30/07/13

MINISTRO TUTELI PRODOTTI ITALIANI ONLINE


Foto: #AGRICOLTURA, #M5S: “MINISTRO TUTELI PRODOTTI ITALIANI ONLINE”

Una presa di posizione a tutela dell’agroalimentare italiano online”, noi deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Agricoltura abbiamo presentato un’interrogazione che ha come primo firmatario Filippo Gallinella.

“Chiediamo al ministro di tutelare coloro che possiedono l'utilizzo delle denominazioni d'origine nel commercio online, impedendo che l'introduzione di nomi generici nei domini internet. La vendita di questi domini da parte della società californiana Icann a soggetti che nulla hanno a che vedere con le denominazioni può danneggiare le produzioni agroalimentari italiane certificate". Si parla di domini di primo livello generico come “.wine, .vin, .food e .pizza, venduti da società private come la californiana Icann, che ha attivato le procedure per riconoscere a soggetti privati, dietro pagamento di somme consistenti, di nuovi domini”.

“L’utilizzo inappropriato in ambito internazionale delle denominazioni riconosciute è sempre più ricorrente e la falsificazione dei prodotti italiani Dop e Igp fa registrare un giro d'affari di oltre cinque volte il fatturato realizzato dal mercato autentico; tale fenomeno particolarmente allarmante, va combattuto per la tutela delle nostre produzioni agroalimentari”.
Una presa di posizione a tutela dell’agroalimentare italiano online”, noi deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Agricoltura abbiamo presentato un’interrogazione che ha come primo firmatario Filippo Gallinella.

“Chiediamo al ministro di tutelare coloro che possiedono l'utilizzo delle denominazioni d'origine nel commercio online, impedendo che l'introduzione di nomi generici nei domini internet. La vendita di questi domini da parte della società californiana Icann a soggetti che nulla hanno a che vedere con le denominazioni può danneggiare le produzioni agroalimentari italiane certificate". Si parla di domini di primo livello generico come “.wine, .vin, .food e .pizza, venduti da società private come la californiana Icann, che ha attivato le procedure per riconoscere a soggetti privati, dietro pagamento di somme consistenti, di nuovi domini”.

“L’utilizzo inappropriato in ambito internazionale delle denominazioni riconosciute è sempre più ricorrente e la falsificazione dei prodotti italiani Dop e Igp fa registrare un giro d'affari di oltre cinque volte il fatturato realizzato dal mercato autentico; tale fenomeno particolarmente allarmante, va combattuto per la tutela delle nostre produzioni agroalimentari”.

26/07/13

Dichiarazione di voto sul DL del "Fare"


Signor Presidente, colleghi deputati, membri del Governo, per la seconda volta in pochi mesi ci ritroviamo a votare un provvedimento passato per una votazione fiduciaria. Una pratica che avremmo volentieri evitato, specie per un atto importante, come quello che stiamo esaminando. Mi correggo: un atto che sarebbe dovuto essere importante, volto a rilanciare la nostra economia nazionale, e che invece consta di oltre 80 articoli che vertono sul qualsiasi materia, mettendo le mani in pasta ovunque. Mi correggo di nuovo: non ovunque. Non certo, nel comparto che negli ultimi anni ha dimostrato di avere una forza sorprendente, andando a segnare una crescita, laddove tutto il resto sembra affondare. Sto parlando dell'agricoltura, la Cenerentola di questo provvedimento, che pure, nel primo trimestre del 2013, ha mostrato segni di grande vitalità, grazie ad una variazione tendenziale del PIL del +0,1 per cento e ad un aumento degli occupati dipendenti complessivi, pari allo 0,7 per cento, in netta controtendenza rispetto agli altri comparti.
  Eppure, nessuna disposizione concreta è stata presa a sostegno del settore primario, nemmeno il suo inserimento nel Fondo di garanzia, rimaneggiato dall'articolo 1 di questo provvedimento. In tutto il resto degli oltre 80 articoli, l'agricoltura entra di striscio e spesso per aspetti non strettamente legati a quella che è la sua natura. Parlo, ad esempio, degli incentivi ai serricoltori per il consumo del gasolio usato nel riscaldamento delle serre, la cui copertura prevede, tra l'altro, una riduzione proprio alle risorse economiche dedicate al comparto agricolo. Una misura che potremmo anche condividere nel merito, ma non certo nel modo in cui questo tema è stato affrontato nel decreto, tra le altre cose, introducendo in extremis nello stesso articolo la riconversione degli zuccherifici in impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
  Oppure parlo della modifica introdotta dal testo unico ambientale, relativa agli impianti di essiccazione di materiale vegetale impiegato dalle imprese agricole. In entrambi i casi – guarda la coincidenza ! –, interventi che hanno a che fare con impianti di produzione di energia e che non vanno a toccare minimamente il comparto agricolo nella sua sostanza. A proposito di energia, ma quando decideremo di puntare verso il risparmio energetico, anziché su questi impianti che avete definito scarsamente inquinanti, ma sappiamo benissimo, alla fine, quali sono le conseguenze per la salute dei cittadini ?
  Ma mi riferisco anche ai lavoratori dell'agricoltura, sempre più spesso giovani che stanno inventando, o forse solo riscoprendo, in una società ormai satura di consumo e consumismo, un modo di vivere diverso, un modo di vivere a contatto con la terra. L'occupazione giovanile in agricoltura segna un vero e proprio record, con un incremento di oltre il 9 per cento per i giovani under 35 e, allo stesso tempo, sempre seguendo la stessa linea di tendenza, sale il numero degli iscritti agli istituti professionali agricoli e agli istituti tecnici di agraria. Un aumento che supera il 42 per cento per l'anno scolastico 2012-2013. Dall'ultimo rapporto Excelsior Unioncamere emerge inoltre che grazie al turnover generazionale in agricoltura saranno 200 mila i posti di lavoro a disposizione dei giovani nei prossimi anni.
  Segnali importanti, troppo importanti, che non possono e non devono essere trascurati da un Paese che ha necessità di rilanciarsi magari partendo proprio dal settore agricolo, ma che invece restano completamente ignorati da questo decreto. Nessun segnale è stato inserito per incentivare le giovani generazioni ad occuparsi di agricoltura, ad esempio modificando l'articolo 66 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, in ambito di concessione di terreni agricoli. Prevedere delle agevolazioni per i giovani agricoltori, da soli o in associazione, strutturando gli appositi canoni di locazione dei terreni, non certo mettendoli in vendita, come l'articolo prevede in fondo, sarebbe certo una strada vincente.
  Al contrario, mettere in vendita la terra pubblica significa alienarla, significa darla in pasto a chi su quella terra ci vuole speculare. Magari per costruirci un bell'impianto di produzione di energia alternativa, o un bel parco eolico (in Calabria siamo abituati ai parchi eolici dei quali la criminalità organizzata ha approfittato sicché, ora, ci ritroviamo con delle pale eoliche che girano da sole, addirittura senza nemmeno essere collegate alla rete elettrica).
   Quindi, mettere in vendita la terra pubblica significa farla scomparire dal nostro patrimonio, significa considerarla quella che effettivamente è, vale a dire un bene comune. Il nostro Paese ha bisogno di giovani, ha bisogno della terra, ha bisogno di giovani che coltivino la terra, ha bisogno di raggiungere una sovranità alimentare, intesa come il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari.
  Insomma, avremmo voluto vedere in questo provvedimento un impegno concreto per il rilancio del comparto agricolo, anche nella sua dimensione di piccola e microimpresa. Ma quella che noi immaginiamo essere una priorità, per garantire al nostro Paese un futuro migliore, è completamente disattesa. È necessario portare avanti un programma di Governo e io, visto che è presente in Aula l'onorevole Boccia, ne approfitto per chiedergli se può riferire a sua moglie, che è Ministro dell'agricoltura, di fare veramente qualcosa a favore del nostro settore primario. È necessario portare avanti, un programma di Governo, che si ponga l'obiettivo di sviluppare l'enorme potenzialità dell'agricoltura nazionale, attraverso strategie mirate di sviluppo e adeguate agevolazioni fiscali, che tengano conto dei costi di produzione e delle conseguenze negative della speculazione finanziaria sulle materie prime.
  A niente di tutto questo si accenna, anche solo lontanamente, in questo decreto. A niente di tutto questo è stato dato spazio attraverso le molte proposte emendative di merito presentate da noi, del MoVimento 5 Stelle, e per queste ragioni non possiamo che ribadire il nostro voto nettamente contrario a questo «decreto del fare», «del fare poco ma fare proprio male».

25/07/13

Le armi di DISTRUZIONE DI CASTA



Con il Decreto del Fare, il Governo ha dimostrato la totale assenza, al suo interno, di lungimiranza nei confronti di un Paese che, a questo punto iniziamo a credere consapevolmente, sta per essere trascinato in un vortice senza via d’uscita, che vedrà questa crisi perpetuare nel tempo.

Oggi crisi economica, occupazionale e produttiva a cui si aggiungeranno, per le future generazioni, anche crisi di carattere ambientale, alimentare e strutturale.

Corsa alla cementificazione, scarso interesse per i disagi ambientali che questo Paese già vive, nessun tipo di considerazione per un settore (quello primario) che dovrebbe essere invece il fiore all’occhiello di questo Paese.

Alcuni degli odg che sono stati presentati oggi in Aula, volevano essere una correzione a quelle che possiamo definire...diciamo...sviste presenti nel testo del decreto del fare che, in alcuni casi, fanno sorridere per l’assoluta assenza di una visione di prospettiva. Ci si limita a “gestire l’emergenza”, senza pensare che questo tipo di gestione, porta ad un altro genere di emergenze!

Forse, Cari signori onorevoli, è proprio il vostro modo di fare politica, la vera GRANDE emergenza di questo paese!

Andando avanti così, ci troveremo domani, a dover gestire chissà quante nuovi problemi perché non si è ritenuto opportuno, oggi, porre i necessari rimedi ad una situazione degradata e degradante.
Piangeremo, domani, i cittadini morti sotto le macerie della cementificazione scellerata;
piangeremo per la nostra gente malata grazie ai fumi che oggi immettiamo nell’aria, ritenendo “scarsamente inquinanti”, modalità di produzione energetica che invece non hanno alcun rispetto per la salute ambientale e dei cittadini.

Lo facciamo in nome di una falsa ed ipocrita CRESCITA, lo facciamo con le stesse logiche che hanno portato quest’aula ad approvare misure di austerity, che avrebbero dovuto rifocillare le casse dello Stato ma che, al contrario, hanno portato ad una seria contrazione delle entrate fiscali.

Tutto questo in nome di chi!? In nome di quali interessi?! Quali interessi si salvaguardano, quando si adottano misure che consentono, ad esempio, di poter ancora importare rifiuti in Campania!?

Quali interessi sono salvaguardati quando si predispone la costruzione di nuovi inceneritori per bruciare i rifiuti?!

Sono davvero gli interessi dei cittadini ad essere salvaguardati?

Se così fosse, si adotterebbero misure per ridurli i rifiuti, non per bruciarli, al fine poi di produrre energia, che a sua volta viene sprecata...

Chi coprirà i costi derivanti da queste scelte assurde?
Indovinate chi....
Saranno ancora i cittadini...gli stessi ad essere malati di cancro per la presenza di un inceneritore sotto casa....
O saranno i grandi azionisti di quelle grandi aziende che con quei “termovalorizzatori” rimpinguano e “valorizzano” (quelli si) i loro conti in banca????

Aspettate un attimino...
Ed a chi serve estromettere, le aziende agricole  e del settore della pesca dal fondo di garanzia previsto per le piccole e medie imprese?
Forse le aziende agricole sono in punizione, come i bimbi cattivi o addirittura sovversivi, forse perchè in questa Italia che non va, rappresentano l’unico settore in crescita!!???

mi pare giusto: facciamo in modo che gli imprenditori agricoli siano messi nelle condizioni di NON poter accedere al credito...
Tanto le arance le mangiamo già!! ci arrivano dalla Tunisia, e possiamo venderle nei VOSTRI supermercati!!!
Sarebbe assurdo consumare le arance calabresi o siciliane....vero??

E poi...ancora...vorrei tanto sapere..
Chi pagherà i costi del dissesto idrogeologico che porterà la vendita di terreni demaniali a vocazione agricola...!!

Su quei terreni, correrà la cementificazione selvaggia......
una volta che il nuovo proprietario avrà convinto il politico di turno a concedergli l’edificabilità del sito o, peggio ancora, quando il proprietario avrà fatto tutto abusivamente!!!

Quest’Aula sembra non porsi parecchie domande perché i componenti sono abituati a vivere in un mondo fatato, fatto di porte aperte, lauti stipendi e privilegi inauditi. Non sanno cosa vuol dire disoccupazione, non sanno cosa vuol dire campare con poche centinaia di euro al mese, non sanno cosa vuol dire avere il cancro perché sotto casa i rifiuti bruciano ed emettono diossina ogni giorno.

PRESIDENTE Loro, evidentemente, non vivono la tragica realtà di un Paese finito allo sfascio…
oppure lo comprendono, ed è per questo che anziché occuparsi dei veri problemi dei cittadini, si preoccupano di non perdere la situazione di privilegio in cui vivono delegando tutto alle prossime generazioni!

E’ questo il loro vero senso della responsabilità!!

Il voto che stiamo per esprimere, di fatto è inutile.
Le decisioni VERE sono state già prese da tempo e fuori da quest’aula.

Noi stanotte, abbiamo dato dimostrazione di come vorremmo combattere la guerra dentro cui ci sentiamo, e di quali SIANO le “armi” che vogliamo utilizzare: lavoro duro, buone proposte e DE-MO-CRA-ZIA!!!

Sono queste le armi di DISTRUZIONE DI CASTA!!

Il mio intervento sull'ODG in merito alla vendita dei terreni demaniali


Il settore primario, in controtendenza rispetto a tutti i settori di produzione, conosce una crescita del PIL prodotto (+0.1%) e dell’occupazione giovanile (+8.5%).

Ora....Come più volte ribadito noi non vogliamo basare la vita dei cittadini sul prodotto interno lordo, indice che si è dimostrato fin'ora del tutto obsoleto verso il reale benessere della collettività.

Ma alla luce di questi dati statistici e del ruolo di leadership che l’agricoltura italiana riveste in ambito europeo ed internazionale, ci paiono quantomeno insufficienti le misure adottate dal Governo attraverso il così detto “decreto del fare” a tutela del comparto agricolo.
Il settore primario, dunque, resiste alla crisi nonostante il vertiginoso aumento dei costi di produzione ed il calo dei consumi, che avvantaggiano sempre più la grande distribuzione e danneggiano la piccola e media impresa, vera e propria spina dorsale dell’economia del nostro Paese.
Il governo, dimostrando la totale assenza di visione nel lungo periodo, ha pensato bene di non difendere e incentivare l’unico settore in crescita costante e di dedicarsi ad altro, ritenendo forse opportuno far cadere anche l’agricoltura nella voragine immensa che questa crisi infinita sta causando.

L’agricoltura, invece, dovrebbe rappresentare un vero e proprio volano di sviluppo per diminuire l’impatto della disoccupazione giovanile, vera e propria piaga di questo Paese, che  in alcune zone dello stivale raggiunge percentuali da capogiro.
Nella mia regione, la Calabria ad esempio,  regione a chiara vocazione agricola, la disoccupazione giovanile supera abbondantemente il 50% e spesso giovani calabresi (come me) sono costretti ad emigrare per cercare migliori fortune altrove.

La terra, la nostra terra, il nostro bene comune è sempre di più abbandonata al proprio destino, concedendosi a colture che non servono a soddisfare i bisogni primari (ovvero l’alimentazione), ma
la produzione di  Bioenergie che, per citare il collega Gallinella, di Bio hanno soltanto il nome.

Recentemente, alcune disposizioni normative approvate da quest’aula, hanno disposto la vendita dei terreni demaniali a chiara vocazione agricola ai giovani imprenditori agricoli. Bene.  Nella creazione di nuova impresa i costi di start-up rappresentano, spesso, l’ostacolo più grande da superare, ma questo lo sappiamo e lo sapete bene, visto che da sempre si tenta di concedere finanziamenti a tasso agevolato per la creazione di imprese innovative o per facilitare l’accesso al credito per i giovani imprenditori.

In questo contesto va inserita la proposta di questo odg, che mira a facilitare l’accesso alla terra per i giovani imprenditori agricoli, attraverso la concessione in LOCAZIONE e NON  in vendita dei terreni demaniali con chiara vocazione agricola. In un momento storico in cui è difficile (per non dire impossibile) accedere al capitale di terzi per avviare una nuova attività, si potrebbe concedere respiro ai nuovi imprenditori, che eviterebbero così di  iniziare la propria avventura imprenditoriale con già il cappio attorno al collo legato dalle banche o che, in alternativa, potrebbero investire le proprie risorse finanziarie nell’acquisto di macchinari che possano consentire una produzione maggiormente sostenibile dal punto di vista sia ambientale che economico.
Concedendo i propri terreni in locazione, tra l’altro, lo Stato può concedersi la possibilità, qualora un’idea imprenditoriale non dovesse funzionare, di dare ad altri aspiranti imprenditori lo stesso terreno.
La terra, colleghi deputati, è UN BENE COMUNE!! Il suo accesso, quindi,  non può essere inquadrato in uno schema di vendita che, di fatto, trasforma i terreni agricoli statali in un bene privato.

Consideriamo inoltre, che la stessa finalità di sostegno e potenziamento del settore agricolo nazionale può essere adeguatamente perseguita attraverso l’affidamento in locazione di detti terreni ai giovani imprenditori e ai giovani agricoltori come definiti dal Regolamento CE n. 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005.
Una chiara visione nel lungo periodo, che potrebbe facilitare davvero l’ulteriore sviluppo di un settore economico che, lo ripetiamo perché aiuta, RESISTE ALLA CRISI.

Si potrebbe, inoltre, tutelare la coltivazione di prodotti  tipici e biologici, tentando di perseguire l’obiettivo (che oggi somiglia di più ad una chimera) della sovranità alimentare e della conservazione delle svariate tipicità gastronomiche, che rappresentano il fiore all’occhiello del Bel Paese. Una maggiore attenzione verso la conservazione delle tipicità porterebbe, inoltre, allo sviluppo del turismo enogastronomico.

Impegnamo, quindi,  con questo ODG il governo affichè si possa valorizzare, promuovere e potenziare il settore agricolo nazionale valutando la possibilità di rivedere la disciplina della vendita delle terre agricole e a vocazione agricola al fine di disporne l’affidamento in locazione favorendo il ricambio generazionale e il primo insediamento da parte di i giovani imprenditori e giovani agricoltori.
Questo provvedimento si che potrebbe essere definito come un FARE qualcosa di concreto per lo sviluppo di questo paese!!

Quote latte, altre multe in arrivo!

Abbiamo depositato una interrogazione rivolta al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo, riguardante le multe quote latte. Nella nostra interrogazione nel ricordare, fra l'altro, che "lo scorso 20 giugno 2013 la commissione europea ha 'messo in mora' il nostro paese chiedendo il recupero di multe a carico dei produttori di latte, che tra il 1995 e il 2009 hanno superato le quote loro assegnate, per un totale stimato in almeno 1,42 miliardi di euro, in gran parte ancora non riscossi", e che "la messa in mora segnala l'avvio di una procedura di infrazione per l'italia che, in caso di condanna, rischia una sanzione forfettaria minima di circa 8.854.000 euro, cui puo' aggiungersi una penalita' di mora pari ad un minimo di circa 10.700 ed un massimo di circa 650.000 euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della sentenza, a seconda della gravita' dell'infrazione", chiede al ministro "come intenda rispondere ai rilievi fatti dalla commissione europea al fine di scongiurare l'avvio di un ulteriore contenzioso con l'UE e quali azioni urgenti intenda intraprendere per risolvere definitivamente l'annosa vicenda delle "quote latte" anche in considerazione dell'imminente cessazione del sistema di contingentamento produttivo prevista per il 2015!

Qui il testo dell'interrogazione: http://goo.gl/xRhg5o

24/07/13

La Calabria e le sue ricchezze ignorate


Sotto i nostri piedi esistono antichi tesori che ignoriamo inconsapevolmente. In ‪‎Calabria‬ è stato trovato il piu' grande mosaico ellenico risalente tra la fine del IV ed i primi decenni del III sec. a.c. precisamente a Monasterace Marina, nell'antica Kaulonia. Un patrimonio storico e culturale unico al mondo!!
Occorre un censimento di tutte le aree archeologiche e la stesura di un piano di valorizzazione e recupero delle stesse. Troppe risorse sono state abbandonate, degradate e calpestate da una classe politica incosciente e incapace di puntare tutto sulla cultura, sulla bellezza, sui valori storici e paesaggistici.
Creiamo consapevolezza soprattutto alle nuove generazioni inserendo, nei programmi scolastici regionali, la materia “Storia della Calabria” e realizzaziamo progetti di diffusione e conoscenza delle aree archeologiche, dei luoghi di interesse storico e culturale della regione.
Avviamo una vasta campagna di scavi con l'obiettivo di accrescere il numero e il valore delle risorse archeologiche regionali che occupino tutti i ragazzi calabresi con una formazione specifica nel settore (archeologi, studenti, appassionati, associazioni culturali) e che attirino studiosi, appassionati e turisti.
La conoscenza rappresenta il vero motore dello sviluppo di cui abbiamo bisogno.

21/07/13

Il MoVimento 5 Stelle in visita al carcere di Siano

Il MoVimento Cinque Stelle, ieri, ha toccato con mano una delle realtà più sconosciute della città di Catanzaro: le carceri. Ieri, io e l'attivista Anna Macrì, come concordato, ci siamo recati nel carcere di Siano.
La visita è partita dal laboratorio per lavorare il legno; il prof. Rotella, insegnante al Conservatorio, ci ha ampiamente e con estrema soddisfazione, spiegato il lavoro creato con un gruppo di detenuti: con macchinari reperiti attraverso il volontariato, i detenuti stanno costruendo strumenti musicali della tradizione calabrese, con il fine di allestire, presto, una mostra degli stessi. Questo recupero della tradizione musicale calabrese ci ha colpito molto. Ovviamente, le attrezzature sono di fortuna, trovate grazie all’impegno dei volontari e degli stessi operatori del carcere, cosa che ci ha fatto riflettere su quanti macchinari inutilizzati giacciono in fondo a cantine, essendo oramai, l’artigianato, un mestiere in estinzione; da qui, come è solito ragionare il MoVimento, la volontà di attivare meccanismi costruttivi per dar loro una mano a reperirli; addirittura potremmo mobilitarci per recuperare il legno inutilizzato, ad esempio da falegnamerie o aziende del legno. Pensate che non costerebbe nulla regalare gli scarti del legno affinché vengano utilizzati per creare delle vere opere d’arte. Noi le abbiamo viste e, in verità, sono davvero pregevoli, non solo gli strumenti ma anche oggetti come i portagioie o i modellini di veliero. La  Paravati  ha anche parlato di un corso di ceramica, di corsi di scrittura creativa, della volontà di portare avanti tanti progetti, come l’”orto penitenziario”, corsi di recitazione. La nostra disponibilità, ovviamente, è stata totale, perfettamente in linea con la filosofia del movimento. Durante il percorso, le progettualità sono state tante e diverse: si è discusso di ristrutturazione dell’Istituto penitenziario, fatiscente ed esposto alla dispersione energetica e, dunque, molto costoso da mantenere, considerando la reticenza delle Istituzioni nell’erogare dei finanziamenti adeguati per una radicale rifacimento ( il consumo di gasolio, durante la stagione invernale, produce una spesa di circa 10 mila euro a settimana, con una gran dispersione del calore stesso); dell’installazione di pannelli fotovoltaici, per ottimizzare i costi e usufruire di energia pulita; della realizzazione dell’orto penitenziario, un’attività che permetterebbe ai detenuti di tenersi occupati e faciliterebbe il recupero degli stessi; un progetto per la raccolta differenziata, vista la mole di rifiuti, specie plastica, che il carcere produce; del recupero dei materiali per la riconversione e riparazione (mobili usati, vecchi oggetti, pc, ecc.); un progetto per rendere l’acqua potabile, anche con l’installazione di fontanelle all’interno dell’Istituto; di sburocratizzare e potenziare le attività lavorative, il "lavoro terapeutico" all'esterno del carcere per lavori di pulizia del verde pubblico, spiagge, potature alberi,ecc., che avrebbe una doppia finalità, porterebbe la comunità a toccare con mano la realtà sensibile dei detenuti e aiuterebbe il processo di reinserimento per gli stessi; potenziare le ore di attività sociali e ricreative (attualmente fanno solo 2 ore a settimana) e lavorare a progetti come attività teatrali o corsi di scrittura, e tanto altro.
Tutto questo, mentre sfilavano davanti a noi le celle della sezione Alta Sicurezza, dove vengono detenuti gli ergastolani ostativi, i terroristi (BR), i mafiosi (41bis) ma anche i detenuti per reati minori ma sempre per mafia. Celle piccolissime, almeno per noi “liberi”, abitate, a volte, anche da due persone. La maggior parte di loro si affaccia alle sbarre, saluta cordiale, chi prepara un dolce, chi legge, chi mangia (è l’ora del pranzo), chi ci sorride, chi ci chiede di far due chiacchiere, chi ci mostra i suoi quadri, bellissimi, a tinte forti, quasi avessero una percezione più potente del giallo, del blu, del rosso, tra quelle pareti anonime e sbiadite dal tempo. Tutto, mentre ti guardano con una profonda, dignitosa e orgogliosa tristezza. Solo i terroristi ci ignorano, ovviamente, qualcuno accenna un saluto distratto; gli altri, però, sono avidi di parole, ricercano il contatto, quel bisogno antropologico dell’uomo solo e privo di libertà di regalarti un pezzettino della sua vita e prenderne un po’ della tua. Così, ci siamo ritrovati a guardare foto di figli, nipoti, mogli, madri, spesso lontani; qualcuno ci racconta felice di aver avuto il permesso di conoscere il nipotino e rivedere la figlia dopo 5 anni, permesso che lo porterà per un giorno fuori da queste mura che sentiamo strette anche noi, pregne di tanta sofferenza e solitudine, di tanta miseria umana e altezze inimmaginabili. Perché in questo non luogo della vita, vi sono persone che durante la loro lunga detenzione, parliamo di 25/30 anni, hanno studiato, scritto, conseguito lauree, con ottimi risultati. Ci ritroviamo a parlare con persone di grande cultura, persino sceneggiatori per grandi registi, e poi scrittori, avvocati, gente che è entrata giovanissima in carcere, manovalanza della Mafia, e si è redenta attraverso la conoscenza. Attraverso sbarre azzurrine, tocchiamo le loro mani, guardiamo i loro occhi profondi, sorridiamo ai loro sorrisi mesti, ascoltiamo le loro parole. Ci chiedono informazioni, ci parlano di politica, scherzano con la Direttrice, della quale hanno un’ottima considerazione, la maggior parte alza il tiro sul carcere ostativo, senza fine pena, uno status oramai umanamente insopportabile, paragonabile, se si pensa che condanna alla morte nel carcere, alla tortura. Prendiamo impegno, su tutto, per tutto, dal semplice aiuto di vestiario e altre necessità, ai progetti già descritti, alla volontà di tornare tra loro.
Siamo intenzionati a far emergere questa realtà così sensibile e difficile, i dati parlano chiaro, c’è la volontà di sensibilizzare la comunità, affinché si sfati il mito di una incomunicabilità tra cittadino e detenuto, abbiamo il desiderio di attuare i propositi comuni. Oggi abbiamo visto uomini, dietro le sbarre per giusta pena ma pur sempre uomini. E’ a loro che dobbiamo il nostro contributo,la nostra solidarietà, la nostra pietà, come movimento e come comunità, perché nessuno di noi è veramente al sicuro “dalla caduta”, nessuno tanto “puro” da poter giudicare"

19/07/13

PAOLO BORSELLINO, UOMO DI STATO E DI CORAGGIO

Mi capita spesso di chiedermi, ricordando una canzone di Guccini, cosa abbia pensato Borsellino "quando lo schianto lo ha ucciso"..

Un uomo che lottava contro la mafia, contro questo sistema e che, forse, aspettava quel giorno al varco...
Proprio come un condannato a morte che attraversa lentamente il corridoio verso la sedia elettrica, con la sola differenza che non sa quale sarà la porta che una volta aperta lo porterà alla morte.
Cos'ha pensato Paolo Borsellino in quel secondo?! Che pensieri aveva per la testa nel momento in cui ha citofonato a sua madre in quella calda mattina di luglio?! Stava pensando di poter morire in quel momento a causa del suo impegno quotidiano contro "cosa nostra" o, come un semplice uomo sulla 50ina, era un po' nervoso perchè la madre (magari) era un po' in ritardo?!
Quello che l'uomo Borsellino ha pensato in quell'istante non lo sapremo mai, quante volte quell'uomo abbia tremato di paura, magari da solo in una stanza buia mentre studiava le carte di un processo a carico di una persona pericolosa.
Non lo sapremo mai, a meno che non decideremo di avere il suo stesso coraggio per lottare contro qualcosa che può distruggere, prima di noi stessi, il futuro della nostra gente.

ONORE A PAOLO BORSELLINO, UOMO DI STATO E DI CORAGGIO

07/07/13

M5S: atto-dossier impietoso sui rifiuti in Calabria

Abbiamo depositato alla Camera una lunga interrogazione sui rifiuti in Calabria, a firma di Dalila Nesci, Federica Dieni e Paolo Parentela.. In tutto sono sessantuno i deputati del MoVimento che stavolta hanno firmato, a sostegno della Calabria, pur eletti altrove, come su altre urgenze: legalità, lavoro e tutela rispetto ai crimini bancari.
Il tema dei rifiuti è bollente in Calabria, una bomba, con il pericolo di controllo mafioso dei relativi servizi.
Nell’atto di sindacato ispettivo, si chiede dove siano finiti i soldi dell’emergenza rifiuti, nel complesso oltre un miliardo di euro, con cui è stato risolto nulla, a partire dalla raccolta differenziata, indispensabile e agli atti obbligatoria.
L’interrogazione si caratterizza per la sua estrema precisione: è un dossier impietoso sull’inganno nei confronti dei cittadini. I sedici anni di emergenza rifiuti hanno prodotto dodici commissari, un miliardo e quattrocento milioni di euro e dubbi, esborsi non contestati, inquinamento spaventoso e l’idea diffusa di una pubblica amministrazione ingorda.
Denunciamo  il trasferimento di risorse umane dall’ufficio del commissario al dipartimento Ambiente della Regione Calabria, con ulteriore aggravio di costi e il paradosso di un organico che include chi partecipò al fallimento dell’emergenza.
Abbiamo chiesto anche quali azioni, al fine di concorrere a un’adeguata informazione sulla raccolta differenziata e sul riciclo, possano attuare i ministri interrogati. Denuncia e proposta, dunque, con il coinvolgimento di tanti colleghi, visto che la Calabria deve uscire dall’isolamento.

02/07/13

Il mio intervento sugli OGM


Qui il testo della mozione

Ci sono molte buone ragioni per continuare a dire «no» alla coltivazione di OGM, in particolare al mais Mon810, nel nostro Paese...
Ma ve n’è una particolare che sfugge ai decisori politici di questo Parlamento, del Parlamento europeo, ai dirigenti delle grandi multinazionali, ai trader internazionali che sul cibo costruiscono grandissime fortune finanziarie, in quanto si sa ormai che la criminalità organizzata è un vero e proprio mostro composto da tre teste principali – rifiuti, cemento e distribuzione alimentare – con le quali «divora» il benessere della nostra società.

La ragione principale per dire «no» agli OGM rimanda a ciò che definiamo «sovranità alimentare», o meglio, a tutto ciò che è sotteso al bene primario per eccellenza degli esseri umani, e cioè agli alimenti. Infatti, uno degli obiettivi principali del MoVimento 5 Stelle è proprio quello di raggiungere questo tipo di sovranità. Essa costituisce il vero diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici. Difende gli interessi e contempla le future generazioni, offre una strategia di resistenza e smantellamento rispetto all'attuale regime commerciale alimentare sostenuto, appunto, dalle grandi multinazionali e corporazioni.
La sovranità alimentare non nega il commercio internazionale, piuttosto difende l'opzione di formulare quelle politiche e pratiche commerciali che servono ai diritti delle popolazioni, per una produzione alimentare nutriente, sana ed ecologicamente sostenibile.

La sovranità alimentare riconosce priorità ad economie e mercati locali e nazionali, promuove un commercio trasparente che garantisca redditi equi a tutte le persone così come il diritto dei consumatori al controllo della propria nutrizione, assicura che i diritti d'uso e gestione di terre, territori, acque, semi, mandrie e biodiversità siano nelle mani di coloro che producono il cibo.

Non possiamo più sostenere le politiche e le scelte commerciali di una multinazionale come la Monsanto a discapito del vero benessere dei cittadini ed è ovvio, quindi, che l'introduzione dei semi di mais Mon810 sia solo un tentativo, che definisco di vero e proprio furto, ai danni della nostra salute, della nostra economia e dell'unico sviluppo di un settore in crescita del nostro Paese, che è appunto quello della agricoltura. E infatti, colleghi deputati, l'agricoltura nel nostro Paese evidenzia una controtendenza rispetto agli altri settori in crisi. Infatti si distingue nel mondo per la qualità dei prodotti, caratteristica tipica delle produzioni made in Italy, aggiungendo a questo elemento quello del saperi e sapori antichi, legandosi al tempo stesso ad un approccio innovativo e occupando quote aggiuntive di mercato. L'Italia infatti evidenzia il primato europeo per il numero di aziende agricole, con 7,3 miliardi l'anno di fatturato. Lo scorso anno è stato registrato, in campo agricolo, il più elevato aumento del numero di lavoratori dipendenti, in forte contrasto con i drammatici aumenti dei livelli di disoccupazione, con ben 57 mila aziende condotte da giovani con meno di 35 anni.
Un altro dato interessante in controtendenza è che i giovani in agricoltura sono in aumento, sia laureati che diplomati. I giovani ritornano alla terra perché sono alla ricerca non solo di un lavoro genuino e soddisfacente ma anche di un mestiere veramente umile e utile che permetta loro di uscire dalla crisi che sta chiudendo negozi commerciali, vecchie industrie e fabbriche, proprio quel modello di sviluppo che voi politici avete portato avanti finora ed i risultati ci stanno chiaramente confermando questo fallimento totale. Nel frattempo sono sempre più in aumento le aziende che investono in tecnologie verdi ed energie sostenibili, riducendo l'utilizzo di energia, di acqua e l'utilizzo di fitofarmaci. E mentre questa rivoluzione sociale e culturale sta prendendo piede, mentre questo piccolo miracolo italiano sta prendendo forma, il Governo perde ancora tempo prezioso, non applicando la clausola di salvaguardia che aveva poco tempo fa promesso.
Noi, invece, oggi, vogliamo confermare la nostra totale contrarietà agli OGM e mi chiedo perché mai dobbiamo usare questa varietà geneticamente modificata quando non ce n’è assolutamente bisogno e soprattutto chi ha veramente bisogno che gli OGM siano seminati in Italia. Aprire agli OGM vorrebbe favorire le pochissime, non di certo italiane, aziende che hanno l'oligopolio sulle sementi OGM, aumentando la dipendenza della nostra agricoltura dagli Stati Uniti e dalla Cina.
Se non interveniamo subito, qui in Italia, in futuro dipenderemo da loro, per ogni seme che compreremo, per ogni pianta che coltiveremo. Controllando le sementi, la Monsanto controlla l'alimentazione e lo sa bene: è una strategia. È più potente delle armi, è il miglior modo di controllare la popolazione nel mondo. Il business degli OGM è un business dal quale l'Italia e la sua agricoltura hanno solo da perdere, e tanto!

Non perdiamo altro tempo, cari colleghi, membri del Governo, e prendiamo definitivamente, con orgoglio, la scelta di salvaguardare la nostra salute, la nostra economia, la nostra vita. Votiamo con determinazione e coraggio per dire «no» agli OGM e per applicare, con estrema urgenza, la clausola di salvaguardia!