30/04/14

Question Time del M5S sul TTIP (Transatlantic trade and investment partnership)

Non se ne può più di decisioni, accordi, trattati firmati dalle caste globali di tecnocrati alle spalle e sulla pelle dei cittadini. Stavolta non parliamo di Mes o Fiscal compact, ma del meno conosciuto Ttip (Transatlantic trade and investment partnership), in pratica una zona euro-americana di libero scambio priva di frontiere interne, un mercato unico per merci, investimenti e servizi tra le due sponde dell'Atlantico. 
Il negoziato per il Ttip è stato avviato ufficialmente nel luglio scorso.

Qualcuno ha chiesto un parere agli italiani? Figurarsi: troppo difficile per le nostre testoline. L'unica opinione che ci hanno ammannito è quella dei soliti professoroni, al soldo del sistema, che hanno subito certificato un beneficio economico di oltre 100 miliardi di euro l'anno per entrambi i continenti semplicemente e magicamente attraverso la rimozione dei dazi e delle barriere tariffarie di prodotti e servizi. Ancora il solito pensiero magico a cui dobbiamo credere alla cieca.


Chi si gioverà invece secondo voi di questa pioggia di danaro? Provate a immaginare le aziende italiane, alle prese con un sistema appesantito da troppe regole e incrostato da lobby e clientele, che competono con i concorrenti americani abituati alla deregulation a stelle e strisce. Immaginate le importazioni massicce di Ogm, dato che gli Usa cercano sbocchi per grano e soia, che uccidono la nostra biodiversità agro-alimentare. Immaginate la piccola proprietà agricola europea come soccomberà nella lotta contro le grandi fattorie industriali statunitensi.


Il M5S ha chiesto conto al governo, in diverse interrogazioni e con un'interpellanza parlamentare, delle scelte deleterie che si stanno facendo sulla testa dei cittadini. E' stata prodotta un'attenta riflessione su questo trattato? E che dire dell'inesistente coinvolgimento del Parlamento? Sono già quattro gli incontri internazionali sul Ttip che si sono svolti finora, e il prossimo è previsto dal 19 al 23 maggio a Washington, ma nulla ci è dato sapere.

Questa zona euroamericana di libero scambio rischia di legare in maniera definitiva le sorti dell'Europa e dell'euro a quelle degli Usa e del dollaro, limitando la residua autonomia di un'Ue sempre meno integrata al suo interno e sempre più a rischio frammentazione. La paura della Cina fa 90, per gli americani: ma l'Europa deve fare da cuscinetto?


Il M5S ha la certezza che un'ulteriore liberalizzazione ci danneggerebbe più di altri Paesi, per questo ci aspettiamo dal governo chiarezza e pieno coinvolgimento delle Camere. Renzi sta dalla parte di Obama come accade sugli F35? Noi stiamo dalla parte dei cittadini e dei produttori italiani.

Qui il testo completo del Question Time:

GALLINELLA, DAGA, LUPO, BUSTO, MASSIMILIANO BERNINI, DE ROSA, BENEDETTI, TERZONI, GAGNARLI, MANNINO, L'ABBATE, SEGONI, PARENTELA, ZOLEZZI e MICILLO.

- Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:

dal mese di luglio 2013 è ufficialmente in corso il negoziato tra Unione europea e Stati Uniti per la conclusione dell'accordo di partenariato economico-finanziario noto come Transatlantic trade and investment partnership o Ttip;
   la creazione di una zona euro-americana di libero scambio, priva di frontiere interne, ha conseguenze estremamente significative per il quadro normativo globale in materia di commercio ed investimenti ed impone un'attenta riflessione che evidenzi tutte le implicazioni di un'iniziativa che, oltre ai benefici economici, ha anche rilevanti finalità politiche;
   le condizioni per la creazione della Transatlantic trade and investment partnership vennero poste nel 2007 con l'istituzione di un Consiglio economico transatlantico, formato da rappresentanti dell'Unione europea e del Governo statunitense, ed è poi proseguita grazie ai lavori di una commissione tecnica mista costituita nel 2011, i cui componenti, salvo il Commissario per il commercio dell'Unione europea, non sono mai stati resi noti dalla Commissione europea, nonostante i ripetuti richiami alle norme comunitarie sul diritto all'informazione, operati da varie organizzazioni della società civile interessate a conoscerne i nomi;
   sebbene i fautori dell'accordo sostengano la straordinarietà dell'iniziativa destinata ad aumentare lo scambio delle merci attraverso l'eliminazione di dazi e barriere commerciali, non è difficile individuare nelle potenti multinazionali americane ed europee i veri promotori del Transatlantic trade and investment partnership; riuniti in gruppi di pressione esse esercitano ormai da decenni una fortissima influenza, mediante gli strumenti del lobbying, sugli organismi regolatori siano essi l'Unione europea o gli Stati nazionali, come dimostra la presenza di alcune grandi aziende americane nel consiglio direttivo dell'associazione americana che opera per indirizzare le trattative del Transatlantic trade and investment partnership;
   un'iniziativa di tale portata, destinata ad incidere su ogni aspetto della vita sociale europea, dato che investe tutti i settori economici per assoggettarli al principio dell'abolizione di ogni barriera regolamentativa, avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente i Parlamenti e le parti sociali ai fini di un esame pubblico prima dell'approvazione del mandato negoziale e di un costante monitoraggio dopo l'entrata in vigore dell'accordo, anche in virtù delle conseguenze sui livelli occupazionali, sul rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori e sul generale impatto sociale ed ecologico;
   l'abolizione di ogni barriera tariffaria – e non – rischia di incidere negativamente sugli strumenti a garanzia del consumatore, quali, ad esempio, i controlli, l'etichettatura, le certificazioni, ovvero tutte quelle barriere indirette a tutela della sicurezza e della qualità; l'esempio più ricorrente è in materia di organismi geneticamente modificati, la cui introduzione nell'agricoltura europea è stata fino ad oggi rallentata da una serie di regole comunitarie che, con l'entrata in vigore del Transatlantic trade and investment partnership, diverrebbero illegittime, consentendo ai grandi gruppi della genetica agricola di commercializzare liberamente i loro prodotti;
   sul piano strettamente economico-commerciale giova, inoltre, rilevare che, mentre il mercato unico è il risultato di un'omogeneità di regolamentazione senza precedenti, volta ad assicurare ai cittadini europei uguali condizioni di partenza per l'esercizio dell'attività imprenditoriale, quello statunitense è frutto di anni di deregulation e gli operatori economici europei si troveranno a competere con concorrenti americani in un quadro caratterizzato dalla compresenza di assetti legislativi molto differenti –:
   se e quando il Governo intenda rendere noti gli ultimi sviluppi dell'iniziativa citata in premessa, posto che un simile accordo, lungi dal restare riservato, dovrebbe essere reso quanto più pubblico ai cittadini europei sui quali ricadono le principali conseguenze, e quali azioni intenda intraprendere, presso le competenti sedi comunitarie, affinché il partenariato si articoli su assetti legislativi omogenei, preveda forti tutele per l'agricoltura comunitaria ed adeguate salvaguardie per gli interessi produttivi e i livelli occupazionali del nostro Paese.

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Sono già quattro gli incontri internazionali sul TTIP che si sono svolti finora  e il prossimo è previsto dal 19 al 23 maggio a Washington, ma nulla ci è dato sapere. Eppure il peso di questo trattato potrebbe abbattersi prepotentemente sull’Italia con il rischio, ad esempio, di avere multinazionali americane che gestiranno l'acqua, il trasporto locale e l'industria del cibo e degli OGM; o peggio, che potrebbero far causa al nostro Paese nel caso decidessimo di non accettare determinate imposizioni commerciali”. Con queste parole Filippo Gallinella, deputato del Movimento Cinque Stelle, incalza nuovamente l’esecutivo sull’accordo commerciale America-Europa, durante un question time nell’Aula di Montecitorio.
Dopo diverse interrogazioni, un’interpellanza parlamentare e infinità di appelli mediatici siamo ancora qui a chiedere al Governo di informare il Parlamento e i cittadini sui termini dell’accordo TTIP, che regolamenterà lo scambio commerciale e di servizi tra USA e UE. Un accordo che ricadrà sul nostro Paese e sulle nostre vite, ma del quale non conosciamo niente a causa della forte reticenza di chi questo accordo è chiamato a gestire. Anche oggi, infatti, non abbiamo ottenuto una risposta soddisfacente e dobbiamo accontentarci di informazioni incomplete, poiché, come dichiarato dal Ministro Guidi, neanche loro hanno la documentazione completa sul Trattato.
Noi abbiamo la sicurezza che un ulteriore liberalizzazione ci danneggerebbe più di altri Paesi, per questo ci aspettiamo dal Governo una chiarezza maggiore e soprattutto un confronto in Parlamento e in tutte le Commissioni competenti, così da poter valutare tutte le possibilità che ci si prospettano. Siamo stanchi degli accordi internazionali a sorpresa, poiché a pagarne le spese sono e saranno sempre gli stessi: i cittadini. La Ministra comunque ci ha confermato che il TTIP è un accordo segreto, ma che l’Italia sarà sicuramente tutelata. Allora c’è da star sereni!

Il Ministro Lupi vada a Gioia Tauro e rispetti i calabresi!

Presidente,

nei prossimi giorni nel porto di Gioia Tauro avverrà il trasbordo dei componenti chimici che arrivano dalla Siria. Questi componenti una volta sulla nave statunitense Cape Ray verranno portati in acque internazionali e distrutte attraverso l'idrolisi.
In Calabria sin da quando calò dall'alto la decisione di utilizzare il porto di Gioia Tauro, i calabresi (soprattutto i cittadini della piana) sono impauriti e soprattutto arrabbiati...perchè ci si ricorda della loro terra e delle eccellenze che la rappresentano solo in queste circostanze! Oppure ci si ricorda della nostra terra solo per sventrarla!
La piana di gioia tauro è stata sempre martoriata dalle vostre scelte illogiche tra le tante: il rigassificatore di de benedetti (tessera n.1 del pd) nella zona più sismica del paese, insomma, l'ennesima grande opera inutile che i calabresi non vogliono!
La Calabria, quindi, verrà utilizzata per l'ennesima volta come una pezza vecchia, per scelte delicate e pericolose senza un minimo di RISPETTO da parte delle istituzioni nei confronti dei cittadini!
Questa volta non SIAMO solo al servizio dello Stivale, ma al centro di un'importante operazione internazionale di disarmo che potrebbe presentare dei rischi.
Nei giorni in cui fu comunicata la scelta del porto di Gioia Tauro, il MoVimento Cinque Stelle si adoperò subito per PRETENDERE da questo Governo e quello precedente, la massima trasparenza e sicurezza nell'operazione e chiese al Ministro Lupi di essere presente sul territorio, sia prima che durante il trasbordo anche con un'odg approvato da quest'aula nel decreto missioni.
Non vorrei che il ministro Lupi non venisse in Calabria perchè impegnato con la campagna elettorale per le europee..d'altronde, dovrebbe conoscere benissimo il territorio calabro, anche perchè un suo collega di partito, il condannato Scopelliti, è il governatore dimissionario della regione ed è anche lui candidato (guarda caso) alle europee..
Quindi approfitto di questo spazio, Presidente, per chiedere al Ministro Lupi di onorare la sua promessa e di rispettare i cittadini della piana di Gioia Tauro!
Questo governo deve dimostrare la sua vicinanza ai calabresi, soprattutto in questi giorni e non la solita considerazione dimostrata in tutti questi anni! Presidente, PRETENDIAMO RISPETTO!

29/04/14

Diga dell'Esaro, un'altra grande incompiuta in Calabria!

Il Governo deve garantire i fondi necessari per la conclusione dei lavori per la diga dell’alto Esaro e far luce sullo sperpero di denaro pubblico avvenuto grazie al progetto negli ultimi 30 anni! Ho depositato insieme a Dalila Nesci e Federica Dieni un’interrogazione al Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi e al Ministro dell'ambiente Galletti.
La diga dell’alto Esaro con i suoi 120 milioni di metri cubi d’acqua, sarebbe dovuta essere tra le dighe più grandi d’Europa. Un’opera strategica, che avrebbe rifornito di acqua ed energia buona parte della provincia di Cosenza e dato lavoro a diverse decine di persone. A distanza di decenni il progetto di costruzione della diga ha visto solo beghe burocratiche ed un pauroso spreco di denaro pubblico, che secondo alcune stime supera i mille miliardi delle vecchie lire. Allo spaventoso sperpero di risorse pubbliche, si aggiungono gli ettari di terreni agricoli espropriati e la minaccia ambientale rappresentata da macchinari ed infrastrutture abbandonate sul cantiere. Da ormai più di trent’anni si assiste ad un tira e molla perpetuo da parte di quella politica che durante la campagna elettorale promette la conclusione dei lavori, per poi far sparire magicamente nel nulla i finanziamenti destinati al completamento di un’opera di altissimo valore strategico per tutta la Calabria.
Il Governo e l’amministrazione regionale la smettano con i falsi proclami e si adoperino seriamente per non aggiungere la diga dell’Esaro alla lunghissima lista delle grandi incompiute calabresi.

28/04/14

Chiediamo nuovamente al Sindaco Vallone l’accesso agli atti relativi al progetto del castello

Una nuova e, si spera, definitiva richiesta di accesso agli atti è stata presentata tramite raccomandata AR (… e ricevuta in data 22 aprile 2014) al Comune di Crotone ed indirizzata al sindaco Vallone relativamente al progetto di “riqualificazione” del Castello di Carlo V da parte del M5S su interessamento diretto del sen. Nicola Morra che è stato a Crotone sabato 5 Aprile in visita ai monumenti (Museo e Castello Carlo V) interessati dal suddetto progetto di ristrutturazione.

Quest'ultima richiesta segue quella del deputato del moVimento 5Stelle Paolo Parentela già inviata a febbraio c.a. ed alla quale non è seguita alcuna risposta alla richiesta di delucidazione in merito al progetto di “riqualificazione” né da parte del Sindaco Vallone né da parte di altra sua persona incaricata . Non riusciamo, a questo punto, a capire l'alone di mistero che circonda tale rilevante ed importante progetto.

Nella missiva di Febbraio 2014 il deputato Parentela informava, tra le altre, il Sindaco Vallone che aveva provveduto al deposito di una interrogazione parlamentare a risposta scritta al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, proprio relativa al progetto di “riqualificazione” del Castello Carlo V di Crotone.

Non essendo seguita alcuna risposta da parte del Comune di Crotone alla richiesta del portavoce Paolo Parentela, Cittadino eletto alla Camera dei Deputati, il Movimento 5 Stelle Meetup di Crotone ha dovuto chiedere, per tramite del Sen. Nicola Morra, la visione del carteggio ai fini della Legge 241/1990, definita più semplicemente come

“Legge sulla trasparenza degli atti amministrativi”. Ciò al fine di esaminare gli atti che hanno portato all’assegnazione dell’appalto all'arch. Dezzi Bardeschi di Firenze senza gara pubblica e la contemporanea verifica della reale soluzione proposta dal detto famoso Architetto per il nostro importantissimo monumento.

L’obbligatorietà di tale scelta è giustificata, come anzidetto, dalla preoccupazione per i discutibili interventi di restauro già fatti da questo stesso architetto su altre aree del Castello come il muro di cemento di Via Verdogne e il restauro del fossato del Castello. E preoccupa non poco la mancanza di risposta alle precedenti richieste di verifica degli atti fatta da singoli cittadini, associazioni culturali (Sette Soli e Gettini di Vitalba) e rappresentanti istituzionali.

Si chiede quindi, con questo ultimo atto ufficiale e nel rispetto delle Leggi vigenti in questo Stato, la consegna di tutta la documentazione dettagliatamente indicata per consentire l'intervento e la partecipazione dei cittadini e degli esperti del settore archeologico e tutela dei beni culturali, suggerendo all'uopo una eventuale alternativa condivisa a quella che, da molti esperti, è indicata come una “riqualificazione selvaggia” del monumento.

Il comportamento continuativamente omissivo e “fumoso” assunto dall'amministrazione comunale e dagli organi competenti non fa altro che alimentare sospetti, probabilmente ingiustificati. Ma l’ennesima mancata risposta farebbe sorgere dubbi sulla regolarita’ dell’affidamento che già campeggia in molti cittadini e associazioni cittadine sensibili al problema. Pertanto, incomprensibile appare la reticenza dell’amministrazione a rispondere e mettere a disposizione dei cittadini che ne fanno legittima richiesta, a norma di Legge, gli incartamenti riguardanti il sito che è di interesse sia storico che internazionale.

E’ già da più mesi che, sia associazioni che singoli cittadini che il M5S , dopo aver preso visione del progetto ancora non reso pubblico (pare lo sarà solo dopo l’approvazione e l’assegnazione dell’appalto) hanno chiesto nelle forme ufficiali una condivisione ed eventuale revisione dello stesso o, in alternativa, la rendicontazione della scelta effettuata, considerata dagli addetti ai lavori uno scempio esoso ed inqualificabile. Un progetto scaturito dalla fretta di “accaparrarsi” i fondi UE che altrimenti sarebbero passati in prescrizione (questa la risposta dell’Amministrazione Comunale) e che quindi ha trovato nell’urgenza l’alibi dell’assegnazione del progetto al “primo arrivato”, vista la mancanza di alternative (…) o la volontà di approntare un concorso pubblico internazionale. Tutte giustificazioni che ci paiono assolutamente non giustificare la strada “fumosa” perseguita  Noi sappiamo invece che 13,5 milioni di euro di spesa per la ristrutturazione del Castello Carlo V° possono far gola a molti, e che l’Amministrazione Comunale è tenuta a rendicontare pubblicamente ogni singolo passaggio, anche fosse una semplice bozza di progetto. E ciò a costo di scavalcare iter e lungaggini burocratiche garanti di una equa assegnazione “appaltuale “ e, non da ultimo, a discapito di un vero e dignitoso impegno di miglioramento del bene comune e della funzionalità e fruibilità collettiva.

Siamo sicuri che l'amministrazione comunale competente consegnerà tutta la documentazione richiesta e dettagliatamente indicata nella missiva del Senatore Nicola Morra del Movimento 5 Stelle, senza remore o indugi di sorta, considerato ed assodato che le procedure previste son state tutte sicuramente osservate nel rispetto delle norme di Legge in materia di appalti pubblici. La consegna in tempi brevi degli atti richiesti evita al Senatore Morra dover prendere provvedimenti più drastici per vedere applicate le norme della legislazione in materia di accesso e trasparenza degli atti amministrativi.

Confidiamo nel buon senso e nel rispetto della legalità di questa amministrazione, di cui il Sindaco è il suo primo garante.

MoVimento 5 Stelle Crotone

25/04/14

OGM: contenti per la sentenza, ora bisogna chiudere ogni spiraglio!

Siamo felici di apprendere che i giudici del Tar Lazio hanno rigettato il ricorso contro il decreto interministeriale sugli OGM. Ma non basta ancora! Lo diciamo dopo sentenza che vieta la coltivazione di mais Mon 810 sul territorio italiano.
Secondo il dispositivo della sentenza deve essere applicato il principio di precauzione, per le incertezze sulle conseguenze sulla salute e perché «sono state evidenziate le conseguenze negative per l’ambiente derivante dalla diffusione della coltura del mais Mon 810».
La sentenza quindi costituisce l’impalcatura giuridica necessaria per poter applicare la clausola di salvaguardia. Il ministro non ha più scuse, questa è la soluzione che chiuderà ogni spiraglio agli Ogm in Italia.
Ricordo che il Movimento 5 Stelle ha portato avanti una campagna contro gli Ogm attraverso il portale www.Italiaogmfree.org con la quale ha chiesto agli attivisti di rendere il proprio territorio #Ogmfree attraverso petizioni e mozioni depositate presso i comuni. Numerose le città che hanno aderito, da Torino a Roma passando per i centri più piccoli. L’Italia libera dagli Ogm, una nuova vittoria del MoVimento 5 Stelle!

23/04/14

La libertà di stampa in Calabria non esiste!

Il Caso Gentile-l'ora della Calabria è stato solo l'esempio di come la politica sappia mettere le cose a tacere in questo Paese. Ricordate quella telefonata tra il direttore Regolo e lo stampatore De Rose?! Ricordate la minaccia velata che recitava (più o meno):"attento che il cinghiale ferito poi ammazza tutti"...?!
Oggi il quotidiano "l'ora della Calabria" da un minuto all'altro ha chiuso i battenti, su ordine del liquidatore che afferma di non essere in grado di garantire gli stipendi ad i lavoratori. Ma...non sarà mica la vendetta del cinghiale ferito?
I lavoratori della testata giornalistica si sono trovati improvvisamente con gli uffici chiusi da un minuto all'altro, nell'impossibilità assoluta di rendere il loro servizio e con la mancanza di qualsiasi forma di preavviso, in barba a tutte le regole a difesa dei diritti dei lavoratori. Così come senza alcun preavviso è stato chiuso anche il sito del giornale, cancellando in un solo click anche l'archivio degli articoli storici della testata giornalistica.
La libertà di stampa in Calabria era come un malato terminale, a cui stanno servendo una morte silenziosa quanto dolorosa. Un'eutanasia che passa nel silenzio dei più.
La Calabria tutta dovrebbe avere un sussulto d'orgoglio, la Calabria tutta dovrebbe capire che l'assenza d'informazione è una costante in tutti i regimi totalitari. Questo Paese dovrebbe comprendere che l'informazione è democrazia!

#AcquaSporca in Calabria: Alaco, chiediamo un tavolo tecnico ai prefetti

Oggi insieme a Dalila Nesci abbiamo scritto ai prefetti di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, promuovendo un tavolo tecnico per affrontare il pericolo acqua nei comuni serviti dal lago Alaco, di recente sequestrato dalla procura di Vibo Valentia per omissioni plurime di controlli e gravi violazioni nella classificazione delle acque.
Nella nostra lettera sul caso Alaco, abbiamo ricordato che nel tempo si sono susseguite più interrogazioni parlamentari e associazioni, comitati e organi di stampa hanno lanciato l’allarme sulla potabilità dell’acqua, che adesso non appare pretestuoso od infondato. Abbiamo già investito il Ministro della Salute per tutte le misure di competenza. Per l’approvvigionamento idrico, invece, bisogna trovare, insieme ai cittadini, soluzioni tecniche adeguate.
Non possiamo non esprimere una forte preoccupazione per comportamenti di alcuni tecnici del sistema idrico, reperibili agli atti e sulle pagine dei giornali. C’è, dunque, una sfiducia fisiologica verso gli organi di controllo. È allora fondamentale che le varie istituzioni convergano e, a nostro avviso, che vi sia anche il contributo dell’Ispra.
In attesa di pronta risposta dai tre prefetti, confidiamo nella loro volontà di avviare il tavolo tecnico e nel loro costante coordinamento, con preghiera di coinvolgere anche rappresentanti non politici dei cittadini – cioè esponenti di comitati, di movimenti ambientalisti e organizzazioni già attivi sulla vicenda –, affinché, nella responsabilità e nell’unità, si diano risposte pronte e concrete ai tanti cittadini interessati.

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La grave crisi dell'apicoltura



La gravissima crisi dell’apicoltura italiana sbarca in Parlamento. Insieme ai miei colleghi del M5S della Commissione Agricoltura abbiamo depositato una proposta di legge ed una interrogazione parlamentare sui fenomeni di apicidio, denunciati attraverso numerose segnalazioni di apicoltori del Belpaese. I casi più eclatanti si sono registrati in conseguenza di trattamenti primaverili di fruttiferi in fioritura, insetticidi, diserbanti e trattamenti di colture intensive a base di neonicotinoidi. Tutto ciò, mentre l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) pubblicava le nuove linee guida per la valutazione del rischio da pesticidi per la sopravvivenza delle api.
Pur con qualche limite di fatto la proposta dell’EFSA segna un netto miglioramento per la valutazione del rischio rispetto a quanto proposto, in precedenza, dall’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante. Le gravi carenze dell’attuale procedura di valutazione del rischio dei pesticidi per le api sono state pienamente riconosciute dall'EFSA che ha, quindi, proposto un nuovo approccio al problema sottolineando l’importanza di considerare le vie principali di esposizione, gli effetti sub-letali e cronici per le api adulte, la  tossicità per le larve, così come le altre contaminazioni che possono influenzare la sopravvivenza e lo sviluppo delle colonie d’api, come ad esempio l'impatto sulle ghiandole ipo–faringee.
Nonostante la validità del lavoro svolto da EFSA e sostenuto dalla comunità scientifica internazionale,  le aziende agrochimiche ed alcuni rappresentanti governativi non hanno mancato di manifestare la loro netta contrarietà ad un orientamento che vede la drastica riduzione dell’uso di pesticidi e prodotti chimici.  La proposta di legge del M5S interviene a modificare l’articolo 4 della legge 24 dicembre 2004, n. 313 recante disciplina dell’apicoltura, al fine di vietare la fertirrigazione delle colture con miscele contenenti pesticidi che espongano a rischio gli impollinatori nonché l’irrorazione con principi attivi tossici per gli impollinatori in presenza di essudazione di melata nella coltura e nella flora botanica circostante.
Nell’interrogazione parlamentare, invece, portiamo all’attenzione del Governo Renzi il Rapporto di Greenpeace: lo studio afferma che in tutta Europa il polline con cui entrano in contatto le api è altamente inquinato da un “pesante cocktail di pesticidi tossici” tra i quali molti neonicotinoidi. Il rapporto invita la Commissione europea ed i singoli Stati membri a vietare completamente l’utilizzo dei pesticidi clothianidin, imidacloprid, thiamethoxam e fipronil, attualmente sottoposti a un divieto temporaneo nonché gli altri pesticidi dannosi per api e altri impollinatori (compresi clorpirifos, cipermetrina e deltametrina).
Chiediamo al Governo di prendere subito provvedimenti per ovviare al pericolo ambientale provocato dall’utilizzo dei pesticidi, ricordando che le api svolgono un importantissimo ruolo riguardo il mantenimento della biodiversità e del nostro intero ecosistema.

20/04/14

#AcquaSporca, in Calabria la velenosa vicenda del caso Alaco



BREVE CRONISTORIA DEL CASO ALACO

1978: approvato il progetto di realizzazione dell’invaso artificiale dell’Alaco, in provincia di Vibo Valentia, che attualmente rifornisce di acqua potabilizzata 88 comuni delle Province di Catanzaro e Vibo Valentia, per un totale di circa 400 mila abitanti;

1985: termine dei lavori, dopo ben nove sospensioni e sei perizie di varianti, e nonostante vizi procedurali di ogni sorta (come ad esempio la mancanza di nullaosta paesaggistico e di VIA, almeno stando a interrogazioni parlamentari presentate gli anni seguenti a cui mai il governo diede risposta);

2002: l’iter così convulso ha determinato un aumento esponenziale dei costi. La Corte dei Conti, sezione regionale, ha accertato un danno erariale di 68.505.369,28 euro;

Marzo 2012: inchiesta giudiziaria denominata “Ceralacca” condotta dalla DDA di Reggio Calabria rivela un legame criminale tra la Sorical (società che gestisce il servizio idrico calabrese. A capitale misto, pubblico/privato, detenuto per il 53,5 per cento dalla regione Calabria e per il 46,5 per cento da Veolia-General des Eaux, multinazionale francese) e esponenti della ‘ndrangheta. L’indagine, infatti, portò in carcere nove persone, alcune delle quali legate a cosche di ’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro e tre funzionari del gestore SoRiCal, con accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio;

17 Maggio 2012: i carabinieri del Nas di Catanzaro sequestrano l’invaso e l’impianto di potabilizzazione, compresi gli apparati idrici dello schema d’acquedotto, con 26 indagati tra dirigenti e tecnici del gestore SoRiCal, responsabili di aziende sanitarie provinciali, dirigenti regionali e dell’Arpacal, formulando la procura di Vibo Valentia ipotesi di avvelenamento colposo e inadempimento di contratto di frode in pubblica fornitura (inchiesta “Acqua Sporca”);

6 dicembre 2012: l’Arpacal preleva dei campioni in uscita dall’impianto, da cui emerge la presenza di benzene nell’invaso, con un valore 800 volte superiore alla norma;

29 gennaio 2013: solo ora - oltre un mese dopo - vengono resi pubblici i risultati;

30 gennaio 2013: l’Arpacal dichiara che “per un mero errore di trascrizione, nelle acque dell’Alaco non è presente benzene ma, piuttosto, composti aromatici alogenati derivati dal benzene”, aggiungendo che i medesimi non sono previsti nella tabella degli elementi indicati dal decreto legislativo n.31 del 2001. Per l’Arpacal, dunque, pericolo non c’è;

Febbraio 2013: il biologo Silvio Greco dichiara a Il Quotidiano della Calabria che sul piano scientifico la formula di giustificazione dell’Arpacal sarebbe vaga e nel campione del 6 dicembre scorso potevano esserci, in realtà, sostanze più pericolose del benzene;

16 aprile 2013: la parlamentare Dalila Nesci presenta due interrogazioni parlamentari. Nella prima si ricostruiva tutta l’intera vicenda dell’invaso (questa firmata anche da Paolo Parentela, Federica Dieni e Sebastiano Barbanti). Eloquente che in questa già si chiedeva al presidente del consiglio, al ministro della salute e della giustizia “quali misure ritengano opportune, alla luce dei fatti esposti, a tutela della salute della popolazione e della salvaguardia dell'ambiente” e “se non ritengano necessari interventi per la chiusura dell'invaso, in attesa delle verifiche circa i sedimenti e previa predisposizione, secondo competenze, di un piano per un diverso approvvigionamento idrico dei comuni finora serviti”. La seconda interrogazione era invece diretta a denunciare minacce a atti intimidatori nei confronti di Sergio Gambino, uno dei referenti più riconosciuti dell'associazionismo nella provincia di Vibo Valentia, in quanto esposto sul fronte antimafia e sul tema dell'acqua bene comune, compresa la lunga vicenda dell'invaso dell'Alaco;

6 giugno 2013: intervento della parlamentare Dalila Nesci in Aula durante il quale si ricordava al governo l’interrogazione presentata (visto che intanto non aveva mai ricevuto risposta) e si facevano pressioni in tal senso;

7 Novembre 2013: internvento del parlamentare Paolo Parentela in Aula per denunciare le minacce ricevute all'associazione "Compresi gli Ultimi" che ha condotto battaglie sulla vicenda Alaco: "Atto intimidatorio o semplice vandalismo?!" - ribadisce il deputato in aula -  La loro violenza non metterà fine alle lotte di quei cittadini calabresi che sono stanchi di piegarsi alle logiche mafiose che pervadono la nostra Regione.

7 aprile 2014: la procura di Vibo Valentia comunica la chiusura delle indagini e la notifica gli avvisi di garanzia per 36 indagati, accusati di avvelenamento colposo di acque, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, omissione in atti d’ufficio e interruzione di un servizio di pubblica utilità. Sequestrati inoltre l’invaso dell’Alaco e l’impianto di potabilizzazione in quanto i trattamenti in atto potrebbero, ad avviso degli inquirenti, risultare non idonei. Quanto alla rete di distribuzione dell’acqua, la Procura ha proceduto al dissequestro dei soli impianti che allo stato non risultano utilizzati, confermando invece il sequestro per gli altri impianti in quanto anche nei siti con giudizio di conformità emesso dall’autorità sanitaria, i custodi giudiziari avrebbero rilevato la persistenza di visibili criticità.


L’INCHIESTA “ACQUA SPORCA”

Secondo quanto reso noto dalla procura di Vibo Valentia, il 7 aprile si sono concluse le indagini preliminari e sono stati notificati gli avvisi di garanzia a 36 persone, indagate per i seguenti reati:
  • inadempimento di contratti di pubbliche forniture;
  • avvelenamento colposo di acque;
  • false attestazioni commesse da persone esercenti un servizio di pubblica necessità;
  • interruzione di un servizio di pubblica necessità;
  • omissioni in atti di ufficio;
  • i livelli dell’ acqua e i controlli effettuati senza rispettare la legge

Dopo due anni di indagini (il 17 maggio 2012 era stato sequestrato preventivamente l’invaso), la procura è arrivata alla conclusione che le acque dell’Alaco non possono formalmente essere dichiarate in categoria A3 e, di conseguenza, “i trattamenti di potabilizzazione potrebbero risultare non idonei”.
Bisogna infatti tener presente che l’acqua per uso potabile è classificata con una A, seguita da un numero fino a 4. Questa scala ha A3 come livello di allerta e A4 come livello di non potabilità in alcun modo.
Secondo la procura, inoltre, quando hanno classificato l’Alaco in A3 nel piano di tutela delle acque della Regione, non hanno rispettato il decreto 152/99, perchè avrebbero dovuto e potuto campionare nel lago, invece hanno esaminato l'acqua di due ruscelli, due affluenti del lago. Quindi sono i ruscelli ad essere A3, non il lago. Ma l'acqua da potabilizzare la prendono dal lago, e c'è una differenza certamente enorme rispetto ai ruscelli. Dunque, l'acqua del lago non si sa se sia davvero A3 o no.
Non solo. Per stabilirlo legge vorrebbe che si faccia un campionamento e analisi nell’arco di almeno un anno. Il ctu (consulente tecnico d’ufficio) invece ha fatto le analisi su un campione prelevato a novembre scorso, e ha detto che in base a quello l’acqua dell’Alaco è A3. In realtà, però, non si può dire con certezza perché, come detto, ci vorrebbero le analisi di un anno.
In conclusione, formalmente la Procura non dice che l'acqua del lago non sia A3, ma dice che non è stato possibile accertarlo. E che quando l'hanno classificato come A3 non hanno rispettato la legge (“la definizione dello stato di qualità ambientale delle acque dell’invaso è stato operato senza rispettare quanto previsto dal dettato del decreto legislativo 152/1999”).
È evidente, però, che il rischio che l’acqua del lago sia oltre il livello A3 c’è dato che, rispetto ai ruscelli, questa è stagnante, quindi dovrebbe essere peggiore.



I sequestri  
Ecco perché la Procura – le indagini sono state coordinate dal procuratore capo Mario Spagnuolo e dal pm Michele Sirgiovanni e condotte sul campo dagli uomini del Nas di Catanzaro e del Corpo Forestale dello Stato di Vibo – ha anche confermato il sequestro del lago artificiale e del relativo impianto di potabilizzazione che si trova sul monte Lacina, nel territorio al confine tra i Comuni di Brognaturo (Vv) e San Sostene (Cz). Tra gli impianti dislocati nella rete di distribuzione dei singoli Comuni, sono stati invece dissequestrati solo quelli che attualmente non risultano essere utilizzati e per i quali, secondo la Procura, non si ravvisa la necessità di attività migliorative. Gli altri, invece, rimangono sotto sequestro, perché i sopralluoghi effettuati dai carabinieri del Nas hanno fatto emergere “anche nei siti assistiti da un giudizio di conformità emesso dall’autorità sanitaria, la persistenza di situazioni di criticità visibile”.

L’altro filone dell’inchiesta
Altro filone dell’inchiesta - ancora non concluso -  riguarda soldi che sarebbero stati versati in Regione per taroccare le analisi, con responsabilità di un privato, cui erano state commissionate le indagini scientifiche (società Nautilus). Il volume di denaro sborsato dalla Regione è stato di 15 milioni di euro. Si parla, dunque, di spreco di risorse pubbliche.

Gli indagati
- inadempimento di contratti di pubbliche forniture per Sergio Abramo (già presidente del consiglio di amministrazione della Sorical e sindaco di Catanzaro), Giuseppe Camo (già presidente del consiglio di amministrazione della Sorical) e Maurizio Del Re (già amministratore delegato della Sorical) perché “facevano mancare acqua idonea all’uso umano”;
- avvelenamento colposo delle acque per Sergio Abramo, Giuseppe Camo, Maurizio Del Re, Sergio Marco (già direttore generale tecnico della Sorical), Giulio Ricciuto (già responsabile del Compartimento area Centro e degli impianti di potabilizzazione della Sorical), Ernaldo Antonio Biondi (già responsabile dell'Ufficio Sorical per la zona di Vibo Valentia), Vincenzo Pisani (già addetto al Servizio interno analisi di laboratorio della Sorical), Massimiliano Fortuna (capo gruppo dell'impianto di potabilizzazione dell'Alaco) perché “determinavano l’avvelenamento delle acque destinate alla popolazione residente nei comuni di Vibo Valentia, Serra San Bruno, Sorianello, Acquaro, Gerocarne, Brognaturo, Simbario, Vallelonga, Dinami, Pizzoni, Arena-Sant’Onofrio, Mongiana, Stefanaconi, Dasà, Fabrizia, Nardodipace, Soriano e Vazzano, rendendo l’acqua potenzialmente nociva alla salute”;
- avvelenamento colposo delle acque per Domenico Criniti (già sindaco pro tempore di Santa Caterina dello Jonio ,Cz) perché “con colpa specifica revocava […] l’ordinanza di non potabilità da lui stesso emessa, senza aver ottemperato al giudizio di non idoneità dell’acqua emesso dall’Asp di Catanzaro, determinando, a carico dei cittadini di Santa Caterina dello Jonio, un pericolo per la salute pubblica scaturito dall’accertata presenza nell’acqua potabile di sostanze pericolose”;
- false attestazioni commesse da persone esercenti un servizio di pubblica necessità per Ernaldo Antonio Biondi perché “attestava falsamente mediante la nota del 16 agosto 2010 […] che il giorno precedente si era verificato un difetto all’impianto di disinfezione presso l’impianto di potabilizzazione dell’Alaco”;
- interruzione di un servizio di pubblica necessità per Giulio Ricciuto, Pietro Lagadari (assistente ai lavori di manutenzione della Sorical), Domenico Lagadari (operaio generico della Sorical) poiché “provocavano intenzionalmente un ritardo nell’intervento dei carabinieri del Nas finalizzato alla rimozione da parte del Lagadari Domenico di sostanza schiumosa dalla superficie dell’acqua […] turbando quindi il regolare svolgimento dell’accertamento”;
- omissioni in atti di ufficio per Fabio Pisani (già responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Serra San Bruno) e Roberto Camillen (già responsabile del Settore manutentivo del Comune di Serra San Bruno) perché “omettevano di predisporre ed effettuare opere di manutenzione ordinaria e straordinaria all’interno dei serbatoi di acqua potabile di proprietà del comune di Serra San Bruno”;
- omissioni in atti di ufficio per Francesco Catricalà (già dirigente dell'Unità operativa Igiene del distretto dell'Asp di Soverato), Cesare Pasqua (già direttore del Dipartimento di prevenzione dell'Asp di Vibo), Fortunato Carnovale (già dirigente dell'Unità operativa di Igiene dell'Asp di Vibo) perché “indebitamente omettevano di predisporre le procedure relative ai controlli esterni sui serbatoi di accumulo di acqua destinata all’uso umano”, nonché “omettevano di predisporre il giudizio di qualità e idoneità dell’acqua all’uso umano”;
- omissioni in atti di ufficio per Beniamino Mazza (già direttore del Dipartimento dell’Arpacal di Vibo Valentia) perché “indebitamente ometteva di predisporre le corrette procedure relative ai controlli sull’acqua superficiale dell’invaso dell’Alaco […] predisponendo un solo campionamento di acqua superficiale a fronte di 12 prelievi annuali, nelle diverse stagionalità, previsti dalla normativa”;
- omissioni in atti di ufficio per Giacomino Brancati, Silvana De Filippis, Rosanna Maida (ex dirigenti della Regione) perché “avendo riscontrato il sussistere di problematiche relative all’acqua potabile nel territorio di Vibo Valentia, indebitamente omettevano di esercitare i poteri sostitutivi in caso di inerzia delle autorità locali”;
- omissioni in atti di ufficio per Pasquale Fera (già sindaco di San Nicola da Crissa), Francesco Bartone (già sindaco di Soriano), Giuseppe Schinella (già sindaco di Arena), Afonsino Grillo (già sindaco di Gerocarne e consigliere regionale), Paolo Crispo (già sindaco di Gerocarne), Antonino Mirenzi (già sindaco di Vazzano), Francesco Andreacchi (sindaco di Simbario), Rosamaria Rullo (già sindaco di Mongiana), Abdon Servello (già sindaco di Vallelonga), Cosmo Tassone (già sindaco di Brognaturo), Gabriele Corrado (già sindaco di Dasà), Saverio Franzè (già sindaco di Stefanaconi), Giuseppe Barilaro (già sindaco di Acquaro), Sergio Cannatelli (già sindaco di Sorianello), Romano Loielo (sindaco di Nardodipace), Raffaele Loiacono (già sindaco di Serra San Bruno) per “aver omesso ogni attività relativa ai controlli interni nei comuni rispettivamente amministrati”.


Interrogazione del M5S sul gestore Sorical (30 gennaio 2014)

-  le tariffe applicate dalla Sorical sono anticostituzionali
- la Corte dei conti aveva “ammonito” la Sorical a causa di un'erronea conversione lire/euro nel prezzo dell'acqua (che ne aveva determinato un aumento dei prezzi tra l'1 ed il 3%).

L’aumento delle tariffe “inquina” gravemente i bilanci sia della Sorical e dei 391 comuni “allacciati” all'acquedotto regionale.
I Comuni, infatti, sono strozzati dal patto di stabilità e iscrivono in bilancio debiti nei confronti della Sorical superiori a quelli che dovrebbero essere. Debiti che si ripercuotono sulle casse comunali e su quelle dei cittadini, “consumatori finali” del prodotto.
La Sorical, per quanto abbia – iscritti – in Bilancio diversi crediti esigibili nei confronti dei comuni, ha in realtà avuto sempre un problema di liquidità, in quanto i comuni sono spesso in ritardo nei pagamenti. Questi ritardi sono spesso sfociati in una riduzione del servizio da parte di Sorical.

Il punto “politico” della faccenda è che si instaurato un meccanismo del “cane che si morde la coda”. Infatti la Sorical spesso non è riuscita a far fronte al pagamento verso i propri fornitori (Enel su tutti) o addirittura al pagamento degli stipendi verso i propri lavoratori. I comuni, nel frattempo, devono rivalersi verso i cittadini, aumentando i costi della fornitura del servizio idrico o, per rientrare nel patto di stabilità, tagliando altri servizi.

Fin quando la gestione del servizio idrico sarà affidata ad una società privata, la logica del profitto interverrà in maniera evidente sulla qualità del servizio stesso; spesso a danno dei cittadini. La prova di questo è proprio nel “caso Alaco”. Nel vibonese, infatti, prima che la fornitura avvenisse sfruttando l'invaso, l'acqua veniva portata nelle case dei cittadini attraverso un sistema di canalizzazione (costruito negli anni '60) che sfruttava i parecchi pozzi presenti nella zona delle serre calabresi. Il sistema, soprattutto nelle stagioni estive, funzionava però a singhiozzo, garantendo al gestore introiti inferiori rispetto ad oggi, a causa della inefficienza dal punto di vista quantitativo della struttura.
Oggi, invece, l'invaso è in grado di fornire una quantità di acqua di molto superiore, garantendo la massima efficienza dal punto di vista quantitativo alla popolazione. Ciò garantisce ai comuni serviti dall'invaso una fornitura costante di acqua e un aumento esponenziale dei costi (il solo comune di Serra San Bruno paga circa 250mila euro all'anno per la fornitura del servizio).
La stessa logica del profitto e l'erronea applicazione delle tariffe ha portato ad “inquinare” anche i bilanci (a scalare) della Regione Calabria (essendo socio di maggioranza della Sorical), dei comuni serviti dalla Sorical stessa fino ad arrivare al bilancio familiare di ogni singola famiglia che utilizza un servizio che dovrebbe essere pubblico. A quanto ammonta il danno erariale di tutto ciò?
La Sorical ha una gestione fallimentare non solo dal punto di vista strettamente economico (ed il fatto che la società sia in liquidazione ne è la prova inconfutabile), ma appare innanzitutto come l'ennesimo sistema clientelare che garantisce alla politica calabrese il perpetuarsi di note logiche. Dimostrazione di tutto ciò sono le diverse indagini in corso che hanno riguardato molti dirigenti Sorical, soprattutto nella gestione degli appalti relativi agli acquedotti (ad esempio le operazioni Ceralacca 1 e 2  che hanno portato all'arresto di diversi dirigenti Sorical insieme agli imprenditori che beneficiavano, in un sistema di tangenti, dei favori).
Altro magnifico esempio è la nomina a presidente del cda di Sergio Abramo (ora ex presidente) che, nelle vesti di Sindaco di Catanzaro, riesce a ricoprire contemporaneamente il ruolo di debitore e creditore. Debitore nelle vesti di Sindaco e creditore nelle vesti di Presidente del cda. Un conflitto d'interessi di proporzioni inaudite, soprattutto se si considera che sia il debito del Comune di Catanzaro che il credito vantato da Sorical, sono pesantemente inquinati da una tariffa decisa attraverso metodi anticostituzionali (come deciso dalla corte costituzionale) e più alta del normale (come sancito dalla Corte dei conti).


18/04/14

La discarica Battaglina e la desolazione della Regione Calabria


Stamattina insieme al Meetup di Catanzaro siamo stati al Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria. Dall'8 gennaio scorso ancora non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra interrogazione sulla complessa vicenda della discarica Battaglina. In particolare, il Dipartimento Agricoltura deve darci delle risposte sulle autorizzazioni concesse nonostante l'esistenza di usi civici, vincoli idrogeologici e paesaggistici.
Entrati nel Dipartimento ci siamo da subito accorti della desolazione all'interno degli uffici nonostante oggi fosse un giorno lavorativo e oltretutto destinato all'accesso al pubblico (saranno tutti alla Naca??). Abbiamo quindi chiesto di parlare con l'assessore Trematerra ma era ASSENTE! Abbiamo chiesto di parlare con qualche dirigente del dipartimento, ma erano QUASI TUTTI ASSENTI!
L'unico che ci ha accolto è stato uno dei dirigenti di servizio, il dott. Giorgio Piraino, che a sua detto si trovava li “per presidio”, il quale alla richiesta di spiegazioni sui ritardi della risposta, si è arrampicato sugli specchi scaricando le colpe della mancata risposta alla BUROCRAZIA ESTREMAMENTE LENTA! Ho chiesto lecitamente di chi fossero le responsabilità di questi ritardi e come mai anche le pratiche ordinarie che passano dal Dip. Agricoltura subiscono ritardi eccessivi. Ci ha risposto che le responsabilità dovrebbero essere dei dirigenti e a cascata dei singoli funzionari...insomma risposta del tutto IMBARAZZANTE!
Lo stesso dirigente ci ha promesso che dopo Pasqua, sarà sua cura velocizzare i tempi per avere una risposta chiara! Siamo seriamente preoccupati dall'evolversi della vicenda Battaglina, visto che abbiamo saputo del retromarcia sulla revoca da parte del sindaco di San Floro (alla faccia della coerenza!!), e questi ritardi da parte della Regione non fanno altro che aumentare i nostri dubbi sulla responsabilità politica e amministrativa sull'intera vicenda. Quando bisogna concedere autorizzazioni per costruire queste porcate agli amici degli amici i tempi sono ristretti, quando bisogna approfondire per sapere la verità i tempi diventano lunghissimi! Insomma, non ci meravigliamo più di tanto.

Questa è la "Calabria" che tutti conosciamo ma tra poco sarà solo un vecchio e drammatico ricordo!!

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17/04/14

Ancora fermo il fondo di aiuto alle imprese agricole

È datata addirittura maggio 2011, la decisione della Commissione europea di approvare il Fondo crediti nazionale per le imprese agricole. Ma, da allora, nulla è stato fatto dai Governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi per implementare questo fondo, nonostante l’imperante crisi economica che ha dimezzato drasticamente i guadagni delle aziende e la contemporanea implacabile mancanza di accesso al credito per il settore. Dopo aver presentato una risoluzione lo scorso novembre, il MoVimento 5 Stelle torna a fare pressioni in Commissione Agricoltura per chiedere alla maggioranza una immediata calendarizzazione della risoluzione sul Fondo crediti nazionale. Abbiamo chiesto al Presidente Luca Sani (PD) di discutere quanto prima l’atto così da impegnare il neo-Ministro Martina ad aumentare la dotazione delle risorse complessivamente disponibili per il credito all’agricoltura, facilitandone l’accesso attraverso la riduzione del costo dell’indebitamento. A maggior ragione che il Fondo crediti nazionale può essere utilizzato anche nel quadro dei Programmi di sviluppo rurale (PSR), in procinto di essere emanati con la programmazione del FEARS (Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale).
Con la crisi economica che ha portato al fallimento, o sull’orlo dello stesso, innumerevoli imprese agricole e con i nuovi programmi in procinto di partire, il Governo Renzi preferisce perdere tempo con iniziative fini a se stesse come ‘campolibero’, piuttosto che prendere decisioni concrete che aiuterebbero da subito i coltivatori. Quella del Fondo crediti nazionale è una iniziativa la cui bontà è sotto gli occhi di tutti ma è incredibile l’immobilismo dei partiti che non hanno fatto nulla da 3 anni a questa parte, nonostante un parere positivo pervenuto dall’Europa. Ci auguriamo che con l’avvio dei nuovi PSR questo importante strumento possa non solo funzionare ufficialmente ma anche essere realmente fruibili dalle aziende agricole. Per definizione, infatti, un fondo crediti ‘presta’ denaro a chi è in difficoltà. Il punto è valutare, caso per caso, le difficoltà e dare fiducia alle iniziative che si finanziano. Se applichiamo solo rigidi schemi matematici per concedere prestiti, nessuno dei richiedenti potrà beneficiarne ed è proprio qui il ruolo cruciale che deve svolgere l’ISMEA. Non chiediamo lo straordinario, ma almeno l’ordinario!
Il Fondo crediti nazionale opera in collaborazione con il sistema bancario e rilascia finanziamenti in parte a carico del fondo stesso, con l’applicazione di un tasso di interesse ridotto o a tasso zero, e in parte a carico dell’istituto di credito intermediario, sulla cui quota è applicato un tasso di interesse di mercato. Tra i vantaggi proposti dal Fondo, inoltre, la natura rotativa per la quale le risorse rientranti per effetto dell'estinzione dei mutui tornano nelle disponibilità delle amministrazioni che potranno utilizzarle anche oltre la scadenza dei programmi. In occasione dell’indagine conoscitiva sul finanziamento alle imprese agricole, peraltro, in veste di sottosegretario Maurizio Martina venne a riferire in Commissione quindi spero che, oggi che è Ministro dell’Agricoltura e ben conosce la situazione, spinga in questa direzione, sposando la nostra risoluzione che abbiamo già depositato da tempo.

Alaco: acqua sporca ed emergenza salute


E' il titolo della conferenza stampa che io, Dalila Nesci e Nicola Morra terremo sabato 19 aprile al Grand Hotel Lamezia di Lamezia Terme (Catanzaro), alle ore 11, sul futuro della Calabria dopo le conclusioni della procura di Vibo Valentia riguardo all’Alaco, invaso che rifornisce d’acqua un terzo della popolazione regionale tra le province di Vibo Valentia e Catanzaro.
Il problema più grosso e immediato  riguarda la salute degli interessati, circa settecentomila calabresi. Abbiamo già pronto un atto di sindacato ispettivo in cui chiediamo al ministro della Salute Beatrice Lorenzin quali misure urgenti intenda adottare a tutela della salute pubblica, anche in considerazione delle assurde violazioni e omissioni attribuite ai vertici del gestore Sorical, a tecnici e a sindaci.
Nonostante le ripetute segnalazioni di associazioni, comitati e cittadini; malgrado le inchieste giornalistiche, gli atti parlamentari e il lavoro della magistratura, le singole amministrazioni hanno a lungo ignorato, sottovalutato o negato il problema della distribuzione di acqua imbevibile e con potenziale perfino cancerogeno. Adesso, però, occorre tutelare anzitutto la salute delle migliaia di persone che, per negligenza o per affarismo, sono state colpevolmente esposte a rischi elevatissimi; pare anche con la consapevolezza di chi doveva controllare.
Si tratta forse del più grave caso di irresponsabilità e immoralità che sia mai avvenuto nella storia calabrese, il quale testimonia l’esistenza di un sistema, amministrativo e politico, tutto da ricostruire. La Calabria non dovrà più essere la regione italiana in cui la vita vale nulla e per cui il governo è sempre più sordo, immobile e complice. Dal ministro Lorenzin pretendiamo risposte immediate, che non siano spot, proclami o illusioni.

Scopelliti scappa a Bruxelles!

Scopelliti non si arrende e sarà candidato in Europa per salvarsi il culo grazie al salvacondotto del parlamento UE! Il condannato del NCD seguendo le orme di Berlusconi vuole farla franca scappando a Bruxelles alla faccia dei danni che ha commesso in Calabria! Dalla Sanità, ai rifiuti, ai trasporti e a tutti gli altri settori, per non parlare della gestione fallimentare dei fondi europei che ha portato la nostra regione alla rovina e al commissariamento!
In un paese civile questa notizia avrebbe fatto scoppiare l'indignazione da parte di tutta la società...invece la stampa soprattutto in Calabria tace mettendosi a 90°!
Tutto ciò è molto grave e finanche offensivo nei confronti di tutti i cittadini calabresi e non solo! Ci batteremo con tutte le forze perché l’Europa sappia del pericolo Scopelliti, responsabile, con la vecchia guardia del centrosinistra, del baratro in cui versa la Calabria!

10/04/14

Venga fatta chiarezza sui rifiuti radioattivi nella galleria della Limina

Ho depositato un'interrogazione al Ministro della Salute ed al Ministro dell'Ambiente, in modo che sia fatta luce sull’eventuale smaltimento di rifiuti radioattivi nella costruzione della galleria della Limina, sulla Strada Statale 682 Ionio-Tirreno, in provincia di Reggio Calabria.

Nel 2011 il quotidiano La Stampa riportò un dossier secondo il quale rifiuti radioattivi furono occultati nel cemento con cui fu costruita la galleria della Limina, notizia recentemente rilanciata dal programma televisivo PresaDiretta. Con l'interrogazione ho chiesto che venga promossa con urgenza una caratterizzazione spettrometrica, come peraltro recentemente suggerito dall’Arpacal, ma soprattutto che venga garantito il diritto alla salute ai cittadini interessati. La ‘ndrangheta ha smaltito illecitamente rifiuti tossici e radioattivi in Calabria e nel resto del Paese, come anche accertato dalle commissioni parlamentari d’inchiesta. I cittadini si ammalano a causa dell’immobilismo della politica, che attraverso il silenzio imposto con la secretazione di atti, si è resa complice della malavita organizzata, come per la Terra dei fuochi in Campania.

Il caso della galleria della Limina è solo uno dei tanti su cui pretendiamo chiarezza. I cittadini calabresi devono avvertire la vicinanza delle istituzioni ed hanno il diritto di vivere in un territorio sano.

05/04/14

Agli ex lavoratori phonemedia sia garantito quanto gli spetta

Nei giorni scorsi ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro del Lavoro per chiedere di velocizzare i tempi burocratici per far ottenere agli ex lavoratori phonemedia quanto gli spetta.
Il Ministro Poletti deve fornire chiarimenti urgenti in merito al pagamento degli arretrati e del TFR degli ex dipendenti che, dopo 2 anni di cassa integrazione in deroga e mobilità, oggi sono privi di ogni sostegno al reddito.
La vicenda drammatica di Phonemedia è stata l'ennesima occasione, da parte di falsi imprenditori (che definisco prenditori), di sfruttamento di finanziamenti pubblici calpestando la speranza dei cittadini. È il classico esempio di come in Calabria la vecchia classe politica sfrutti le esigenze della gente per un tornaconto elettorale. I cittadini sono tenuti al laccio dai politici che, attraverso false promesse, utilizzano il diritto al lavoro o agli ammortizzatori sociali come pedina di scambio in sede elettorale.
Il M5S ha già depositato una proposta di legge per garantire un reddito minimo di dignità, come in tutti i paesi civili, per tutti quei cittadini che al momento si ritrovano senza lavoro, i quali devono essere svincolati dalle attuali forme di assistenzialismo, spesso fini a se stesse. I diritti sono diritti, non favori. Nel rispetto della costituzione, bisogna avere la possibilità di accedere ad un lavoro che rispecchi le proprie attitudini e le proprie capacità. Non si può ancora accettare che i ragazzi laureati siano costretti a lavorare in un call center per pochi euro perché l'alternativa è scappare da questo paese, in cui regna una classe politica incapace di creare altre opportunità

04/04/14

Il caso Arena lo dimostra: l'era Scopelliti è finita

Pure Demetrio Arena, pedina di Giuseppe Scopelliti, è indagato. Le ipotesi sono bancarotta fraudolenta e omesso versamento dei contributi dei dipendenti in merito alla gestione dell’azienda trasporti di Reggio Calabria. Scopelliti comandava tutta Reggio Calabria. Ogni ambito era sotto il suo controllo, diretto o indiretto. Questo ha determinato la sua ascesa al governo regionale ma anche il suo crollo verticale. Le cerchie di potere non hanno più futuro in Calabria. Può finire anche il sistema più ramificato e pieno di complici, sciacalli o prezzolati. L’indagine a carico di Arena è la riprova dell’assoluta inaffidabilità di Scopelliti e seguaci, alleati o tirapiedi. L’era Scopelliti si è caratterizzata per l’arresto di tre suoi consiglieri regionali per vicinanza alle cosche, oltre che per il commissariamento di Reggio Calabria dovuto a vecchie contiguità, per la morte di Orsola Fallara e per la condanna del politico a sei anni, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lo sfasciume pendolo della Calabria non dipende soltanto dallo sconfitto Scopelliti, ma è causato dalla sporcizia e miseria di gran parte della classe politica. La lettera di Magorno a Renzi per lumeggiare la gestione del Tgr Calabria by Terremoto è gravissima. Essa costituisce la prova evidente dell’uso privato dell’informazione pubblica e della negazione più ributtante della meritocrazia, senza la quale la Calabria sarà sempre più brutta e dominata dalla criminalità politico-mafiosa.

02/04/14

No all'ampliamento della discarica di Pianopoli! Il M5S presenta una interrogazione parlamentare

Il Ministro Galletti deve verificare se i progetti di ampliamento della discarica di Pianopoli (CZ) siano conformi alla realtà del territorio interessato, al fine di scongiurare i conseguenti seri rischi per l'ambiente e la salute pubblica. In merito alla discarica di Pianopoli e il suo ampliamento ho presentato un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente chiedendo che vengano recepiti tutti gli studi preliminari all’autorizzazione della discarica con particolare riferimento alle caratteristiche del terreno, in quanto risulterebbe sabbioso, instabile e franoso e alla presenza o meno nell’area di corsi e pozzi d’acqua. Sulla discarica di Pianopoli sono stati sollevati numerosi dubbi e sono state avanzate proposte di revoca dell’autorizzazione, così come non sono stati tenuti in considerazione i possibili rischi e disagi ambientali che si producono sul territorio dei comuni limitrofi, in particolare quello della frazione Cancello del Comune Serrastretta che è il centro abitato più vicino alla discarica. Tra le richieste che abbiamo sottoposto al Ministro insieme a Dalila Nesci, quella di riconsiderare l’intera gestione della discarica di Pianopoli, visto che il presidente del consiglio di amministrazione della Daneco Impianti Srl, Francesco Colucci, che gestisce la discarica, è stato recentemente raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’indagine “Black Smoke” relativa all’aggiudicazione della bonifica del sito di interesse nazionale di Pioltello e Rodano. Nell’indagine “Black Smoke” si sta verificando se alcuni rifiuti pericolosi siano finiti nelle discariche calabresi, tra cui quella di Pianopoli. La classe politica calabrese ritiene che compromettere il proprio territorio attraverso la costruzione o l'ampliamento di discariche sia il compromesso migliore per risolvere il problema rifiuti. Per noi questo è inaccettabile e per questo ci opponiamo con tutte le nostre forze a questa logica scellerata. In quasi un ventennio di commissariamento il problema rifiuti in Calabria è lontano dalla soluzione e abbiamo speso oltre un miliardo di euro. La politica ammetta i propri limiti e consideri le soluzioni davvero efficaci come la strategia "Rifiuti Zero" proposta dal MoVimento Cinque Stelle, dai comitati e dalle associazioni ambientaliste già da diversi anni.