05/08/15

Un altro forte NO alla centrale del Mercure

di Piernicola Pedicini, Laura Ferrara, Paolo Parentela, Giovanni Perrino, Gianni Leggieri

Il 31 luglio scorso, durante un'assemblea popolare, i cittadini e i sindaci di Rotonda e Viggianello, insieme ad alcune associazioni ambientaliste, hanno lanciato un altro forte appello per dire no alla riapertura della ex Centrale termoelettrica Enel del Mercure.
Il M5S non può che essere al fianco di questi cittadini e di quella parte di istituzioni che da anni si battono per evitare che l'impianto, situato nel Parco nazionale del Pollino tra la Calabria e la Basilicata, possa essere riattivato dopo la riconversione a biomasse.
Ancora di più, il M5s è impegnato a fare tutto quello che è possibile con i suoi portavoce regionali, nazionali e europei, dopo che Renzi e il Consiglio dei ministri hanno emanato la delibera del 11 giugno scorso con cui, pur demandando alle Regioni Calabria e Basilicata gli ulteriori adempimenti formali, dà il via libera alla riattivazione dell'impianto senza considerare il punto di vista delle popolazioni residenti nell'area, senza rispondere dello scempio ambientale che si andrebbe a compiere, senza rispettare alcune direttive europee e la sentenza del Consiglio di Stato del 1 agosto 2012 con cui veniva bocciato il progetto, senza dar conto del parere negativo dell'Ente Parco del Pollino e di alcuni sindaci.
Già nei mesi scorsi i portavoce eurodeputati Piernicola Pedicini e Laura Ferrara e, il 2 luglio scorso, il portavoce deputato della Calabria Paolo Parentela del M5S, hanno presentato delle interrogazioni alla Commissione europea e ai ministri dello Sviluppo, dell'Ambiente e della Salute, per chiedere che la Centrale non venga riaperta, ora verranno sviluppate altre iniziative insieme ai portavoce consiglieri della Regione Basilicata Gianni Perrino e Gianni Leggieri.
Una cosa è certa, se l'arroganza e la prepotenza di Renzi e dei governatori Pd Mario Oliverio e Marcello Pittella non verranno fermate, un'altra straordinaria area naturalistica italiana verrà annientata dagli interessi economici e delle lobby dell'energia a discapito della salute, dello sviluppo compatibile e dell'occupazione di qualità. Inoltre bisogna agire anche a livello europeo, dove, i poteri forti che condizionano la Ue, stanno facendo di tutto per esonerare dai limiti di emissione di inquinanti gli impianti di produzione a biomassa, invece di andare verso la tutela della qualità dell'aria, come previsto dagli obiettivi Ue al 2030.
Nello specifico le ragioni principali del no alla Centrale sono le seguenti: si trova nel Parco nazionale del Pollino che è una Zona di Protezione Speciale (Zps) tutelata dalla Direttiva europea 79/409/Cee; il progetto non soddisfa le richieste previste dalla normativa comunitaria, nella fattispecie la Valutazione di impatto ambientale (Via) come enunciate dalla Direttiva europea 2011/92/Ue; il progetto non menziona l’impatto nocivo delle emissioni sulla salute della popolazione e sulle ripercussioni negative sul turismo e l’agricoltura dell’area; nelle zone limitrofe alla Centrale esistono colture a marchio Dop, come la melanzana rossa e i fagioli bianchi che si coltivano nei comuni di Rotonda, Viggianello, Castelluccio Superiore e Castelluccio Inferiore; l’Enel sta riattivando un impianto obsoleto dal 1997, riconvertendolo a biomasse, e quindi con la necessità di doverla alimentare con enormi quantità di legno, provocherebbe un impatto insostenibile per la biodiversità del Parco; l'area non potrebbe sopportare il transito di oltre cento veicoli pesanti al giorno, necessari al trasporto dell'ingente quantità di biomassa necessaria ad alimentare l'impianto; è stato denunciato il pericolo di infiltrazioni criminali, in quanto il principale fornitore delle biomasse all’Enel è stato più volte sottoposto a provvedimenti restrittivi antimafia per la frequentazione con ambienti della malavita calabrese.

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