23/10/14

M5S interroga il governo sui 40 milioni bruciati in Calabria sulla sanità

La sanità calabrese avrebbe risparmiato 40 milioni di euro, se non ci fossero stati i giochi di potere e i silenzi dei partiti. Lo abbiamo ribadito io e Dalila Nesci, a proposito della mancata firma del protocollo fra Università di Catanzaro e Regione Calabria, riguardante i rapporti reciproci per l’attività dell’azienda ospedaliera universitaria “Mater  Domini”.
Oggi infatti abbiamo presentato un’interrogazione rivolta ai ministri della Salute, dell’Economia e dell’Università, in relazione alla vicenda del finanziamento regionale per “Mater Domini” di Catanzaro, attualmente erogato con un protocollo scaduto dal 2008 e sulla base del solo dato storico, fuori della normativa di specie, che lo prevede in ragione delle prestazioni sanitarie effettivamente erogate.


La Calabria deve rientrare da un debito sanitario di 40 milioni. Se l’Università avesse firmato il nuovo protocollo, pronto dal luglio 2012, i costi sopportati dalla Regione sarebbero stati inferiori di 20 milioni all’anno. Oggi, pertanto, la Calabria sarebbe rientrata dal debito sanitario, con la possibilità di aiutare realtà come la Fondazione Campanella, messe in ginocchio da una gestione politica perversa e ingannevole. Il nostro candidato governatore Cono Cantelmi  ha scritto una lettera agli altri candidati Mario Oliverio e Wanda Ferro, perché con lui assumano l’impegno della definizione immediata del nuovo protocollo, bloccato da due anni.

Ai calabresi vanno date risposte reali sulla sanità, per cui il Movimento Cinque Stelle sta lavorando, mentre le altre forze politiche restano, purtroppo, mute e immobili.

22/10/14

Centrale del Mercure, M5S: "il mostro a biomasse devasta il territorio"

«Ascoltare cittadini che non vogliono la riconversione della centrale della Valle del Mercure. Il Parco del Pollino non può essere danneggiato da un'inutile centrale a biomasse». Lo sostengono i parlamentari M5S calabresi, insieme al candidato Cinque Stelle alla presidenza della Regione Calabria Cono Cantelmi, a proposito della trasformazione dell'impianto. I Cinque Stelle aggiungono: «Il mostro a biomasse di 35 MW avrebbe un tremendo impatto ambientale e l'assenza del VIS (Valutazione d'Impatto sulla Salute) richiesta, tra gli altri, dall'Isde Italia, ci fa anche temere per la salute dei cittadini della zona». «La Calabria – commenta Parentela – esporta gran parte dell'energia che produce e non vogliamo assistere all'ennesimo ricatto in cambio di qualche posto di lavoro. La zona del Pollino ha nelle bellezze naturali e nella chiara vocazione turistica la vera occasione di crescita economica ed occupazionale, non serve devastare il territorio. Avrei voluto dire queste cose al tavolo tecnico promosso dal Ministero dello Sviluppo economico, ma non mi hanno fatto entrare al pari di altri sindaci della zona interessata». Cantelmi aggiunge: «Dalla documentazione si evince chiaramente che il bacino limitrofo alla centrale non basta a rifornirla della legna necessaria ad alimentarla. Dovranno importare legna da chissà dove per fornire assistenzialismo mettendo a
repentaglio la salute dei cittadini. Il nostro non è il solito diniego immotivato, le nuove frontiere di produzione di energia sono le rinnovabili, inserite in modo razionale e sostenibile nel nostro territorio». «Appare concreto il pericolo di infiltrazioni mafiose - continua Cantelmi - che potrebbero inserirsi proprio sulla filiera del legno, come riportato da un recente articolo apparso sul settimanale 'l'Espresso' e come temono da tempo i comitati contro la centrale».
I Cinque Stelle concludono:«Da oltre un decennio Enel insiste per la messa in opera della centrale, nonostante l'opposizione dei cittadini e le bocciature del Consiglio di Stato. I cittadini devono essere padroni dei propri territori»

21/10/14

Aethina tumida: il focolaio si estende in Calabria


Mi trovo ancora una volta a tornare su una questione che richiede un intervento urgente da parte del Governo affinchè vengano attivate tutte le misure necessarie atte a debellare un fenomeno che potrebbe presto, se non trattato con la dovuta attenzione, portare al collasso l’intero settore dell’apicoltura.

Sto parlando dell'Aethina tumida meglio conosciuta come Il coleottero degli alveari, un insetto originario del Sudafrica che ha un effetto devastante sull’ape europea tanto da rendere invendibile il miele degli alveari colpiti.

Nell’interrogazione a risposta scritta n. 4-06168 che ho presentato lo scorso 26 settembre al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e al Ministro della salute - che sollecito con questo mio intervento - evidenziai la presenza di Aethina tumida nel comune di Gioia Tauro, in un apiario dell'Università di Agraria posto in località Sovereto (RC).

Oggi, come in quella sede, chiedo di intervenire al fine eredicare tutti i focolai coinvolti e di impedire la diffusione del parassita sul territorio nazionale. Spero che i Ministri citati vogliano attivarsi in tal senso dopo aver ricevuto non tanto il mio atto parlamentare quanto le segnalazioni del prof. Vincenzo Palmeri dell’Università di Reggio Calabria, autore del ritrovamento e la lettera dell’Unione nazionale associazione apicoltori italiani (Unaapi), congiuntamente alla Federazione apicoltori italiani (Fai), con la quale si offre la piena collaborazione a procedere all’eradicazioane del parassita rilevato in Calabria.

Ad oggi non sappiamo circoscrivere il fenomeno ma esperti del settore affermano che se non si interviene prontamente, presto gli apicoltori italiani dovranno imparare a coesistere con un nuovo gravissimo nemico. Di certo molti di loro dovranno distruggere i propri alveari colpiti da parassita con una conseguente perdita economica che mi auguro il Governo vorrà indennizzare attivando procedure peraltro già previste e attivate in zootecnia in analoghe emergenze sanitarie.

Bene, mi appresto a concludere il mio intervento, ma ci tengo a sollecitare i Ministri interessati ad ottemperare a quanto richiesto dagli apicoltori calabresi i quali hanno riconvocato un tavolo tecnico con i rappresentanti degli apicoltori e la task force veterinaria regionale.

Queste i punti su cui si chiede un rapido aggiornamento:
1. Situazione ad oggi del numero di alveari monitorati sul territorio regionale;
2. Conoscenza del piano di eredicazione del coleottero;
3. Notizie sulla pubblicazione del decreto di blocco della movimentazione degli alveari;
4. Attività e provvedimenti restrittivi attuati intrapresi nella zona rossa
5. Notizie e informazioni circostanziate sul decreto di risarcimento degli alveari inceneriti
6. Eventuali azioni a favore degli apicoltori che hanno subito gli abbattimenti per la stagione apicola futura.

La piana di gioia tauro  era uno dei territori a più alta densità di alveari d’Italia - ambìto come pochi per il clima favorevole in gran parte dell’anno e la ricca produzione di miele - ora è un terreno crivellato di piccoli crateri neri e resti ancora fumanti. Il paradiso delle api si è trasformato di colpo in un bruciante inferno. La posta in gioco è altissima presidente....si tratta se fare o non fare più apicoltura nei prossimi anni.

E scusate se è poco......

Si proceda subito alla bonifica della discarica di Corigliano

Il Ministro Galletti deve interessarsi per promuovere una vera bonifica per la discarica di Contrada Cotrica, nel Comune di Corigliano (Cosenza), dove è in atto un vero e proprio disastro ambientale.

Oggi ho presentato un'interrogazione scritta al Ministro dell'Ambiente (cofirmata da Dalila Nesci) a cui chiedo un immediato intervento. Il Consigliere Comunale M5S di Corigliano, Francesco Sapia ci ha informato di come da quasi 20 anni la bonifica delle vecchie discariche di Corigliano tarda ad arrivare, nel frattempo il percolato continua ad invadere i terreni agricoli limitrofi e le falde acquifere, rischiando di compromettere la coltivazione delle clementine di Calabria, prodotto IGP della zona.

Il Comune di Corigliano ha pensato bene di litigare a suon di ricorsi al tribunale con la ditta appaltatrice per i lavori di bonifica, intanto i cittadini stanno assistendo inermi ad un vero e proprio disastro ambientale, mentre sono stati sprecati milioni di euro per vedere irrisolto il problema. Le discariche di Contrada Cotrica è l'esempio evidente di come il sistema di gestione dei rifiuti basato sulle discariche porti solo ad inefficienza e distruzione del territorio. Non è più possibile accettare passivamente la prassi secondo cui i rifiuti debbano essere lasciati marcire sotto i terreni agricoli, lasciando alle popolazioni che le accolgono solo devastazione ambientale e morte.

E' a causa di numerose discariche non a norma come quelle di C.da Cotrica, sparse per la Calabria e su tutto il territorio nazionale, che il nostro Paese è sotto procedura d'infrazione da parte della Comunità Europea. Si tratta dell'ennesima emergenza ambientale ed economica che grava sui cittadini. Dopo le elezioni regionali del 23 Novembre, il M5S si batterà come un leone per portare la Regione Calabria ad avere una gestione dei rifiuti virtuosa, che la liberi dalla devastazione lasciata dall'ignoranza della vecchia politica calabrese.

L'inchiesta sui voti di 'ndrangheta mostra rischio per elezioni regionali

È gravissima e getta un’ombra pesante sulle regionali di novembre l’ipotesi di accusa della Dda di Catanzaro nei confronti di un big politico, che nel 2010 grazie ai voti della ‘ndrangheta cosentina sarebbe stato eletto, nel centrodestra, consigliere della Calabria». Lo affermano in un comunicato congiunto Cono Cantelmi, candidato M5S alla presidenza della Regione Calabria, e i parlamentari Cinque Stelle Dalila Nesci, Nicola Morra e Paolo Parentela, con riferimento alla notizia di un’inchiesta devastante in cui sarebbe finito un esponente politico di primo piano del centrodestra calabrese, che avrebbe pagato fino a 200 mila euro per assicurarsi voti procacciati da un’organizzazione mafiosa operativa in provincia di Cosenza.
Aggiungono i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle: «Esca il nome del politico, per tutelare le elezioni regionali. Fatti del genere ripropongono con forza il problema del rapporto fra potere e ‘ndrangheta, che stando ai discorsi della politica sembra perfino inesistente, superato. Ancora, queste vicende dimostrano quanto sia misera e strumentale la polemica sulle modalità di selezione dei candidati adottate dal Movimento Cinque Stelle, che, come noto, ha dato un segnale netto contro ingerenze criminali nella propria attività politica».
 Concludono Cantelmi, Nesci, Morra e Parentela: «Lo ribadiamo, non bastano le liste pulite per preservare il consiglio regionale da penetrazioni mafiose. Per garantire una gestione limpida della cosa pubblica è indispensabile un controllo morale, in assoluto il più difficile, da parte delle singole forze e dello stesso elettorato. In questo senso, noi siamo molto avanti»

20/10/14

Discarica di Cerroni nel vibonese, Cantelmi e parlamentari M5S scrivono alla Regione

«Chiariscano quali siano le valutazioni o le autorizzazioni riguardo alla grande discarica che Manlio Cerroni, che gestisce Malagrotta a Roma, vuole aprire a Stefanaconi nel Vibonese». L’hanno chiesto Cono Cantelmi, candidato M5S alla presidenza della Regione Calabria, e i parlamentari Dalila Nesci, Nicola Morra e Paolo Parentela, con una lettera congiunta alla presidente facente funzioni della Regione Calabria Antonella Stasi, all’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pugliano e al sindaco di Stefanaconi (Vv) Salvatore Di Sì. Nella missiva, i Cinque Stelle hanno scritto, a proposito della futura discarica a Stefanaconi, di voler conoscere con urgenza «i dettagli dell’iter amministrativo, le valutazioni tecniche della Regione Calabria, la collocazione dell’opera in argomento nella pianificazione regionale sui rifiuti e le valutazioni tecniche del Comune».
«Abbiamo ritenuto doveroso agire subito e insieme – precisano Cantelmi, Nesci, Morra e Parentela – perché la notizia della prossima apertura di un impianto per rifiuti speciali ci preoccupa molto, soprattutto in considerazione del fatto che l’impresa interessata fa capo a Cerroni, espressione di un capitalismo senza scrupoli».
Concludono Cantelmi, Nesci, Morra e Parentela: «Specie in tema di rifiuti è indispensabile controllare con largo anticipo le opere in progetto, prima che la popolazione se le ritrovi senza poter obiettare o verificare gli effetti sul territorio. Continueremo a lavorare con denunce e proposte, sicuri di cambiare la Calabria coi fatti».

Processo Marlane: il M5S interroga il governo su richiesta di Cantelmi

«Il Movimento Cinque Stelle non permetterà silenzi e intralci alla giustizia sul processo per l’attività della fabbrica Marlane a Praia a Mare (Cosenza), che ha prodotto disastro ambientale secondo gli esperti del tribunale e per cui, si è appreso di recente, potrebbe essere avvenuta la falsificazione di testimonianze con l’esborso di migliaia di euro ad alcuni testi». Lo dichiara Cono Cantelmi, candidato M5S alla presidenza della Regione Calabria, che informa: «I nostri deputati Dalila Nesci e Paolo Parentela hanno presentato oggi un’interrogazione parlamentare per le ultime, inquietanti notizie sul processo Marlane. Non consentiremo abusi di potere, essendo l’unica forza politica che non ha legami con potentati industriali e non ha interessi economici».
Parentela sottolinea: «Il Movimento Cinque Stelle si era già attivato alla Camera, chiedendo al governo iniziative per la tutela della salute e poi un’azione unitaria, insieme agli enti territoriali competenti e alle forze sociali, per risalire alla verità e bonificare il territorio interessato».
Nesci conclude: «Mi chiedo dove siano il Pd, Forza Italia, Ncd e Udc. Probabilmente sono troppo impegnati con patti e spartizioni elettorali da non accorgersi che fuori dei loro conti ci sono i problemi per la vita e il futuro dei calabresi. Daremo conto, da qui alle elezioni regionali del 23 novembre, della totale indifferenza dei partiti rispetto alle urgenze e ingiustizie della Calabria, per cui noi abbiamo agito con atti e fatti».

14/10/14

Giovanni Pantano non ha mai fatto parte del M5S

Il consigliere comunale di San Ferdinando (Reggio Calabria) Giovanni Pantano, da poco arrestato in un’operazione contro la ‘ndrangheta, non è mai stato un rappresentante istituzionale del Movimento Cinque Stelle.
Sappiamo bene che Pantano aveva già cercato di spacciarsi come esponente del Movimento, ma era stato richiamato subito, in quanto le sue affermazione pubbliche non rispondevano al vero. Si atteggiava, anche pubblicando per conto suo dei video.
La verità è che Pantano rappresentava soltanto se stesso nel consiglio comunale di San Ferdinando ed era da ultimo transitato all’opposizione. Aveva tentato maldestramente di avvicinarsi al Meet Up locale, proponendosi all’attenzione pubblica in occasione del trasbordo di armi siriane a Gioia Tauro. Occorre chiarire che Pantano non è MAI stato eletto con il simbolo del MoVimento 5 Stelle, ma ha cercato illegittimamente di parlare a nome del Movimento, pure se mai scelto dagli iscritti tramite il voto in rete, col quale selezioniamo i nostri candidati.
I media che hanno collegato il consigliere comunale di San Ferdinando al Movimento Cinque Stelle hanno preso dunque un abbaglio, dando un’informazione sbagliata proprio a ridosso delle elezioni regionali.

QUI anche il post sul blog di Beppe Grillo

13/10/14

Il M5S interroga il ministro Galletti sull'Ampollino

Sullo svuotamento senza autorizzazione del lago Ampollino nel Parco Nazionale della Sila, da parte dell’azienda A2A, abbiamo presentato una interrogazione al Ministro dell'Ambiente Galletti.
Abbiamo raccolto immediatamente la denuncia di Legambiente e siamo intervenuti.
Sono indispensabili garanzie sullo svuotamento, a partire dalle autorizzazioni prescritte, mancanti secondo l’associazione nazionale Legambiente. Le istituzioni devono agire e non stare a guardare come al solito!
Fa specie che lo svuotamento dell’Ampollino avvenga senza le garanzie dovute, dopo pochi mesi che l’Unesco ha inserito la Sila tra i suoi siti d’eccellenza. A nulla serve l’importante riconoscimento, se dai sindaci al governo non c’è la concreta volontà di salvaguardare e tutelare le bellezze paesaggistiche.

Qui il testo dell'interrogazione:

NESCI e PARENTELA. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare — Per sapere – premesso che:

la legge n. 394 del 6 dicembre 1991 (c.d. legge quadro sulle aree protette) detta «principi fondamentali per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese» (art. 1), che nella fattispecie si concretizzano (art. 3) nella «conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di pro cessi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici» (lettera a), «applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali» (lettera b), «difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici» (lettera c);

il lago artificiale Ampollino, dall’alto valore storico oltreché paesaggistico in quanto al termine dei lavori (1927) anche il re Vittorio Emanuele III prese parte all’inaugurazione, si trova nel Parco Nazionale della Sila (appunto area protetta), in una posizione molto particolare, in quanto bagna tre diverse province, quella di Cosenza, quella di Crotone e quella di Catanzaro;

secondo quanto resto noto da «Il quotidiano della Calabria» nell’edizione del 13 ottobre 2014, domenica scorsa l’associazione ambientalista di Legambiente ha promosso un sit-in per denunciare lo svuotamento del succitato lago da parte dell’azienda A2A, senza la necessaria autorizzazione;

sulla questione è intervenuto anche Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità, secondo il quale «le attività che sta svolgendo A2A per il Lago Ampollino non sono lavori di manutenzione ordinaria ma si configurano come un cambio sostanziale dello stato dei luoghi che nessuno ha autorizzato. Le norme che disciplinano il Parco nazionale della Sila, e quelle a tutela del paesaggio, impediscono che si possa ridurre di 16 metri il livello di un bacino idroelettrico senza che questa vengano preventivamente autorizzate»;

il riferimento è al D.p.r. del 14 novembre 2002 istitutivo dell’Ente parco nazionale della Sila, nel quale si chiarisce che è vietata (art. 5) «la realizzazione di opere che comportino la modificazione del regime delle acque, fatte salve le opere necessarie alla sicurezza delle popolazioni e le opere minori legate all'esercizio delle tradizionali attività agro-silvo-pastorali e comunque non rilevanti per gli alvei naturali». Ecco perché le «opere che comportino modificazione del regime delle acque […] sono sottoposte ad autorizzazione dell'Ente» (art. 8 del succitato D.p.r.), in quanto ritenute di «manutenzione strordinaria» (secondo quanto specificato all’art. 31 della legge n. 457 del 5 agosto 1978);

nel comunicato di Legambiente, ancora, Antonio Nicoletti chiede all’Ente parco «un sollecito intervento per fermare lo scempio che la multinazionale dell'energia elettrica sta mettendo in atto e chiediamo di ripristinare la legalità in un'area protetta che continua ad essere oggetto di utilizzo predatorio, da parte di piccoli e grandi devastatori, senza che l’istituzione preposta alla tutela della biodiversità, del paesaggio e del patrimonio MAB Unesco, sia capace di imporre il rispetto della legge e di norme nazionali e comunitarie»;

è per questo che, secondo quanto si apprende dal succitato articolo de «Il Quotidiano della Calabria», Legambiente presenterà una formale denuncia all’autorità giudiziaria nei confronti della società A2A per alterazione dei luoghi in un Parco Nazionale, senza la necessaria autorizzazione -:

si chiede di sapere

se è a conoscenza dei fatti suesposti;
quali azioni intenda promuovere, in considerazione del fatto che, come stabilito dalla legge 6 dicembre 1991 n. 394 e, più specificatamente, dal citato D.p.r. in premessa, «la vigilanza sulla gestione del Parco nazionale della Sila è esercitata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio».

10/10/14

Il Piano rurale nazionale sia a vantaggio delle Regioni

La partita sul piano di sviluppo rurale non si gioca soltanto tra Calabria e Bruxelles. Si gioca anche tra l’Italia e l’Europa. Per questo motivo abbiamo presentato una risoluzione (a prima firma Gallinella) in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati per impegnare il governo a orientare gli investimenti a sostegno del reddito degli agricoltori colpiti da avversità atmosferiche ed epidemie, a favore dell’ammodernamento delle reti di adduzione e distribuzione irrigua, del miglioramento genetico del patrimonio zootecnico e salvaguardia della biodiversità animale.Il piano di sviluppo rurale nazionale può diventare un prezioso alleato dei piani regionali moltiplicando le risorse economiche disponibili e superando problematiche strutturali inascoltate da anni soprattutto in una Regione vocata all'agricoltura come la Calabria. La tipologia di investimenti proposti ha un’importanza strategica per la crescita di tutto il settore agroalimentare. Basta pensare al miglioramento del sostegno del reddito che si potrebbe generare con l’attivazione dei fondi di mutualizzazione mirati a coprire i risarcimenti per le perdite causate da avversità atmosferiche, fitopatie ed infestazioni parassitarie, poco appetibili per le compagnie assicurative. Bisogna però che la soglia per accedere al contributo comunitario a questi fondi, venga abbassata sotto il 30% così da renderla più appetibile agli agricoltori e consentire una maggior diffusione di questo strumento di sostegno.Non meno importante sarà il finanziamento agli interventi irrigui e l’avvio di programmi di conservazione del patrimonio genetico delle nostre razze autoctone, iniziando dalla creazione di un elenco univoco delle razze presenti nel nostro Paese e assicurando l’interscambio e la fruibilità delle informazioni tra i vari database esistenti da parte di tutti i consulenti delle imprese agricole. Riteniamo che tutti questi impegni assieme alla costituzione, in seno al ministero dell’Agricoltura, di un gruppo di lavoro per la gestione della rete rurale nazionale, il coordinamento e l’eventuale assistenza tecnica alle autorità di gestione dei programmi regionali, siano una concreta occasione per rilanciare il settore. Per questo chiederemo con forza la discussione e la votazione di questo provvedimento in Commissione.

08/10/14

Lo "Sblocca Italia" di Renzi privatizzerà la nostra acqua ignorando il referendum del 2012!

Con il Decreto ‘sblocca Italia’ il Governo continua a porre in atto grandi manovre per impedire che sia dato seguito alla volontà popolare sul referendum dell’acqua! Il decreto modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi.
Il Governo procederà alla piena realizzazione del piano di privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni anche attraverso la Legge di Stabilità. Ciò significa dare più potere ad aziende come la Sorical Spa, che in Calabria tanti danni sta facendo al servizio idrico integrato, a discapito dei cittadini e della collettività, sia in termini strettamente economici che di efficienza di un servizio che rappresenta un diritto fondamentale dei cittadini. Ma non è soltanto la gestione dell’acqua a preoccuparci: trivelle, inceneritori, finte bonifiche, cemento e opere inutili nelle nostre città. Il decreto, l'ennesimo incostituzionale del Governo Renzi, avrebbe dovuto chiamarsi ‘Sfascia Italia’, per questo motivo abbiamo chiamato a combattere tutti i consiglieri comunali e regionali M5S che hanno preparato mozioni e risoluzioni contro il decreto in discussione alla Camera.
Non appena arriveremo al Governo della Regione Calabria con Cono Cantelmi, il nostro candidato Presidente, faremo quanto necessario per restituire ai cittadini la gestione del servizio idrico integrato e toglierlo dalle mani delle multinazionali come Veolia, che punta al profitto senza, magari, badare alla salubrità dell’acqua, condizione necessaria per preservare la salute dei cittadini e per restituire un servizio veramente efficiente.

Giustizia per gli emodanneggiati calabresi!

Le forti pressioni politiche del MoVimento 5 Stelle sulla vicenda delle vittime da emotrasfusioni, hanno sortito l’effetto sperato.

I portavoce del Movimento 5 stelle esprimono l’enorme soddisfazione per l’obiettivo centrato relativo allo stanziamento delle risorse finanziarie per le vittime danneggiate da trasfusioni di sangue infetto.
“Non abbiamo fatto altro che mettere di fronte all’evidenza dei fatti il Consiglio Regionale, questa situazione di indifferenza ed illegalità non poteva essere sottaciuta.
Noi, così come i movimenti spontanei delle vittime, abbiamo costantemente richiamato le istituzioni alle loro responsabilità con una serie di atti parlamentari, a Roma come a Bruxelles, post sul Blog di Grillo, comunicati stampa, fino all’accorato appello prima della riunione del Consiglio regionale.”
Ed infatti proprio ieri, nonostante il pessimismo che aleggiava, il Consiglio regionale della Calabria ha approvato la variazione di bilancio per lo stanziamento di circa 1.800.000 euro a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di derivati.
“Al di là di tutto questo risultato dimostra che siamo in grado di incidere anche in quelle istituzioni dove ancora non siamo presenti, come il Consiglio regionale della Calabria. Ancora, ma per poco!”

I portavoce calabresi
del Movimento 5 Stelle 
da Roma e Bruxelles

Le azioni politiche del Movimento 5 Stelle sugli emodanneggiati:

07/10/14

Pochi nefrologi all’Ospedale ‘Pugliese - Ciaccio’ di Catanzaro: venga garantito il diritto alla salute!

Il Commissario ad acta per il rientro del debito sanitario, Luciano Pezzi, corra subito ai ripari per garantire un servizio efficiente nel reparto di nefrologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Pugliese-Ciaccio’ di Catanzaro. E' impensabile che un diritto come quello alla salute venga sacrificato sull’altare della convenienza economica. Non possiamo più permettere che i cittadini calabresi siano costretti a scappare dalla Calabria per doversi curare.
Per questo motivo ho presentato un’interrogazione scritta al Ministro Lorenzin.
Nei giorni scorsi, il presidente regionale dell’ANED aveva denunciato pubblicamente alcune criticità dovute alla riduzione del 50% dell’organico nel reparto di nefrologia dell’ospedale di Catanzaro, punto di riferimento per i malati di gran parte della regione anche a causa della chiusura dei centri ospedalieri in periferia. Ho chiesto al Ministro se non ritenga opportuno sbloccare le assunzioni per le Aziende Ospedaliere calabresi, almeno nei casi in cui il blocco del turn-over ha causato problemi di efficienza operativa, come nel reparto di nefrologia del ‘Pugliese-Ciaccio’ di Catanzaro.
I nefropatici non possono pagare sulla propria pelle la nefasta gestione politica sulla sanità.  Per lo stesso motivo non è assolutamente accettabile che i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari debbano farsi in quattro per sopperire alla mancanza di personale. Il reparto di nefrologia dell’ospedale di Catanzaro esegue circa 12.000 sedute di dialisi ogni anno. Il Ministro Lorenzin ed il Commissario Pezzi hanno il dovere di intervenire immediatamente per garantire il diritto alla salute.
Il Ministro Lorenzin non perda altro tempo e corra ai ripari. Bisogna fare in modo che il rientro dal debito sanitario per la Calabria non divenga sinonimo di assenza di cure per gli ammalati.

Mantenere l’obbligatorietà di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione

Attraverso una interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro dell'Agricoltura e una risoluzione in commissione, ho chiesto un impegno del Governo di “notificare alla Commissione europea  entro il termine ultimo del 14 dicembre 2014 la volontà di mantenere l’obbligatorietà di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione alimentare per i prodotti realizzati e commercializzati in Italia.
A decorrere dal 14 dicembre 2014 - data di formale applicazione di gran parte del reg. UE 1169/11- la prescrizione italiana della sede dello stabilimento potrà essere mantenuta solo a condizione che il Governo italiano provveda alla notifica di tale norma alla Commissione europea. La notizia sullo stabilimento di produzione, oltre ad avere una funzione importante per la sanità pubblica, serve ai singoli consumatori per scegliere un alimento rispetto a un altro anche in considerazione del paese o della regione dove è prodotto per motivi legittimi come sostenere l’economia e l’occupazione locali, in  nome del valore del lavoro.
Il governo Renzi finora ha speso molte belle parole a tutela del made in Italy e del comparto agroalimentare, ora dopo le parole devono seguire i fatti!

06/10/14

Risarcire gli emodanneggiati senza se e senza ma!

Lettera aperta al Consiglio Regionale della Calabria

Di Laura Ferrara (Europarlamentare) e Paolo Parentela (Deputato alla Camera)


Presidente, Consiglieri regionali,
sentiamo oggi il dovere di portare alla vostra attenzione l’annosa vicenda dei danneggiati per emotrasfusioni di sangue infetto.
 
Persone che senza alcuna colpa si sono viste stravolgere la loro vita e quella dei loro cari a causa di errori i cui effetti sono irreversibili. Tutti siamo d’accordo che queste persone meritano un giusto risarcimento, sia pure con la drammatica consapevolezza che questo MAI sarà sufficiente a restituire la serenità perduta.
1017 famiglie allo stremo delle proprie risorse fisiche, psicologiche ed economiche, oggi, al danno aggiungono la beffa del diniego di un indennizzo.
Un diniego, peraltro, fonte di un ulteriore danno, quello alla psiche di persone che si vedono costrette a relazionarsi costantemente, oltre che con i medici e le medicine, anche con gli avvocati e le loro legittime parcelle, mentre assistono impotenti alla vergogna di uno Stato ed di una Regione che violano leggi.

L’inconcepibile paradosso di subire enormi ingiustizie a causa di palesi violazioni di legge proprio da quelle istituzioni che detengono il potere legislativo ed emanano quelle leggi di cui poi ne pretendono il rispetto da parte dei cittadini..

La legge 92 del 2010, come noto, prevede che “Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato (…)”
Di più! La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 3 settembre 2013 n.5376 ha dettato le prescrizioni finalizzate al pagamento anche della rivalutazione dell’indennità integrativa speciale.

Ebbene, come tutti voi certamente saprete, l’atteggiamento intrapreso dalla regione Calabria è in violazione sia della  legge, sia della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, posto che la Regione Calabria, in qualità di “ente pagatore” (ex Decreto legislativo 112/1998), dal primo gennaio 2014 non paga né gli indennizzi previsti, né tantomeno la rivalutazione in ossequio alla sentenza della Corte Europea.

Una situazione incresciosa sulla quale noi del Movimento 5 Stelle stiamo combattendo la nostra battaglia con tutti i mezzi che, in questo momento, abbiamo a disposizione, agendo con numerosi atti parlamentari sia presso la Camera dei Deputati che in Parlamento Europeo.
La battaglia politica andrà avanti come è giusto che sia nel rispetto reciproco dei propri ruoli.
Oggi però, noi vorremmo fare un accorato appello al Consiglio regionale.
Nella riunione di Giunta del 12 settembre scorso, è stata approvata la variazione al bilancio che riguarda l’indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa d vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di derivati.
Bene. La variazione prevede un incremento di spesa di circa 1.800.000 euro per la spesa 2014.
Oggi questa variazione al bilancio può essere approvata dal Consiglio regionale, posto che all’ordine del giorno di domani martedì 7 ottobre è stato inserito:
“Provvedimenti urgenti ed indifferibili trattati dai competenti organismi”.
In questi casi di evidente drammaticità, l’urgenza e la indifferibilità dovrebbero essere naturale conseguenza dalla morale e della sensibilità umana di ognuno di noi, senza se e senza ma!
Ma, preso atto che questo non è argomento sufficiente a convincere tutti voi, poniamo la questione sotto una prospettiva giuridica e ci chiediamo e vi chiediamo:
- ma cosa c’è di più “urgente ed indifferibile” dell’approvazione di una variazione di bilancio che ripristini la legalità, ponendo uno stop a quella violazione di legge, nonché al mancato rispetto della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, da parte della Regione Calabria?
 
Vi prego, non vi attorcigliate su questioni procedurali, così come voci di corridoio narrano incontrollate in questi giorni.
Abbiate l’orgoglio e la dignità che si addice ad un rappresentante delle istituzioni.
Non avete accusato la minima esitazione quando si è trattato approvare una legge elettorale in regime di prorogatio, adesso sarebbe davvero vergognoso arrovellarsi su inesistenti questioni procedurali, degne del peggiore azzeccagarbugli, per bloccare quello che è moralmente giusto, politicamente doveroso e giuridicamente obbligatorio!

I soldi sono pochi e la coperta è corta, d’accordo! Bisogna fare delle scelte, d’accordo! Ma se gli argomenti di estrema drammaticità non scalfiscono (ahimè!) la vostra sensibilità umana, se non vi convincono neanche le ineccepibili questioni giuridiche e politiche, almeno speriamo che possa convincervi un discorso di convenienza (per non dire furbizia!).

E allora ricordiamo a tutti voi, che questi sono soldi che la Regione ANTICIPA in base a quanto previsto dal Decreto legislativo 112 del 1998 e che, pertanto, dovranno essere restituiti dallo Stato e dunque, si tratta di soldi che presto o tardi dovranno tornare nelle casse della Regione, pronti per essere spesi (di nuovo, in questo caso!) per le altre urgenze. (Il processo inverso non sarebbe possibile!)

Pertanto, invitiamo voi tutti, con il cuore in mano, a voler approvare questa variazione di bilancio, in modo tale che si possa dare una boccata d’ossigeno a queste famiglie.
Magra consolazione, ahimè! Ma almeno, la legalità sarà ripristinata e si eviterà, almeno questa volta, che ci sia anche solo il sospetto che questa delibera di Giunta, come le altre approvate negli ultimi giorni, siano finalizzate solo a precostituirsi delle armi da utilizzare nella campagna elettorale ormai entrata nel vivo.

Vi preghiamo, non calpestate quella dignità del ruolo che esercitate:
La nostra terra non lo merita! I calabresi non lo meritano!
 
Grazie.

Laura Ferrara Paolo Parentela
Europarlamentare Deputato alla Camera

02/10/14

#Sbloccaitalia? No, #Sfasciaitalia! Aiutaci a combatterlo!

Trivelle, inceneritori, finte bonifiche, acqua che diventa per sempre privata, cemento e opere inutili nelle nostre città: questi i 5 buchi neri del decreto Sblocca Italia promosso da Renzi.
Un vero #sfasciaitalia, un decreto che affosserà il Paese e lo sfascerà del tutto. 
Abbiamo lanciato la battaglia a tutti i livelli. Oltre ai portavoce in Parlamento, sono chiamati a combattere tutti i consiglieri comunali e regionali M5S che hanno preparato mozioni e risoluzioni contro il decreto in discussione alla Camera.
Ma anche tu puoi fare la tua parte!
E’ semplice: chiedi al tuo Comune di impugnare gli articoli più scandalosi del decreto, come già hanno fatto tante città. Chiedi alla tua Regione di opporsi a cemento e trivellazioni, come già accaduto in tre regioni italiane.
E’ veloce: scarica qui sotto i moduli già pronti e inviali subito ai tuoi consiglieri comunali e regionali, di qualunque forza politica. Fallo entro il 17 ottobre, e dal 18 pubblicizzeremo insieme questa grande azione!

Puoi anche:
- Condividere il più possibile i materiali che troverai sul portale parlamentare e sulla pagina FB della Commissione Ambiente M5S
- Scriverci a sfasciaitalia@gmail.com, per richiedere di essere iscritto alla nostra newsletter, comunicarci cosa succede nel tuo Comune e ricevere info sulla battaglia parlamentare M5S.
- Venirci a trovare a Roma, dal 10 al 12 ottobre al Circo Massimo per sapere tutto di cosa sta succedendo, come sta agendo il M5S per impedirlo e aggiornarci sul tuo Comune/Regione!

A presto, e buona battaglia!

Agricoltura: risoluzione M5S per il semestre europeo

L'agricoltura ha da sempre rappresentato uno dei punti cardine dell'economia nazionale, nonché uno dei settori che meglio rappresentano e caratterizza la tradizione italiana, tutte le decisioni politiche in materia agricola vengono prese in sede comunitaria e per questo il ruolo giocato dall'Italia in Europa, in particolare durante questo semestre di presidenza, sarà fondamentale per il futuro dell'agricoltura nazionale.

Primaria è la questione dell'etichettatura che, deve necessariamente essere risolta in Europa; la tutela del made in italy passa, infatti, attraverso un sistema di etichettatura efficace che sia chiaro ai consumatori perché solo in questo modo sarà possibile tutelare le produzioni e le tradizioni italiane; è necessaria pertanto un'evoluzione della normativa comunitaria per avere in etichetta l'indicazione del luogo di origine o di provenienza delle materie prime utilizzate, nonché le tipologie di allevamento al fine di rendere consapevole il consumatore al momento dell'acquisto. Il Parlamento italiano si è già espresso in questa direzione votando all'unanimità la mozione n. 1-00311 adesso è quindi necessaria una presa di posizione concreta.

In questo contesto si inserisce anche la controversa questione degli OGM, in quanto è fondamentale che i prodotti originali siano tutelati da contaminazioni di organismi geneticamente modificati e che agli Stati membri sia lasciata la libertà di decidere in autonomia se autorizzarne o meno la coltivazione di OGM sul proprio territorio.

Fondamentale dovrà essere l'apporto dell'Italia, specie durante questo semestre di presidenza, nell'ambito dei trattati internazionali, alcuni dei quali, inevitabilmente, avranno delle ripercussioni sull'agroalimentare nazionale, come ad esempio il già siglato accordo Unione europea Marocco, che rischia di compromettere colture come il pomodoro o i mandarini che rappresentano la principale economia in alcune regioni italiane, o ancora il TTIP Transatrantic Trade and Investment Partnership, i cui termini restano ancora segreti nonostante le numerose richieste di trasparenza fatte in Parlamento, che se non rinegoziato, o annullato, rischierà di compromettere l'intero settore agroalimentare in assenza di opportune salvaguardie, ad esempio attraverso le probabili importazioni di OGM e la messa sul mercato finanziario dei beni comuni come la gestione del servizio idrico.

La presidenza europea deve comportare per l'Italia anche l'impegno concreto a tutelare le sementi nazionali e la biodiversità agraria del nostro Paese attraverso una politica che risponda alle esigenze dei diversi Stati, garantendo il libero scambio delle sementi e al contempo intervenendo sulla messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale, così come prevista dal testo unico sul materiale riproduttivo vegetale [COM (2013) 262 def], in quanto una tale semplificazione potrebbe comportare la legittimazione in ambito internazionale della commercializzazione di materiale OGM a discapito delle sementi tradizionali. Inoltre, si determinerebbe un controllo totale della filiera da parte delle multinazionali.

Uno sguardo sarà necessario anche alle scelte di politica estera, il 17 marzo 2014 infatti il Consiglio dell'Unione europea ha adottato il regolamento Unione europea n. 69 del 2014 concernente misure restrittive relative ad azioni volte a compromettere o minacciare l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza della Repubblica Ucraina e a seguito delle suddette sanzioni la Federazione russa ha disposto, tra l'altro, la sospensione delle importazioni di frutta, vegetali, carni, pesce, latte ed altri prodotti caseari, che come dichiarato dal direttore dell'Ice Mosca, porterebbe danni al settore agroalimentare italiano per 250 milioni di euro entro fine anno.

L'EBA («everything but arms») è un'iniziativa dell'Unione europea (Regolamento (Ce) n. 2501/2001) che concede l'accesso senza dazi e contingentamenti a tutti i prodotti provenienti dai Paesi LDC (least developed country – Paesi meno sviluppati), senza limitazioni quantitative e senza dover pagare alcuna tariffa, eccezion fatta per le armi e le munizioni. Per i prodotti sensibili, quali riso, zucchero e banane, stata prevista una implementazione graduale dell'accordo, e proprio il riso è uno dei prodotti che sta maggiormente risentendo negli ultimi anni dell'introduzione di questo accordo. Il settore risicolo italiano è quello più colpito, poiché la filiera del riso nel nostro Paese (che esporta nell'Unione europea i due terzi della sua produzione) è una delle più importanti del settore agroalimentare nazionale; per questa ragione i risicoltori italiani nelle ultime settimane hanno annunciato che se non saranno prese a breve misure adeguate, la risicoltura italiana è destinata a fallire, a causa sia dei grossi quantitativi di prodotto che arrivano nell'area dell'Unione europea sia del drastico crollo dei prezzi sul mercato interno.

La direttiva n. 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 ha istituito un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi. L'Italia ha recepito la direttiva con il decreto legislativo n. 150 del 14 agosto 2012, in vigore dal 14 settembre 2012. L'articolo 6 del decreto legislativo n. 150 del 2012 ha previsto che il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali adottasse un piano attuativo, denominato PAN (piano di azione nazionale) che è stato adottato con più di un anno di ritardo, in data 13 febbraio 2014. All'articolo 6 del decreto legislativo n. 150 del 2012 si definisce che il PAN una volta approvato venga trasmesso agli altri Stati membri ed alla Commissione europea e venga da questa riesaminato periodicamente almeno ogni cinque anni.

L'uso di agrofarmaci contenenti la molecola etossichina per la conservazione della frutta viene vietato con il recepimento della direttiva 91/414/CEE tramite il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, escludendone anche l'uso temporaneo in deroga; alcuni Stati membri, come la Spagna, ne hanno ammesso l'utilizzo. Il Paese iberico è il principale fornitore di frutta in Italia con un valore delle importazioni che è aumentato del 5 per cento nel 2013 per un totale di 478 milioni di chili, rappresentando quindi un rischio per la salute dei consumatori ed un problema di concorrenza sleale per le imprese del made in Italy.

Ecco gli impegni che abbiamo rivolto al Governo:

assumere iniziative, anche in considerazione del semestre di Presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea, presso le competenti sedi comunitarie al fine di:
a) porre all'ordine del giorno la questione prioritaria dell'introduzione dell'etichettatura di origine, secondo il metodo estensivo – intensivo, per tutti gli alimenti freschi, quali le carni cunicole, ovine, pollame e prodotti caseari ed evitare che sistemi nazionali di etichettatura volontaria siano utilizzati a fini distorsivi del mercato e discriminatori nei confronti delle imprese agroalimentari italiane;
b) rendere pubblici i tavoli di discussione del Transatrantic Trade and Investment Partnership e i contenuti dell'accordo affinché il partenariato economico USA-Unione europea, si articoli su assetti legislativi quanto più omogenei, preveda forti tutele per l'agricoltura comunitaria ed adeguati meccanismi di salvaguardia degli interessi economici di quei Paesi europei come l'Italia che sono fra i detentori della leadership mondiale delle produzioni agroalimentari di qualità e le cui realtà produttive di piccole dimensioni non consentono di competere con i grandi farmer americani;
c) rivedere la proposta di regolamento relativo alla produzione e alla messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale (testo unico sul materiale riproduttivo vegetale) [COM (2013) 262 def] affinché sia scongiurata la legittimazione in ambito internazionale della commercializzazione di materiale OGM a discapito delle sementi tradizionali, e sia evitato, un controllo totale della filiera da parte delle multinazionali;
d) promuovere una seria riflessione atta a fare sì che le decisioni adottate nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune siano prese in modo da limitare quanto più possibile le conseguenze disastrose che eventuali contromisure possono produrre nelle economie degli Stati membri, con particolare riferimento al settore agricolo;
e) promuovere e sostenere il processo di revisione della direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, al fine di ampliare l'autonomia decisionale degli Stati membri in merito alle coltivazioni di organismi geneticamente modificati, assicurando zone effettivamente OGM free; in particolare, sostenere una riformulazione dell'articolo 26-ter più precisa rispetto a quella concordata nell'ambito della Presidenza di turno greca del Consiglio dell'Unione europea ed introdurre la discrezionalità dello Stato membro anche per motivi ambientali e sanitari;
f) chiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia prevista dai trattati a tutela del mercato italiano del riso, o, in alternativa, valutare l'opportunità di introdurre un dazio proporzionato per l'importazione di un prodotto fondamentale per l'economia agroalimentare italiana;
g) chiedere l'introduzione dei castagneti tra le superfici a frutta o a guscio oggetto di specifico finanziamento europeo e promuovere, nelle opportune sedi europee e previa verifica delle misure adottate da altri Stati membri, tutte le iniziative affinché siano accordate, in considerazione delle esigenze della castanicoltura italiana, le eventuali necessarie deroghe al quadro normativo comunitario;
h) proporre una rivisitazione del piano di azione nazionale nel senso di una sua più dettagliata e puntuale riscrittura, posto che nello stesso non si riscontrano né gli obiettivi quantitativi, le misure ed i tempi per la riduzione dei rischi e impatti dell'utilizzo dei pesticidi sulla salute umana e sull'ambiente che stabilisce l'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2009/128/CE/ (piani d'azione nazionali), né tantomeno le misure appropriate per la tutela dell'ambiente acquatico e delle fonti di approvvigionamento di acqua potabile dall'impatto dei prodotti fitosanitari, per le quali l'Italia era già stata allertata dalla Commissione europea nella riunione bilaterale del 24 settembre 2013; nonché integrare il piano di azione nazionale sui fitofarmaci nelle parti in cui si fa riferimento alle frasi di rischio riportate in etichetta, aggiungendo il riferimento alle schede di sicurezza;
i) promuovere l'adeguamento dei limiti massimi di additivi alimentari usati negli Stati membri a quelli dei Paesi che utilizzano metodi più restrittivi, al fine di garantire la sicurezza alimentare dei cittadini comunitari ed una corretta concorrenza, fondata più sulla qualità e salubrità del prodotto che sull'aspetto esteriore dello stesso;
l) sollecitare il processo di revisione della «direttiva nitrati» n. 91/676/CEE sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e dei monitoraggi effettuati puntualmente negli ultimi dieci anni, distinguendo i limiti in funzione delle macro regioni agricole europee in ragione anche dei fattori climatici e favorendo lo stoccaggio in armonizzazione con la gestione dell'attività.

(7-00478) «Lupo, Benedetti, Massimiliano Bernini, Gagnarli, Gallinella, L'Abbate, Parentela».

01/10/14

Frutta tossica spagnola: tutelare i produttori e la salute dei consumatori

Intervenire tempestivamente mettendo in atto tutte le procedure necessarie affinché venga controllata la frutta proveniente dalla Spagna così da poter valutare se non sia il caso di bloccarne le importazioni” ed intervenire “a livello comunitario per la definizione di norme che siano comuni a tutti gli Stati Membri così da tutelare la salute dei consumatori e difendere al contempo i produttori italiani dalla concorrenza sleale”. E’ quanto ho chiesto, in un'interrogazione a risposta scritta al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. I Ministeri della Salute e dell'Ambiente hanno vietato l'uso sul territorio nazionale di agrofarmaci contenenti la molecola etossichina che sono invece ancora permessi in Spagna, Paese, ad oggi principale fornitore di frutta in Italia con un  valore delle importazioni che è aumentato del 5 per cento nel 2013 per un totale di 478 milioni di chili.

QUI il testo interrogazione.