26/07/13

Dichiarazione di voto sul DL del "Fare"


Signor Presidente, colleghi deputati, membri del Governo, per la seconda volta in pochi mesi ci ritroviamo a votare un provvedimento passato per una votazione fiduciaria. Una pratica che avremmo volentieri evitato, specie per un atto importante, come quello che stiamo esaminando. Mi correggo: un atto che sarebbe dovuto essere importante, volto a rilanciare la nostra economia nazionale, e che invece consta di oltre 80 articoli che vertono sul qualsiasi materia, mettendo le mani in pasta ovunque. Mi correggo di nuovo: non ovunque. Non certo, nel comparto che negli ultimi anni ha dimostrato di avere una forza sorprendente, andando a segnare una crescita, laddove tutto il resto sembra affondare. Sto parlando dell'agricoltura, la Cenerentola di questo provvedimento, che pure, nel primo trimestre del 2013, ha mostrato segni di grande vitalità, grazie ad una variazione tendenziale del PIL del +0,1 per cento e ad un aumento degli occupati dipendenti complessivi, pari allo 0,7 per cento, in netta controtendenza rispetto agli altri comparti.
  Eppure, nessuna disposizione concreta è stata presa a sostegno del settore primario, nemmeno il suo inserimento nel Fondo di garanzia, rimaneggiato dall'articolo 1 di questo provvedimento. In tutto il resto degli oltre 80 articoli, l'agricoltura entra di striscio e spesso per aspetti non strettamente legati a quella che è la sua natura. Parlo, ad esempio, degli incentivi ai serricoltori per il consumo del gasolio usato nel riscaldamento delle serre, la cui copertura prevede, tra l'altro, una riduzione proprio alle risorse economiche dedicate al comparto agricolo. Una misura che potremmo anche condividere nel merito, ma non certo nel modo in cui questo tema è stato affrontato nel decreto, tra le altre cose, introducendo in extremis nello stesso articolo la riconversione degli zuccherifici in impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
  Oppure parlo della modifica introdotta dal testo unico ambientale, relativa agli impianti di essiccazione di materiale vegetale impiegato dalle imprese agricole. In entrambi i casi – guarda la coincidenza ! –, interventi che hanno a che fare con impianti di produzione di energia e che non vanno a toccare minimamente il comparto agricolo nella sua sostanza. A proposito di energia, ma quando decideremo di puntare verso il risparmio energetico, anziché su questi impianti che avete definito scarsamente inquinanti, ma sappiamo benissimo, alla fine, quali sono le conseguenze per la salute dei cittadini ?
  Ma mi riferisco anche ai lavoratori dell'agricoltura, sempre più spesso giovani che stanno inventando, o forse solo riscoprendo, in una società ormai satura di consumo e consumismo, un modo di vivere diverso, un modo di vivere a contatto con la terra. L'occupazione giovanile in agricoltura segna un vero e proprio record, con un incremento di oltre il 9 per cento per i giovani under 35 e, allo stesso tempo, sempre seguendo la stessa linea di tendenza, sale il numero degli iscritti agli istituti professionali agricoli e agli istituti tecnici di agraria. Un aumento che supera il 42 per cento per l'anno scolastico 2012-2013. Dall'ultimo rapporto Excelsior Unioncamere emerge inoltre che grazie al turnover generazionale in agricoltura saranno 200 mila i posti di lavoro a disposizione dei giovani nei prossimi anni.
  Segnali importanti, troppo importanti, che non possono e non devono essere trascurati da un Paese che ha necessità di rilanciarsi magari partendo proprio dal settore agricolo, ma che invece restano completamente ignorati da questo decreto. Nessun segnale è stato inserito per incentivare le giovani generazioni ad occuparsi di agricoltura, ad esempio modificando l'articolo 66 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, in ambito di concessione di terreni agricoli. Prevedere delle agevolazioni per i giovani agricoltori, da soli o in associazione, strutturando gli appositi canoni di locazione dei terreni, non certo mettendoli in vendita, come l'articolo prevede in fondo, sarebbe certo una strada vincente.
  Al contrario, mettere in vendita la terra pubblica significa alienarla, significa darla in pasto a chi su quella terra ci vuole speculare. Magari per costruirci un bell'impianto di produzione di energia alternativa, o un bel parco eolico (in Calabria siamo abituati ai parchi eolici dei quali la criminalità organizzata ha approfittato sicché, ora, ci ritroviamo con delle pale eoliche che girano da sole, addirittura senza nemmeno essere collegate alla rete elettrica).
   Quindi, mettere in vendita la terra pubblica significa farla scomparire dal nostro patrimonio, significa considerarla quella che effettivamente è, vale a dire un bene comune. Il nostro Paese ha bisogno di giovani, ha bisogno della terra, ha bisogno di giovani che coltivino la terra, ha bisogno di raggiungere una sovranità alimentare, intesa come il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari.
  Insomma, avremmo voluto vedere in questo provvedimento un impegno concreto per il rilancio del comparto agricolo, anche nella sua dimensione di piccola e microimpresa. Ma quella che noi immaginiamo essere una priorità, per garantire al nostro Paese un futuro migliore, è completamente disattesa. È necessario portare avanti un programma di Governo e io, visto che è presente in Aula l'onorevole Boccia, ne approfitto per chiedergli se può riferire a sua moglie, che è Ministro dell'agricoltura, di fare veramente qualcosa a favore del nostro settore primario. È necessario portare avanti, un programma di Governo, che si ponga l'obiettivo di sviluppare l'enorme potenzialità dell'agricoltura nazionale, attraverso strategie mirate di sviluppo e adeguate agevolazioni fiscali, che tengano conto dei costi di produzione e delle conseguenze negative della speculazione finanziaria sulle materie prime.
  A niente di tutto questo si accenna, anche solo lontanamente, in questo decreto. A niente di tutto questo è stato dato spazio attraverso le molte proposte emendative di merito presentate da noi, del MoVimento 5 Stelle, e per queste ragioni non possiamo che ribadire il nostro voto nettamente contrario a questo «decreto del fare», «del fare poco ma fare proprio male».

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