30/12/16

Un piccolo regalo di fine anno


Ecco a voi un report dettagliato della mia attività da Portavoce M5S alla Camera dei Deputati aggiornato fino ad oggi.
Un grazie particolare ai miei collaboratori (Francesco e Andrea) a tutti gli attivisti e cittadini volontari che mi hanno aiutato finora. Auguro a tutti voi un buon 2017 con la speranza di vincere tante altre battaglie per il bene comune.

Scarica e diffondi il report ☞ https://goo.gl/ebzDSJ

21/12/16

Tirocinanti della giustizia: la politica per una volta non resti schiava della burocrazia

video

I tirocinanti della giustizia calabresi aspettano da mesi che il bando che da loro diritto di lavorare nei tribunali divenga operativo.
Manca solo il nullaosta da parte del Ministero della Giustizia, che giace da settimane sulla scrivania di un funzionario.
Oggi hanno protestato a Catanzaro presso la cittadella regionale. Annunciano nuove proteste se la loro situazione non dovesse sbloccarsi. Difficile dargli torto
Il governo si affretti a concedere il nullaosta per rendere operativo il bando dedicato ai mille tirocinanti della giustizia calabresi percettori di ammortizzatori sociali in deroga che sono in graduatoria ormai da mesi. Ho scritto, insieme alla collega Tiziana Ciprini, al Ministro Orlando per sollecitare una rapida conclusione di questa vicenda. Da ormai un mese i tirocinanti attendono un semplice passaggio burocratico che tarda a venire. Nel frattempo stanno continuando a protestare civilmente per poter godere di un diritto praticamente acquisito.
Il bando lanciato nel mese di marzo dalla Regione Calabria ha le coperture economiche della Comunità Europea e l’avallo degli uffici giudiziari calabresi, con cui sono state concluse delle intese anche al fine di concedere loro il personale di cui hanno bisogno. La Calabria ha un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa e questa misura potrebbe consentire respiro a mille famiglie calabresi. Insomma, non si tratta di bruscolini, ma di un passaggio necessario e doveroso.
Ci auguriamo che prima di Natale i tirocinanti della giustizia calabresi possano ottenere quanto gli spetta. Non si comprende la natura di tale ritardo nel concedere il nullaosta. La politica, per una volta, non resti schiava della burocrazia.

15/12/16

Fermare le trivelle per fermare la subsidenza


Il governo deve impegnarsi ad approfondire, con opportune indagini, gli anomali tassi di subsidenza (abbassamento della superficie terrestre) a Crotone ed a Capo Colonna, probabilmente dovuti anche alla presenza delle piattaforme estrattive. È quanto ho scritto nell'interrogazione parlamentare che ho presentato al nuovo Presidente del Consiglio Gentiloni ed al confermato Ministro dell’Ambiente Galletti. È insensato proseguire con le indagini geofisiche attraverso l’airgun nell’area di Crotone. Così facendo si mette a serio rischio la vita stessa di migliaia di cittadini e dell'ecosistema marino. È probabile che la presenza delle attività estrattive abbia accelerato il processo di subsidenza sulle coste del crotonese e sarebbe opportuno mettere la parola fine a queste attività. Anche la commissione per lo studio della subsidenza nella zona di Crotone, aveva suggerito più attente analisi sul fenomeno.
Il monitoraggio eseguito dalla stessa Eni ha evidenziato la necessità di approfondire scientificamente il tasso anomalo di abbassamento del fondo marino nella zona per una maggiore comprensione del fenomeno, che non è escluso possa essere dovuto proprio alle attività di estrazione del gas. Tra l’altro è comprovato, in alcuni casi, la correlazione tra estrazione di gas e presenza di sismi indotti. Vista l’alta sismicità della zona e gli anomali tassi di subsidenza, sarebbe necessario impedire che a largo di Crotone e Capo Colonna si possa estrarre ancora gas. Purtroppo pare che il governo non sia assolutamente intenzionato ad interrompere le attività estrattive in zona. Anzi, soltanto un mese fa si sono concluse le procedure VIA che permetteranno alle multinazionali Global Med e Sclhumberger di avviare le indagini geofisiche mediante l'airgun, mettendo a repentaglio la fauna ittica dei nostri mari.
Perciò rinnovo l'invito ad Oliverio ed all'assessore Rizzo di intraprendere al più presto, insieme ai comuni interessati, la via del ricorso al TAR per impugnare il provvedimento con cui il Ministero dell’Ambiente, con l'avallo Ministero dei Beni culturali, ha autorizzato le riferite indagini con l'airgun nello Ionio.
Noi non ci arrenderemo fin quando non avremo raggiunto l'obiettivo di fermare tutte le attività estrattive nel nostro paese, magari anche grazie al nostro programma energetico di governo, che proprio in questi giorni stiamo votando sulla nostra piattaforma Rousseau. L’obiettivo è abbandonare definitivamente, nel corso degli anni, l'utilizzo dell'energia fossile.

#StopGlifosato in Calabria? La strada è ancora lunga!

Mario Oliverio dice di aver abolito il Glifosato in Calabria. La delibera regionale non prevede, però, l’eliminazione del Glifosato dall’agricoltura calabrese, poiché riguarda solamente i disciplinari di produzione integrata attraverso un’adesione volontaria delle aziende del settore che, per questo, percepiscono fondi europei.
Il 10 maggio scorso, scrissi una lettera formale al Governatore della Calabria in cui chiedevo vari interventi per eliminare l'utilizzo di tale sostanza dalla nostra agricoltura regionale, tra cui l'eliminazione da tutti i disciplinari di produzione.
Perciò Oliverio ha accolto solo in parte tale richiesta, che proveniva anche dal forum delle associazioni ambientaliste calabresi.
Si può parlare di un piccolo passo in avanti, ma non di totale abolizione del famoso pesticida. Occhio alla falsa propaganda!
In Calabria il Glifosato viene attualmente utilizzato anche nella pulizia delle strade e delle aree pubbliche. A subirne le conseguenze negative sono anche i conduttori di aziende agricole biologiche che sono costretti a distruggere parte del raccolto quando questo viene contaminato dall’uso di sostanze chimiche utilizzate per le operazioni di ripulitura dei cigli stradali.

Se Mario Oliverio volesse veramente tutelare la qualità dell'agricoltura "Made in Calabria", dovrebbe intervenire in modo concreto per rimuovere l’erbicida glifosate da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono ed escludendo da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso. Bisogna garantire che nei bandi di gara emanati dalla Regione per gli appalti pubblici riguardanti gli interventi di contenimento delle infestanti e nel settore della manutenzione delle strade, venga indicato come unica tipologia di intervento possibile quello di tipo meccanico.
Inoltre, occorre avviare una concreta campagna d'informazione attraverso incontri e comunicazioni scritte rivolte ai rivenditori sul territorio regionale ed a tutti i cittadini sui rischi per l’ambiente e per la salute umana nell’utilizzo e nella vendita di prodotti diserbanti. Ancora, bisogna attivare una volta per tutte un monitoraggio costante ed approfondito sulla contaminazione dei pesticidi nelle acque di superficie e profondità trasmettendo i risultati all'ISPRA.
Questo lavoro oggi sarebbe stato affidato addirittura ad un'azienda privata e non all'Arpacal, ma da diversi anni non si ha ancora alcuna notizia circa l'effettivo lavoro svolto.
Infine, Oliverio dovrebbe convincere i vertici del suo PD a condurre veramente una battaglia insieme a noi, a livello nazionale ed europeo, per bandire il glifosato su tutto il territorio nazionale. Cosa che purtroppo non è accaduta finora nonostante le nostre continue richieste.

La Calabria deve sfruttare al meglio la propria vocazione naturale verso la coltivazione di prodotti biologici di qualità rispettando la biodiversità. L’utilizzo della chimica in agricoltura non rappresenterà mai per la Calabria un vantaggio competitivo determinante. Solo il con vero rispetto della terra possiamo garantire qualità e benessere. La transizione verso l’agroecologia è la strada che devono intraprendere al più presto la Calabria ed il nostro Paese.

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12/12/16

Capitano De Grazia, da 21 anni una tragedia senza verità...

Oggi ricorre il 21° avversario della morte del capitano Natale De Grazia, un santo laico calabrese, scomparso mentre indagava sul traffico illecito di rifiuti radioattivi ed il fenomeno delle navi a perdere.
Le indagini del pool investigativo coordinato dal procuratore Francesco Neri, subirono un duro colpo con la morte di De Grazia e rappresentano, ancora oggi, uno dei più fitti misteri della storia d'Italia. Bisogna chiarire ancora tutte le circostanze della morte e i mandanti della morte.
Non vogliamo che il sacrificio di De Grazia rimanga vano, pretendiamo che la politica, ad oltre 20 anni di distanza, si impegni veramente per risolvere questo mistero e restituire giustizia ai cittadini italiani che vogliono la verità.
La politica deve impegnarsi per indagare a fondo sulle navi dei veleni, perchè la tecnologia moderna consente di scoprire la verità sul contenuto di quelle navi e sul traffico internazionale di rifiuti. La memoria di De Grazia va rispettata anche attraverso la desecretazione dei documenti che ancora giacciono negli uffici del Parlamento.
Non si può continuare a nascondere ancora la verità, lo si deve alla memoria di De Grazia e a tutti quei cittadini che continuano a morire in silenzio, magari per colpa di quelle navi affondate a largo di quelle spiagge in cui pescano o fanno il bagno. Noi non ci arrenderemo mai  lo facciamo anche per rendere il giusto omaggio al suo sacrificio ed al suo coraggio.

09/12/16

Mobilità in deroga, inadeguate le iniziative adottate da Oliverio

Sull'emergenza dei lavoratori in mobilità in deroga, la Regione Calabria deve essere conseguente coi fatti specifici e con le proprie responsabilità. Le iniziative adottate da ultimo sono l'ennesima perdita di tempo, oltre che inadeguate, e non collimano con la possibilità di superare la mancanza di continuità mediante l’utilizzo delle risorse del 50%, già assegnate alla Regione.
I diritti dei lavoratori sono dunque calpestati con il tentativo di utilizzare politiche attive del lavoro, che non hanno alcuna attinenza con la specifica tutela di legge della mobilità in deroga. Questo caso sta diventando sempre più grave, per cui interrogherò il ministro del Lavoro per sapere dei fondi erogati, in modo da seguirne il percorso che hanno avuto nel tempo. Il MoVimento 5 stelle ha inoltre una proposta seria, cioè il reddito di cittadinanza a carattere universalistico, che ha registrato il favore di altre espressioni politiche e di parti sindacali. Purtroppo la Regione di Oliverio è sorda, tanto sul fronte della risoluzione effettiva del problema delle spettanze dei lavoratori in mobilità, quanto sull'avvio di una ricognizione tecnica e politica finalizzata a sostenere un reddito di cittadinanza utile ai senza lavoro. Il MoVimento 5 stelle proseguirà la battaglia a favore dei lavoratori in mobilità in deroga e per quanti siano esclusi dall'assistenza sociale a causa delle politiche delle oligarchie finanziarie, sospinte da economisti di regime come Jean Tirole e da burocrati alla Yoram Gutgeld.

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05/12/16

Ha vinto la democrazia e ora riprendiamoci il paese!

Sono stati sei mesi intensi e interminabili, abbiamo girato ogni angolo del paese con ogni mezzo e tantissima passione per salvare la sovranità popolare. Abbiamo detto NO ad una riforma costituzionale che puzzava di banche d'affari, massoneria, casta e lobby del fossile; che voleva allontanare ancora di più i cittadini dallo Stato, negandoci altri diritti. Siamo riusciti a rispedire al mittente un disegno perverso in cui Renzi, Boschi, Verdini e Napolitano erano solo dei mandatari. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno dedicato del tempo per questa battaglia campale. I comitati, le associazioni, i nostri attivisti e tutti coloro che si sono esposti in prima persona mettendoci la faccia. Abbiamo scritto una pagina importante della storia della nostra democrazia. Ed è stato bellissimo! Come da vecchia tradizione politica, qualcuno in queste ore tenta di prendersi meriti che non ha sulla vittoria del no. Mi fanno un po’ pena, ma lasciamoli vivere in questo mondo ormai fuori dalla realtà. Anche il loro tempo è scaduto e ancora oggi non se ne rendono conto.

Questo NO alla riforma costituzionale è stato innovativo, rivolto al futuro che vogliamo vedere nel nostro paese, dove i cittadini hanno più potere e più strumenti per decidere il proprio destino. E' stato anche un no che mette un freno a questa economia, basata sul mero profitto a discapito dei beni comuni. I cittadini hanno dimostrato che non vogliono delegare la propria vita alla partitocrazia ed ai nominati di turno. Vogliono poter contare qualcosa soprattutto sulle sorti del territorio in cui vivono, vogliono partecipare! E il futuro è la democrazia diretta e partecipata. Altro che clausola di supremazia, ci vorrebbe una clausola di cittadinanza per liberare i territori dai tanti “prenditori” senza scrupoli. È stato un grande no alla vecchia politica, basata su grandi opere inutili, sulla corruzione, sul cemento e l'energia fossile. Ora spetta a noi portare avanti questa battaglia di civiltà.

Gli italiani ora devono essere chiamati al voto al più presto, ma i partiti faranno di tutto per tirarla per le lunghe per arrivare a prendere la pensione d'oro. Non glielo permetteremo e chiediamo agli italiani, anche a coloro che hanno votato Si, di stare al nostro fianco in questa battaglia. Sentitevi partecipi di questo cambiamento epocale insieme a noi. Nei prossimi giorni inizieremo a votare online il programma e la squadra di governo. Auguriamo buon lavoro al Presidente Mattarella in questo momento cruciale. Come prima forza politica del Paese siamo disponibili a fare tutti i passi necessari per arrivare alle elezioni politiche.

E ORA RIPRENDIAMOCI IL PAESE!

02/12/16

In Calabria la strategia clientelare del PD è scaduta!

La presenza di Renzi in Calabria conferma la strategia clientelare del governo rispetto al referendum di domenica, con le promesse, la proiezione di finanziamenti milionari e il solito teatro della rinascita della regione, che puntualmente non arriva.
L'utilizzo del teatro reggino Cilea per lo show di Renzi conferma lo squilibrio della gestione della struttura nei confronti del primo ministro, il quale perderà il referendum nonostante il dispiegamento del potere a tutti i livelli istituzionali e gastronomici, date le fritture di pesce promesse da De Luca. Nei giorni scorsi i renziani Magorno e Bruno Bossio sono stati fischiati a Praia a Mare (Cs) da una comunità consapevole, informata e reattiva. Crediamo che i calabresi non accetteranno le bugie del premier, che in Calabria non ha risolto nulla e che ha contribuito allo sfascio della sanità grazie alla protezione politica garantita ai commissari Scura e Urbani.
Per PALLA PALLA i guai inizieranno il 5 dicembre, quando con la sua sconfitta si renderà conto dell'infausta scelta compiuta, contraddittoria e del tutto opposta al bene dei calabresi.

28/11/16

Discarica di Casignana: la regione parla di bonifica ma progetta l'ampliamento

Ampliamento? Regione Calabria? Ma non era il governatore Oliverio colui che, pochi minuti dopo il servizio mandato in onda da Le Iene il 17 febbraio, scriveva su facebook: “Abbiamo stabilito la definitiva chiusura della discarica di Casignana alcuni mesi fa senza attendere il clamore mediatico.
Ne abbiamo anche disposto la bonifica, consapevoli che si trattasse di una vera "bomba ecologica".
La cura del territorio, il rispetto dell'ambiente, sono la nostra priorità”.
Su "la cura del territorio", "il rispetto dell'ambiente" e "le priorità" facciamo un po' di chiarezza...
13 ottobre 2015
La discarica dà evidenti segni di instabilità, tanto da farne scaturite il sequestro preventivo.
21 ottobre 2015
La Regione Calabria approva le Linee guida per la rimodulazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti della Regione Calabria (otto giorni dopo il sequestro preventivo) con delibera di giunta regionale numero 407, con cui si stima a Casignana una capacità residuale di 200mila metri cubi di rifiuti.
1 novembre 2015
Una vasca della discarica, sotto le incessanti piogge dell'alluvione, cede riversando tutto il suo carico di percolato a valle. L’evento viene inizialmente taciuto, per poi scoppiare in un caso nazionale.
9 novembre 2015
Il Tar ordina la messa in sicurezza della discarica con somma urgenza.
16 novembre 2015
Il governatore Oliverio, durante una conferenza stampa a Locri per far la conta dei danni provocati dall’alluvione, si esprime così riguardo la discarica: «A Casignana non arriverà più neanche un chilo di immondizia», ma i lavori di messa in sicurezza portano ancora il nome “Ampliamento della discarica pubblica per rifiuti non pericolosi in località Petrosi del comune di Casignana”. La carte, come si evince, dicono il contrario del Governatore.
17 novembre 2015
Al Consiglio regionale della Calabria si riunisce per la terza volta (in meno di un mese) la Quarta commissione ambiente, e le famose Linee guida per la rimodulazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti della Regione Calabria (sfornate dalla Giunta regionale con delibera numero 407 il 22 ottobre 2015) passano indisturbate con parere favorevole. E con queste, i famosi 200mila metri cubi di rifiuti continuano ad essere designati come capacità residuale della discarica di Casignana; perché né la Giunta, né la Quarta commissione hanno provveduto a cancellarle. Un errore?
25 novembre 2015
La delibera passa dalla Quarta commissione con “parere favorevole”. Ancora?
3 dicembre 2015
Il Tar richiama l'Arpacal, grazie alle istanze presentate dall’avvocato del Comune di Bianco, Ferdinando Parisi, con un’ordinanza in cui c'è scritto: “L’Arpacal a fronte dell’ordinanza cautelare n. 266/2015 con cui veniva nominato commissario ad acta un proprio funzionario, ne dichiarava l’incompatibilità rispetto il predetto incarico; a fronte del decreto cautelare n. 292/2015 con cui veniva alla stessa ordinata la messa in sicurezza del sito, rimaneva sostanzialmente inadempiente”; così “ravvisata la perdurante necessità di mettere in sicurezza il sito di cui in causa, divenuta ancor più impellente in conseguenza agli eventi alluvionali del mese scorso” il Tar nomina commissario ad acta della discarica il Prefetto di Reggio Calabria.
E gli atti del processo vengono impacchettati e spediti alla procura di Locri al fine di valutare la sussistenza di eventuali reati dell’Arpacal che rischia la condanna per omessa bonifica.
5 ottobre 2016
Giunge a conclusione il procedimento pendente dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria - Sez. staccata di Reggio Calabria avente ad oggetto la messa in sicurezza e la bonifica della discarica di Casignana.
Il Tar si è espresso sul ricorso proposto nel 2015 dall’avvocato Ferdinando Parisi nell’interesse del Comune di Bianco contro la Regione Calabria ed il Comune di Casignana, ed avente ad oggetto la discarica di contrada Petrosi che da anni contamina i territori a valle ed il mare Ionio con lo sversamento di percolato nel torrente Rambotta.
La sentenza condanna il Comune di Casignana e la Regione Calabria ad effettuare la messa in sicurezza nonché la bonifica definitiva del sito, secondo le modalità e le tempistiche procedimentali descritte in atti.
25 novembre 2016
Una nuova alluvione colpisce la Locride, la discarica di Casignana tracima acqua frammista a percolato dalle due vasche site ai suoi piedi, esattamente come l’anno precedente. Un anno di tempo non è stato sufficiente alla Regione Calabria per provvedere alla copertura delle due vasche, che costano alla Regione (come dichiarato dal dirigente della protezione civile Carlo Tansi durante una conferenza stampa tenutasi a Bianco il 26 novembre 2016) più di un milione di euro in smaltimento del percolato.
28 novembre 2016
Ed oggi l’incredibile scoperta. Basta andare a sfogliare il Burc sul sito della Regione per verificarlo. Nonostante gli annunci e le passerelle, le perdite di percolato ad ogni pioggia, gli altissimi costi di gestione dovuti alla mancata manutenzione; nonostante i giornali, le televisioni, Le Iene, il Tar, la salute e la volontà dei cittadini, la Regione continua a programmare l'ampliamento. Ma nessuno dei suoi rappresentanti, tra politici e tecnici, ha il coraggio di dichiararlo apertamente.
Proprio aspettandosi un tale comportamento da parte della Regione Calabria, nonostante il Tar auspicasse una rinuncia agli atti, l’avvocato Parisi ha insistito nelle proprie richieste: «Secondo la sentenza n. 999/2016 la Regione Calabria ed il Comune di Casignana devono provvedere alla "messa in sicurezza nonché la bonifica definitiva del sito di cui è causa, secondo le modalità e le tempistiche procedimentali descritte in atti". Tra tali atti vi è il DDG 2445 del 19 marzo 2016, con cui è stato approvato il progetto preliminare di “messa in sicurezza e sistemazione definitiva delle discariche comunali site in località Petrosi nel Comune di Casignana” e che si sta provvedendo all’affidamento delle indagini geognostiche integrative propedeutiche all’assegnazione della progettazione che prevede la definitiva sistemazione dell’area, senza alcun recupero volumetrico». A tal punto si auspica che il Comune di Bianco voglia agire al più presto dinanzi al Giudice Amministrativo, anche in sede di ottemperanza, perché la Regione Calabria ponga in essere quanto alla stessa ordinato con la sentenza n. 999.
Ma il sindaco di Casignana... lo sa?

Antonella Italiano - corrierelocride.it

Con il Sì avremo le olimpiadi di Ping Pong in Parlamento

Alla mancata abolizione del Senato si aggiunge la confusione provocata dai procedimenti legislativi che passano a dieci (attualmente sono due, quello costituzionale e quello ordinario). Inoltre, l’iter per approvare una legge, invece di essere più breve, diventerà più lungo: sono previste circa 16 materie che dovranno passare obbligatoriamente all’esame delle due Camere e c’è il rischio - che è quasi una certezza - che si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza, cioè che il presidente della Camera e quello del Senato debbano decidere quale iter legislativo adottare: monocamerale, bicamerale, monocamerale rinforzato, ecc. Dal momento che una legge raramente riguarda un solo tema, una sola materia, sarà difficile stabilirlo… figuriamoci se i presidenti saranno di due partiti diversi! In caso di conflitto, chi ha scritto la riforma non ha previsto nessun meccanismo di risoluzione, motivo per cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, con conseguente paralisi dell’attività del Parlamento; la risoluzione dei conflitti attraverso la Corte può durare mesi.
RISPEDIAMO AL MITTENTE QUESTA SCHIFORMA!

27/11/16

Nonostante la censura domani spiegheremo le ragioni del NO a Catanzaro

Prendiamo atto della parzialità dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, che aveva autorizzato l'utilizzo di una sala universitaria per un incontro sulle ragioni del “no” al referendum, salvo poi arretrare all'ultimo, con giustificazione pessima.
Nell'Università di Catanzaro e negli altri atenei si sono svolti convegni sul referendum con la presenza di politici. Questa è l'ennesima censura. In più occasioni ci hanno negato l'utilizzo di sale comunali e piazze pubbliche. Ma se qualcuno pensa di fermarci, si sbaglia di grosso. Il previsto evento “Verso il referendum costituzionale: un No costruttivo”, si svolgerà comunque alle ore 17 di lunedì 28 novembre, presso la sala convegni dell'Hotel Paradiso, vicino il quartiere catanzarese “Lido”. Relazioneranno anche il senatore Nicola Morra, il docente Unical Alessandro Mazzitelli, l'avvocato Natalina Raffaelli e l'accademico Giuseppe D'Ippolito.
Auspichiamo la massima partecipazione dei catanzaresi per fermare la deriva autoritaria da parte di Renzi, Boschi, Verdini e Napolitano. Ogni cittadino difenda la sovranità popolare che la riforma vuole cancellare. #IoDicoNo

#IoDicoNo perché siamo cittadini con diritti, non sudditi del potere!

Il No al referendum è anche e soprattutto il No alla devastazione dei nostri territori. No alle trivelle. No a inceneritori, Tav, rigassificatori, grandi biomasse, elettrodotti e a tutte le opere inutili. Con la riforma del titolo V infatti il governo avoca a sé le competenze in materia energetica e ambientale. Non possiamo permetterglielo!
La riforma Renzi-Boschi-Verdini interviene sul tolo V introducendo una clausola di supremazia, che sarebbe più corretto chiamare “clausola di sottomissione”. Con questa, lo Stato ha potere assoluto in materia di trasporti e distribuzione e trasporto dell’energia. In pratica, può decidere di imporre a un territorio un gasdotto, come quello che passerà sotto Amatrice, in piena zona colpita dal sisma, oppure il TAP, per il quale bisognerà abbattere centinaia di ulivi secolari pugliesi. Contro queste decisioni, ai cittadini non resterà nessun mezzo per opporsi, dato che regioni e Comuni non avranno più voce in capitolo. Lo stesso discorso si applica a opere quali il TAV Torino-Lione, ma anche discariche ed inceneritori, che potranno essere dichiarati dallo Stato di “interesse nazionale”. Se Renzi parla di “Senato delle autonomie”, forse parla di un altro Senato, non certo di quello previsto dalla sua riforma.
Cari cittadini che combattete nelle vostre terre, non siete soli. Non siete isole di lotta. Ma siamo tutti in Rete a formare un grande arcipelago collegato.

Ecco la mappa della RESISTENZA: https://goo.gl/pvf51M

25/11/16

Rilanciare la coltivazione della canapa industriale


Finalmente la proposta del MoVimento 5 Stelle sullo sviluppo della filiera della canapa industriale è diventata legge. E' stata approvata in Senato all'unanimità in commissione Agricoltura, riunita in sede deliberante, anche questa una nostra vittoria e una dimostrazione che il Senato può essere fondamentale nell'iter legislativo. Il percorso che ha portato all'approvazione è stato lungo ed accidentato, ma siamo soddisfatti: la nostra legge permetterà agli agricoltori e ai produttori di lavorare con una legislazione più puntuale.
Corde, tessuti, olii, materiali per l'edilizia sostenibile sono solo alcune dei prodotti che possono nascere dalla canapa industriale. Obiettivo della legge, rilanciare dopo 60 anni la filiera della canapa industriale in Italia garantendo maggiore tutela e più strumenti per l'agricoltore. L'Italia negli anni '40, con 90mila ettari coltivati sul territorio nazionale, era il secondo paese al mondo del settore, e produceva più canapa di quanta se ne produce oggi in tutto il mondo, con 85mila ettari al 2011 a livello globale.
In particolare le novità introdotte riguardano le varietà che contengono fino allo 0,2% di Thc per le quali non è necessaria l'autorizzazione, mentre i controlli vengono effettuati da un unico soggetto e riguardano la percentuale di Thc che potrà oscillare fino allo 0,6%. Inoltre il ministero dell'Agricoltura potrà destinare fino a 700 mila euro l'anno per favorire le condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa industriale.

23/11/16

Basta nascondere la polvere sotto il tappeto! Rendiamo omaggio a Natale De Grazia


A seguito del servizio giornalistico de ‘Le Iene’, ho presentato l’ennesima interrogazione parlamentare per spingere il governo ad adottare la massima trasparenza sui risultati delle analisi che i carabinieri del Noe, NBCR e Arpacal svolgeranno sui campioni delle spiagge di Calalunga di Montauro.
Le vicende legate allo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi in Calabria è da sempre un mio pallino. Da quando sono in parlamento ho presentato decine di interrogazioni parlamentari, denunciando puntualmente lo stato di cose in Calabria. Ad oggi sono stato più volte additato come pericoloso allarmista, ma non ho mai ricevuto risposte concrete nel merito. Tra le altre cose, ho chiesto di rifinanziare il progetto MIAPI che permette l'individuazione dei siti contaminati e di estenderlo in tutto il paese in un ordine del giorno accolto dalla Camera, ma ad oggi il Governo latita.
I documenti delle varie commissioni d’inchiesta parlamentare e soprattutto i documenti desecretati da pochi anni parlano chiaro. Fino ad oggi, però, la politica ha sempre nascosto la polvere sotto al tappeto, facendo orecchie da mercante davanti alle numerose morti per neoplasie tumorali nel nostro territorio che non sono quantificabili anche a causa dell’assenza di un registro tumori. Sono anni che spingo per utilizzare le nuove tecnologie a disposizione per scandagliare i fondali dei nostri mari alla ricerca delle celeberrime navi dei veleni, ma nessuna risposta ho ottenuto in merito. Evidentemente il Governo è più interessato a spianare la strada alle multinazionali per autorizzare l'airgun e a trivellare i nostri mari.
La politica continua a negare, ma la negazione della triste realtà non porterà ad un miglioramento delle cose. È necessario agire subito, non soltanto perché un servizio giornalistico ha acceso i fari su queste storie. Bisogna rendere omaggio al nostro eroe calabrese: Natale De Grazia.

Per chi volesse approfondire uno dei misteri più inquietanti del nostro paese potete trovare una serie di documenti importanti: QUI

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Terra dei fuochi in Calabria: non c'è più tempo da perdere!
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Risposta all'interrogazione sulla bonifica delle aree industriali di Crotone
In memoria di Natale De Grazia
L' antica Kroton sommersa dai rifiuti tossici nocivi

In Calabria la scuola è ancora negata ai disabili!

All'indomani dell'ormai universale intervista su Report, l'assessore regionale Federica Roccisano dichiarò prioritaria la tutela dei disabili. Tuttavia, nelle province di Crotone e Vibo Valentia permangono seri problemi per il relativo trasporto scolastico.
È la riprova delle profonde dissociazioni di una politica incapace e bugiarda, che va dai vertici regionali a quelli delle Province. Ci occupammo della questione in tempi non sospetti, molto prima del servizio di Report, senza mai ricevere riscontro da Roccisano, referente politico del sensibilissimo, si fa per dire, Sebi Romeo.
Naturalmente Oliverio dorme con beata tranquillità, convinto che i calabresi dimentichino e che a tamponare le falle bastino le promesse elettorali e le mitiche inchieste interne sui disservizi regionali, le quali non hanno mai consentito di scoprire e punire i colpevoli.
Ci auguriamo che l'ingresso di Wanda Ferro in Consiglio regionale serva a risvegliare l'opposizione, addormentata o addirittura complice dell'armata disarmante di Oliverio, impegnata ogni giorno per sbagliare in maniera clamorosa e sempre di più.

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22/11/16

Nessuno può prendersi gioco dei lavoratori calabresi in mobilità in deroga

Nessuno può prendersi gioco dei lavoratori calabresi in mobilità in deroga, che oggi hanno strappato degli impegni al governatore Oliverio, ma soltanto perché hanno protestato con tanta sofferenza e rischi. Alcuni sono perfino finiti in ospedale. Oggi sono rimasto per tutta la giornata con i lavoratori in agitazione sotto il palazzo della Cittadella regionale. Nel primo pomeriggio con una delegazione di manifestanti siamo stati ricevuti da Oliverio. Nella circostanza sono emersi aspetti gravissimi, tra cui pagamenti che l'Inps avrebbe effettuato a non aventi diritto, con contraddizioni assurde quanto pesanti. A riguardo presenterò un esposto alla Procura della Repubblica, nella convinzione che la componente politica e la burocrazia coinvolta non abbiano coscienza dello stato di prostrazione dei lavoratori. Non vorrei che per loro si riproponesse la consueta linea del potere al Sud, che subordina le masse, piega la dignità individuale e chiede il consenso col solito ricatto. Oliverio ha detto che al più presto
incontrerà il ministro Poletti e che chiederà conto all'Inps. In ogni caso, si è mostrato impreparato sulla questione specifica, che non è di oggi e che non può essere ogni volta affrontata all'ultimo, in pieno stile calabrese e con la complicità di un governo incapace di gestire la situazione. Continueremo a vigilare e ad agire perché si arrivi alla soluzione del problema. Non ammetteremo ulteriori perdite di tempo e il ricorrente teatro, immorale, delle promesse a vuoto.




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21/11/16

Salviamo le api per salvare l'uomo e il pianeta

Un'indagine conoscitiva per comprendere le ragioni della moria di api, il calo della produzione e prevenire così il conseguente rischio di frodi alimentari con miele extra europeo, soprattutto cinese e bulgaro, che però in etichetta compare sotto il marchio Ue. È questa, in sintesi, la proposta dei deputati del M5S della Commissione Agricoltura lanciata a margine del convegno "Apicoltura - Riflessioni e ricerche tra biodiversità e sostenibilità", tenuto oggi alla Camera dal M5S insieme con esperti e apicoltori di diverse sigle, dall'Ispra all'associazione Scientia fino alle Università di Bologna, Pisa e Teramo.
L'indagine conoscitiva, che raccoglie gli input e le proposte di tutti gli attori coinvolti, sia della filiera produttiva che del mondo della ricerca, è il nuovo passo di un percorso avviato da tempo dal M5S in Parlamento con numerosi atti parlamentari che coinvolgerà in un ciclo di audizioni comunità scientifica, associazioni e operatori del settore per far entrare nell'agenda politica del Governo e delle Autorità competenti quella che è una vera e propria emergenza, non solo per il comparto apistico, ma per la conservazione della biodiversità, degli ecosistemi e quindi la trasmissione della vita sul Pianeta. Una priorità per la quale è urgente investire maggiori risorse nella ricerca scientifica.
Come riportato nella nostra risoluzione, il calo della produzione di miele, legato alla morìa delle api, in Italia nel 2016 si è aggravato con una perdita del 50-60 per cento e punte fino all'80% in alcuni areali. Come confermatoci dal Consorzio Nazionale Apicoltori (Conapi), l'annata 2016 si preannuncia la peggiore degli ultimi 35 anni con un possibile aumento dei prezzi e del rischio frodi. Ad esempio il raccolto di miele di agrumi in Sicilia e di Robinia (Acacia) nel nord Italia è crollato coinvolgendo 20mila partite Iva e 23mila produttori per autoconsumo. Tra le cause, cambiamenti climatici, uso di pesticidi ed erbicidi, frazionamento degli habitat, patologie, come Aethina Tumida e il cosiddetto 'Calabrone asiatico'.
Il calo di produzione inoltre rischia di aprire la strada a nuove sofisticazioni alimentari, con l'introduzione nel mercato di miele proveniente da Paesi extraeuropei ma che in etichetta viene riportato sotto il marchio Ue. Un pericolo che arriva soprattutto da Cina e Bulgaria che riesce a entrare illegalmente in Unione Europea attraverso la cosiddetta 'triangolazione' con Paesi Ue, in primis la Spagna ma anche Belgio e Inghilterra, e l'uso di pratiche scorrette come ad esempio quella di tagliare il miele con sciroppo di zucchero, in due modi: miscelandolo al prodotto finale o usandolo per alimentare le api duranti il raccolto. Una pratica scorretta che danneggia consumatori e produttori, oltre che le api, che va fermata al più presto. 

20/11/16

La Riforma Costituzionale toglie potere al popolo e ne dà di più ai politici

In questo momento di crisi, stravolgere la Costituzione è pericoloso. Sono altre le riforme che chiedono i cittadini. Diamo qualche dato dell’Italia del 2016: disoccupazione giovanile con punte del 67% in alcune aree; siamo il primo Paese in Europa per livello di corruzione percepita; ci sono 11 milioni di persone che non si hanno i mezzi per curarsi e circa 10 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà - stabilita da Eurostat/Istat. Non parliamo di senzatetto, ma di laureati che non trovano lavoro, o di genitori separati o divorziati, o professionisti che il lavoro lo hanno perso. Abbiamo un’emergenza immigrazione e un’emergenza lavoro. In tutto questo, la priorità degli italiani era stravolgere 47 articoli della Costituzione? NO. Renzi avrebbe potuto fare una seria legge contro la corruzione, un vero piano per creare posti di lavoro, e non la Repubblica fondata sui Voucher e sui fallimenti del Jobs Act, dare avvio al reddito di cittadinanza. Invece decide di riformare la legge più importante che tiene unito il Paese e ci assicura un assetto democratico. Perché tanta fretta? Perché costringere il Paese a scegliere su qualcosa che non è affatto prioritario? La riforma è evidentemente un pretesto per assicurarsi un potere personale amplificato e distribuire poltrone e immunità parlamentare. Questa è la loro priorità.    

Questa riforma non è un cambiamento, è un peggioramento. Avremo un Parlamento composto quasi esclusivamente da nominati. Ai cittadini restano le spese per mantenere il Senato ma non la possibilità di eleggerlo. Riforma e legge elettorale, infatti, permetteranno ai politici di eleggere altri politici. I nuovi senatori saranno indicati dai partiti dei vari Consigli regionali; il metodo per determinare come saranno scelti i senatori è talmente contorto che è difficile anche per gli specialisti capire come attuarlo, ed è probabile che ad essere nominati senatori siano i più fedeli ai capipartito, fra consiglieri e sindaci. Insomma dei soldatini che non faranno alcuna resistenza ai provvedimenti in cui ci sarà un esplicito interesse per gli amici della casta. Alla Camera, i 2/3 dei deputati saranno nominati con il meccanismo dei capilista bloccati, cioè senza preferenze. Anche un partito che prenda meno del 20% potrebbe avere la maggioranza dei seggi alla Camera a causa di una legge elettorale scellerata come l’Italicum.

I nuovi senatori, nominati dalla classe politica più corrotta d’Italia, guadagneranno l’immunità parlamentare. Dal bicameralismo perfetto si passerà al caos nelle istituzioni: con 10 nuovi procedimenti legislativi in più, continui conflitti tra Camera e Senato e ancora più burocrazia.
Alla mancata abolizione del Senato si aggiunge la confusione provocata dai procedimenti legislativi che passano a dieci (attualmente sono due, quello costituzionale e quello ordinario). Inoltre, l’iter per approvare una legge, invece di essere più breve, diventerà più lungo: sono previste circa 16 materie che dovranno passare obbligatoriamente all’esame delle due Camere e c’è il rischio – che è quasi una certezza- che si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza, cioè che il presidente della Camera e quello del Senato debbano decidere quale iter legislativo adottare: monocamerale, bicamerale, monocamerale rinforzato, ecc. Dal momento che una legge raramente riguarda un solo tema, una sola materia, sarà difficile stabilirlo… figuriamoci se i presidenti saranno di due partiti diversi! In caso di conflitto, chi ha scritto la riforma non ha previsto nessun meccanismo di risoluzione, motivo per cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, con conseguente paralisi dell’attività del Parlamento; la risoluzione dei conflitti attraverso la Corte può durare mesi.

Per 90 centesimi di risparmio a testa all’anno si comprano il nostro diritto di votare. Un misero risparmio è lo zuccherino per attirarci in una trappola. E se passasse la riforma, dopo si dirà che si è già tagliato abbastanza. Chi sostiene il sì, dice che il Paese è fermo e bisogna cambiare la Costituzione. La realtà è che il Paese è fermo per colpa dei fallimenti del governo, in materia di scuola, lavoro, corruzione. Il risultato di questa riforma sarà il caos istituzionalizzato: I presidenti delle due Camere dovranno trovare un accordo su quale iter una legge dovrà seguire: si aprono 10 scenari diversi (alcuni calcolano che siano anche di più i futuri iter legislativi, a fronte dei due attuali). In caso di mancato accordo – caso molto probabile, soprattutto se i due presidenti apparterranno a forze politiche diverse – non è stato previsto nessun meccanismo di risoluzione del conflitto e dovrà intervenire la Corte costituzionale, con conseguente rallentamento e paralisi. Se questo è il cambiamento, noi diciamo no.

Ci vogliono togliere un diritto di voto. I nostri rappresentanti in Senato non verranno eletti da noi, ma saranno nominati dai capipartito. Per comprendere le conseguenze nefaste di questa riforma bisogna ricordare che i senatori saranno nominati dai partiti fra sindaci e consiglieri regionali, cioè dalla classe politica che risulta ad oggi la più corrotta in Italia (basti ricordare il caso dei consiglieri regionali lombardi coinvolti nello scandalo sulla sanità, per citare solo uno tra i tanti esempi). Questi nuovi senatori potranno godere dell’immunità parlamentare, diaria e rimborsi vari e, pur non avendo specifiche competenze in materia, dovranno legiferare sulle future modifiche alla Costituzione e su materie che riguardano l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea. Inoltre opereranno senza vincolo di mandato in Parlamento, cioè potranno liberamente cambiare casacca quando gli aggrada e fare il salto della poltrona da un partito all’altro. Non dovranno quindi rappresentare necessariamente gli enti territoriali dai quali sono stati eletti, ma risponderanno solo ai partiti che li hanno fatti nominare.Dopo i proclami di Renzi di 1 miliardo di risparmi, poi corretti a 500 milioni (secondo il Ministro Boschi), è intervenuta la Ragioneria Generale dello Stato, organo governativo, che ha certificato circa 57 milioni di risparmio all’anno. Tradotto: 90 centesimi a italiano all’anno circa. Il solo referendum costerà 300 milioni di €. Se i partiti avessero votato la nostra proposta di legge per la riduzione degli stipendi di tutti i parlamentari avremmo risparmiato in poche ore circa 90 milioni di €, ma hanno insabbiato la proposta in Commissione. E’ evidente che il tema del presunto risparmio è una scusa, per allettare alcuni elettori e trarli in inganno su una riforma che, letteralmente, si compra i loro diritti per un caffè all’anno.

Attraverso la clausola di supremazia, i cittadini verranno zittiti e il governo potrà decidere quello che vuole in materia di energia, ambiente, trasporti. La riforma Renzi-Boschi-Verdini interviene sul tolo V introducendo una clausola di supremazia, che sarebbe più corretto chiamare “clausola di sottomissione”. Con questa, lo Stato ha potere assoluto in materia di trasporti e distribuzione e trasporto dell’energia. In pratica, può decidere di imporre a un territorio un gasdotto, come quello che passerà sotto Amatrice, in piena zona colpita dal sisma, oppure il TAP, per il quale bisognerà abbattere centinaia di ulivi secolari pugliesi. Contro queste decisioni, ai cittadini non resterà nessun mezzo per opporsi, dato che regioni e Comuni non avranno più voce in capitolo. Lo stesso discorso si applica a opere quali il TAV Torino-Lione, ma anche discariche ed inceneritori, che potranno essere dichiarati dallo Stato di “interesse nazionale”. Se Renzi parla di “Senato delle autonomie”, forse parla di un altro Senato, non certo di quello previsto dalla sua riforma.

Avremo sindaci part time e un continuo via vai in Senato. Senatori e sindaci in modalità via-vai entreranno ed usciranno dal Senato al ritmo delle elezioni regionali ed amministrative dei rispettivi territori, tutte sfasate. Questo è particolarmente grave nel caso dei sindaci, che saranno costretti a lasciare le loro città per recarsi a Roma più volte al mese, e probabilmente anche più giorni alla settimana. E’ stato inserito in Costituzione, infatti, l’obbligo di partecipare ai lavori delle commissioni parlamentari. Inoltre, non è chiaro come verranno scelti i 21 sindaci (su circa 8000) e i 74 consiglieri regionali che dovranno fare parte del nuovo Senato: le modalità verranno stabilite da una legge successiva, che siamo costretti a firmare in bianco, se dicessimo sì alla riforma.

Sarà più difficile proporre leggi di iniziativa popolare e indire referendum. Vogliono togliere poteri ai cittadini. Ad oggi, i cittadini possono partecipare all’attività legislativa del Parlamento tramite le leggi di iniziativa popolare, con la raccolta di 50 mila firme, che vengono poi esaminate in Parlamento. E’ uno degli strumenti a disposizione degli italiani che deriva dal principio della sovranità popolare sancito dalla Carta costituzionale. Portando la soglia delle firme da raccogliere a 150 mila, sarà molto più difficile per i cittadini suggerire delle proposte di legge al Parlamento. Lo stesso discorso vale per lo strumento del referendum abrogativo. È vero che è stato ridotto il quorum che renderebbe valida la consultazione popolare (quorum che, dal 50% più uno degli aventi diritto, passerebbe alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera), ma la validità della consultazione sarà più facile solo se si raccolgono ben 800 mila firme (300 mila in più del numero attuale). In questo modo aumenta la distanza fra gli elettori e le istituzioni e la possibilità che i cittadini hanno per esprimersi viene ulteriormente ostacolata.

Il leader del partito vincitore, anche se rappresentasse meno del 20% dei votanti, sarà padrone del Governo, del Parlamento, del Quirinale e potrà avere una grande influenza sulla Rai e sugli altri organi costituzionali e di controllo (le Authority). Questa riforma può produrre una deriva autoritaria. Introduce una forma di presidenzialismo mascherato privo dei meccanismi di equilibrio e dei sistemi di pesi e contrappesi istituzionali tipici degli altri sistemi democratici. Infatti il Capo del Governo, come capo politico del primo partito che vince le elezioni otterrebbe uno strapotere incontrastato sia nel Governo che in Parlamento. Sarebbe per legge sia il capo del Governo, sia il capo della maggioranza nella sola Camera che rimarrà. Dato che la maggioranza dei parlamentari sarà costituita da nominati e viste le modalità di elezione degli organi costituzionali di garanzia, il Capo del Governo non avrà nessun problema, ad esempio, nel far eleggere un Presidente della Repubblica a lui gradito o i membri della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura di nomina parlamentare. Avrà anche una maggiore influenza nella scelta dei dirigenti Rai, più di quanto non accada già, e nella composizione degli organismi di controllo come le Authority. Le leggi dell’esecutivo potranno avere sempre una corsia preferenziale; su queste leggi il Governo potrà continuare a porre la fiducia e a superare qualsiasi proposta di modifica con i maxiemendamenti. Infine, con la “clausola di supremazia” prevista dalla riforma, si darà allo stesso Governo, invece che al Parlamento, il potere di scavalcare le Regioni nell’attività normativa anche negli ambiti attualmente riservati alle Regioni.

16/11/16

Clientelismo al concorso ASP di Catanzaro: ho denunciato Perri

Oggi ho trasmesso un esposto alla Procura di Catanzaro e alla Corte dei conti sulla ripartizione dei massimali per un concorso a primario di Pronto soccorso, bandito nello scorso settembre dall'Asp del capoluogo. Avevo chiesto di modificare, invertendoli, gli attuali 60 punti per il colloquio e 40 per il curriculum. In proposito l'otto novembre scorso avevo scritto a Giuseppe Perri, dg dell'Asp di Catanzaro, e a Riccardo Fatarella, dg del dipartimento regionale Tutela della Salute. In seguito all'inerzia dei due dirigenti, ho investito del caso la Procura guidata da Nicola Gratteri, precisando che «le norme dettate dalla normativa concorsuale restano quelle della deliberazione di Giunta regionale n. 56/2015, unico riferimento di legge esistente in merito», le quali prevedono che per il curriculum si possano assegnare al massimo 60 punti, e per il colloquio 40. Non c'è alcuna ragione giuridica per mantenere i massimali tarocco stabiliti per il concorso dell'Asp di Catanzaro, che ancora una volta si è fatta sorda rispetto a un nostro richiamo alle norme, esattamente come il vertice del dipartimento regionale, sempre più nascosto e immobile. Se il dg Perri crede di poter fare ciò che vuole soltanto perché possiede la tessera del Pd, si sbaglia di grosso. Ne chiederemo la rimozione ai ministri vigilanti, portando tutti gli elementi in nostro possesso. Sono certo, infine, che la Procura di Catanzaro farà luce su questa ennesima vicenda di cattiva amministrazione sanitaria coperta dalla politica.

Legge di bilancio: le proposte agricole del M5S

Abolire l'Imu agricola anche per chi coltiva i terreni in affitto, ovvero Imprenditori Agricoli Professionali (Iap) e Coltivatori Diretti (Cd), ed evitare così che i proprietari terrieri scarichino il costo dell'imposta sugli agricoltori. Anche quest'anno il MoVimento 5stelle ribadisce 'La terra non si tassa'". È questo, in sintesi, il contenuto di uno degli otto emendamenti alla legge di Bilancio presentati da noi della Commissione Agricoltura al voto domani in Commissione Bilancio. "Tra le altre misure proposte dal M5S a sostegno dell'agricoltura italiana ci sono: un fondo per la promozione e la ricerca nel settore castanicolo, vessato quest'anno dall'epidemia del cinipide, per 3,5 milioni di euro annui dal 2017 al 2019 attingendo alle risorse economiche del Fei; misure a sostegno della pesca e delle Pmi di pescatori come il credito d'imposta fino al 40% per favorire la ricerca e l'acquisto di dispositivi volti a diminuire le catture accessorie; credito d'imposta fino al 40% anche per le spese di prodotti fitosanitari ammessi nell'agricoltura biologica Made in Italy; riduzione delle accise sulla birra artigianale, modulandole per scaglioni in base ai quantitativi annui prodotti e calcolandole a valle della produzione al momento dell'immissione del prodotto nel mercato. E ancora: giù l'Iva per la pappa reale portandola dal 22% al 12,5%, al pari degli altri prodotti apistici, e interventi correttivi alla filiera della soccida sia per quanto concerne il fisco che per la libera concorrenza.

15/11/16

Il Prosecco non può macchiarsi dell’abuso dei pesticidi

Un’eccellenza mondiale del Made in Italy come il Prosecco non può macchiarsi dell’abuso dei pesticidi, che vengono tuttora dispersi sui vitigni della Doc attraverso l’irrorazione aerea tramite droni (una tecnica vietata per legge) mettendo così a rischio l’ambiente e la salute delle comunità locali. L’uso di questa tecnica è vietata dal Piano di Azione Nazionale (Pan) ma, a causa di alcune deroghe, in Italia continua ad essere utilizzata in alcune aree quali ad esempio la zona del Valdobbiadene, nel Veneto. Come già evidenziato durante l’esame del Testo Unico sul Vino, tra le diverse criticità permangono nel testo quelle relative alla sostenibilità ambientale. Dai processi di produzione vanno eliminate in modo definitivo alcune sostanze chimiche che invece vengono ancora utilizzate in territori, come appunto quelle del Prosecco, dove si producono eccellenze famose in tutto il mondo. Stando agli ultimi dati, il Prosecco nel solo 2014 ha venduto quasi 80 milioni di bottiglie per un valore produzione di circa 400 milioni di euro. Chiediamo che, nel rispetto della mozione del M5S ‘anti pesticidi’ approvata in Parlamento oltre un anno fa, la filiera vitivinicola tenga conto dell’integrazione tra ambiente produttivo e attività umane, riveda il modo in cui vengono dispersi i pesticidi, a cominciare dal rispetto del divieto dell’irrorazione aerea, e che il consorzio Prosecco investa una parte dei cospicui guadagni sopra citati nella tecnologia applicata per garantire dei maggiori standard di sostenibilità e garantire così la tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni locali.
Per rivedere il servizio di Report (Clicca  QUI)

10/11/16

Chi ce l'ha con Tansi?

Il governatore Mario Oliverio dica quale dirigente della Regione e perché starebbe avviando un procedimento disciplinare nei confronti di Carlo Tansi. Lo chiedo in relazione alla notizia dell'imminente avvio di un procedimento disciplinare per il capo della Protezione civile della Calabria, data dallo stesso Tansi su Facebook. A Oliverio ricordo che non risultano procedimenti disciplinari a carico di dirigenti della Regione, nonostante i noti scandali di Calabria Verde, i 20 milioni dell'Ue perduti per l'agricoltura, il caso dei 40 milioni dei servizi sociali, la proroga del contratto milionario con Kpmg, la mancata costituzione di parte civile nel processo Kyterion, i fondi perduti per l'energia e, per esempio, il falso nel ricorso della Regione contro i Comuni che impugnarono la rete degli ospedali. È singolare questo teatro di Oliverio, che da governatore agisce come capo dell'opposizione, recitando senza vergogna. L'aspetto più squallido è che la macchina amministrativa regionale è a terra ma non c'è responsabile, che si perdono milioni e opportunità ma non paga mai nessuno. Il capro deve essere allora Tansi, che sta lavorando bene ed è dunque scomodo, pure perché libero e coraggioso?. C'è  un procedimento disciplinare nei confronti dell'uomo dai mille incarichi, Domenico Pallaria, mai concluso nonostante la proposta di uno specifico provvedimento? Perché Bruno Zito, artefice della proroga del contratto con Kpmg, è stato promosso dirigente generale del dipartimento Organizzazione? Oliverio, la svolta si dà coi fatti, non con le prove da attore, che alimentano il sistema di potere.

04/11/16

Viadotto Cannavino: l’Anas fornisca la documentazione

Sul Viadotto Cannavino, l’Anas ha un grave difetto di trasparenza. A fine luglio avevo chiesto gli atti della perizia tecnica del perito Pietro Monaco, docente presso il Politecnico di Bari. L’Anas ha risposto col silenzio. È bene non procurare allarmismo. Tuttavia, se davvero il viadotto è sicuro, per quale motivo Anas si ostina a proclamarlo a mezzo stampa senza fornire la documentazione richiesta? Anche la protezione civile ha richiesto la stessa documentazione senza ottenerla.
Abbiamo gli occhi puntati sul ponte da molto tempo prima che la vicenda assumesse rilevanza mediatica. Vogliamo vederci chiaro per comprendere se ancora una volta la sicurezza dei cittadini viene anteposta alla convenienza economica. Quanto accaduto in provincia di Lecco ha risvegliato gli animi sulla vicenda, tanto da spingere Anas a rassicurare tutti con l’annuncio dell’inizio dei lavori per l’estate 2017. Noi vogliamo solo rassicurare i cittadini sulle reali condizioni della struttura ed Anas ha l’obbligo di fornirci la documentazione.
Ci chiediamo che cosa spinga Anas a mantenere segreta la relazione del perito e coltiviamo la speranza che l’attenzione mediatica sulla vicenda spinga l’ente a fornire le carte. Intanto continueremo a spingere perché i lavori necessari inizino prima del previsto.

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26/10/16

Vogliamo una legge di bilancio coerente con gli obiettivi climatici

Arrivano brutte notizie dall’Onu sulla qualità dell’aria a livello mondiale. Nel 2015 è stata superata la quota di 400 parti per milione di anidride carbonica, con devastanti conseguenze su riscaldamento globale e effetto serra e destinati a peggiorare nel 2016. Un confronto con gli anni antecedenti alla rivoluzione industriale calcola in 278 le parti per milione presenti. Il colpevole è sempre l’uomo che con i consumi, l’utilizzo di veicoli di trasporto e la produzione industriale immette continuamente anidride carbonica nell’aria.
La ratifica dell'Accordo di Parigi sul Clima, piu' volte annunciata da Galletti, arriva dopo oltre un anno dalla firma. Un ritardo ingiustificato, data l'urgenza e la complessita' degli interventi da mettere in campo per avviare subito la transizione verso un'economia sostenibile. Ad oggi il Governo continua a tenere il piede in due scarpe, da un lato dicendo si' ad accordi internazionali come questo e dall'altro finanziando le fonti fossili e facendo accordi sottobanco con i petrolieri come abbiamo visto con la vicenda dell'ex ministro Guidi.
Renzi dovrebbe scrivere una legge di Bilancio coerente con gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti previste dall'accordo di Parigi sul clima. Se nella programmazione della spesa pubblica si continua a destinare risorse economiche a settori inquinanti o ad alto impatto ambientale che distruggono i territori, le economie locali, il patrimonio di biodiversita' e il capitale naturale italiano, non faremo altro che perdere altro tempo prezioso!
La verità è che il Governo vuole conservare l'attuale modello economico, continuando a finanziare le lobbies del petrolio e del cemento e a inseguire il parametro, ormai vecchio, del Pil.
Il tanto osannato BES, l'indice di misurazione del Benessere Equo e Sostenibile, introdotto quest'anno, non è ancora stato inserito sulle politiche macroeconomiche.
Per rispettare davvero gli obiettivi della roadmap dell'Accordo di Parigi e le misure che saranno discusse alla Cop22 sul Clima, che si terra' dal 7 al 18 novembre in Marocco, chiediamo che la legge di Bilancio sia basata su un nuovo paradigma, ispirato al BES, in grado di orientare le politiche di bilancio nazionali verso un'economia verde per una sostenibilità ambientale e sociale.

24/10/16

Biologico: il governo applichi misure anti truffe!

Il vice ministro, Olivero, con delega al biologico, passi dalle parole ai fatti e applichi subito delle misure anti truffe per tutelare i consumatori e i produttori agricoli onesti dai falsi prodotti biologici garantendo più controlli e maggiore trasparenza nell'ambito dell'operato del personale, a cominciare dal suo capo segreteria, Pollo, delle procedure del ministero e delle norme che regolano il sistema di certificazione.

È quanto abbiamo chiesto in Commissione Agricoltura in occasione dell'audizione del vice ministro, Olivero, sulla produzione biologica in Italia che si è soffermata a lungo sulle truffe denunciate nei giorni scorsi dalla trasmissione Report, che ha documentato come, grazie a un sistema di false certificazioni, venivano venduti come biologici prodotti agricoli che biologici non erano. Una vicenda che, in base a quanto documentato dall'inchiesta giornalistica, ha gettato ombre anche sull'operato del ministero e in particolare sul vice ministro Olivero e del suo capo segreteria, Pollo, su cui abbiamo già chiesto chiarimenti con un'interrogazione parlamentare.

I controlli sull'affidabilità e i possibili conflitti d'interesse del proprio staff e, in generale di quello ministeriale, andrebbero fatti prima di insediarsi nel proprio ruolo, non dopo che sono già emerse delle irregolarità. E in ogni caso, per questioni di opportunità politica, il capo segreteria, Pollo, dovrebbe comunque dimettersi", ha replicato Giuseppe L'Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura, dopo che Olivero durante la sua audizione si è impegnato ad avviare un'indagine conoscitiva su un possibile conflitto d'interessi del suo capo segreteria, Pollo.

Non si capisce su quale base il ministero delle Politiche agricole intervenga a tutela di un'azienda agricola, la Sedamil, visto che quest'ultima ha tutti gli strumenti legali per rivalersi in caso di truffa subita. Non basta rispondere che si trattava di un'azienda con tanti dipendenti", ha poi incalzato la portavoce 5stelle, Silvia Benedetti, proponente di un'interrogazione sui possibili conflitti d'interessi relativi al sistema di certificazione del biologico. "Ci auguriamo che queste ed altre anomalie segnalate dal M5S siano al più presto sanate, visto che, per ammissione dello stesso Olivero, rimane inappropriato il meccanismo di certificazione in capo al consorzio di imprese 'Certificazione e Controllo Prodotti Biologici' (CCPB).

21/10/16

La "schiforma" e il pericolo trivelle

Soltanto pochi giorni fa si sono concluse le procedure VIA che permetteranno alle multinazionali Global Med e Sclhumberger di avviare le indagini geofisiche mediante l'airgun al largo di Crotone e nel Golfo di Taranto mettendo a repentaglio la fauna ittica dei nostri mari. Per cosa tutto questo? Per cercare fonti fossili...
Associazioni riconosciute, Comuni interessati e Regione Calabria avranno 60 giorni per impugnare il provvedimento con cui il Ministero dell’Ambiente, con l'avallo Ministero dei Beni culturali, ha autorizzato le riferite indagini nello Ionio.
Ci auguriamo che la stampa tutta punti i fari su queste pericolose indagini nei nostri fondali e che il Presidente Oliverio per una volta eviti di nascondere la testa sotto la sabbia e porti la Regione Calabria ad opporsi al provvedimento, impugnandolo entro 60 giorni.
Proprio due giorni fa abbiamo approvato in Parlamento la ratifica dell'accordo di Parigi con addirittura un anno di ritardo e, diversamente da altri Paesi Ue, non abbiamo ancora un piano d’azione per uscire dall’emergenza climatica e avviare subito una transizione energetica. Il piano di azione del governo Renzi è sotto gli occhi di tutti, piegarsi a 90° verso tutte le multinazionali del fossile per svendere il nostro territorio e contribuire alle emissioni di gas serra con tanti cari saluti agli obiettivi climatici di Parigi.
Nel frattempo si avvicina il 4 dicembre, la riforma costituzionale darà più potere esclusivo allo Stato in materia di energia e gli amici degli amici del governo fossile avranno la strada spianata verso trivelle, centrali a turbogas, centrali a carbone, rigassificatori, grandi biomasse, inceneritori, ecc. sui nostri territori.
È un pericolo che va assolutamente scongiurato!
Continueremo a spiegare ai cittadini i rischi derivanti dall’approvazione della riforma costituzionale, che al Pd e compari vogliono per lucrare, mettendo in pericolo tutti noi, nessuno escluso.
UN ALTRO BUON MOTIVO PER VOTARE NO!

20/10/16

Enel spenga subito la centrale del Mercure!

Enel spenga e smantelli la centrale del Mercure, un impianto a biomasse, illegale e insostenibile per ambiente e salute, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata. È l'appello che abbiamo lanciato oggi in occasione del Convegno "La centrale del Mercure, lo sporco affare dell'Enel", tenutosi oggi alla Camera. Già bocciata da Consiglio di Stato e Tar di Catanzaro, la terza autorizzazione per far ripartire la centrale è stata concessa all'Enel nel 2015 grazie al parere positivo del Consiglio dei Ministri.
"Già bocciata da Consiglio di Stato e Tar di Catanzaro, la terza autorizzazione per far ripartire la centrale è stata concessa all'Enel nel 2015 grazie al parere positivo del Consiglio dei Ministri. Abbiamo più volte interrogato il Governo chiedendo un accesso agli atti per poter verificare l'iter autorizzativo ma ci è stato sempre negato - dichiara Paolo Parentela, deputato 5stelle in Commissione Agricoltura - Uno scempio nei confronti di un'area di pregio naturalistico dove si trovano anche eccellenze agroalimentari Dop e Igp come la melanzana rossa e i fagioli bianchi".
"La centrale del Mercure è un esempio di come sotto il cappello delle bioenergie sono state portate avanti iniziative speculative, cioè solo per ricevere gli incentivi - afferma Davide Crippa, portavoce 5stelle in Commissione Attività Produttive - Come previsto dal primo punto del nostro Programma energetico, la filiera energetica deve essere ridimensionata, sostenibile in termini di costi e benefici e calcolando le esternalità negative legate alla produzione di energia, inserendo quindi i costi ambientali, sanitari e sociali legate agli impatti.della centrale".
"Da un punto di vista amministrativo, in Italia 12 parchi su 24 presentano delle criticità; alcuni non hanno il direttore, altri il commissario, il presidente o il Consiglio direttivo. Fumose anche le modalità di selezione. Interpellato più volte dal M5S, il ministero dell'Ambiente ci ha risposto che l'ultimo concorso è stato fatto nel 2007 e che ha interpellato il Consiglio di Stato su un nuovo regolamento", aggiunge Claudia Mannino, deputata 5stelle in Commissione Ambiente.
Tra gli altri relatori, anche Ferdinando Laghi, vicepresidente di Isde - Medici per l'Ambiente, che ha ricordato che la centrale del Mercure "è priva di tutte le autorizzazioni ambientali e che con 41 MW è di una potenza circa 20 volte superiore a quella ammessa dal regolamento del Parco Nazionale, il più grande d'Italia con 200mila ettari di verde". Inconsistenti le misure per la tutela dell'ambiente e della salute che si riducono alle "10 righe nello Studio sull'Impatto Ambientale" e a "un'Osservatorio Ambientale doppiamente finanziato dalla stessa Enel". L'impianto brucia "350mila tonnellate di legno l'anno , secondo quanto dichiarato dalla stessa Enel, sia tagliate sul posto, che importate dall'estero" e che rischia di potenziare il business della 'Ndrangheta, la cosiddetta 'Mafia del legno'.
"È stato infatti interdetto più volte dalle Autorità giudiziarie - dice Laghi - il presidente del Consorzio Legno Calabria, inizialmente unico sottoscrittore della bozza di contratto per la fornitura di biomasse della centrale del Mercure". Un malaffare che ha portato a minacce nei confronti di chi si è opposto alla centrale, come il Mario Albino Gagliardi, sindaco di Saracena, in provincia di Cosenza, uno dei rappresentanti istituzionali della comunità dell'Ente Parco a dire di no all'impianto.
È attesa la sentenza del Tar sul ricorso contro la riattivazione della centrale presentato da comitati cittadini, presenti al Convegno, associazioni ambientaliste e dalle amministrazioni di Viggianello e Rotonda da sempre contrari alla centrale. "Ma, a prescindere dall'esito, non ci fermeremo".