifatturiere dei territori, e il conseguente inquinamento e stress psicofisico dovuto ai trasporti su lunga distanza di beni che potrebbero essere prodotti localmente, con riduzione della biodiversità, per l'utilizzo sempre più diffuso di pochi elementi base alimentari (cereali, verdure e frutti) tali da ridurre: la ricerca e il mercato dei prodotti tipici del territorio e/o stagionali, le stimolazioni sensitive tra cui il gusto, l'attrattiva turistica, le attività manifatturiere quantitativamente e qualitativamente a causa della scomparsa di richiesta dei prodotti locali in funzione del mero costo del prodotto finito.
Tali elementi sono ulteriormente peggiorati a causa della diffusione della grande distribuzione organizzata (GDO), che tende a far scomparire i negozi di prossimità e a ridurre l'occupazione (ogni posto di lavoro nella grande distribuzione organizzata sottrae 2,5 posti di lavoro nei centri storici secondo i dati Confesercenti), senza considerare che la persistente e crescente produzione d'imballaggi favorisce il consumo di energia e materia.
L'inquinamento atmosferico determina più decessi in Italia che in qualunque altro Paese d'Europa: lo dichiarano i dati dell'agenzia Europea dell'Ambiente, secondo qui nel nostro paese ci sono stati 84.400 decessi causati dallo smog. I danni maggiori derivano dalle micro polveri dal biossido di azoto e dall'azoto in cui lo studio conferisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti in Italia. Le zone che risultano maggiormente colpite sono nella Pianura Padana, come e spiegato, su un articolo del Corriere della Sera, del 1o dicembre 2015, dall'ingegnere ambientale e ricercatore dell'università di Modena e Reggio Emilia Alessandro Bigi: «nella Pianura Padana c’è un problema dovuto alla topografia: i gas inquinanti non riescono a disperdersi e invecchiano nell'atmosfera trasformandosi in polveri sottili».
La trasparenza e la condivisione dei dati, devono essere incrementata; l'accesso agli atti anche nei contesti pubblici è spesso difficoltosa e questo impedisce di creare una coscienza critica nella popolazione che possa condurre rapidamente al miglioramento degli stili di vita e di seguito a una maggiore tutela dell'ambiente e della salute. Nel settore degli appalti pubblici e delle autorizzazione alla gestione ambientale deve essere creata una rete costruttiva che coinvolga le imprese, i portatori di interesse, i comitati e i cittadini integrandoli nell'interfaccia con gli amministratori.

Per tali ragioni abbiamo presentato questa risoluzione per impegnare il Governo:

ad avviare un percorso di sostenibilità per le aree agricole e il consumo sostenibile, che preveda iniziative volte a garantire:
    a) approcci educazionali attraverso i mass media e le scuole in merito all'educazione alimentare: alimentazione stagionale a filiera corta, necessità della riduzione del consumo di proteine di origine animale, il ciclo dell'azoto e del fosforo;
    b) programmi di alimentazione stagionale a filiera corta e biologica nelle mense pubbliche a partire dalle mense scolastiche;
    c) incentivi fiscali agli esercizi commerciali che presentino in vendita una quota superiore all'80 per cento di prodotti a chilometri (max 50 chilometri di distanza), di prodotti alla spina (alimentari e detergenti) o con imballaggi compostabili;
    d) incentivazione all'impianto e all'esercizio di distributori alla spina di latte e pasta;
    e) promozione presso le istituzioni europee dei prodotti nazionali e sostenibili con stringenti piani di etichettatura e di tracciabilità;
    f) promozione, con le principali associazioni agricole, delle buone pratiche agricole di tutela del suolo: riduzione dell'utilizzo di fertilizzanti chimici, recupero di materia mediante compostaggio aerobico dei rifiuti organici e spandimento del compost sui terreni di pertinenza, rotazione delle colture e limitazione dell'utilizzo di erbicidi e altri agenti limitanti il metabolismo dell'azoto da parte del suolo, riduzione dei consumi idrici, informazione in merito agli studi in corso in merito alla cancerogenicità di alcuni pesticidi e utilità della limitazione degli spandimenti di reflui iperazotati in particolare nelle aree limitrofe ai centri abitati, informazione in merito alla qualità dei suoli utilizzati in particolare in merito all'acidità e all'eventuale inquinamento delle falde acquifere sottostanti, vendita dei prodotti alla rete dei gruppi di acquisto solidale o a realtà territoriali come negozi di prossimità e/o mense aziendali o scolastiche;
    g) incentivi al turismo sostenibile in agriturismi e aziende agricole didattiche anche con divulgazione di notizie in merito alle realtà certificate biologiche aderenti a una rete locale;
   h) realizzazione di comunicazione e programmi informativi in merito a ricette salutari e a basso contenuto di proteine animali;
    i) controllo del rispetto del divieto di spandimento di digestato da SOA, con incremento delle sanzioni;
    l) applicazione su tutto il territorio nazionale di linee guida per evitare la sovrapposizione di spandimenti di diversi rifiuti, reflui zootecnici o SOA sugli stessi terreni (letame, digestato, fanghi di depurazione civile o industriale, compost) e limitare la fertilizzazione azotata in aree a coltivazione intensiva dove si utilizzino pesticidi, fitofarmaci, erbicidi dove il potere metabolico in relazione all'azoto aggiunto sia in ogni caso ridotto;
    m) esclusione di incentivi per il recupero energetico da rifiuti solidi urbani, digestato da SOA o reflui zootecnici;
   ad assumere iniziative per indirizzare i centri urbani e le aree agricole circostanti per un raggio almeno identico a quello del centro urbano (regio massimo un miglio marino, 1843 metri) alla creazione di uno spazio, il «miglio blu», da «blue economy», dove la qualità di vita umana e animale sia particolarmente tutelata, prevedendo in questo spazio:
    a) blocco al consumo di suolo in caso di superamenti annui del PM10 in numero maggiore di 35 giorni all'anno o ad altri specifici criteri europei nei 12 mesi precedenti;
    b) nelle aree agricole esterne: divieto di spandimento di rifiuti speciali o reflui del loro trattamento per il raggio indicato nell'area concentrica al centro urbano, divieto di spandimento di fanghi di depurazione, divieto di spandimento di qualsiasi rifiuto solido urbano o speciale o loro rifiuti da trattamento di importazione;
    c) possibilità di spandimento nelle stesse aree o in aree parco urbane di compost da impianti elettromeccanici non industriali (trattamento di 750 tonnellate all'anno di materiale fra FORSU e sfalci/potature) o compostiere di comunità o domestiche che abbia le caratteristiche chimiche minime dell'ammendante compostato verde (ACV);
    d) divieto di utilizzo di erbicidi in città e nelle strade di campagna rientranti nel «miglio blu»;
    e) attuazione di contenimento di specie vegetali e animali (zanzare, nutrie, ratti) anche tramite analisi del contenuto in nitrati di suoli e corpi idrici superficiali e ulteriori misure limitanti l'incremento dei nitrati;
    f) divieto di spandimento di materiale azotato di qualsiasi genere nel raggio di un chilometro dalle abitazioni dei pazienti dopo il verificarsi di casi di Febbre del Nilo (West Nile virus) o altre infezioni trasmesse da vettori;
    g) coltivazione urbane biologiche o ulteriormente sostenibili nelle aree agricole del «miglio blu» e in orti urbani con prioritaria fornitura dei negozi biologici di città e delle strutture di ristorazione pubblica nell'ottica della resilienza e della sovranità alimentare locale;
    h) il rapido passaggio della mobilità su gomma a mobilità su ferro, sia in ambito delle persone che delle merci;
    i) il passaggio alla mobilità pubblica su gomma elettrica o a modalità ulteriormente sostenibile (in caso di superi delle polveri sottili PM2.5 superiore a 25 microgrammi/litro per più di 72 ore consecutive) la mobilità privata potrà avvenire su autoveicoli elettrici o ibridi elettrici o su ciclomotori);
    l) lo studio della mobilità locale e interurbana, mirando a rendere disponibili trasporti pubblici da e per le principali realtà lavorative e di aggregazione sociale, consentendo che in particolare la mobilità diretta ai luoghi di lavoro (quella più intensa, concentrata nel tempo e impattante sull'inquinamento) sia pubblica e/o condivisa, anche con forme di premialità fiscale;
    m) adozione di limiti di velocità di 30 KM/ora nei centri abitati ad esclusione di specifiche aree;
    n) implementazione del sistema delle ciclabili urbane in modo che da ciascuna frazione o centro periferico si possa raggiungere il centro città mediante piste ciclabili sicure; realizzazione in ogni città di almeno due linee ciclabili, in stile cardine e decumano, per raggiungere dalla stazione centrale le principali realtà produttive e attrattive turistiche in bicicletta; realizzazione di adeguati parcheggi per cicli presso le stazioni ferroviarie o degli autobus;
    o) il miglioramento della mobilità pubblica interurbana mediante valutazione di indici infrastrutturali, con priorità alle aree ad elevato pendolarismo, a elevata pressione ambientale (basandosi in primis sui superamenti del PM2.5), ai comuni SIN;
    p) incentivi alla mobilità privata sostenibile: auto e motoveicoli elettrici, car pooling, bonus per i circoli virtuosi: come per l'acquisto di autoveicoli e attrezzature elettriche per chi dispone di pannelli solari fotovoltaici anche come acquisto di gruppo solidale, software di condivisione generici per mobilità privata e software sito-specifici connessi, ad esempio, con le stazioni Taxi presso snodi del trasporto pubblico quali stazioni ferroviarie e aeroporti (ove dare avvio alla possibilità di condividere un viaggio per la medesima destinazione);
    q) misure per favorire l'insediamento nei centri storici di esercizi commerciali a filiera corta legati ai prodotti, alle manifatture e alla tradizione gastronomica e culturale del territorio;
    r) penalizzazione della grande distribuzione organizzata (GDO), con tassazione incrementata, in particolare in caso di importazioni transfrontaliere e interregionali di generi alimentari;
    s) esclusione dal patto di stabilità interno dei comuni le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici pubblici; previsione di forme di incentivazione del «negawatt» (ogni kilowatt risparmiato dopo gli interventi pubblici, rispetto alla media triennale dei consumi precedenti, deve essere utilizzato come bonus per escludere gli interventi sostenibili dal patto di stabilità);
    t) stabilizzazione dell’ecobonus al 65 per cento per la riqualificazione energetica degli edifici privati e previsione di un bonus per i «negawatt», kilowatt risparmiati rispetto ai consumi pro-capite del triennio precedente, ad esempio defiscalizzazione per acquisto di beni e strumenti ecologici, riduzione tassazione locale;
    u) valutazione degli studi in merito alle esternalità sanitarie ambientali (come l'ECBA che stima in 48 miliardi di euro all'anno il costo ambientale sulla salute degli italiani o i dati dell'OMS che stimano in 98 miliardi di euro all'anno le esternalità) in modo da proporre ulteriori modifiche puntuali a bilancio attivo della mobilità e delle abitudini di vita;
    v) interfaccia con le istituzioni europee in merito alla fiscalità ambientale mirando a premialità e riduzione delle imposte (per esempio imposta sul valore aggiunto) per i beni ecosostenibili ad esempio veicoli e attrezzature elettriche, accumulatori energetici e impianti a FER solare o eolica per autoconsumo domestico o aziendale, compostiere domestiche e di comunità, trituratori di legname per compostaggio, prodotti ottenuti da riciclo, prodotti alimentari e per la detersione e cosmesi biologica, testi e materiali informativi del settore, per le attività ecosostenibili come le bonifiche;
   a promuovere la gestione sostenibile dei rifiuti umidi, mirando il più possibile al recupero di materia organica, preziosa per i campi e prevedendo iniziative per:
    a) il blocco degli incentivi per recupero energetico dei rifiuti e in particolare del recupero energetico della FORSU e di sfalci e potature;
    b) campagne informative, in primis nelle scuole, per spiegare l'importanza e le modalità di compostaggio domestico e di comunità;
    c) collocamento di compostiere in scuole e altri edifici pubblici dove si possa eseguire un'azione pedagogica e andragogica in merito al corretto compostaggio, gestendo rifiuti di cucine, mense e sfalci e potature facendo sì che tali buone pratiche di economia circolare siano premiate con tariffazione puntuale relativa al mancato conferimento di rifiuto umido e verde;
    d) esenzione dal patto di stabilità interno per i comuni che gestiscano il rifiuto organico nel perimetro comunale ottenendo compost di buona qualità sparso sui terreni comunali anche per limitare l'utilizzo di fertilizzazione chimica;
   a stimolare la detersione e cosmesi biologica e sostenibile assumendo iniziative volte a:
    a) realizzare campagne informative in merito a questo settore con particolare riferimento alle dosi dei detersivi, agli effetti ambientali dei diversi componenti, alle alternative naturali e biologiche, ai costi ridotti dei componenti naturali per autoproduzione dei detersivi stessi;
    b) monitorare le aree del territorio dedicate alle diverse forme di detersione pubblicando i dati dello stato differenziale dei diversi ecosistemi;
    c) impedire l'importazione di fanghi di depurazione da altre regioni e vietare comunque lo spandimento in aree ad elevata pressione ambientale (valutazione della qualità dei terreni, acidità ecc. monitoraggio delle falde) o nelle aree di elevato pregio agricolo;
    d) incentivare la produzione e la vendita di detersivi biologici senza imballaggi;
   ad assumere iniziative per regolamentare la gestione dei reflui di fonderia e di altri rifiuti speciali utilizzati come riempimento dei sottofondi stradali e ferroviari nel rispetto dei principi di sostenibilità:
    a) modificando la normativa in modo che venga limitata l'esportazione interregionale in particolare su lunghe distanze e senza una filiera produttiva a valle;
    b) riattivando la verifica della compatibilità ambientale mediante adeguati test di cessione;
    c) determinando le modalità di verifica dell'adeguato pretrattamento delle scorie in qualsiasi condizione post (conglomerati e altro);
    d) evitando lo spandimento in aree ad elevata pressione ambientale, in comuni SIN, o limitrofe entro 2 chilometri ad aree di ricarica degli acquiferi;
    e) verificando i costi definiti attraverso appositi prezziari di gestione onde evitare speculazioni o attività lecite causa di potenziali reati ambientali;
   ad assumere iniziative per regolamentare in maniera restrittiva il settore «dell'invasione del suolo profondo» (inferiore alla prima falda), che comprende trivellazioni per ricerca di idrocarburi, gas naturale, impianti geotermici speculativi non basati sull'autoconsumo domestico o aziendale, stoccaggi di gas energetici, CO2 e altro, adoperandosi per:
    a) impedire qualsiasi sfruttamento del suolo profondo nelle aree in «zona rossa» dello studio «Isonitrate ISPRA» per i vari fattori di rischio (indice Hi) e in altre aree nazionali analogamente impattate;
    b) seguire studi almeno triennali nazionali sulla qualità dei suoli e delle falde acquifere profonde e superficiali;
    c) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in qualsiasi area risultata a rischio dopo specifici studi nazionali;
    d) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in aree sismiche;
    e) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in aree ad attuale elevata pressione ambientale (spandimento agrozootecnico importante), eutrofizzazione costiera;
    f) pubblicare i dati del referto epidemiologico di ogni territorio;
    g) impedire lo sfruttamento del suolo profondo in caso di referto epidemiologico territoriale anomalo;
   a monitorare e tutelare in generale le falde acquifere, assumendo iniziative per:
    a) in linea con la proposta di legge Daga, numero 2367, aumentare nel cittadino – che è anche, ma non solo, utente obbligato del gestore del servizio idrico di un dato territorio – la consapevolezza rispetto alla sicurezza sanitaria e alla gestione dei rischi connessi all'approvvigionamento e alla distribuzione dell'acqua a fini potabili, attraverso la diffusione immediata di tutte le informazioni concernenti procedure e monitoraggi connessi alla distribuzione dell'acqua potabile ai cittadini;
    b) come per qualsiasi alimento, garantire ai cittadini l'accesso in tempo reale ai referti relativi alla qualità dell'acqua in distribuzione;
    c) contestualizzare il problema dell'approvvigionamento idropotabile rispetto a grandi problematiche ambientali quali l'inquinamento diffuso del suolo e delle falde, la presenza di potenziali situazioni di rischio a monte e sopra i punti di captazione e l'impatto del cambiamento climatico in atto sulla qualità e sulla disponibilità della risorsa;
    d) aggiornamento dei valori di parametro (sono trascorsi tredici anni dall'entra in vigore del decreto legislativo n. 31 del 2001);
    e) miglioramento delle modalità di realizzazione delle campagne di monitoraggio delle acque presso i punti di captazione e distribuzione;
    f) studiare e informare in merito ai possibili effetti sinergici delle varie sostanze presenti;
    g) informare la popolazione in merito ai possibili effetti dell'incremento dei nitrati nelle falde e nell'acque idropotabili, sensibilizzando i gruppi a rischio;
    h) eseguire al più presto studi sugli effetti sulla salute (anche con studi retrospettivi nelle aree impattate) di sostanze non presenti negli allegati ma di cui la letteratura internazionale documenta potenziali effetti tossici e/o cancerogeni;
    i) attraverso valutazione della conformità, tener conto  anche delle sostanze non elencate negli allegati ma per le quali sono stati fissati valori di parametro da parte del Ministero della salute che deve adottare linee guida per la realizzazione di piani di monitoraggio supplementare, anche per la ricerca di sostanze non elencate negli allegati ma ugualmente pericolose per la salute umana;
   ad assumere iniziative per definire in tempi certi i criteri per il calcolo del cumulo degli impatti ambientali di molteplici progetti e/o fonti inquinanti, su un ambito territoriale ristretto di cui alla direttiva 2011/92/UE e successive modificazioni integrazioni;
   a monitorare l'effettiva applicazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico alle informazioni ambientali e della direttiva 2003/35/CE sulla partecipazione del pubblico nell'elaborazione dei piani e programmi in materia ambientale.

(7-00871) «Zolezzi, Daga, Mannino, Terzoni, Busto, De Rosa, Micillo, Vignaroli, Parentela».

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