03/07/15

Sfatiamo 8 luoghi comuni sulla Grecia. Un'altra visione d'europa è possibile!

1. In Grecia si va in pensione troppo presto: FALSO


Il grafico mostra in blu l'età pensionabile media a lungo termine (2060) prima delle riforme delle pensioni, e in rosso dopo le riforme.
La Grecia pre-austerità (indicata con la sigla EL) aveva un'età media delle pensioni fissata a 61,9 anni per i maschi, sostanzialmente in pari con il resto d'Europa. Dopo le riforme i greci andranno in pensione gradualmente più tardi degli italiani e di tutti gli altri europei, esclusi ciprioti, danesi e olandesi. 
Se ci sono alcuni settori marginali privilegiati con baby-pensioni questo vale per tutti i Paesi occidentali, e non certo per la sola Grecia.

2. In Grecia ci sono troppi dipendenti pubblici: FALSO


Il grafico mostra il rapporto tra dipendenti pubblici e occupati totali nell'economia in media tra 1999 e 2007. In Grecia i dipendenti pubblici rappresentano meno dell'8% della forza lavoro occupata. In Germania l'8%! La Grecia è in media con l'eurozona (barra a sinistra di quella greca: EZ). Per non dire della Francia, che sfiora il 10%.
Non solo. Con l'austerità nessun Paese europeo ha dimagrito il settore pubblico come la Grecia. Nel 2009 i dipendenti pubblici greci erano 907.351 unità. Nel 2014 erano 651.717. Vale a dire 255.634 in meno, che equivalgono al 25%! La Grecia post-austerità si trova quindi all'estrema destra del grafico sopra.

3. La spesa pubblica greca è troppo alta: FALSO


Nel grafico si vede una media della spesa pubblica rispetto al Pil fra 1999 e 2007. L'Italia, in media con l'eurozona avanzata, è in rosso. La Grecia è sotto la media dell'eurozona avanzata ed è molto distante dal 50% della spesa pubblica rispetto al Pil. Il dato è peraltro sceso dal 47% del 2000 al 43% del 2006. Dal 2010 in poi, l'austerità porta ad un taglio della spesa pubblica in essere del .... 

4. La Grecia non ha fatto le riforme strutturali: FALSO

Come visto, i tagli al settore pubblico e al sistema pensionistico sono stati drammatici. Si aggiunga che durante l'austerità la contrattazione collettiva è stata eliminata (Tsipras vorrebbe ripristinarla). Ma non basta. La Grecia nel 2010 si trovava al 109° posto nella classifica dei Paesi dove è più conveniente aprire un'impresa e fare affari. Nella stessa classifica del 2015 la Grecia è al 61° posto, e ha scalato decine di posizioni avvicinandosi all'Italia e agli Paesi avanzati. Ammesso che flessibilizzare selvaggiamente il mercato del lavoro sia la soluzione (e per il M5S non lo è, perché bisognerebbe rifiutare la competizione globale al ribasso su salari e diritti e riprendersi la sovranità economia e una politica industriale) la Grecia in questo senso ha fatto più passi avanti di chiunque altro.
Questo è il grafico che mostra la posizione della Grecia (61°), ormai vicinissima all'Italia.

5. I greci lavorano poco: FALSO


Non c'è nessuno, nel mondo occidentale, che lavora più dei greci durante la settimana. La Germania, come è ovvio, essendo un Paese più sviluppato e quindi meno dipendente dal lavoro umano, vede i suoi lavoratori impegnarsi in media per 35 ore a settimana, 7 in meno del greco medio.

6. La Grecia è in crisi per il suo debito pubblico troppo elevato dovuto alla corruzione: FALSO


Nel grafico la dinamica del debito pubblico e di quello privato in Grecia dal 1993 allo scoppio della crisi mondiale. Il debito pubblico greco rimane costante durante l'intero periodo (intorno al 115%), più basso di quello italiano. A esplodere è il debito privato a partire dal cambio fisso e poi dall'entrata nell'euro. Questo perché la Grecia diventa appetibile per i creditori esteri (banche soprattutto francesi e tedesche) in quanto i tassi di interesse con l'euro si abbassano e la Grecia non può più svalutare la sua moneta (dracma) per equilibrare la bilancia commerciale. Non bastando le esportazioni, deve quindi finanziare le importazioni con crediti allo Stato e ai privati provenienti dall'estero.  Allo scoppiare della crisi americana nel 2008 si interrompe il flusso di crediti esteri all'improvviso, e la Grecia è costretta all'austerità per ripagare i suoi debiti. È una crisi da debito privato (favorita dall'euro) e non da debito pubblico. Se esplode anche il rapporto debito pubblico/Pil (dal 125% del 2010 al 180% di oggi) è perché l'austerità fa esplodere la disoccupazione (dal 7% al 25%) e fa calare le entrate fiscali dello Stato, insieme al Pil (-25%). 

7. La Grecia merita l'austerità perché non restituisce i debiti che ha contratto: FALSO

Come detto, c'è un problema di indebitamento privato con le banche estere, soprattutto tedesche e francesi. Queste inondano di credito famiglie, imprese e banche greche dall'entrata nell'euro della Grecia al 2007, perché la Grecia non può più svalutare la moneta (e insieme ad essa i suoi debiti) e vede i suoi tassi di interesse diminuire a causa dell'euro (e quindi le risulta più conveniente chiedere prestiti all'estero). Con la crisi americana del 2008, che contagia l'Europa, le banche tedesche e francesi stoppano all'improvviso i finanziamenti ai greci e pretendono indietro i loro crediti. L'austerità e i "salvataggi" attraverso i fondi Salva-Stati servono a far rientrare queste banche dai loro crediti, non ad aiutare il popolo greco a rialzarsi. Ecco la dimostrazione:



I prestiti dei fondi Salva-Stati alla Grecia finiscono per il 90% alle banche tedesche e francesi, salvandole. In parallelo aumentano i debiti pubblici dei Paesi che hanno partecipato al finto "salvataggio" greco (l'Italia con 40 miliardi) e il debito pubblico greco (240 miliardi di "salvataggi"). Ma è un debito illegittimo, scaricato sulle spalle dei cittadini greci ed europei per salvare le banche private che grazie all'euro hanno potuto prestare senza alcuna attenzione ai fondamentali delle economie finanziate. Ecco un'altra conferma:


Dal 2010 l'esposizione della banche francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia crollano. Le banche sono state salvate. Ora la Grecia potrebbe anche uscire dall'euro, ma la Troika tema l'effetto emulazione degli altri Paesi massacrati dall'austerità.

8. La Grecia ha truccato i conti pubblici: VERO, ma....

...con l'aiuto di Goldman Sachs e la supervisione dell'Unione Europea, e attraverso governi amici della Troika (a guida Neo Demokratia e Pasok). Questo perché la Grecia dentro l'euro era utile all'Europa tedesca per abbassare il valore dell'euro rispetto al marco. Tutti gli analisti sapevano dei trucchi contabili greci. 
Una cosa simile è stato fatta con l'Italia, che non rispettava il parametro del debito/Pil dettato da Maastricht (60%) ma è stata comunque accolta nell'euro perché fuori dall'euro, con la sua moneta sovrana e svalutabile, avrebbe fatto una tremenda concorrenza al mercantilismo tedesco.
Da notare che le stesse Germania e Francia hanno sforato il parametro del 3% deficit/Pil nei primi anni '00, ma non sono state sanzionate.

Le 3 fasi della tragedia greca

LA FASE 1: DROGARE L'ECONOMIA GRECA

2001: La Grecia entra nell'euro. Le banche dei Paesi più forti, in particolare di Germania e Francia, iniziano a farle credito senza alcun riguardo per i fondamentali di un'economia non sviluppata. La Grecia viene letteralmente drogata dal credito estero, sia verso i privati greci (banche, famiglie, imprese) che verso il Governo greco (titoli di Stato). Questa vera e propria bolla speculativa è resa possibile da due fattori:

- la sostituzione della dracma (moneta sovrana) con l'euro (moneta non controllabile).
La Grecia non vede la sua moneta svalutarsi quando le importazioni superano le esportazioni. In questo modo accumula anno dopo anno disavanzi commerciali che la costringono ad indebitarsi con l'estero per finanziare le importazioni

- i tassi di interesse dell'economia greca si abbassano e si avvicinano a quelli dei Paesi avanzati dopo l'adozione della moneta unica. In questo modo per i greci (privati e Stato) diventa conveniente indebitarsi con l'estero.

LA FASE 2: STOP AI FINANZIAMENTI

La crisi americana si trasferisce in Europa e i finanziamenti delle banche tedesche e francesi all'economia greca si fermano di colpo. La Grecia deve ripagare i debiti accumulati quando l'economia cresceva e mentre nessuno è più disposto a finanziarla, se non a tassi proibitivi.

LA FASE 3: AUSTERITA' E FINTI SALVATAGGI

A partire dal 2010 la Troika impone alla Grecia tremende misure di austerità (tagli alla spesa pubblica, aumento delle tasse sui consumi, riforme strutturali drastiche) in cambio di 240 miliardi di "salvataggi" raccolti attraverso due fondi Salva-Stati (EFSF e MES) e i prestiti di Bce e Fmi. In realtà però solo le briciole vengono stanziate per far funzionare lo Stato greco, mentre la grandissima parte dei soldi prestati sono girati alle banche francesi e tedesche esposte nei confronti della Grecia. I crediti della banche private estere vengono pagate dai greci e dai debiti pubblici degli Stati europei che hanno partecipato ai fondi Salva-Stati (l'Italia contribuisce con 40 miliardi), mentre l'economia greca collassa (esplosione della disoccupazione dal 7% al 25%; esplosione del debito pubblico greco dal 125% al 180%).

Quindi in breve:

Fase 1) La Grecia vive al di sopra delle proprie possibilità gonfiando debito pubblico e privato grazie ai prestiti e alle scommesse delle banche europee.

Fase 2) Scoppia la crisi e la Ue decide di salvare le banche private (soprattutto tedesche e francesi) spostando i debiti sui cittadini e sui bilanci pubblici attraverso i fondi salva Stati.

Fase 3) La Ue impone condizioni di bilancio insostenibili al debitore greco, affamando la popolazione e distruggendo il tessuto sociale. Condizioni ritenute insostenibili dagli stessi economisti e dall'Fmi (outlook di Blanchard e documenti segreti trapelati da Washington)

La Grecia ha le sue colpe, certo. Ma nessuno può ergersi a paladino del buon uso delle risorse pubbliche. Non certo l'Italia, con 2.200 miliardi di debito pubblico, una corruzione ai vertici in Ue e un settore pubblico che fa acqua da tutte le parti.
Renzi dice che la Grecia deve pagare i propri debiti? Iniziasse lui a saldare i debiti con le nostre imprese fornitrici della Pubblica amministrazione, cui ancora deve 60-70 miliardi dopo aver promesso di saldare tutto il 21 settembre scorso. Ricordate la scadenza del giorno di San Matteo? Ovviamente non è stata mantenuta!
Oggi stiamo vivendo un momento piuttosto storico, molti ancora nemmeno se ne sono accorti. Ma per noi del MoVimento 5 Stelle la scelta del referendum non è una cosa da poco visto che sono anni che invochiamo la democrazia diretta anche in Italia. Finalmente si aprono le strade verso questi strumenti di partecipazione democratica. Parliamo di libertà di scegliere, che viene restituita finalmente ai cittadini, di rinascita della democrazia e di rispetto: quello che in Italia la classe politica e i governi non hanno avuto. Non a caso siamo ai vertici europei per corruzione. Tsipras ha avuto il coraggio di fare decidere i greci.
Al di là del risultato del referendum, FINALMENTE viene data la possibilità ai cittadini di scegliere, di autodeterminarsi. Questo per noi è anche il modo di portare avanti i nostri temi (referendum) e i nostri valori (potere ai cittadini), comunque!
Il M5S sente molto il valore di questo momento: noi abbiamo già depositato in Senato la nostra legge per arrivare a un referendum d’indirizzo sull’Euro. Anche noi vogliamo dare la parola a tutti i cittadini italiani. I greci stanno decidendo sull’austerity: immaginate se gli italiani avessero potuto votare sulla riforma delle pensioni Fornero o sul fiscal compact…

La Grecia ha fatto errori e ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità per 15-20 anni.
E’ stata letteralmente drogata dall’Europa: le banche, soprattutto francesi e tedesche, hanno versato fiumi di denaro alla Grecia e ora chiedono il conto. Ma chi non l’ha fatto? Anche nella costituzione del USA è presente una soglia massima di debito, che eprò viene continuamente aumentata. E che dire dell’Italia? Anche noi abbiamo un debito insostenibile. Anche i governi italiani hanno truccato i conti per entrare nell’euro con il maquillage sui derivati. Ci sono colpe enormi di complicità e, quantomeno, di mancata vigilanza da parte delle istituzioni Ue e delle banche d’affari (per es. il ruolo di Goldman Sachs Europa nell’ingresso nell’euro). L’Unione europea e le banche hanno causato e permesso tutto questo.
Alla Grecia è stato fatto un prestito praticamente pari al suo Pil, alla sua economia. E non a tassi così vantaggiosi. Addirittura la Bce sta speculando sui bond greci (quasi 2 mld di utili con il programma Smp).
Ma soprattutto: ai greci sono arrivate solo le briciole, mentre i soldi degli altri Stati europei sono andati non ai cittadini greci, bensì direttamente nelle tasche delle banche tedesche e francesi, che alla vigilia della crisi avevano esposizioni enormi verso la Grecia. In definitiva, il peso del debito se lo sono dovuti accollare i cittadini europei e non le banche.

Ma il tema fondamentale è quale Europa vogliamo. 

Bisogna tornare a un concetto molto forte, che è quello di solidarietà tra Paesi. Aiutarsi l’un l’altro è la miglire soluzione nei momenti di crisi. Anche il Papa lo ha detto chiaramente nella sua enciclica:
"Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi......"
Siamo un gruppo, una comunità. L’Europa non è un sistema di banche o una sovrastruttura istituzionale complicata e costosa. L’Europa è il sogno di centinaia di milioni di persone con le loro speranze e i loro desideri.

Che fine fanno i nostri crediti verso la Grecia?

Intanto diamo le cifre esatte: abbiamo 10 miliardi di crediti bilaterali (tra l’altro è previsto che la Grecia debba iniziare a pagare dal 2020). Il resto sono garanzie che abbiamo dato a fondi sovranazionali e le quote che abbiamo nell’Eurosistema delle banche centrali o nell’Fmi. Dunque chiariamo che  le perdite della Bce, ad esempio, vanno coperte dalla Bce stessa; che sono soldi che non abbiamo nemmeno inserito nel Def, quindi i nostri conti non ne risentirebbero nell’immediato, e lo stesso governo italiano lo ha chiarito.

Un'altra visione d'Europa

Su nostra iniziativa è stata approvata all’unanimità una mozione che prevede l’armonizzazione fiscale tra i Paesi Ue (febbraio 2014). Perché l’Irlanda deve avere una tassa sul reddito d’impresa al 12,5% e l’Italia al 27%? Questa è concorrenza sleale all’interno dell’Europa. Stesso discorso vale per l’IVA o per le imposte dirette sulle persone. E’ stato fatto un errore a partire dalla moneta, sperando che tutto venisse da sé, ma così non è stato. Se si vuole costruire l’Europa come gruppo che si aiuta e si protegge,  bisogna prima aumentare la quota di bilancio comune rispetto al vergognoso 1% attuale, bisogna eliminare la concorrenza sleale armonizzando il sistema fiscale, il mercato del credito. Pensate che le nostre imprese ottengono denaro dalle banche a quasi 1% in più rispetto a Germania o Francia. E agire sul lavoro e le pensioni, cioè le politiche sociali. (E nel frattempo bisogna concedere ai Paesi di compensare le differenze strutturali con il margine di manovra sul tasso di cambio (usando la leva della moneta).

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