30/07/15

Fermare lo scempio ambientale dell'impianto di Ponticelli (KR)

Bisogna scongiurare il danno ambientale e le relative procedure d’infrazione da parte dell’UE per l’impianto di trattamento di rifiuti solidi urbani in località Ponticelli, a Crotone. Il PD non rimanga a guardare. Ho depositato sul tema un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’Ambiente e contestualmente una lettera al Governatore della Regione Calabria Mario Oliverio, alla Procura ed al Prefetto di Crotone in cui chiede di «promuovere una verifica da parte del comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente nell’ottica di scongiurare l'inquinamento ambientale derivante dallo sversamento in mare del percolato prodotto dall’impianto. Ho visitato di persona l’impianto di Ponticelli soltanto qualche settimana fa, insieme alla parlamentare europea M5S Laura Ferrara, ed ho potuto vedere con i miei occhi lo stato delle cose. Laura Ferrara ha già interpellato la commissione UE, che aprirà un’inchiesta. L’impianto attualmente opera in assenza del parere sanitario favorevole, ritirato dal Servizio di Igiene Ambientale dall’Asp di Crotone a settembre del 2011.
Il percolato prodotto dall’impianto va a finire direttamente in mare. Un vero e proprio disastro ambientale, che coinvolge una delle città più inquinate d’Italia e mette a rischio la salute dei cittadini che risiedono in zona, costretti a convivere con un odore nauseabondo. Un vero dramma, soprattutto se si considera la chiara vocazione turistica della zona.
La vicenda non può essere trattata con la solita negligenza da parte della politica calabrese. Chi ha concesso la possibilità di operare ad un impianto in quelle condizioni non vuole il bene della propria terra. Stendo un velo pietoso sul sindaco Vallone, che ha abbandonato i suoi cittadini. Si agisca con immediatezza per fermare questo scempio inaudito.

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29/07/15

Mala depurazione in Calabria: nuova interrogazione al governo

Il governo deve svincolare dal patto di stabilità i comuni calabresi che devono gestire l’assenza o la scarsa efficienza dei depuratori di acque reflue, in modo da poter gestire meglio l’emergenza. È quanto ho chiesto in una nuova interrogazione parlamentare per interessare il governo al problema della depurazione in Calabria.
Al cattivo funzionamento dei depuratori esistenti si aggiunge il problema degli scarichi abusivi in mare e delle abitazioni non connesse alla rete di depurazione. Tutto questo spiega la disastrosa situazione dei nostri mari, fotografata alla perfezione dalla relazione di ‘goletta verde’, che sconsiglia assolutamente la balneazione in località marittime sparse in tutte le province calabresi. Per questo ho chiesto al governo di eseguire una mappatura subacquea completa che permetta di individuare la presenza di condotte non segnalate o volutamente occultate.
La Regione Calabria rischia fortemente un ulteriore commissariamento nel settore della depurazione e del trattamento delle acque. Sistema di commissariamento già vissuto dalla nostra regione dal 1998 al 2008 e che non ha portato assolutamente ad una seria soluzione del problema. Per questo ho proposto al governo di adottare un sistema di coordinamento strutturato che sia fuori dalla logica del commissariamento, con un mandato chiaro e limitato nel tempo che porti ad una gestione ordinaria delle risorse idriche efficace, che garantisca trasparenza nelle procedure di affidamento degli interventi e nell’utilizzo dei fondi a disposizione.
L’Unione Europea ha avviato le procedure d’infrazione che potrebbero costare, a partire dal 2016, fino a 38 milioni di euro all’anno per i ritardi di adeguamento sotto il profilo infrastrutturale. Ma chiaramente il governo Renzi ha pensato bene di bloccare le somme destinate al miglioramento degli impianti proprio nel dl "Sblocca Italia". In pratica l’incompetenza del PD ha fatto in modo che si creasse un vuoto normativo, che il governo stenta a colmare.
La scarsa attenzione al problema della depurazione rischia di compromettere le potenzialità turistiche della Calabria. Un mare pulito serve a salvaguardare l’ecosistema e ad alimentare due settori strategici per l’economia dell’intera regione: la pesca ed il turismo.

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28/07/15

Tutelare il riso made in Italy

La Commissione Europea potrebbe dare libero accesso, a dazio zero, all'importazione di 76.000 tonnellate di riso indica dal Vietnam, mettendo a repentaglio la produzione di riso italiano e calabrese. 
Il nuovo accordo, confermato con plauso anche dal vice ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, si inquadra nel sistema di preferenze generalizzate che l'Ue concede ai paesi in via di sviluppo per accedere al mercato europeo. Attualmente, secondo questo regime commerciale, il riso importato nell'Ue a dazio zero supera le 300.000 tonnellate. Abbiamo gia' affrontato il problema trattando delle importazioni di riso dalla Cambogia, anche queste agevolate e aumentate grazie agli azzeramenti o alle progressive riduzioni dei dazi della tariffa doganale comune, a danno del comparto risicolo nazionale. Il nostro Paese produce piu' del 50% di riso dell'UE, posizionandosi come principale produttore con circa 1 milione e 400 mila tonnellate di riso greggio, mentre in Calabria si produce riso di qualita' nella piana di Sibari, con circa 600 ettari di terreno coltivati. Lo scorso novembre con una risoluzione del MoVimento 5 Stelle (a prima firma Giuseppe L'Abbate) in commissione agricoltura, abbiamo impegnato il governo ad intervenire al fine di attivare la clausola di salvaguardia a tutela del mercato italiano del riso o, in alternativa, a valutare l'opportunità di introdurre un dazio proporzionato per l'importazione. Le aziende risicole italiane danno lavoro a 10 mila cittadini. Non capiamo come si possa parlare di difesa del made in Italy, se si continua a immettere riso dalla Cambogia, dal Myanmar e adesso dal Vietnam. Attualmente in commissione stiamo esaminando un disegno di legge che delega il Governo a sostenere il settore del riso. Le nostre preoccupazioni, anche in vista di una prossima riforma della legge del mercato interno del riso, sono a tutela della valorizzazione delle varietà, anche quelle nuove, e a garanzia della trasparenza dell'informazione per i consumatori. Questo per noi significa tutelare i nostri prodotti e l'impegno degli agricoltori.
Adesso si parla di un'ulteriore apertura del mercato alle importazioni di riso, ma non sappiamo come il ministro Martina intenda proteggere il settore italiano da quest'ultima mossa. E' nostra ferma intenzione chiederlo direttamente a lui, perchè si prenda la responsabilità di spiegare agli agricoltori preoccupati come verranno tutelati i loro prodotti.

27/07/15

Acqua: in Calabria paghiamo tariffe illegittime alla Sorical S.p.a sin dal 2001!

MA CI RENDIAMO CONTO? È UN'ASSURDITÀ!
Ho inviato una dettagliata lettera rivolta all'Aeeg (Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico) sul tema.
La determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici per i vari settori di impiego dell'acqua è ascrivibile alla materia della tutela dell'ambiente e a quella della tutela della concorrenza, ambedue di competenza legislativa esclusiva dello Stato e dunque l'adeguamento della tariffa è precluso alle Regioni. Inoltre, con la deliberazione numero 248/1997, il Cipe ha stabilito che anche il prezzo di cessione dell'acqua all'ingrosso agli enti resta regolato dalle direttive Cipe.
Nella lettera ho chiesto all'Aeeg se non ritenga che la Regione Calabria abbia operato senza averne la competenza in merito con conseguente aggravio di costi a carico dei cittadini calabresi e quali iniziative intenda intraprendere nel merito.
Probabilmente siamo di fronte all'ennesimo paradosso tutto calabrese, con la Sorical che in questi mesi procede alla riduzione della fornitura d'acqua verso i Comuni morosi, che però sono debitori per una tariffa che non è legale. I soliti fili ingarbugliati propri della vecchia politica e della burocrazia di questa regione.
L'ACQUA E' UN BENE PUBBLICO ED UN DIRITTO DEI CITTADINI!
In Calabria, invece, viene evidentemente utilizzato ad uso e costumo di burocrati e politici, come il solito mezzo per fare profitto privando i cittadini di un diritto fondamentale.

Borgia (CZ): venga garantito ai cittadini il diritto all’acqua!

Vengano adottate le misure necessarie per garantire ai cittadini di ‪Borgia‬ (CZ) il diritto di accedere all’‪acqua‬.
Altra vicenda assurda, altra interrogazione parlamentare.
A Vallo di Borgia si assiste alla paradossale situazione in cui esistono due reti di fornitura dell’acqua, uno obsoleto che smette di funzionare con l’arrivo della stagione estiva ed uno di nuova costruzione, per cui sono stati spesi oltre 250 mila euro di soldi pubblici, ma che non è mai entrato in funzione.
I cittadini hanno anche pagato bollette di acqua che non hanno mai in realtà utilizzato. Sarebbe opportuno procedere alla restituzione di tali somme ai cittadini, che invece rischiano un’ulteriore diminuzione del servizio a partire dal 18 agosto a causa della morosità nei confronti di ‪Sorical‬.
Nel 2015 in un Paese civile come l’Italia, non dovrebbe esistere un solo cittadino che non acceda correttamente al servizio idrico, che per volontà popolare espressa nel referendum del 2012, dovrebbe essere pubblico e non gestito dai privati. In ‪Calabria‬, invece, si assiste ad una situazione paradossale, con i cittadini privati di un diritto fondamentale nei giorni più caldi dell’anno.

23/07/15

Dissesto idrogeologico: il governo deve intervenire a Papanice frazione di Crotone

La ‪Calabria‬ necessita di una serie di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico nel breve e nel lungo periodo. Destinare risorse in tali ambiti, non servirebbe soltanto a mitigare il rischio, ma anche a risvegliare l’economia sopita dell’intera Regione. Il denaro pubblico investito in tali opere preventive frutta molto di più rispetto a quello investito per tamponare l’emergenza o nelle grandi infrastrutture. Il ‪M5S‬ in parlamento ha già proposto diverse soluzioni attraverso proposte di legge, ma il governo Renzi preferisce girarsi dall’altra parte.
Nell'interrogazione parlamentare ho chiesto al governo di intervenire con risorse finanziarie adeguate al ripristino dei danni subiti dalla Frazione di ‪Papanice‬ (‪Crotone‬) durante l’alluvione del 2012. Per riparare i danni e scongiurare altri eventi di carattere idrogeologico, servirebbero oltre 900mila euro, di cui attualmente la Regione Calabria non dispone. Il potenziamento del drenaggio profondo ed altri interventi di carattere tecnico, potrebbero scongiurare il rischio di altri danni a persone o cose, visto l’alto rischio della zona dovute alle particolarità geomorfologiche dei luoghi.
Di recente è stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Struttura di missione denominate ‘‪ItaliaSicura‬’, che ha avviato una fase di consultazione con le amministrazioni regionali per facilitare lo stato di attuazione degli interventi ricompresi negli accordi di programma stipulati dal Ministero dell’Ambiente con le diverse Regioni e finalizzati alla programmazione ed al finanziamento di interventi urgenti per la mitigazione del rischio idrogeologico, ma non mi risulta ci sia traccia di interventi da attuare nel centro urbano di Papanice.

22/07/15

Stalettì: si scoprono altri scheletri nell'armadio, i Ministri facciano luce!

Ho interrogato il Ministro della semplificazione ed il Ministro delle finanze chiedendo di fare luce per appurare eventuali irregolarità nell'approvazione del bilancio consuntivo del comune di Stalettì in provincia di ‪‎Catanzaro‬.
Il consigliere comunale di minoranza Aversa ha denunciato al Prefetto di Catanzaro presunte irregolarità nell'approvazione del Bilancio Consuntivo del Comune di Stalettì, provando una mancata rispondenza ai principi dettati dalla legge riguardo i tempi di consegna della documentazione corredata al Bilancio, che deve essere disponibile 20 giorni prima dell’approvazione. Le irregolarità riguarderebbero anche l’esistenza di debiti fuori bilancio, anche nei confronti di Comuni limitrofi.
Tra le altre cose, il Comune di Stalettì per legge avrebbe dovuto approvare il Bilancio entro il 31, mentre è stato approvato soltanto il 9 di giugno una proroga sui tempi che non ha ragione di esistere senza un’adeguata giustificazione, che sembra non esistere. I Ministri interrogati devono procedere subito ad un adeguato accertamento dei fatti.
Il pressappochismo e l’approssimazione sono i mali peggiori a cui la vecchia politica ci ha purtroppo abituati. Metodi che hanno portato la ‪Calabria‬ ad essere fanalino di coda in tutte le classifiche. Ci vuole pugno di ferro verso le amministrazioni locali che disprezzano le regole.

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Etichettatura: "Governo rispetti volontà popolare di mantenere lo stabilimento di produzione"

Il governo rispetti la volontà popolare di mantenere l'indicazione in ‪etichetta‬ dello stabilimento di produzione e non si faccia imbambolare dall'impostazione filosofica dell'UE per eludere norme nazionali!
Questa è la mia dichiarazione dopo la risposta del Ministro dello sviluppo economico alla nostra interrogazione parlamentare in merito alle sanzioni per violazione delle norme in materia di etichettatura dei prodotti alimentari e sulla mancata volontà del governo di mantenere l'obbligo in etichetta sullo stabilimento di produzione.
In materia di sanzioni per la violazione delle disposizioni recate dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 il Mise ha predisposto una bozza di decreto legislativo. Avevamo richiesto al governo se non si ritenga improcrastinabile notificare alla Commissione europea la volontà di mantenere l'obbligo di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione alimentare per i prodotti realizzati e commercializzati in Italia. Il Ministro ha risposto che il Governo non avrebbe potuto notificare norme nazionali in contrasto con le materie armonizzate dal più volte citato Regolamento in quanto l’articolo 38 dispone espressamente il divieto da parte degli Stati membri sia di adottare, sia di mantenere disposizioni nazionali contrastanti salvo il caso in cui il diritto dell’Unione lo autorizzi. Secondo l'UE, la facoltà degli Stati membri di introdurre tale obbligo è possibile "solo ove esista un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e la sua provenienza e sia dimostrato che i consumatori attribuiscono un valore particolarmente significativo a tale indicazione".
Sia l'UE che il governo fanno finta di non sapere che sono migliaia le richieste tramite petizioni popolari, da parte di consumatori e produttori, di mantenere l'obbligo in etichetta dello stabilimento di produzione su TUTTI i prodotti! È ormai chiaro a distanza di mesi che questo governo e questa Europa vogliono solo ascoltare le lobbies delle multinazionali, che non hanno nessuna volontà di essere trasparenti e di informare realmente i cittadini sui prodotti che mangiano ogni giorno.
La soluzione a questo problema esiste già, il M5S ha presentato a dicembre scorso una proposta di legge per mantenere tale obbligo nel nostro paese. Ormai è evidente chi ha le mani libere e chi no! Ne prenda atto chi tiene veramente alla trasparenza ed al Made in Italy.

21/07/15

Salviamo Panaia, l'area archeologica di Stalettì (CZ)

Il Ministro dei beni culturali Dario ‪‎Franceschini‬, deve impedire che l’area archeologica di Località Panaia nel Comune di Stalettì (CZ) venga trasformata in un’area edificabile.
Sulla vicenda ho presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro Franceschini. Vogliono realizzare un’area pic-nic con bagni, allacci alla fognatura ed un ampio parcheggio in un’area dall’altissimo valore storico e culturale. Negli anni ’90 i tecnici del Comune di Stalettì sottoposero la zona di Panaia a vincolo archeologico, per la presenza dei resti di una Chiesa di origini bizantine.
È il classico disprezzo delle regole proprio della vecchia politica calabrese. Non è ammissibile che venga cementificata un’area in cui gli studi condotti hanno accertato la presenza di scavi di pregio, che possono riportare alla luce reperti storici e artistici di rilievo. Tutto questo è uno schiaffo alla vera vocazione turistica della Calabria e della zona di Caminia.
La legge impedisce il cambio di destinazione dell’area, che tra le altre cose è sottoposta a vincolo per il dissesto idrogeologico e classificata come ad alto rischio per frane e smottamenti.
La classe politica è incivile ed irrispettosa e mette a rischio non solo l’importanza storica della zona, ma anche la vita dei cittadini e degli operatori turistici.

20/07/15

Dossier M5S sulla Sanità in Calabria

Oggi a Catanzaro abbiamo presentato un dossier impietoso, ma soprattutto oggettivo, che in 40 punti fotografa le condizioni della sanità calabrese e chiede risposte vere alle istituzioni, a partire dal governo. Il primo dossier parlamentare sulla sanità calabrese, corredato di numerosi esposti sulle questioni principali, già trasmessi alla magistratura e alla Corte dei conti.
Il dossier ha la funzione di responsabilizzare il tavolo di verifica del piano di rientro sanitario, che si riunirà il prossimo 23 luglio a Roma. All'attenzione dei ministeri abbiamo posto gli argomenti chiave per il futuro della sanità calabrese: dal ruolo invasivo dell'Università di Catanzaro, specie sulla cardiochirurgia in Calabria, all'opacità sulla convenzione pediatrica con l'ospedale Bambino Gesù; dalle consulenze strapagate per i 393 milioni usciti senza tracce dall'Asp di Reggio Calabria alla mancata riapertura degli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare; dalla nuova rete dell'assistenza, approntata al di fuori dei nuovi standard ospedalieri, all'assoluta mancanza dei livelli essenziali d'assistenza su tutto il territorio; dall'inadeguata gestione commissariale ai problemi di trasparenza e legalità.
Oltre cento atti parlamentari compendiano il dossier che affronta anche il pericolo nascite in Calabria e l'abbandono di disabili, emodanneggiati e dializzati.
Davanti all'immobilismo delle parti politiche in consiglio regionale rispetto all'insana gestione della sanità calabrese, commissariata, era necessario compiere un lungo e chiaro lavoro d'indagine quale il nostro, anche con le ispezioni negli ospedali, per sottoporre al potere centrale e al tavolo ex Massicci, aggiornato a breve, le questioni prioritarie da risolvere per sempre.
Soltanto con il rispetto delle regole si potranno riorganizzare i servizi sanitari di una regione che è ultima in Europa, nella quale mancano le garanzie di sicurezza e il diritto alla salute è saltato da troppo tempo. Con questo dossier il Movimento 5 stelle vuole aprire in profondità il dibattito sulla sanità calabrese, dimenticata e nell'ombra, restituendo alla politica il suo ruolo di confronto e decisione.

19/07/15

Tour del MoVimento nelle zone a rischio ambientale del territorio crotonese

CROTONE - "Un tour tra il paradosso ed il drammatico quello di domenica a Crotone. Gli attivisti del Meet up locale con l’avvocato Cono Cantelmi hanno accompagnato i portavoce del Movimento 5 Stelle, Laura Ferrara, Piernicola Pedicini e Paolo Parentela, lungo un itinerario delle zone a rischio ambientale del crotonese. «Un vero e proprio giro fra le bombe ecologiche di questo territorio – commentano i portavoce – Crotone è da considerarsi una terra dei fuochi, fra discariche sotterrate, quelle che sorgeranno e quelle ancora in uso nonostante non si rispettino le norme vigenti». Località Ponticelli è stata la prima tappa del mini tour. Era necessario confrontarsi ancora una volta con i cittadini che da anni convivono con le nauseabonde esalazioni riconducibili ai rifiuti solidi urbani in putrefazione, provenienti dall’impianto di trattamento degli Rsu e di valorizzazione Rd. È stato comunicato loro l’importante risultato raggiunto con l’avvio di un’inchiesta da parte della Commissione europea in seguito all’interrogazione presentata da Laura Ferrara. La visita ha interessato anche l’impianto di smaltimento, al cui esterno sostavano diversi camion carichi di rifiuti e dai quali era evidente la perdita di percolato. Da Ponticelli, passando per Scandale, ci si è spostati verso un altro sito “caldo”: Giammiglione.
Lungo il tragitto sorgono piantagioni di angurie e coltivazioni bio, ma presto la scellerata politica ambientale calabrese che si basa sull’emergenza, partorirà una nuova mega discarica, non si sa ancora se destinata a RSU o a rifiuti speciali, distruggendo così la fonte di sostentamento di molte famiglie e aziende agricole del territorio. Qui Piernicola Pedicini – promotore del progetto di monitoraggio dei siti a rischio ambientale, “Punto Zero” già avviato in Basilicata e Sicilia – ha rilevato l’impatto delle radiazioni, registrato il dato per poi confrontarlo con futuri rilievi nel caso in cui si proceda con la realizzazione della discarica . «Abbiamo voluto verificare di persona lo stato dei siti che a nostro avviso rappresentano le principali criticità per questo territorio – spiegano Ferrara, Pedicini e Parentela – non è la prima volta che visitiamo queste zone, ma con la nuova legge sugli eco reati e la possibilità di avviare anche in Calabria il progetto Punto Zero, era necessario tornare a Crotone, esempio di come in Calabria non si sia ancora attivata una virtuosa politica ambientale».
In prossimità dell’ex discarica di Farina, ultima tappa del tour dei rifiuti, è stato annunciato l’esposto che verrà presentato nei prossimi giorni in Procura per denunciare lo stato di totale abbandono del luogo e la bonifica mai avvenuta, (in pratica si diffida l’amministrazione a dare risposte sulle sorti della discarica ai cittadini entro 30 giorni). Un invaso dismesso e che deve essere bonificato. Oggi si vorrebbe soltanto procedere a metterlo in sicurezza, cosa che andava fatta più di 10 anni fa, evitando che il percolato, la cui presenza è stata constata durante la visita di ieri, inquinasse la falda acquifera superficiale presente. Come se non bastasse l’amianto giace a cielo aperto ed il resto dei rifiuti fa capolino sotto una coltre di terra che frana di giorno in giorno. La giornata si è conclusa con un’agorà pubblica in cui si è fatto il punto della situazione. L’ambiente e la possibilità di una Calabria a Rifiuti zero rimane un priorità per il Movimento 5 Stelle che porterà avanti in tutte le istituzioni la questione delle bonifiche e della tutela dei beni comuni, come il sito archeologico di Capo Colonna. Qui si stava consumando l’ennesimo scempio da parte di un Governo ed un Ministero ciechi, sordi e muti. Ma la mobilitazione popolare ha vinto la sua battaglia e presto gli scavi torneranno alla luce dopo essere stati ricoperti da una colata di cemento."


17/07/15

GIU' LE MANI DAL NOSTRO MARE!

AD AGOSTO IL TOUR ‪M5S‬ IN 4 REGIONI PER DIRE “NO” ALLE TRIVELLAZIONI!

Con la Conferenza Stampa prevista per il prossimo 1 agosto a Bari (rotonda lungomare), si comunicherà l’inizio ufficiale della terza edizione dell'evento “GIU' LE MANI DAL NOSTRO MARE”, tour itinerante presso le spiagge per sensibilizzare sul problema delle trivellazioni marine che si svilupperà quest'anno nelle quattro regioni meridionali interessate dalla problematica: Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.
Il 2 agosto, in attesa dell’inizio del tour previsto per sabato 8 agosto, si terrà il “NoTrivDay”: i diversi gruppi M5S organizzeranno dei banchetti informativi sui propri territori per sensibilizzare la cittadinanza e pubblicizzare il tour che come detto partirà l’8 agosto a Licata in Sicilia e terminerà il 6 settembre con una vera e propria “festa” a Bari, nello stupendo scenario della rotonda del lungomare.
Come per gli anni scorsi ogni tappa prevedrà una “catena umana” sul bagnasciuga delle spiagge coinvolgendo gli stessi bagnanti, si terranno inoltre delle agorà pubbliche a cura dei portavoce del Movimento 5 Stelle presenti.

Di seguito le TAPPE del tour:

08 AGOSTO: LICATA (Sicilia)
09 AGOSTO: GELA (mattina) (Sicilia)
09 AGOSTO: AGRIGENTO (pomeriggio) (Sicilia)
12 AGOSTO: TORRE CANNE (FASANO) (Brindisi)
13 AGOSTO: SAN PIETRO VERNOTICO (Brindisi)
14 AGOSTO: POLICORO (Basilicata)
16 AGOSTO: ROCCA IMPERIALE (Calabria)
17 AGOSTO: MONOPOLI (Bari)
18 AGOSTO: SQUINZANO/TREPUZZI (Lecce)
19 AGOSTO: CASTELLANETA (Taranto)
20 AGOSTO: VIESTE (Foggia)
21 AGOSTO: CAMPOMARINO (Taranto)
22 AGOSTO: GALLIPOLI (Lecce)
23 AGOSTO: ROSSANO CALABRO (Calabria)
24 AGOSTO: CROTONE (Calabria)
25 AGOSTO: BISCEGLIE (BAT)
27 AGOSTO: MANFREDONIA (Foggia)
28 AGOSTO: POLIGNANO/MOLA (Bari)
29 AGOSTO: MOLFETTA (Bari)
30 AGOSTO: BARLETTA (BAT)
06 SETTEMBRE: TAPPA FINALE NELLA ROTONDA DEL LUNGOMARE A BARI

15/07/15

Capo Colonna: bene rimozione del cemento, ora rivalutazione dell'area!

Dopo la rimozione del ‪cemento‬, si proceda immediatamente ad una seria rivalutazione dell’area di Capo Colonna‬!
Il Comitato ‪#‎SalviamoCapoColonna‬ in questi giorni sta sorvegliando i lavori al cantiere. I cittadini di ‪Crotone‬ hanno vinto una battaglia di cultura e civiltà, ma la loro azione non deve fermarsi a quanto ottenuto. Ora bisogna insistere per rivalutare un’area archeologica tra le più importanti d’Europa, che deve essere al centro delle politiche sul turismo per l’intero crotonese.
Rimuovere l’orrenda colata di cemento è una vittoria che sarà completa soltanto quando l’antico tempio di Hera Lacinia sarà seriamente fruibile da cittadini e turisti.
L’amministrazione comunale ha la grave colpa di aver avallato lo strano progetto della soprintendenza. Ora rimedino ridando dignità alla zona di Capo Colonna che, oltre ad essere un’area archeologica poco valorizzata, è una periferia abbandonata, in cui i cittadini soffrono la mancanza dei servizi fondamentali. Primi tra tutti la situazione della viabilità, che rende quasi impossibile raggiungere Capo Colonna.
La vecchia politica si è mostrata incapace di valorizzare le ricchezze della Calabria e la vicenda di Capo Colonna ne è il più chiaro esempio. Si giunga presto alla costruzione di un vero parco archeologico che possa portare i turisti a conoscere la splendida storia della nostra terra.

‪#‎LaCulturaCheVince‬


14/07/15

Blitz al Mater Domini: oggi abbiamo scritto al dg Fatarella

Con una terza lettera al dg del dipartimento regionale per la tutela della salute, Riccardo Fatarella, io e Dalila Nesci​ abbiamo chiesto ancora l'invio della commissione della Regione Calabria per la verifica dei requisiti di legge presso la Cardiochirurgia dell'ospedale Mater Domini dell'Università di Catanzaro. Dopo le lettere a Fatarella del 30 giugno e del 7 luglio scorsi, ieri siamo andati a sorpresa all'ospedale Mater Domini, per verificare personalmente l'esistenza o meno di una sala di terapia intensiva specifica per i pazienti lì operati al cuore.
L'allegato sui requisiti regionali di accreditamento prevede per una tipologia di struttura cardiochirurgica come quella del Mater Domini la disponibilità di 4 letti di terapia intensiva, da non intendersi, evidentemente, come 'prenotati' e allocati nella sala della terapia intensiva generale. Abbiamo potuto verificare sul posto la mancanza di codesto requisito obbligatorio. I pazienti operati finiscono nella terapia intensiva generale.
Secondo il commissario aziendale, il direttore sanitario e il primario del reparto, coi quali abbiamo parlato, ciò non costituisce un problema, in quanto a loro dire al Campus Biomedico di Roma è uguale, non vi sono norme contrarie e non si sono registrati altri casi di sepsi oltre a quelli già denunciati. A Fatarella, abbiamo riportato la vicenda dei precedenti casi di infezione da Klebsiella nella Cardiochirurgia del Mater Domini, per cui è emerso formalmente «che le stanze di isolamento non sono sufficienti a dare risposta alla necessità assistenziali in emergenza, né l’attivazione dell’isolamento funzionale offre garanzie sufficienti». È anche emerso che al Mater Domini sono state attivate terapie intensive pneumologica, oncologica e cardiologica, ma mai la terapia intensiva cardiochirurgica.
Stupisce che ancora manchi la terapia intensiva dedicata presso la Cardiochirurgia, nonostante il finanziamento extra che per l'ospedale l'Università di Catanzaro riceve illecitamente dalla Regione Calabria.

QUI il testo della lettera a Fatarella ☞ https://goo.gl/glf9Qn

Nuova Questura di ‪Crotone‬: "il ‪M5S‬ da sempre spinge per la cittadella della sicurezza"

La proposta lanciata dal Sap riguardo la realizzazione della ‘cittadella della sicurezza’ a Crotone, nell’area originariamente destinata al comando dei Carabinieri ci trova d’accordo ed è stato oggetto di discussione tra me ed il Prefetto di Crotone già a marzo scorso.
Su impulso degli attivisti di Crotone, avevamo incontrato il Prefetto di Crotone il 23 marzo scorso, proprio per discutere la proposta di trasferire le Questura e Comando dei Carabinieri nello stabile della S. Paolo Srl, oggi vuoto. All’epoca apprezzammo il vivo interessamento del Prefetto, convinti che a breve si potesse giungere alla definitiva soluzione del problema.
Sin dall’inizio del nostro mandato in Parlamento insieme ai miei colleghi del MoVimento Dalila Nesci e Federica Dieni, ci siamo interessati alle sorti della Questura e del Comando dei Carabinieri, depositando atti di sindacato ispettivo ed incontrando i poliziotti in una nostra visita all’attuale questura, proponendo una soluzione che non comportasse ulteriori costi allo Stato, ma che donasse alla città pitagorica una sede dignitosa e sicura per le forze dell’ordine che operano in città.
L’auspicio è che l’annosa questione possa risolversi presto. Non è dignitoso che una città come Crotone ospiti le proprie forza dell’ordine in ambienti poco consoni e sicuri per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Lo Stato si adoperi per garantire una veloce soluzione ai problemi di carattere burocratico che stanno bloccando il progetto.

13/07/15

Diga sull'Alaco: la Regione è inspiegabilmente ferma!

Sul caso dell’‪‎Alaco‬ la Regione ‪‎Calabria‬ si è inspiegabilmente fermata, come se non ci fosse alcun problema...Oggi io e Dalila Nesci abbiamo incontrato per aggiornamenti il prefetto di ‪Catanzaro‬, Luisa Latella, che pure su nostra richiesta ha da tempo avviato un tavolo tecnico, dopo le allarmanti conclusioni di un’inchiesta della Procura di Vibo Valentia sulla salubrità dell’acqua dell’invaso, che potabilizzata arriva nelle case di 600 mila calabresi.
La Regione non ha adottato alcun provvedimento di cautela, benché sia passato oltre un anno da quando la procura ha comunicato pubblicamente elementi molto gravi. Da allora i cittadini, le associazioni e i comitati non hanno più avuto risposte ufficiali.
Stando alle carte note, il problema è a monte e riguarda l’acqua che riempie l’invaso Alaco. Il fatto che il suo custode giudiziario sia il dg del dipartimento è un vantaggio per l’amministrazione regionale, che finora è stata silente e irresponsabile. Oliverio non ha mai risposto alle nostre sollecitazioni. Ci auguriamo che ora rimedi. Inoltre, chiediamo al prefetto di Vibo Valentia di convocare al più presto i comitati civici, per il punto sulla situazione.

11/07/15

Bloccare finanziamento illecito all' Università di Catanzaro

Da tempo il MoVimento 5 Stelle sta conducendo in Calabria una quotidiana battaglia di legalità, nella consapevolezza che il rispetto delle regole è la base per restituire servizi e dignità ai cittadini calabresi, troppo spesso obbligati ad accettare una sanità volutamente affossata e quindi inefficace e perfino insicura. Il silenzio immutabile, l'omertà sia del centro destra che del centro sinistra catanzarese, addirittura l'auto-protezione sfociata in mero campanilismo hanno portato TUTTI i partiti e una parte della stampa locale a fiancheggiare questo sistema illegale! Siamo tutti bravi a scendere in piazza contro l'illegalità e le mafie ma quando si tratta di fare denunce concrete e metterci la faccia in prima persona proprio contro l'illegalità, vige il sistema omertoso! Catanzaro non si difende con l'omertà, con l'indifferenza, girandosi dall'altra parte solo perchè la vicenda riguarda l'università della proprio territorio. Anzi proprio perchè riguarda la mia città dove sono residente non potevo sottrarmi dal coraggio di denunciare la vicenda. Passiamo ai fatti:

Il rapporto tra l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro e la Regione Calabria, finalizzato all’integrazione dell’assistenza sanitaria regionale attraverso l’erogazione di prestazioni del Mater Domini, prevederebbe uno specifico protocollo della durata di 4 anni. È stato fatto la prima volta, nel 2004 (valido dunque fino al 2008) e poi nulla più. Nonostante l’ex subcommissario Luigi D’Elia, non appena nominato nel giugno 2011, avesse iniziato a concertare con il Rettore lo schema del nuovo protocollo, e nonostante fosse arrivato a uno schema concordato dopo 7 mesi di negoziazione, alla fine sia Scopelliti che Quattrone decisero di non firmare. Di lì in avanti,  il rettore, con la complicità dell’ex governatore, si è rifiutato per anni, con motivazioni assolutamente pretestuose, di sottoscrivere ciò che lui stesso aveva negoziato, per sette mesi, e infine concordato con il Subcommissario D’Elia, sfuggendo ad un preciso obbligo di legge. E cosa è successo allora? Che, in barba alla legge che vieta situazioni di prorogatio, il protocollo 2004 è stato continuamente portato avanti arbitrariamente. Ergo: il finanziamento mensile attualmente erogato al Mater Domini è parametrato sul dato storico, e non sulla produzione, nel rispetto delle vigenti norme nazionali in merito. I calcoli punto per punto sono fatti nell’esposto pubblicato di sotto. Qui basta dire che, per responsabilità evidenti sia della Regione sia dell’Università, di tutti gli organismi politici e tecnici interessati, per ben sette anni, nonostante uno schema di protocollo mai revocato ma che manca solo di firma definitiva, hanno permesso, in regime illegittimo di prorogatio, che il Mater Domini godesse di finanziamenti altrettanto illegittimi, molto più alti del dovuto (proprio per il fatto che si continuava a prorogare quanto previsto dal primo schema di protocollo). Quanto è stato dato sino ad ora al Mater Domini dalla Regione? Una cifra spaventosa: circa 52 milioni di euro! Ma attenzione: non è finita qui: di questi, circa 20 non trovano assolutamente spiegazione né giustificazione! In pratica, regalati dalla Regione all’Università! Addirittura lo stesso Settore Economico-Finanziario del Dipartimento Tutela della salute ha contestato tale tipo di erogazione. Peccato che il dirigente generale, Bruno Zito, abbia zittito i suoi colleghi e autorizzato il pagamento.



Di seguito potete leggere ed approfondire il testo dell'esposto presentato in Procura e alla Corte dei Conti e il testo dell'interrogazione parlamentare presentato al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della salute:


  • TESTO DELL'ESPOSTO PRESENTATO IN PROCURA E ALLA CORTE DEI CONTI

OGGETTOILLICEITÀ DEL FINANZIAMENTO ALL’AOU “MATER DOMINI” DI CATANZARO IN CARENZA DI VALIDO PROTOCOLLO DI INTESA REGIONE/UNIVERSITÀ.
LA STORIA INIZIALE
Il rapporto tra l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro – cui fa capo l’Azienda ospedaliero-universitaria “Mater Domini” di Catanzaro – e la Regione Calabria, finalizzato all’integrazione dell’assistenza sanitaria regionale attraverso l’erogazione di prestazioni dell’ AOU “Mater Domini”, è normato dal combinato disposto degli artt. 1 del D.Lgs. 517/99 e 17 della L.R. 11/2004 e s.m.i., che lo disciplina attraverso uno specifico protocollo quadro di intesa della durata e validità di quattro anni.
Il primo protocollo è stato approvato con DGR n. 799 dell’Ottobre 2004 ed, avendo una validità di quattro anni, è scaduto nell’Ottobre 2008.
Come è noto nella P.A. il regime di prorogatio non è consentito, salvo che, per mera prassi e non certo per formale deroga di legge, per pochi mesi e in assenza di alternativa, fattispecie entrambi inesistenti nella vicenda di seguito rappresentata.
I FATTI
Nei primi mesi del 2011 il Commissario ad acta, trovandosi in regime di commissariamento per l’attuazione del Piano di rientro, inviava una bozza di protocollo di intesa in esame preventivo ai Ministeri, senza ottenerne l’approvazione per la decretazione. Il Subcommissario Luigi D’Elia, non appena nominato (giugno 2011), al fine di rispondere alle sollecitazioni ministeriali e del c.d. «tavolo Massicci» e, soprattutto, ritenendo non lecito il regime di vacatio, iniziò a concertare con il Rettore lo schema del nuovo protocollo. Dopo sette mesi di negoziazione, si pervenne a uno schema concordato tra i due soggetti dianzi citati, che fu recepito con Decreto del Commissario ad acta n. 110 del 5 Luglio 2012 che, nella premessa, ricordava le sollecitazioni ministeriali e, addirittura, affermava l’illiceità del regime di prorogatio per come di seguito testualmente riportato: «Constatata la vacatio determinatasi per la scadenza del protocollo quadro d’intesa sottoscritto, per la vigenza di un quadriennio, nell’anno 2004 e mai rinnovato o prorogato con atto formale peraltro non adottabile ai sensi delle norme vigenti in materia di forniture di beni e servizi».
Si rammenta che, nell’attuale regime di commissariamento per l’attuazione del piano di rientro cui è sottoposta la Regione Calabria, i decreti del Commissario ad acta hanno valore di leggi regionali.
A sottolineare l’importanza di tale provvedimento si cita il commento della Commissione Serra-Riccio (commissione governativa d’inchiesta sulla sanità calabrese attivata nel 2008), in ordine al protocollo all’epoca vigente: «Così come bisognerebbe ripensare al rapporto esistente con l’unica Università della Calabria, che attraverso protocolli d’intesa eccessivamente sbilanciati a favore dell’Università condizionano le scelte organizzative fondamentali della Mater Domini e non assicurano prestazioni assistenziali adeguate all’impegno finanziario previsto» (vds. all. 2).
Della concertazione con il Subcommissario D’Elia, lo stesso Rettore diede pubblicamente atto in particolare in una specifica riunione tenutasi, alla presenza di S.E. il Prefetto, presso la Prefettura di Catanzaro nel febbraio 2013. La redazione del nuovo schema di protocollo non è, pertanto, configurabile quale atto unilaterale della Regione come, ancora oggi, erroneamente e strumentalmente sostenuto in giro.
La validazione del rapporto Regione/Università (e, quindi, la legittimazione del finanziamento) doveva avvenire con la sottoscrizione del protocollo da parte del Commissario ad acta e del Rettore, ciascuno per le parti rappresentate. L’art. 34 dello stesso protocollo, recante «Entrata in vigore della convenzione», prevedeva testualmente che «la presente convenzione entra in vigore dal 1° …… 2012», a dimostrazione della necessità di un protocollo valido per mantenere il rapporto Regione/Università nell’ambito del lecito.
Il Rettore, però, dopo avere concertato e concordato il testo del nuovo protocollo, anziché procedere alla sua sottoscrizione rimetteva tutto in precariato, chiedendo al Commissario ad acta una calendarizzazione per iniziare nuovamente la trattativa.
Quindi, il Rettore si è rifiutato per anni, con motivazioni assolutamente pretestuose, di sottoscrivere ciò che lui stesso aveva negoziato, per sette mesi, e infine concordato con il Subcommissario D’Elia, sfuggendo ad un preciso obbligo di legge. Ogni commento sarebbe superfluo.
Il Commissario ad acta Giuseppe Scopelliti, che avrebbe dovuto garantire il rispetto delle leggi – a maggior ragione di quelle da lui stesso emanate – nonché gli interessi della Regione, dopo avere pienamente condiviso lo schema del nuovo protocollo ed avere sottoscritto senza eccepire alcunché la relativa proposta di decreto (divenuto, quindi, DCA n. 110/2012), non ha mai assunto la dovuta posizione di tutela e difesa degli interessi della Regione ma ha continuato ad erogare, in un illegittimo regime di prorogatio, finanziamenti mensili pur in assenza di protocollo di intesa; che – giova ripetere – costituisce conditio sine qua non per la fruizione di finanziamenti pubblici da parte dell’Università.
Nel Dicembre 2012, a seguito della richiesta di sottoscrizione della proposta di decreto per l’individuazione delle risorse per garantire i LEA per l’anno 2012 (che sarebbe divenuto DCA n. 4/2013), l’allora dirigente del settore «Piano di rientro», dr. Gianluigi Scaffidi, sollevò il problema e fece rilevare al Subcommissario Gen. Luciano Pezzi, per le vie brevi, la mancanza del requisito dell’Università per fruire di finanziamenti pubblici e cioè l’assenza di sottoscrizione del nuovo protocollo, di cui al DPGR n. 110/2012, pronto da oltre cinque mesi.
Ritenuti corretti ed accolti i rilievi espressi dal citato dirigente, il Subommissario Gen. Pezzi inviò una nota, n. 11395 del 14 Gennaio 2013, firmata anche dal Commissario ad acta Scopelliti al Rettore dell’Università “Magna Graecia”, con cui lo si invitava alla sottoscrizione del protocollo entro il 31 Gennaio 2013. In tale nota, lo stesso protocollo Regione/Università veniva definito «atto che ha reso finora legittimo il finanziamento pubblico all’azienda in questione».
Attesa l’importanza del contenuto, la stessa nota veniva richiamata nella premessa della proposta di decreto del Commissario ad acta, che sarebbe divenuto DCA n. 4/2013.
Il 31 Gennaio 2013 è trascorso da oltre tre anni e, ad oggi, nulla è stato sottoscritto, mentre l’AOU “Mater Domini” ha continuato a essere oggetto di finanziamento mensile da parte della Regione; fatto che, in assenza di protocollo d’intesa Regione/Università, configura palesemente un vero e proprio illecito di natura penale, oltre che un chiaro danno erariale, come si vedrà di seguito.
Infatti, il finanziamento mensile attualmente erogato all’AOU “Mater Domini” è parametrato sul dato storico, in chiaro conflitto con l’art. 27 – recante «Finanziamento dell’Azienda» – dello schema del nuovo protocollo di cui al Decreto n. 110/2012, che, invece, prevede uno specifico metodo di finanziamento basato sulla produzione, nel rispetto delle vigenti norme nazionali in merito. Il metodo di finanziamento sul dato storico, ancora oggi adottato, si appalesa, quindi, in aperta violazione di legge e viene mantenuto dalla voluta carenza di sottoscrizione del nuovo protocollo.
Ma vi è di più, a dimostrazione della “cortesia” che si sta usando, con soldi pubblici, nei confronti dell’Università.
ATTESTAZIONE DEL DCA N. 9/2015 NON COERENTE ALLA REALTA’
Il DCA n. 9/2015………, nella parte relativa ai rapporti Regione/Università, recita, fra l’altro:
2.4.4 Protocolli con l’Università
La Regione Calabria ha decretato con DPGR n.ll0/12 la proposta di protocollo di intesa tra la Regione e l’Università degli Studi Magna Graecia, essendo il precedente scaduto nell’anno 2008. Il Protocollo regola, per legge, i rapporti tra l’Università e la Regione in materia di attività integrate di didattica, ricerca ed assistenza svolta per conto del Servizio Sanitario Regionale, nel rispetto dell’autonomia delle strutture competenti e negli interessi comuni della tutela della salute della collettività, della formazione di eccellenza, dello sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria. Si regolano, in particolare, l’assetto organizzativo, la programmazione, la gestione economico-finanziaria e patrimoniale dell’Azienda ospedaliero-universitaria. In particolare queste ultime sono riportate a coerenza con le norme vigenti in merito, prevedendo lo specifico art.27 del protocollo un finanziamento per produzione e funzioni, contrariamente a quanto accaduto in passato.
I Ministeri affiancanti hanno espresso, con parere n. 46 del 24 gennaio 2013, specifici rilievi nei confronti del contenuto del modello di Accordo approvato dal DPGRn.ll0/2012, successivamente ribaditi in sede di Tavolo di Verifica. La Regione ha, conseguentemente, proceduto alla riformulazione del modello di Accordo per renderlo coerente con le osservazioni ministeriali e, previa negoziazione con l’Università, ha trasmesso in approvazione preventiva ai Ministeri affiancanti una nuova proposta di accordo.
La nuova bozza è stata valutata con parere prot. CALABRIA-DGPROG-13/06/2014- 0000135-P; si è, pertanto, provveduto ad apportare le variazioni necessarie per superare gli ulteriori rilievi formulati dai Ministeri affiancanti, sempre previa negoziazione con la controparte universitaria.
È stata in via di massima condivisa con il Rettore una nuova bozza di Protocollo di Intesa, che si ritiene idonea a superare i rilievi precedentemente formulati dai Ministeri Vigilanti e coerente con la nuova programmazione regionale. In particolare, l’allegato n.l alla bozza di Protocollo individua la configurazione complessiva dell’A.O.U. Mater Domini, nonché le corrispondenti UU.OO.CC. attivate o da attivare a regime.
Quanto affermato nel DCA n. 9/2015 – e sopra testualmente riportato – contrasta ed omette una parte di realtà documentale, in quanto lo schema del nuovo protocollo allegato al Decreto n. 110/2012 era stato tempestivamente modificato dai Subcommissari Pezzi e D’Elia, già nel Marzo 2013, in coerenza con le osservazioni espresse dai Ministeri affiancanti con parere n. 46 del 24 Gennaio 2013. Tale modifica era stata inviata, in uno con la relativa proposta di decreto, alla firma del Commissario ad acta, esattamente in data 7 Marzo 2013. Da allora non è mai stata restituita, senza alcuna motivazione, dal Commissario ad acta. Semplicemente scomparsa, per quanto appare, ancorché redatta in rigorosa linea e coerenza alle richieste dei Ministeri.
Varie sollecitazioni formali ed informali – riassumibili chiaramente nelle note n. 133301 del 18 Aprile 2013 e n. 254080 del 31 Luglio 2013 inviate al Commissario ad acta – alla sottoscrizione del protocollo avanzate dai Subcommissari D’Elia e Pezzi al Commissario ad acta Scopelliti sono rimaste sempre senza esito.
Non v’è dubbio che, sulla base di quanto finora rappresentato, siano già ipotizzabili chiari comportamenti di favore all’Università da parte della Regione.
Ma vi è, ancora, di più.
PRECEDENTE INTERESSE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA IN ORDINE AL PROTOCOLLO
Il primo protocollo Regione/Università, sottoscritto nel 2004 e scaduto nel 2008, era stato oggetto di un rinnovo/proroga, da parte della Giunta regionale, con delibera n. 863 del 29 Dicembre 2010; evidente segno, già da allora, di una volontà di prorogatio da parte della Giunta regionale. Anche se, per dirla con la Commissione Serra-Riccio, si trattava di un protocollo «eccessivamente sbilanciato a favore dell’Università» e sarebbe stato dovere degli amministratori pubblici porre rimedio a tale squilibrio a danno delle finanze regionali (ci hanno provato i due sub Commissari e l’allora dirigente del settore “Piano di rientro” ma – come si è visto – invano). Eppure il Commissario ad acta conosceva bene anche la relazione Serra-Riccio per averla citata a piene mani nella campagna elettorale delle regionali di Marzo 2010.
Con lo stesso atto citato, la Giunta deliberava di «rinviare ad un successivo provvedimento del Commissarioad acta per il piano di rientro la ridefinizione dei rapporti tra Regione Calabria-Università Magna Graecia nell’ambito del predetto protocollo, apportando modifiche e/o integrazioni a precedenti intese con l’Università e a precedenti delibere di G.R. in ordine alle predette intese», con ciò ammettendo la consapevolezza della sua sopravvenuta incompetenza a trattare la materia in virtù del commissariamento per l’attuazione del piano di rientro, tanto da rinviare la ridefinizione dei rapporti tra i due Enti al Commissario ad acta. Volutamente, però, adotta un contestuale «rinnovo del protocollo quadro d’intesa», pur sapendo che l’emanazione di tale atto apparteneva alla esclusiva competenza del Commissario ad acta.
Tale delibera di Giunta Regionale fu, ovviamente, ritenuta dai Ministeri affiancanti e dal tavolo c.d. Massicci, interferente con i poteri del Commissario ad acta, tanto che ne fu richiesto l’annullamento puntualmente avvenuto con Decreto del Commissario ad acta n. 62 del 22 Luglio 2011, sicché, a tal punto, non esisteva nemmeno una parvenza, ancorché illegittima, di prorogatio. Si sottolinea che la Delibera di Giunta n. 863 del 29 Dicembre 2010, estratta dal sito web ufficiale della Regione Calabria (www.regione.calabria.it) è priva di: firma dell’assessore proponente, firma del relatore, firma del responsabile del procedimento, firma del dirigente di servizio, firma del dirigente di settore, prenotazione impegno di spesa. Esiste la sola firma del dirigente generale del Dipartimento Tutela della salute.
Si rammenta che la Procura della Repubblica di Catanzaro ha aperto, a suo tempo, un’indagine a carico del Presidente della Giunta in ordine alla DGR n. 863/2010 in questione.
PREVISIONE DEL DCA N. 33/2014
Dovendosi procedere al riparto del fondo annuale alle Aziende sanitarie ed ospedaliere della Regione per il loro funzionamento, nel Marzo 2014 veniva emanato il DCA n. 33/2014. Tale DCA in ordine al finanziamento dell’AOU “Mater Domini” stabilisce testualmente: «DATO ATTO CHE riguardo alla Azienda Ospedaliera “Mater Domini”, non essendo stato ancora sottoscritto il protocollo d’intesa con l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro e che lo stesso è stato trasmesso al vaglio preventivo dei Ministeri competenti, in riferimento ai criteri di finanziamento e nelle more della formalizzazione dell’atto, il trasferimento delle risorse effettuato nell’anno 2013 sulla base del DPGR-CA n. 4/2013 (riparto FSR 2012) è da considerarsi qualeanticipazione, ai sensi della normativa vigente, della definitiva assegnazione che sarà determinata con successivo provvedimento, coerentemente al predetto protocollo».
Il che significa che la somma mensilmente corrisposta all’AOU “Mater Domini”, qualunque essa sia, rappresenta una «anticipazione», che dovrà, pertanto, vedere un automatico conguaglio, a favore di una delle parti, ove la somma anticipata non corrisponda precisamente al dovuto.
POSIZIONE DEL SETTORE ECONOMICO-FINANZIARIO DEL DIPARTIMENTO TUTELA DELLA SALUTE
Si rileva quanto mai opportuno riportare la posizione, in merito all’argomento, formalmente espressa dal Settore Economico-Finanziario dello stesso Dipartimento Tutela della salute in una nota dell’Agosto 2014 inviata al dirigente generale ff del Dipartimento di cui, di seguito, si riporta la parte finale.
«Poichè quanto fino ad oggi trasferito alla AO Mater Domini, pari a € 28.209.951,00 per il periodo gennaio-luglio 2014, costituisce un importo prossimo al livello di produzione mediamente reso dall’azienda negli ultimi esercizi e considerato che questo Settore sta procedendo ad erogare i ratei mensili ancora sulla base del DPGR-CA n. 4/2013 (Riparto FSR 2012), né risulta ancora sottoscritto il citato protocollo Regione-Università, si comunica che dal mese di settembre p.v. i decreti di erogazione mensile non recheranno la quota prevista per I’AO Mater Domini a meno che i trasferimenti non vengano disposti dalla S.V. il cui gruppo firma sarà apposto sulle bozze dei provvedimenti».
La sopra riportata affermazione non ha bisogno di alcun commento rappresentando, oltre che una spiegazione solare, anche la pietra tombale di tutta la vicenda.
COMPORTAMENTO DEL DIRIGENTE GENERALE ff DEL DIPARTIMENTO, ZITO.
Il dirigente generale, però, non ritiene di adottare atti consequenziali alle affermazioni del Responsabile e del vice responsabile del Settore Economioco-finanziario del Dipartimento. Tutt’altro!
Per tutta risposta, autorizza l’erogazione mensile con una nota – appunto – degna dell’interesse della Procura della Repubblica, in cui confonde «funzioni cosiddette non tariffabili» (ad es. rianimazione, pronto soccorso, etc.) con prestazioni, invece, tariffabilissime, per le quali si arroga, da solo e senza alcuna negoziazione – a che cosa valgono tutte quelle farraginosità che si chiamano «Settore economico-finanziario», «Subcommissario», «Commissario ad acta» e, soprattutto, «Presidente della Regione», che paga? –, il diritto di riconoscere all’AOU “Mater Domini” un surplus di finanziamento pari al 40%.
Lo stesso dirigente non perde occasione di trasformarsi in legislatore nazionale. Una prima volta ha già corretto a mano il decreto n. 151/2013, alterando, anche, i termini previsti da normativa nazionale per il ricorso al Capo dello Stato (passati, secondo il legislatore Zito da 120 a 60 giorni).
Questa volta, a fronte dal D.L. 95/2012 che stabilisce una percentuale di riequilibrio delle funzioni c.d. non tariffabili che «non può in ogni caso superare il 30% del limite di remunerazione assegnato» si lancia in un 40% che, oltre a sforare il tetto massimo di legge, non trova alcuna giustificazione, se non quella di continuare a favorire una somma “impropria” all’Università.
Volendo – solo per un attimo – considerare corretta e legittima questa percentuale, se ne desume che il 40% di 28.209.251, pari a 11.283.300, in aggiunta alla cifra iniziale configurerebbe una cifra complessiva di 39.492.551. Questa ultima cifra è ben lontana dalla cifra di 52 milioni “elargita” annualmente, contestata dal settore economico- finanziario dello stesso Dipartimento Tutela della salute ma autorizzata dal suo Dirigente generale ff!
In più, il Dirigente generale, oltre alla confusione sui conti, si esprime in tal modo sul protocollo scaduto: «In merito al protocollo d’Intesa Regione-UMG si ritiene che lo stesso continui a produrre gli effetti degli accordi ivi contenuti se non altro in ragione della tacita prorogatio che si intende sussistere fino alla sottoscrizione del nuovo accordo, il quale risulta ad oggi in fase di formalizzazione». Ottimo esempio di come un alto dirigente regionale rispetta le leggi e fa gli interessi della Regione. Ecco dimostrata la convenienza dell’Università alla prorogatio di un atto per la cui redazione occorrerebbero una decina di giorni e non tre anni.
POSIZIONE DEL M5S ED INCONTRO CON SCURA
INCONTRO E RICHIESTA A SCURA
Nell’incontro – dello scorso 31 marzo, presso il dipartimento regionale “Tutela della Salute” – della sottoscritta deputata M5s Dalila Nesci con l’attuale Commissario ad acta, Massimo Scura, era stato prospettato il caso del finanziamento della Regione Calabria all’Università di Catanzaro, peraltro richiamato più volte da M5s nell’ambito della campagna elettorale per le ultime regionali. Al predetto Commissario è stato richiesto se intendesse predisporre un decreto a stralcio per modificare il finanziamento de quo, riparametrandolo ad evitare ingiustificabili sprechi. Ciò è avvenuto anche alla presenza del Subcommissario Andrea Urbani e dell’assistente parlamentare (della deputata Nesci,) Emiliano Morrone. Il Commissario si è detto contrario, precisando che tutte le strutture come l’AOU “Mater Domini” hanno un finanziamento di tipo integrativo, senza il quale non potrebbero andare avanti. ad oggi, pur avendone il diritto – rectius, il dovere – di far cessare questo illecito, il predetto Commissario non ha prodotto alcun decreto, mentre si è affrettato ad emanare il contestatissimo DCA n. 9, sul quale sta promettendo a tutti revisioni su revisioni. Quindi, il Commissario Scura mette fretta nei provvedimenti che andrebbero ragionati e tralascia – volutamente, per perpetuare il finanziamento storico in prorogatio illecita – il decreto sul protocollo Regione/Università.
CONCLUSIONI
Per concludere:
  • 1)  ad oggi vengono ancora erogati, dalla Regione, finanziamenti pubblici all’Università per l’attività assistenziale erogata dall’AOU “Mater Domini” in assenza di protocollo di intesa, essendo il primo scaduto da quasi sette anni e non avendo inteso nessuna delle due parti (Regione/Università) procedere al rinnovo attraverso la sottoscrizione del nuovo protocollo pronto da tre anni, in quanto recepito con Decreto del Commissario ad acta 110 del 5 Luglio 2012 mai sospeso o revocato;
  • 2)  è in vigore un regime di prorogatio sulla cui illegittimità nella P.A non occorre prolungarsi;
  • 3)  il Presidente/Commissario ad acta giustificava tale prorogatio in virtù di un tacito rinnovo di un protocollo scaduto a fronte dell’esistenza, da oltre un anno e mezzo, del nuovo schema da sottoscrivere dimenticandosi:
– di avere sottoscritto il DCA n. 110/2012 che, fra l’altro, riporta in premessa la seguente affermazione: «Constatata la vacatio determinatasi per la scadenza del protocollo quadro d’intesa sottoscritto, per la vigenza di un quadriennio, nell’anno 2004 e mai rinnovato o prorogato con atto formale peraltro non adottabile ai sensi delle norme vigenti in materia di forniture di beni e servizi»;
– avere annullato con un altro suo stesso decreto, il DPGR n. 62/2011, la Delibera di Giunta n. 863 del 29 Dicembre 2010 che, ancorché in modo del tutto illegittimo, prorogava il protocollo scaduto in quanto la Giunta regionale non era competente in materia;
  • 4)  tale prorogatio favorisce un metodo di remunerazione delle prestazioni, basato sul dato “storico”, in aperta violazione delle norme nazionali vigenti in merito;
  • 5)  in conseguenza l’Università sta fruendo finanziamenti pubblici senza averne i presupposti di legge e nell’ambito di tale illegittimo finanziamento fruisce, viepiù, di un immotivato surplus (derivante dal finanziamento sul dato storico anziché sulla produzione) a danno delle casse erariali;
  • 6)  si rileva una evidente volontà di tutti gli organismi tecnici e politici interessati, fin dal Dicembre 2010, di perpetuare tale illecito sistema.
  • 7)  tale vicenda va avanti da anni con la complicità del sub commissario Urbani e del Dipartimento, in particolare del dirigente generale ff Zito che – a seguito di una richiesta di blocco del finanziamento espressa dal settore economico-finanziario dello stesso Dipartimento in ordine al continuo finanziamento mensile in assenza di protocollo valido ed in presenza dell’esaurimento, già ad Agosto dell’anno, del budget dell’AOU determinato sulla produzione storica – ha prodotto una incredibile nota giustificativa ed autorizzativa del pagamento;
  • 8)  il sub commissario Urbani, delegato al rinnovo del protocollo, da diciotto mesi sta negoziando con il Rettore un atto per la redazione del quale occorrono non più di diciotto giorni.
  • 9)  IL FINANZIAMENTO BASATO SULLO STORICO E’ PARI A 52 MILIONI MENTRE QUELLO DERIVANTE DALLA PRODUZIONE NON SUPEREREBBE, COME RILEVATO DALLO STESSO SETTORE ECONOMICO-FINANZIARIO DEL DIPARTIMENTO, I 30 MILIONI, PER CUI LA REGIONE STA INDEBITAMENTE EROGANDO UN SURPLUS DI FINANZIAMENTO DI CIRCA 20 MILIONI/ANNO DAL LUGLIO 2012.
Intendendo far cessare lo spreco di risorse economiche della Regione ed evidenziare, nel contempo, le responsabilità derivanti dai relazionati comportamenti tecnici e politici, finalizzati al perpetuare di una “cortesia” con fondi pubblici all’Università, di quanti avevano – ed hanno – obblighi di ufficio ed istituzionali ben differenti, esponiamo la sopra riportata vicenda alle Autorità Giudiziarie in elenco al fine di individuare, ciascuna per la propria competenza, fattispecie di natura penale e/o di danno erariale eventualmente configurabili, con richiesta di essere informati degli sviluppi delle indagini.

  • TESTO DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
NESCI e PARENTELA — Al Presidente del Consiglio, al Ministro della salute e al Ministro dell'economia e delle finanze — Per sapere – premesso che:



il rapporto tra l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro – cui fa capo l’Azienda ospedaliero-universitaria “Mater Domini” di Catanzaro – e la regione Calabria, finalizzato all’integrazione dell’assistenza sanitaria regionale attraverso l’erogazione di prestazioni dell’Aou “Mater Domini”, è normato dal combinato disposto degli artt. 1 del D.Lgs. 517/99 e 17 della L.R. 11/2004 e s.m.i., che lo disciplina attraverso uno specifico protocollo quadro di intesa della durata e validità di quattro anni;

il primo protocollo è stato approvato con DGR n. 799 dell’Ottobre 2004 ed, avendo una validità di quattro anni, è scaduto nell’Ottobre 2008. Come noto nella P.A. il regime di prorogatio non è consentito, salvo che – per mera prassi e non certo per formale deroga di legge – per pochi mesi e in assenza di alternativa, fattispecie entrambi inesistenti nella vicenda di seguito rappresentata;

nei primi mesi del 2011 il Commissario ad acta, trovandosi la regione in regime di commissariamento per l’attuazione del Piano di rientro, inviava una bozza di protocollo di intesa in esame preventivo ai Ministeri, senza ottenerne l’approvazione per la decretazione;
il Subcommissario per l'attuazione del Piano di rientro, Luigi D’Elia, non appena nominato (giugno 2011), al fine di rispondere alle sollecitazioni ministeriali e del c.d. «tavolo Massicci», ritenendo non lecito il regime di vacatio iniziò a concertare con il Rettore lo schema del nuovo protocollo;

dopo sette mesi di negoziazione, si pervenne a uno schema concordato tra i due soggetti dianzi citati, che fu recepito con Decreto del Commissario ad acta n. 110 del 5 luglio 2012;

nell’attuale regime di commissariamento per l’attuazione del Piano di rientro cui è sottoposta la regione Calabria, i decreti del Commissario ad acta hanno valore di leggi regionali;

a sottolineare l’importanza del protocollo in parola, si cita un'annotazione della Commissione Serra-Riccio (commissione governativa d’inchiesta sulla sanità calabrese attivata nel 2008), in ordine al protocollo all’epoca vigente: 
«Bisognerebbe ripensare al rapporto esistente con l’unica Università della Calabria, che attraverso protocolli d’intesa eccessivamente sbilanciati a favore dell’Università condizionano le scelte organizzative fondamentali della Mater Domini e non assicurano prestazioni assistenziali adeguate all’impegno finanziario previsto»;
la validazione del rapporto Regione/Università (e, quindi, la legittimazione del finanziamento) doveva avvenire con la sottoscrizione del protocollo da parte del Commissario ad acta e del Rettore, ciascuno per le parti rappresentate;

il Rettore, però, dopo avere concertato e concordato il testo del nuovo protocollo, anziché procedere alla sua sottoscrizione rimetteva tutto in precariato, chiedendo al Commissario ad acta una calendarizzazione per iniziare nuovamente la trattativa;

Il Commissario ad acta Giuseppe Scopelliti, che avrebbe dovuto garantire il rispetto delle leggi – a maggior ragione di quelle da lui stesso emanate – nonché gli interessi della regione, dopo avere pienamente condiviso lo schema del nuovo protocollo ed avere sottoscritto senza eccepire alcunché la relativa proposta di decreto (divenuto, quindi, DCA n. 110/2012), non ha mai assunto la dovuta posizione di tutela e difesa degli interessi della Regione ma ha continuato ad erogare, in un illegittimo regime di prorogatio, finanziamenti mensili pur in assenza di protocollo di intesa;

il Subcommissario per l'attuazione del Piano di rientro, Gen. Luciano Pezzi, inviò una nota, n. 11395 del 14 Gennaio 2013, firmata anche dal Commissario ad acta Scopelliti, al Rettore dell’Università “Magna Graecia”, con cui lo invitava alla sottoscrizione del protocollo entro il 31 Gennaio 2013;

nella suddetta nota, lo stesso protocollo Regione/Università veniva definito «atto che ha reso finora legittimo il finanziamento pubblico all’azienda in questione»;

il 31 Gennaio 2013 è trascorso da oltre tre anni e, ad oggi, nulla è stato sottoscritto, mentre l’Aou “Mater Domini” ha continuato a essere oggetto di finanziamento mensile da parte della regione sulla base del dato storico e non della produzione effettiva, come impongono le vigenti leggi in merito; 

il DCA n. 9/2015, nella parte relativa ai rapporti Regione/Università, recita, fra l’altro: «La Regione Calabria ha decretato con DPGR n.ll0/12 la proposta di protocollo di intesa tra la Regione e l'Università degli Studi Magna Graecia, essendo il precedente scaduto nell'anno 2008. Il Protocollo regola, per legge, i rapporti tra l'Università e la Regione in materia di attività integrate di didattica, ricerca ed assistenza svolta per conto del Servizio Sanitario Regionale, nel rispetto dell'autonomia delle strutture competenti e negli interessi comuni della tutela della salute della collettività, della formazione di eccellenza, dello sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria. Si regolano, in particolare, l'assetto organizzativo, la programmazione, la gestione economico-finanziaria e patrimoniale dell'Azienda ospedaliero-universitaria. In particolare queste ultime sono riportate a coerenza con le norme vigenti in merito, prevedendo lo specifico art.27 del protocollo un finanziamento per produzione e funzioni, contrariamente a quanto accaduto in passato.
I Ministeri affiancanti hanno espresso, con parere n. 46 del 24 gennaio 2013, specifici rilievi nei confronti del contenuto del modello di Accordo approvato dal DPGR n.110/2012, successivamente ribaditi in sede di Tavolo di Verifica. La Regione ha, conseguentemente, proceduto alla riformulazione del modello di Accordo per renderlo coerente con le osservazioni ministeriali e, previa negoziazione con l'Università, ha trasmesso in approvazione preventiva ai Ministeri affiancanti una nuova proposta di accordo. La nuova bozza è stata valutata con parere prot. CALABRIA-DGPROG-13/06/2014-0000135-P; si è, pertanto, provveduto ad apportare le variazioni necessarie per superare gli ulteriori rilievi formulati dai Ministeri affiancanti, sempre previa negoziazione con la controparte universitaria. È stata in via di massima condivisa con il Rettore una nuova bozza di Protocollo di Intesa, che si ritiene idonea a superare i rilievi precedentemente formulati dai Ministeri Vigilanti e coerente con la nuova programmazione regionale. 
In particolare, l'allegato n.l alla bozza di Protocollo individua la configurazione complessiva dell'A.O.U. Mater Domini, nonché le corrispondenti UU.OO.CC. attivate o da attivare a regime».
Quanto affermato nel DCA n. 9/2015 – e sopra testualmente riportato – contrasta con (ed omette) una parte di realtà documentale, in quanto, come esposto lo scorso 21 maggio dagli odierni interroganti alla Procura della Repubblica di Catanzaro e alla Procura della Corte dei conti (Sez. di controllo per la Calabria), lo schema del nuovo protocollo allegato al Decreto n. 110/2012 era stato tempestivamente modificato dai Subcommissari Pezzi e D’Elia, già nel Marzo 2013, in coerenza con le osservazioni espresse dai Ministeri affiancanti con parere n. 46 del 24 gennaio 2013;

la riferita modifica era stata inviata, in uno con la relativa proposta di decreto, alla firma del Commissario ad acta Scopelliti, esattamente in data 7 Marzo 2013, e da allora non è mai stata restituita, senza alcuna motivazione, dal Commissario ad dovendosi procedere al riparto del fondo annuale alle Aziende sanitarie ed ospedaliere della Regione per il loro funzionamento, nel Marzo 2014 veniva emanato il Dca n. 33/2014;

tale DCA, in ordine al finanziamento dell’Aou “Mater Domini”, stabilisce testualmente: «Dato atto che riguardo alla Azienda Ospedaliera “Mater Domini”, non essendo stato ancora sottoscritto il protocollo d'intesa con l'Università “Magna Graecia” di Catanzaro e che lo stesso è stato trasmesso al vaglio preventivo dei Ministeri competenti, in riferimento ai criteri di finanziamento e nelle more della formalizzazione dell'atto, il trasferimento delle risorse effettuato nell'anno 2013 sulla base del Dpgr-Ca n. 4/2013 (riparto FSR 2012) è da considerarsi quale anticipazione, ai sensi della normativa vigente, della definitiva assegnazione che sarà determinata con successivo provvedimento, coerentemente al predetto protocollo»;

pertanto, la somma mensilmente corrisposta all’Aou “Mater Domini”, qualunque essa sia, rappresenta una «anticipazione», che dovrà, pertanto, vedere un automatico conguaglio, a favore di una delle parti, ove la somma anticipata non corrisponda precisamente al dovuto;

il Settore Economico-Finanziario del Dipartimento Tutela della salute della regione Calabria, in una nota dell’Agosto 2014 inviata al dirigente generale ff precisò: «Poiché quanto fino ad oggi trasferito alla AO Mater Domini, pari a € 28.209.951,00 per il periodo gennaio-luglio 2014, costituisce un importo prossimo al livello di produzione mediamente reso dall'azienda negli ultimi esercizi e considerato che questo Settore sta procedendo ad erogare i ratei mensili ancora sulla base del DPGR-CA n. 4/2013 (Riparto FSR 2012), né risulta ancora sottoscritto il citato protocollo Regione-Università, si comunica che dal mese di settembre p.v. i decreti di erogazione mensile non recheranno la quota prevista per I'AO Mater Domini a meno che i trasferimenti non vengano disposti dalla S.V. il cui gruppo firma sarà apposto sulle bozze dei provvedimenti»;

come già esposto dagli odierni interroganti alla Procura della Repubblica di Catanzaro e alla Procura della Corte dei conti (sez. di controllo per la Calabria), l'allora dirigente generale, Bruno Zito, non ritenne di adottare atti consequenziali alle affermazioni del Responsabile e del vice responsabile del Settore Economico-finanziario del citato Dipartimento, autorizzando l’erogazione mensile con una nota in cui sono confuse «funzioni cosiddette non tariffabili» (ad es. rianimazione, pronto soccorso, etc.) con prestazioni, invece, tariffabilissime, così riconoscendo all’Aou “Mater Domini” un surplus di finanziamento pari al 40%, laddove le disposizioni statali vigenti consentono un riconoscimento non superiore al 30%;

con il Dca n. 41/2015 del 21 maggio 2015 è scritto che, «nelle more della sottoscrizione del protocollo d'intesa con l'Università “Magna Graecia” di Catanzaro e considerato quanto riportato nel DPGR-CA n. 33/2014 in riferimento ai criteri di finanziamento, si stabilisce di considerare l'effettiva produzione assistenziale resa nel 2014, verificata alla data del 19/03/2015 e comprensiva anche di File F, coerentemente con quanto stabilito dall'art. Il del Protocollo d'intesa tra Regione e l'Università "Magna Graecia" di Catanzaro (D.G.R. n. 799/2004), considerato attualmente essere in regime di prorogatio, laddove si stabilisce che il finanziamento annuo dell'Azienda sia comprensivo dell'incremento tariffario non inferiore al 20% delle prestazioni di ricovero e ambulatoriali, in considerazione della particolare complessità organizzativa e produttiva riconosciuta per le funzioni di didattica e ricerca connesse alle attività assistenziali»;

sul quotidiano «La Gazzetta del Sud si legge», nell'edizione catanzarese del 9 luglio c.a., che il bilancio per l'esercizio 2013 dell'Aou Mater Domini non è stato approvato dal Commissario ad acta e che il medesimo è stato è chiuso con una perdita di 15,5 milioni di euro, che la spesa non è stata rispettata soprattutto per studi e consulenze;

con lettera del 25 giugno scorso, per ora senza di risposta, l'odierna prima firmataria della presente interrogazione ha chiesto al Commissario straordinario dell'Azienda ospedaliero-universitaria “Mater Domini” di Catanzaro, Antonio Belcastro, di conoscere i motivi per cui, stando a una recente classifica di “Assobiomedica” sui tempi di pagamento degli «Enti Sanitari», la stessa azienda ospedaliera risulta avere i maggiori ritardi di pagamento in tutta Italia, con tempi medi di 1.555 giorni;

CHIEDONO DI SAPERE:

se siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali urgenti iniziative intendano assumere, anche per il tramite del Commissario per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della regione Calabria, per risolvere – anche alla luce del fatto che, come in premessa ricordato, la nuova bozza dell'atto d'intesa è stata valutata con parere prot. CALABRIA-DGPROG-13/06/2014-0000135-P – i gravi problemi derivanti dalla mancata sottoscrizione del suddetto protocollo e per la cessazione dell'attuale, indebito meccanismo di assegnazione di risorse della regione Calabria all'Università di Catanzaro, relativamente all'attività della ricordata Azienda ospedaliero-universitaria “Mater Domini”.