07/11/13

I vibonesi chiedono giustizia e ricevono minacce


Mi giunge notizia dell’ennesimo atto intimidatorio nei confronti dell’Associazione “Compresi gli ultimi” che opera nella città di Vibo Valentia. L’Associazione gestisce una bottega di commercio equo e solidale in cui sono venduti anche i prodotti delle terre confiscate alle mafie, ma non solo. “Compresi gli ultimi”, infatti, si batte da anni a favore dell’acqua pubblica e si impegna ogni giorno per cercare di garantire ai cittadini del vibonese una gestione dei servizi idrici veramente efficiente. La provincia di Vibo Valentia, infatti, riceve l’acqua dall’invaso dell’Alaco, più volte al centro di inchieste rilevanti riguardo la reale salubrità dell’acqua che sgorga dai rubinetti di quasi mezzo milione di cittadini ed oggetto di un’interrogazione parlamentare depositata dalla collega Nesci e cofirmata dal sottoscritto. L’invaso, infatti, sarebbe inquinato da rifiuti tossici ed avrebbe bisogno di analisi accurate che ne stabiliscano la reale potabilità. Proprio nei giorni scorsi l’Associazione “compresi gli ultimi” aveva pubblicamente espresso la volontà di denunciare, tramite uno studio legale, la pericolosa situazione dell’acqua vibonese. La risposta non è tardata ad arrivare e davanti la bottega, dove da sempre campeggiano le bandiere pro acqua pubblica, le cui aste sono state trovate distrutte e senza più le bandiere. Atto intimidatorio o semplice vandalismo?! Non è difficile immaginare, vista la coincidenza degli avvenimenti, che non si tratti di semplice vandalismo. La faccenda dell’acqua nel vibonese ha portato negli anni a diversi atti intimidatori, ma i cittadini, stanchi di bere acqua avvelenata dal benzene al solo fine di salvaguardare gli interessi dei soliti noti, non hanno smesso di lottare. Spero e credo che neanche questo gesto basti per fermare le loro lotte. Dal canto mio rinnovo il nostro costante impegno a fare in modo che questo schifo abbia fine. La loro violenza non metterà fine alle lotte di quei cittadini calabresi che sono stanchi di piegarsi alle logiche mafiose che pervadono la nostra Regione.

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