19/03/14

Pesca artigianale e tradizionale, il Ministro risponde alla nostra interrogazione



A novembre (QUI il post) avevo depositato una interrogazione a risposta in commissione per chiedere al Ministro dell'Agricoltura, la possibilità di predisporre un piano di gestione nazionale per le pesche speciali, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno, al fine di valutare la continuazione della pesca del novellame per piccole imbarcazioni di pesca artigianale.
Nell'interrogazione si chiedeva al Ministro, nel caso in cui la pesca del novellame non possa essere valutata come sostenibile neanche per i pescatori artigianali, di adottare provvedimenti atti a garantire la sopravvivenza delle piccole imprese che avevano investito importanti risorse economiche ad un tipo di pesca che caratterizzava il proprio territorio.
Ecco qui di seguito la risposta del Ministro ricevuta durante il question time in Commissione Agricoltura.


Signor Presidente, onorevoli colleghi,
le pesche speciali, come il prelievo del novellame, ossia di esemplari ittici in fase giovanile, in linea di principio sono vietate dall’ordinamento nazionale in coerenza con l’impegno, assunto a livello europeo e internazionale, ad adottare strategie precauzionali e cioè misure di protezione e conservazione degli ecosistemi marini, contenendo l’attività di prelievo delle risorse ittiche nei limiti di uno sfruttamento sostenibile e, quindi, compatibile con la naturale capacità di riproduzione delle risorse stesse.
L’obbiettivo è, dunque, inserito nel contesto di una politica generale di tutela delle risorse ittiche, in ossequio alle previsioni di cui al Regolamento (CE) n. 1967 del Consiglio del 21 dicembre 2006 relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo (modificativo del regolamento (CEE) n. 2847/93 ed abrogativo del regolamento (CE) n. 1626/94), nonché in linea con l’orientamento della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo espresso con la Raccomandazione CGPM/37/2013/1 con particolare riferimento alla pesca di piccoli pelagici in Adriatico. 
Ciò premesso, nel redigere i Piani di gestione nazionali che consentono di adeguare l’applicazione del citato regolamento per la pesca in Mediterraneo alle specificità della flotta e dei mari italiani, sono state doverosamente considerati il principio precauzionale del trend regolamentare europeo nonché le linee guida internazionali indicate dalla CGPM che in più occasioni ha rimarcato di non poter ratificare proposte che abbiano ad oggetto la pesca speciale del novellame – cosiddetto bianchetto - a causa dello stato di sofferenza dello stock di sardine mediterranee. 
In sede di CGPM sono rappresentati, oltre ai Paesi europei che si affacciano in Mediterraneo, anche i Paesi rivieraschi extra-europei, come gli Stati del Nord-Africa ed i Paesi non rivieraschi ma aventi una flotta da pesca operante in Mediterraneo, come ad esempio il Giappone.
Pertanto, le indicazioni e raccomandazioni di tale Commissione sovranazionale sono dirette non soltanto all’Italia, ma anche alle flotte extra-europee che esercitano la pesca nel bacino mediterraneo.
Indubbiamente, sforzi ulteriori dovranno essere fatti sia a livello europeo che internazionale affinché le raccomandazioni in materia di pesca sostenibile siano effettivamente applicate anche dai predetti Paesi extra-europei, al fine di non vedere vanificati gli effetti, in termini di tutela dell’ecosistema marino, delle misure gestionali responsabili adottate a regolamentazione dell’attività dei nostri pescatori.
Premesso ciò, per quanto riguarda la possibilità di politiche di sostegno e misure di compensazione socioeconomiche per le restrizioni imposte alla flotta nazionale in relazione alle pesche speciali di cui trattasi, si segnala che queste, in quanto riferibili al Fondo Europeo Pesca (FEP) sono affidate alla competenza delle amministrazioni regionali. L’intervento a livello centrale è, difatti, previsto limitatamente alla concessione di aiuti mirati e condizionati ai criteri e alle modalità prestabilite dal regolamento (CE) n. 875/2007 della Commissione del 24 luglio 2007 relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti “de minimis” nel settore della pesca e recante modifica del regolamento (CE) n. 1860/2004. 

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