30/04/14

Question Time del M5S sul TTIP (Transatlantic trade and investment partnership)

Non se ne può più di decisioni, accordi, trattati firmati dalle caste globali di tecnocrati alle spalle e sulla pelle dei cittadini. Stavolta non parliamo di Mes o Fiscal compact, ma del meno conosciuto Ttip (Transatlantic trade and investment partnership), in pratica una zona euro-americana di libero scambio priva di frontiere interne, un mercato unico per merci, investimenti e servizi tra le due sponde dell'Atlantico. 
Il negoziato per il Ttip è stato avviato ufficialmente nel luglio scorso.

Qualcuno ha chiesto un parere agli italiani? Figurarsi: troppo difficile per le nostre testoline. L'unica opinione che ci hanno ammannito è quella dei soliti professoroni, al soldo del sistema, che hanno subito certificato un beneficio economico di oltre 100 miliardi di euro l'anno per entrambi i continenti semplicemente e magicamente attraverso la rimozione dei dazi e delle barriere tariffarie di prodotti e servizi. Ancora il solito pensiero magico a cui dobbiamo credere alla cieca.


Chi si gioverà invece secondo voi di questa pioggia di danaro? Provate a immaginare le aziende italiane, alle prese con un sistema appesantito da troppe regole e incrostato da lobby e clientele, che competono con i concorrenti americani abituati alla deregulation a stelle e strisce. Immaginate le importazioni massicce di Ogm, dato che gli Usa cercano sbocchi per grano e soia, che uccidono la nostra biodiversità agro-alimentare. Immaginate la piccola proprietà agricola europea come soccomberà nella lotta contro le grandi fattorie industriali statunitensi.


Il M5S ha chiesto conto al governo, in diverse interrogazioni e con un'interpellanza parlamentare, delle scelte deleterie che si stanno facendo sulla testa dei cittadini. E' stata prodotta un'attenta riflessione su questo trattato? E che dire dell'inesistente coinvolgimento del Parlamento? Sono già quattro gli incontri internazionali sul Ttip che si sono svolti finora, e il prossimo è previsto dal 19 al 23 maggio a Washington, ma nulla ci è dato sapere.

Questa zona euroamericana di libero scambio rischia di legare in maniera definitiva le sorti dell'Europa e dell'euro a quelle degli Usa e del dollaro, limitando la residua autonomia di un'Ue sempre meno integrata al suo interno e sempre più a rischio frammentazione. La paura della Cina fa 90, per gli americani: ma l'Europa deve fare da cuscinetto?


Il M5S ha la certezza che un'ulteriore liberalizzazione ci danneggerebbe più di altri Paesi, per questo ci aspettiamo dal governo chiarezza e pieno coinvolgimento delle Camere. Renzi sta dalla parte di Obama come accade sugli F35? Noi stiamo dalla parte dei cittadini e dei produttori italiani.

Qui il testo completo del Question Time:

GALLINELLA, DAGA, LUPO, BUSTO, MASSIMILIANO BERNINI, DE ROSA, BENEDETTI, TERZONI, GAGNARLI, MANNINO, L'ABBATE, SEGONI, PARENTELA, ZOLEZZI e MICILLO.

- Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:

dal mese di luglio 2013 è ufficialmente in corso il negoziato tra Unione europea e Stati Uniti per la conclusione dell'accordo di partenariato economico-finanziario noto come Transatlantic trade and investment partnership o Ttip;
   la creazione di una zona euro-americana di libero scambio, priva di frontiere interne, ha conseguenze estremamente significative per il quadro normativo globale in materia di commercio ed investimenti ed impone un'attenta riflessione che evidenzi tutte le implicazioni di un'iniziativa che, oltre ai benefici economici, ha anche rilevanti finalità politiche;
   le condizioni per la creazione della Transatlantic trade and investment partnership vennero poste nel 2007 con l'istituzione di un Consiglio economico transatlantico, formato da rappresentanti dell'Unione europea e del Governo statunitense, ed è poi proseguita grazie ai lavori di una commissione tecnica mista costituita nel 2011, i cui componenti, salvo il Commissario per il commercio dell'Unione europea, non sono mai stati resi noti dalla Commissione europea, nonostante i ripetuti richiami alle norme comunitarie sul diritto all'informazione, operati da varie organizzazioni della società civile interessate a conoscerne i nomi;
   sebbene i fautori dell'accordo sostengano la straordinarietà dell'iniziativa destinata ad aumentare lo scambio delle merci attraverso l'eliminazione di dazi e barriere commerciali, non è difficile individuare nelle potenti multinazionali americane ed europee i veri promotori del Transatlantic trade and investment partnership; riuniti in gruppi di pressione esse esercitano ormai da decenni una fortissima influenza, mediante gli strumenti del lobbying, sugli organismi regolatori siano essi l'Unione europea o gli Stati nazionali, come dimostra la presenza di alcune grandi aziende americane nel consiglio direttivo dell'associazione americana che opera per indirizzare le trattative del Transatlantic trade and investment partnership;
   un'iniziativa di tale portata, destinata ad incidere su ogni aspetto della vita sociale europea, dato che investe tutti i settori economici per assoggettarli al principio dell'abolizione di ogni barriera regolamentativa, avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente i Parlamenti e le parti sociali ai fini di un esame pubblico prima dell'approvazione del mandato negoziale e di un costante monitoraggio dopo l'entrata in vigore dell'accordo, anche in virtù delle conseguenze sui livelli occupazionali, sul rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e sul generale impatto sociale ed ecologico;
   l'abolizione di ogni barriera tariffaria – e non – rischia di incidere negativamente sugli strumenti a garanzia del consumatore, quali, ad esempio, i controlli, l'etichettatura, le certificazioni, ovvero tutte quelle barriere indirette a tutela della sicurezza e della qualità; l'esempio più ricorrente è in materia di organismi geneticamente modificati, la cui introduzione nell'agricoltura europea è stata fino ad oggi rallentata da una serie di regole comunitarie che, con l'entrata in vigore del Transatlantic trade and investment partnership, diverrebbero illegittime, consentendo ai grandi gruppi della genetica agricola di commercializzare liberamente i loro prodotti;
   sul piano strettamente economico-commerciale giova, inoltre, rilevare che, mentre il mercato unico è il risultato di un'omogeneità di regolamentazione senza precedenti, volta ad assicurare ai cittadini europei uguali condizioni di partenza per l'esercizio dell'attività imprenditoriale, quello statunitense è frutto di anni di deregulation e gli operatori economici europei si troveranno a competere con concorrenti americani in un quadro caratterizzato dalla compresenza di assetti legislativi molto differenti –:
   se e quando il Governo intenda rendere noti gli ultimi sviluppi dell'iniziativa citata in premessa, posto che un simile accordo, lungi dal restare riservato, dovrebbe essere reso quanto più pubblico ai cittadini europei sui quali ricadono le principali conseguenze, e quali azioni intenda intraprendere, presso le competenti sedi comunitarie, affinché il partenariato si articoli su assetti legislativi omogenei, preveda forti tutele per l'agricoltura comunitaria ed adeguate salvaguardie per gli interessi produttivi e i livelli occupazionali del nostro Paese.

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Sono già quattro gli incontri internazionali sul TTIP che si sono svolti finora  e il prossimo è previsto dal 19 al 23 maggio a Washington, ma nulla ci è dato sapere. Eppure il peso di questo trattato potrebbe abbattersi prepotentemente sull’Italia con il rischio, ad esempio, di avere multinazionali americane che gestiranno l'acqua, il trasporto locale e l'industria del cibo e degli OGM; o peggio, che potrebbero far causa al nostro Paese nel caso decidessimo di non accettare determinate imposizioni commerciali”. Con queste parole Filippo Gallinella, deputato del Movimento Cinque Stelle, incalza nuovamente l’esecutivo sull’accordo commerciale America-Europa, durante un question time nell’Aula di Montecitorio.
Dopo diverse interrogazioni, un’interpellanza parlamentare e infinità di appelli mediatici siamo ancora qui a chiedere al Governo di informare il Parlamento e i cittadini sui termini dell’accordo TTIP, che regolamenterà lo scambio commerciale e di servizi tra USA e UE. Un accordo che ricadrà sul nostro Paese e sulle nostre vite, ma del quale non conosciamo niente a causa della forte reticenza di chi questo accordo è chiamato a gestire. Anche oggi, infatti, non abbiamo ottenuto una risposta soddisfacente e dobbiamo accontentarci di informazioni incomplete, poiché, come dichiarato dal Ministro Guidi, neanche loro hanno la documentazione completa sul Trattato.
Noi abbiamo la sicurezza che un ulteriore liberalizzazione ci danneggerebbe più di altri Paesi, per questo ci aspettiamo dal Governo una chiarezza maggiore e soprattutto un confronto in Parlamento e in tutte le Commissioni competenti, così da poter valutare tutte le possibilità che ci si prospettano. Siamo stanchi degli accordi internazionali a sorpresa, poiché a pagarne le spese sono e saranno sempre gli stessi: i cittadini. La Ministra comunque ci ha confermato che il TTIP è un accordo segreto, ma che l’Italia sarà sicuramente tutelata. Allora c’è da star sereni!

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