27/01/16

Quattrone, il tempo dell'omertà è finito!

Prendiamo atto che per il rettore Aldo Quattrone è una semplice formalità la mancanza, nella ‪‎Cardiochirurgia‬ del policlinico universitario di ‪Catanzaro‬, della terapia intensiva dedicata, obbligatoria per legge.
Rispondiamo alle dichiarazioni con cui il rettore Quattrone ha minimizzato sugli esiti della verifica effettuata di recente dalla commissione di controllo, inviata dal dipartimento per la tutela della salute a seguito della nostra ispezione nel reparto. Prendiamo atto che per il rettore Quattrone sono semplici formalità anche la mancanza della seconda sala operatoria, di certezze sulla disponibilità dei pace maker, delle verifiche sulle attrezzature elettromedicali, del documento valutazione rischi, del numero previsto di infermieri, del programma e dei risultati riguardanti le analisi batteriologiche, delle carte sulla prevenzione e sul controllo della legionellosi, della casistica degli ultimi 5 anni, del certificato di qualità, dell'individuazione del cardiologo, del terapista per la riabilitazione e di un tecnico manutentore. E semplice formalità è, per il rettore Quattrone, il fatto che gli interventi chirurgici in circolazione extracorporea sono stati 216 in luogo dei 300 minimi previsti dalla normativa.
Prendiamo atto che per il rettore Quattrone hanno scarso significato gli allarmanti decessi postoperatori denunciati dall'allora primario, professore Attilio Renzulli, che scrisse pure dell'elevato rischio conseguente alla mancanza di terapia intensiva dedicata. Prendiamo atto che il rettore Quattrone ha dimenticato la relativa richiesta di interventi, avanzata dallo stesso Renzulli nel febbraio 2013. Addirittura tramite legale, Renzulli precisò che “l’unica unità di terapia intensiva è condivisa dai pazienti/operati della cardiochirurgia e pazienti che provengono da altre unità operative, nonché urgenze/emergenze interne ed esterne provenienti da tutto il territorio regionale con un elevatissimo rischio di infezioni e contaminazioni”. Fu lo stesso Renzulli a rappresentare, proprio a Quattrone e al dipartimento regionale per la tutela della salute, che “le carenze architettonico/strutturali sono gravissime ed espongono il paziente, che ha subito un intervento cardiochirurgico a rischi gravissimi e non tollerabili che possono portare anche a conseguenze nefaste".
Prenda invece atto il rettore Quattrone che al policlinico universitario, come abbiamo esposto alla Procura di Catanzaro, hanno iniziato a realizzare la terapia intensiva dedicata, ancora non ultimata, esattamente dopo la nostra visita ispettiva del 13 luglio e la nostra richiesta al dipartimento di attivare la commissione di controllo. Scaduto il termine per la conclusione del procedimento di verifica, la terapia intensiva dedicata è ancora in fase di realizzazione. Pertanto, il rettore Quattrone si dimetta subito, dato che ha chiuso consapevolmente gli occhi, sperando che proseguisse il silenzio su una storia di estrema gravità, finora coperta da un generale, rovinoso mutismo.

Statale 106: non serve una commissione d'inchiesta ma azioni concrete e fondi che il Governo Renzi ha tagliato!

Per la statale ionica 106 non servono commissioni di inchiesta ma stanziamenti per incrementarne la sicurezza.
Proporre una commissione d’inchiesta parlamentare sulla statale ionica corrisponde ad una perdita di tempo e ad un’inutile spreco di soldi pubblici. Le commissioni d’inchiesta innanzitutto vengono istituite tramite legge, con tutte le lungaggini e le incertezze del caso. In secondo luogo la materia delle commissioni d’inchiesta riguarda fenomeni estesi e complessi, come il terrorismo o l’immigrazione, su cui il Parlamento ha gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria. Sulla statale Ionica 106 non c’è alcun mistero da chiarire: si sa da anni quali sono gli interventi necessari e certo non è il Parlamento, un organo politico, che deve indicarli. Ciò che serve sono stanziamenti da parte del Governo ed un’azione da parte dell’Anas. La nostra proposta è stata avanzata in una mozione del Movimento 5 Stelle a mia prima firma votata nel settembre scorso e in altri atti parlamentari. In essi si formulano impegni al Governo per terminare e mettere in sicurezza l'intera statale, non la richiesta di ulteriori discussioni! Qualsiasi ipotesi diversa non risolve i problemi della ionica ma, al contrario, è un comodo sistema per politicizzare la questione rimandando le soluzioni vere.

PS negli ultimi 20 anni sono state fatte diverse commissioni parlamentari d'inchiesta...chiedetevi quali risultati hanno portato!

NOI NON CI CASCHIAMO!
CALABRESI, NON FATEVI PRENDERE IN GIRO!

Parco Scolacium: patrimonio da tutelare ad ogni costo!

Il Parco ‪‎Scolacium‬ è un patrimonio da tutelare ad ogni costo!
Sulla vicenda ho presentato un'interrogazione al Ministro ‪‎Franceschini‬ che deve scongiurarne la chiusura. Prima che questa storia assumesse rilevanza mediatica avevo ricevuto segnalazioni in tal senso. Stavamo approfondendo i fatti per intervenire nel merito. È evidente che ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale, che rischia di far perdere alla provincia di ‪Catanzaro‬ ed alla ‪Calabria‬ intera la fruibilità di uno dei posti più magici del territorio. Franceschini convochi un tavolo di confronto con gli enti locali in grado di stabilire le priorità nel sito archeologico e provveda all’adeguamento del personale in sottorganico.
Attraverso l’interrogazione parlamentare ho proposto a Franceschini di aiutare l’autofinanziamento del Parco anche attraverso la richiesta di erogazioni libere da chiedere ai visitatori. In giro per il nostro Paese ci sono parchi archeologici di minore bellezza ed importanza per cui è previsto il pagamento di un ticket d’ingresso.
La ricchezza storico-culturale del nostro Paese andrebbe valorizzata in maniera più efficace. Le statistiche dimostrano la grave crisi di musei e parchi italiani che, nonostante abbiano molto da mostrare, sono meno visitati rispetto a quelli francesi. Una crisi che dimostra l’incapacità della politica di mettere adeguatamente in luce le ricchezze che il nostro Paese possiede, inseguendo modelli di sviluppo lontani dalle peculiarità dei nostri territori.

26/01/16

Cardiochirurgia di Catanzaro: basta omertà, si rispetti la legge e si garantisca la salute dei calabresi!

A seguito delle nostre segnalazioni, l’organo regionale di competenza ha ravvisato alcune irregolarità nel reparto di cardiochirurgia dell’A.O. Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro.
Insieme a Dalila Nesci, che sta conducendo un lavoro certosino sulla precaria situazione della sanità in ‪‎Calabria‬, avevamo denunciato, anche dopo la nostra ispezione, l’assenza di una terapia intensiva dedicata nel reparto.
I controlli eseguiti dall’organo, hanno ravvisato altre mancanze del reparto. Il problema non è scagliarsi contro la mia Catanzaro, il vero dramma è l’assenza di adeguate garanzie per i pazienti anche della mia città.
Ci tengo a precisare che questi interventi non sono finalizzati alla chiusura del reparto, ma al miglioramento dello stesso. Il nostro obiettivo è fare in modo che la cardiochirurgia catanzarese sia una vera eccellenza, e non un’eccellenza sbandierata senza motivo.
Non possiamo consentire che il reparto continui a funzionare così! La legge prescrive la dotazione minima per un reparto che funzioni nell’interesse dei cittadini ed oggi per la cardiochirurgia di Catanzaro non è così.
So che molti miei concittadini non riescono a comprendere l’importanza di questa azione e che sono convinti che sia guidata da chissà quali interessi campanilistici. Il nostro esclusivo interesse è che cardiochirurgia a Catanzaro funzioni e che nessuno possa mettere a repentaglio la propria vita per sottostare ad interessi economici più grandi.
Non abbiamo mai detto, né lo diremo mai, che cardiochirurgia a Catanzaro va chiusa. Diciamo soltanto che deve FUNZIONARE A NORMA DI LEGGE. Come possiamo pretendere di dare in cura i nostri malati senza una terapia intensiva dedicata al reparto? Come possiamo pretendere di curare i malati caridiologici se mancano i pace makers? Come possiamo definire la struttura di classe A se le degenze non rispettano i canoni di legge?
La nostra battaglia è di LEGALITÀ e non sventola bandiere con il simbolo di una città. Non cercate i campanilismi nel nostro movimento, perché vogliamo che non esistano!
Il verbale della commissione regionale documenta in maniera oggettiva che manca la seconda sala operatoria e che non sono stati definiti i posti di letto. È incerta la dotazione dei pace maker temporanei e bicamerali, non sono state completate le verifiche periodiche delle attrezzature elettromedicali né verificate le loro scadenze. Inoltre mancano il documento valutazione rischi, gli atti sulla nomina del responsabile della sicurezza nel lavoro e i giudizi di idoneità del personale, compresi gli addetti della rianimazione e del blocco operatorio. Mancano, infine, il programma circa le analisi batteriologiche e i risultati, le carte sulla prevenzione e il controllo della legionellosi, le statistiche sui casi degli ultimi 5 anni, il certificato di qualità, l'individuazione del cardiologo, del terapista per la riabilitazione e di un tecnico manutentore, figure espressamente previste dalle norme. Tutto ciò nonostante le denunce insabbiate dell'ex primario ‪Renzulli‬ sui casi anche mortali di infezioni batteriche e malgrado i dieci milioni in più che all'anno, nel silenzio generale delle istituzioni, il policlinico universitario riceve illegalmente dalla Regione Calabria, senza protocollo d'intesa valido. Questa vicenda di gravità inaudita obbliga il governatore regionale, Mario Oliverio, a gettare la maschera. Oliverio imponga legalità, licenzi il commissario Antonio Belcastro, che la sua giunta regionale ha nominato in violazione di legge, determini la rimozione del direttore sanitario Caterina De Filippo e del primario, professor Pasquale Mastroroberto. Inoltre il governatore fermi il commissario alla sanità calabrese, Massimo ‪‎Scura‬, che di là dalle norme sta imponendo l'integrazione tra il policlinico universitario e l'ospedale “Pugliese-Ciaccio”, come fosse la svolta del secolo. Infine, a seguito dell'immobilismo tenuto, benché informato della gravità dei fatti, il rettore dell'Università di Catanzaro, Aldo Quattrone, non deve restare nemmeno per un altro giorno al vertice dell'ateneo. Chiederemo conto al ministro dell'Università, perché due sono le cose: o uno sbaglia e paga, oppure sbaglia e resta sempre in sella. In questo ultimo caso nessuno faccia, poi, il mercante ipocrita, profittando della tragica morte di minori innocenti per lucrare dalle emergenze sanitarie della Calabria!

20/01/16

Si metta fine alla drammatica vicenda della discarica di Campolescia a Castrovillari (CS)

Oggi ho interrogato con i colleghi Dalila Nesci e Federica Dieni, i ministri dell’ambiente e dell’agricoltura appoggiando la battaglia dei Comitati e delle Associazioni ambientaliste che, insieme agli operatori del settore agro-alimentare, si stanno opponendo all’ingiustificato tentativo di riaprire la discarica.
La Regione Calabria aveva finanziato la bonifica del sito e la tombatura della discarica, mentre il Comune di Castrovillari ha recentemente deciso di riaprirla con la benedizione dei dirigenti del Dipartimento Ambiente della stessa Regione Calabria, i quali hanno incredibilmente ritenuto congrui i lavori in corso di esecuzione, nonostante le criticità rilevate dai comitati e dai tecnici dell’Arpacal. Una decisione assurda, che rischia di minare seriamente la ricca produzione agricola della zona, che conta più di 5.000 dipendenti nel settore.
La discarica ad oggi continua a produrre percolato, che inquina le stesse falde acquifere che alimentano i campi di coltivazione di numerosi prodotti Dop ed Igp della zona, la più produttiva sotto il punto di vista agricolo dell’intera Calabria. Per questo motivo c’è bisogno che il Ministro dell’Agricoltura Martina intervenga con norme apposite che possano tutelare maggiormente i prodotti Dop ed Igp da rischi come questo, esattamente come prevede la proposta di legge del M5S depositata in parlamento da più di un anno.
Mentre in tutto il mondo si procede alla realizzazione di politiche sui rifiuti che tutelino maggiormente l’ambiente ed alla progressiva eliminazione delle discariche, in Calabria si continua a perseguire politiche fallimentari vecchie di decenni. È incredibile l’ostinato autolesionismo con cui la politica regionale continua a perseguire la logica delle discariche, avvelenando il nostro territorio.

19/01/16

Emergenza ambientale a Tortora (CS): intervenga il governo visto che la Regione Calabria dorme

È urgente procedere alla messa in sicurezza e al monitoraggio delle acque di superficie e profondità del fiume Noce nonchè del suolo circostante in cui sono state riversate, negli scorsi anni, più di 35 mila tonnellate di liquami tossici.
Ho interrogato sulla vicenda, insieme ai colleghi Dalila Nesci e Federica Dieni, il Ministro dell'ambiente ‪Galletti‬ ed il Ministro della Salute ‪Lorenzin‬.
La presenza di metalli pesanti e percolato nel letto del fiume ha causato una vera e propria emergenza ambientale nella zona. Infatti, le sostanze inquinanti trasportate dalle acque del torrente, si sono riversate su tutto il territorio circostante.
La quantità e la pericolosità delle sostanze versate aumentano il rischio per la popolazione e per l’ambiente della zona, compromettendo anche la fauna marina ed il futuro turistico del territorio. È necessario che il governo intervenga urgentemente per conoscere bene l’impatto che la vicenda sta avendo sull’ambiente, sul mare e sulla salute dei cittadini.
Purtroppo tutta la Calabria è interessata da fenomeni simili, in Parlamento abbiamo approvato la legge contro gli eco reati che aspettavamo da tanto tempo, ma sul territorio le istituzioni regionali deputate al controllo ed al monitoggio, rimangono in letargo compromettendo seriamente la salute dei cittadini e dell’ambiente nell’intera regione. Il ‪M5S‬ non perde mai occasione per rimarcare la necessità di istituire un registro tumori ed un registro epidemiologico in Calabria, infatti oltre a ricordarlo negli atti che rivolgiamo al Ministro della salute, abbiamo anche presentato una proposta di legge in tal senso affinchè sia presente in ogni regione di tutto il paese. Il governo ‪Renzi‬, però, preferisce fare orecchie da mercante.


17/01/16

Interrogazione M5S sull’intimidazione al figlio di Nicola Gratteri

Oggi abbiamo presentato alla Camera dei Deputati un’interrogazione al ministro dell’Interno sul recente episodio che ha riguardato il figlio del magistrato Nicola Gratteri, chiedendo conto delle misure di sicurezza nei confronti dell’intera famiglia. Per noi parlamentari calabresi del M5S -Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela, Federica Dieni e Laura Ferrara, parlamentare Ue - “nulla va sottovalutato, quando c’è di mezzo l’impegno vero contro la criminalità organizzata”.
La Polizia di Messina sta indagando su quanto accaduto al figlio del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Il ragazzo, che vive vicino all’università di Messina, dove studia, ha raccontato che dei finti poliziotti gli hanno suonato alla porta di casa. Ha poi visto scendere due persone incappucciate dal piano sopra al suo ed ha immediatamente avvertito la Polizia.
Il dottor Gratteri è tra i magistrati più esposti e impegnati contro la ‘ndrangheta. Il recente episodio capitato a suo figlio è di estrema gravità, perché ha le caratteristiche di un segnale, pericoloso e perfino macabro. Gratteri ha lavorato per l’emancipazione da una cultura mafiosa largamente diffusa nel Paese. L’ha fatto sia come pubblico ministero che come prezioso divulgatore, portando avanti, con la professione e con i libri scritti insieme al giornalista Antonio Nicaso, un messaggio di legalità evidente; anzitutto a sostegno dell’etica e dell’onestà, in un tempo di caos, cancellazione dei diritti e pedagogia della violenza.
Gratteri è entrato nella scuola e ha parlato ai giovani da uomo dello Stato, testimone di una lotta incessante alla ‘ndrangheta, in primo luogo culturale. È dunque una figura scomoda, perché coerente, autorevole e inattaccabile. Noi vigileremo per l’incolumità sua e dei familiari, senza abbassare la guardia.

13/01/16

Hanno riacceso la Centrale del Mercure, fermiamoli!

Con la vergognosa riattivazione della centrale del Mercure nel pieno Parco Nazionale del Pollino (patrimonio dell'Unesco), ‪Oliverio‬ e ‪Renzi‬ hanno nuovamente dimostrato di essere solo marionette delle lobby.
La volontà popolare manifestata da diversi anni da comitati e associazioni per difendere il territorio è stata nuovamente calpestata con una vergognosa autorizzazione rilasciata dal dipartimento dello sviluppo economico della Regione Calabria. Sono decine le interrogazioni parlamentari depositate in questi anni, tutte rimaste senza risposta. Questa omertà istituzionale puzza come l'oscura vicenda delle infiltrazioni della 'ndrangheta, che come appreso da fonti stampa, parrebbe gestire il mercato dell’approvvigionamento del legno.
La riapertura della centrale va contro una sentenza del Consiglio di Stato, una del TAR di Catanzaro ed in spregio alle regole dell’Ente Parco, che prevede centrali a biomasse delle dimensioni massime venti volte inferiori rispetto a quella appena riattivata. Ma non solo, devono spiegarci come sia possibile rilasciare parere favorevole alla riattivazione della centrale in mancanza dell’autorizzazione AIA-VIA, della Valutazione di Impatto sulla salute e con le Valutazioni di Incidenza delle Regioni Calabria e Basilicata scadute. Ma non finisce qui, ho anche richiesto, con un atto di sindacato ispettivo, di avere accesso al protocollo DICA – AC – n. 687 del 6 maggio 2015 nel quale la Regione Calabria e la Regione Basilicata si sono espresse a favore della riattivazione della centrale. Il governo, però, continua a nascondere ad un parlamentare della Repubblica un importante documento, nonostante lo abbia esplicitamente richiesto in più atti ufficiali.
Tutto questo mentre l’Enel non ha ancora bonificato l'area della centrale inquinata da materiali tossici e cancerogeni come l'amianto illegalmente interrato. Se Governo e regioni pensano che i cittadini accetteranno la devastazione di un patrimonio ambientale unico come il Parco Nazione del Pollino si sbagliano di grosso. Faremo di tutto per fermare questo vergognoso scandalo!

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Le mani della 'ndrangheta sulla centrale del Mercure e il silenzio delle istituzioni
Un altro forte NO alla centrale del Mercure
NO al mostro a biomasse nel Parco Nazionale del Pollino!
Il Governo Renzi decide di svegliare il mostro a biomasse del Mercure a Laino Borgo (CS)
Centrale del Mercure, M5S: "il mostro a biomasse devasta il territorio"

12/01/16

Oliverio getta la volontà popolare nella discarica di Celico (CS)

Oliverio e la sua cricca decidendo di non ritirare l’AIA per la discarica di Celico (CS) stanno calpestando ancora una volta la volontà di migliaia di cittadini e condannando a morte certa una parte importante della Sila cosentina.
Quella discarica non si sarebbe dovuta neanche costruire, perché in una zona ad alto rischio sismico e con presenza di vincolo idrogeologico, paesaggistico e a ridosso del Parco Nazionale della Sila. La concessione ad abbancare rifiuti nell’impianto di Celico è un vero e proprio stupro alle bellezze naturalistiche della zona, con un rischio altissimo anche per la salute della popolazione che risiede nelle vicinanze.
La giunta Oliverio aveva promesso discontinuità col passato, specie nella gestione dei rifiuti. La triste verità è che stanno perpetuando una gestione diabolica in perfetta continuità con il passato. Non oso immaginare quali interessi stia curando in realtà il Pd nel continuare a regalare ai privati la possibilità di fare affari sullo smaltimento dei rifiuti.
Nelle interrogazioni parlamentari che abbiamo rivolto al governo abbiamo proposto anche la bonifica della vecchia discarica ma sono rimaste senza risposta. Credono che questa sia semplicemente una battaglia politica, ma non è così, è una battaglia di civiltà! È con discariche come quella di Celico che si mette a serio rischio il benessere delle future generazioni. Faremo di tutto per fermare questo scempio inaudito.

‪#‎NoDiscaricaCelico‬

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La Regione Calabria agisca presto contro le trivellazioni

La Regione ‪‎Calabria‬ faccia presto a sollevare il conflitto di attribuzione contro il Parlamento davanti alla Corte Costituzionale in merito ai quesiti referendari contro le ‪trivellazioni‬ come hanno già fatto le regioni Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania.
Il tentativo di ‪Renzi‬, che con la legge di stabilità avrebbe voluto evitare il ‪referendum‬, è palesemente fallito. Il governo, secondo la Corte, con le modifiche introdotte nella legge di stabilità è riuscito a soddisfare soltanto cinque dei sei quesiti referendari. Sollevando il conflitto di attribuzione, le Regioni promotrici possono fare in modo che vengano riabilitati anche i quesiti relativi alla durata dei permessi ed al piano delle aree.
Mario Oliverio faccia presto, altrimenti anche la Calabria subirà la follia delle trivellazioni che piacciono tanto al segretario del partito democratico Renzi ed alle lobby del petrolio sue amiche.

Visita del MoVimento 5 Stelle a Rosarno

Adesso basta! Il Sud Italia non merita tutto questo: una crescita economica più bassa della Grecia, un cittadino su tre a rischio povertà, un tasso di disoccupazione dei giovani al 56%, nessuno fa più figli perché non ci sono soldi (il crollo demografico ha raggiunto il valore più basso dai tempi dell'Unità d'Italia quando si moriva di tubercolosi).
Con Laura Ferrara e Massimiliano Bernini Portavoce siamo andati a Rosarno (RC) per documentare questo tracollo sociale. L'agricoltura è il simbolo dell'abbandono di questa terra da parte dello Stato.
Gli agricoltori vengono pagati per la raccolta delle arance pochissimi centesimi al kilo. Sono la grande distribuzione e i vari intermediari che decidono i prezzi e 'prendere o lasciare'. Il mercato lo fanno i forti, con il beneplacito dell'Europa che li aiuta siglando, per esempio, accordi sulla liberalizzazione dei prodotti ortofrutticoli e ittici con il Marocco. È una strategia questa che persevera nella proposta suicida della Mogherini di aumentare la quota annua di olio importato dalla Tunisia. Ai contadini del Sud Italia non resta che lasciar marcire i frutti sugli alberi.
Agli schiavi di questo sistema economico, si aggiungono quelli sociali, dei lavoratori e dei braccianti (moltissimi dei quali extracomunitari). Qui nel 90% dei casi si lavora in nero, in condizioni di vita disumane, spesso senza nemmeno ricevere la paga di 15/20 euro al giorno. La mafia spesso gestisce il caporalato di questi moderni schiavi che fuggono da guerre per trovare nuove e più sofisticate forme di guerre.
I poveri - italiani e stranieri - devono unirsi per fare invece la guerra a chi li obbliga allo stesso destino: marcire, come le arance, come il Sud Italia. Quando questa alleanza di realtà virtuose avviene, come nel caso dei GAS e del mercato equo e solidale, ai produttori viene concesso un prezzo equo, ovvero 40 centesimi al kg.
Il MoVimento 5 Stelle chiede subito una etichettatura etica delle arance e di tutti gli altri prodotti ortofrutticoli italiani e una riforma efficace della distribuzione dei prodotti agricoli che oggi arrivano al consumatore dopo ben 14 passaggi di intermediari!
Il governo ignora quello che succede al Sud. Ecco perché abbiamo scritto una lettera ai Ministri Angelino Alfano, Giuliano Poletti e Maurizio Martina. Le Istituzioni non hanno più scuse o saranno complici di quello che sembra un omicidio programmato di un territorio che ha fatto la storia dell'Europa.


11/01/16

"Jure Vetere sottàno" abbandonato al pascolo e allo sterco delle mucche

Abbandonato al pascolo e allo sterco delle mucche il sito archeologico di “Jure Vetere sottàno”, sulla Sila cosentina, dove ci sono i resti della prima abbazia di Gioacchio da Fiore, risalente alla fine del XII secolo.
Questa mattina insieme a Dalila Nesci e Federica Dieni, con un'interrogazione al governo abbiamo chiesto iniziative per la piena e naturale fruizione da parte di fedeli e turisti del complesso architettonico dell'Abbazia florense e del sito archeologico di 'Jure vetere sottàno', anche, eventualmente, secondo un percorso di unificazione volto, profittando dell'anno giubilare in corso, alla valorizzazione culturale della figura e dell'opera dell'abate cattolico Gioacchino da Fiore», sotto causa di beatificazione.
Nell'atto abbiamo sottolineato che il sito archeologico in argomento è stato del tutto abbandonato, la recinzione è in larga misura mancante e i resti dell'antico edificio religioso non risultano coperti, per cui sono esposti a intemperie, vandalismo e ruberie. Inoltre abbiamo ricordato che nella vicina Abbazia florense di San Giovanni in Fiore, nel tempo oggetto di una grave sottrazione di beni e di spazi, si trova una residenza sanitaria assistita accreditata, benché i locali utilizzati siano di proprietà del Comune di San Giovanni in Fiore, che, pur avendo agito presso il Tribunale di Cosenza per il rilascio, non ha mai ritenuto di revocare in autotutela il certificato di agibilità. A riguardo, nell'interrogazione abbiamo chiesto al ministro della Giustizia se non ritenga opportuno accertare le cause della lentezza del suddetto procedimento di rilascio e ai Ministri della salute e dell'Economia se non intendano, per il tramite del commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria, disporre una revoca delle autorizzazioni regionali alla suddetta residenza sanitaria assistita che fossero in contrasto con le norme e il piano di rientro.
Per il MoVimento 5 Stelle il vergognoso abbandono del sito archeologico di Jure Vetere sottàno e la rsa nell'Abbazia florense di San Giovanni in Fiore sono l'esempio dell'ignoranza, dell'indifferenza e dell'incapacità di gran parte della classe politica, a partire dal governatore regionale Oliverio, muto e fermo benché originario del posto.