29/06/13

La nostra voce al consiglio straordinario sulla Sanità catanzarese



Presidente del Consiglio Comuale,
Sindaco Abramo,
Assessori e Consiglieri tutti,
Magnifico Rettore,
Presidente Scopelliti,
Cittadini di Catanzaro


E’ un sentimento contrastante ad animare, oggi, il mio intervento davanti alla città di Catanzaro: da un lato l’orgoglio di esprimere, per la prima volta in quest’aula, le istanze del Movimento 5 Stelle di cui mi faccio portavoce (e ringrazio coloro i quali ne hanno concesso l’opportunità), dall’altro lo sconforto di doverlo fare in occasione dell’ennesima emergenza cittadina e regionale. Quello della sanità costituisce, infatti, un tassello fondamentale dell’imponente quadro emergenziale che rappresenta da decenni l’intera Regione Calabria e con essa il suo capoluogo.
Un’ordinarietà dell’emergenza fortemente voluta dalle classi dirigenti sinora alternatesi nei diversi enti locali, che la utilizzano come guinzaglio per tenere stretto ad essi il loro sfuggente elettorato. Fino a quando, infatti, un malato bisognoso di cure urgenti non troverà risposta nei presidi medici, si rivolgerà sempre al politico di turno per percorrere una scorciatoia. Così come fino a quando il personale medico e paramedico sarà sottoposto a contratti periodici e a scadenza, difficilmente troverà la forza di alzare la testa contro il suo indiretto “datore di lavoro”, dovendo ingurgitare continuamente i bocconi amari dei disservizi, degli sprechi e della precarietà che ogni giorno si pongono davanti ai suoi occhi tra le corsie dei reparti.

E’ un gioco perverso, fatto di clientele, favoritismi, affari poco chiari; un ricorrere continuo all’emergenza in attesa del “salvatore” di turno che, attraverso annunci trionfalistici, la risolverà fino al prossimo mese, al prossimo anno, fino all’inesorabile e costante fallimento conclusivo. Un gioco ignobile in cui si confonde il diritto alla salute con il dovere di appartenenza politica, in cui si concepisce il malato come un elettore o si scambia qualche medico come un convincente “raccoglitore” di voti. Un sistema rappresentato, oggi, perfettamente dall’attuale commissario alla sanità che preferisce, per sua stessa ammissione, avere “gente che ha un percorso politico vicino al suo, magari identico, che forse può anche non essere di una grande competenza”, piuttosto che scegliere il merito e la professionalità.
Così come, agire in base a non una ben precisata volontà di distruzione e rimescolamento che poco si confà con il bene comune e le necessità di risanare, in primis, un debito sanitario regionale che supera i due miliardi di euro e poi, fornire adeguato servizio sanitario a tutta la regione. Non domandate perché dico questo, è necessario sia palese il nostro dire “no” a questa forma di caporalato di pochi a discapito di molti; siamo stanchi di proclami e politiche scellerate, di inadempienze e mancanze per puri scopi materiali;
l’elenco delle azioni deficitarie è lungo a partire dal mancato invio del programma operativo 2013-2015;
la carenza di comportamento collaborativo tra struttura regionale e commissario e sub commissario;
il ritardo nell’attuazione del riordino delle reti assistenziali, compresa la salute mentale;
la mancata relazione sugli aspetti organizzativi, del personale e dei vantaggi della convenzione con il Bambin Gesù.
Non sono stati ancora chiariti, inoltre, i modelli organizzativi dei Capt (Centri di assistenza primaria territoriale) e della Case della Salute per evitare sovrapposizioni e duplicazioni di funzioni;
sono emerse carenze nell’assistenza territoriale residenziale e domiciliare, grossi squilibri tra strutture pubbliche e private in alcuni territori e criticità nel sistema di verifica dei requisiti per l’accreditamento
;E poi ancora: necessità di accorpare le aziende sanitarie pubbliche della città di Catanzaro e la definizione dell’accreditamento, remunerazione e del personale della fondazione Campanella, benché ora si sia raggiunto un accordo che, speriamo, si riveli un successo.
Nella relazione di Bevere si evidenzia che il mancato adempimento dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) implica per la Calabria il diniego all’accesso al maggior finanziamento nella misura del 3% del fondo sanitario nazionale. Si tratta di circa 100 milioni di euro l’anno per il 2010, con il 2011 non ancora analizzato e di parziali inadempimenti per gli anni che vanno dal 2007 al 2009.
Come ben sapete, ho ritenuto opportuno intervenire, attraverso un’interrogazione parlamentare, a difesa della Cardiochirurgia di Catanzaro, soprattutto per denunciare ciò che di illecito, tra le segrete stanze del potere, si macchina per solo potere e soldi, dividendo, tra pochi, i proventi di un business tanto produttivo come può essere la Sanità; e tuttavia, non si commetta l’errore di pensare che tali atteggiamenti appartengano solo ad una parte politica, poiché in questa spartizione clientelare della sanità c’è un’intera classe dirigente che abbraccia tanto la destra quanto la sinistra. Giusto e sacrosanto evidenziare i disastri dell’attuale governatore Scopelliti, ma come dimenticare il suo predecessore, il suo perfetto alter ego, quell’Agazio Loiero, capace di nominare come direttore generale della Fondazione Campanella una personalità (Pietro Caligiuri) che qualche mese dopo l’incarico si troverà agli arresti domiciliari per una truffa all’Unione Europea. Come dimenticare la sua sostituzione avvenuta con la nomina dell’ex direttore generale dell’azienda sanitaria di Vibo Valentia (Francesco Talarico), ex poiché fresco di dimissioni dopo un maledetto black out durante una banale operazione di appendicite che causò la morte di una povera sedicenne. Come scordare le dichiarazioni del suo successore (Antonio Belcastro) sugli ormai famosi topini utilizzati dal centro oncologico, svilendo agli occhi del Paese l’attività di ricerca e le cure d’eccellenza effettuate dal personale della Fondazione Campanella. La stessa fondazione in cui sino a qualche mese fa agiva indisturbato nel suo duplice ruolo l’attuale vicesindaco, Baldo Esposito, e guarda caso, solo all’atto delle sue dimissioni, il sindaco Abramo ha chiesto trasparenza nei conti del centro oncologico, mentre il governatore Scopelliti statuiva, appena due anni fa, con una legge regionale ovviamente dichiarata incostituzionale, il passaggio del personale da azienda privata ad ente pubblico senza il benché minimo concorso. E avremmo dovuto persino esultare il giorno in cui la seconda legge regionale per la Fondazione non venne impugnata dal Governo, come se non fosse del tutto normale un iter legislativo senza intoppi. Così come avremmo dovuto esprimere le solite felicitazioni e soddisfazioni per l’avvenuto finanziamento da parte della Regione di cinque contratti per le scuole di specializzazione di medicina, dimenticando forse che le altre regioni le finanziano da tempo e in numero più cospicuo, mentre la nostra risulta, invece, inadempiente con i pagamenti relativi alle borse di studio finanziate precedentemente, costringendo l’Università di Catanzaro addirittura alla messa in mora dell’ente regionale. Oggi, però, mi domando su quali basi il nostro governatore, nonché commissario ad acta per il rientro sanitario della regione, ha deciso di spostare la Cardiochirurgia di Catanzaro, con la debole scusa dell’esistenza di Villa Sant’Anna che, come ben si sa, è struttura privata, la quale, benché convenzionata, non è in alcun modo equiparabile ad una struttura pubblica che deve sempre essere privilegiata; così, tuttavia, non è stato, visto che si sono poste in essere ogni condizione sfavorevole e deficitaria al suddetto reparto pubblico, permettendo il congelamento dei posti letto necessari e condizioni lavorative proibitive per il personale medico. Io, e con me tutto il movimento, ritengo che la Cardiochirurgia di Catanzaro non debba essere in alcun modo smantellata, spostata o messa in difficoltà, anzi, chiedo che sia potenziata e privilegiata, creando tutte le condizioni possibili affinché si possa offrire al cittadino il massimo servizio; ma non è solo questo! Trovo assurdo e oltremodo dispendioso, visto il buco di bilancio sanitario calabrese, nonché il blocco delle assunzioni con relativo commissariamento e aumento di Irpef e Irap, che si siano spesi 20 milioni di euro per creare un reparto di cardiochirurgia a Reggio Calabria, reparto che mi risulta inattivo, con all’interno macchinari costosissimi mai utilizzati. Desidererei sapere dove sono stati presi questi fondi e il perché si sia arbitrariamente creato il reparto, quando, in base al decreto n°18 2010, si è stabilito, con la divisione in macro aree, che la seconda cardiochirurgia sarebbe toccata a Cosenza. Trovo fallimentare questo modus operandi, soprattutto prendo atto della cecità, forse volontaria, nel comprendere che più che un reparto di cardiochirurgia, Reggio, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo, insomma, tutti i grandi centri calabresi, avrebbero bisogno di creare e, laddove ci siano, potenziare, i centri di emodinamica, dove trattare i malati in acuto. Per intenderci, l’infarto del miocardio si tratta nei servizi di emodinamica e non necessita, in acuto, di cardiochirurgia. I servizi di emodinamica nei citati ospedali ci sono già ma, con riguardo all’ “altissimo livello”, a mio avviso, sono ancora lontani.
Altra storia è la cardiochirurgia propriamente detta.
La cardiochirurgia, infatti, contrariamente alle emodinamiche, si occupa nella stragrande maggioranza dei casi chirurgici “in elezione”, ossia programmabili e non in acuto (sostituzione valvolare, aneurismi, by-pass, ecc.ecc.), ecco perché sarebbero inutili due o tre, addirittura, cardiochirurgie in Calabria, poiché, affinché una cardiochirurgia possa essere classificata tra quelle sicure ed affidabili è necessario che esegua circa 600/800 interventi chirurgici all’anno. Ora, salvo che i Calabresi non siano tutti cardiopatici, è davvero impensabile che due o tre cardiochirurgie possano raggiungere complessivamente il limite mimino di circa 2.000 interventi. Per cui è verosimile poter affermare che, come al solito, spenderemmo un “botto” per ritrovarci poi due o tre divisioni cardiochirurgiche di basso livello e scarsa affidabilità. Ancora, occorre tener conto che la branca di cardiochirurgia va lentamente sparendo per essere surclassata dalla cardiologia interventistica (emodinamica evoluta). Infatti, ormai da qualche anno, molti interventi che erano appannaggio delle cardiochirurgie sono oggi eseguiti per via endovascolare, dunque, in emodinamica. Tipico esempio, la sostituzione valvolare.
Per concludere, credo che per poter garantire a tutti i cittadini Calabresi il massimo dell’efficienza ed affidabilità ed evitare l’ emigrazione sanitaria, sarebbe opportuno che vi sia una o, al massimo, due (secondo me ne basterebbe una) cardiochirurgie in Calabria, le quali, però dovranno essere in grado di eseguire nella massima sicurezza ogni tipologia d’intervento, non escluso il “TRAPIANTO CARDIACO”. Poco importa dove sarà (o saranno) localizzata sotto l’aspetto geografico, a patto che sia inserita in un ospedale che garantisca i servizi necessari (trasfusionale, rianimazione cardiocircolatoria, ecc.ecc.) senza dei quali non potrà in alcun modo operare. E’ inutile sottolineare che a Catanzaro c’è già Cardiochirurgia, vero? Bene…e se poi, la seconda cardiochirurgia fosse pediatrica…beh, sarebbe l’optimum per la nostra regione.
Per quanto riguarda le emodinamiche, occorre investire in uomini e mezzi al fine di renderle sempre più efficienti. Soltanto per farvi capire cosa intendo, tenete conto del fatto che in alcuni ospedali (per esempio Parma) il malato infartuato che giunge al pronto soccorso ne esce, di fatto, guarito dopo 90 minuti. Infatti, quel servizio di emodinamica, ottimizzando al massimo i tempi d’intervento, riesce ad espletare tutto quanto necessario sotto il profilo diagnostico e posizionare uno o più stent in quello spazio temporale. Ora toccherò un altro tasto dolente, signori, una nuova ma non inaspettata, anomalia, l’ accordo con l’ospedale vaticano del Bambin Gesù nel quadro della chirurgia pediatrica:
•Costo dell’operazione: 1,8 milioni di euro.
•Termini dell’accordo: ospitare i professionisti di tale ospedale per interventi di media e bassa chirurgia prevedendo 400 interventi.
•Risultati: realizzazione di soli 160 interventi a fronte di 400, abbassamento del solo 3% dell’emigrazione sanitaria.
Considerato che lei stesso, prima dell’accordo si è riferito alla chirurgia pediatrica di Cosenza come un centro d’eccellenza della regione,
Considerato che la chirurgia pediatrica di Cosenza, dal febbraio 2012 al marzo 2013, ha realizzato 1545 interventi di media e bassa chirurgia e 146 di alta chirurgia (questi ultimi non previsti invece dall’accordo con il Bambin Gesù così come non prevede le urgenze, che invece Cosenza realizza),
Considerato che l’accordo è stato stilato sovrastimandolo (ha pagato per realizzare 400 interventi e ne sono stati realizzati 160),
Considerato che l’accordo è stato fatto con un ospedale del quale non si possono neppure leggere i bilanci perché sottoposto a giurisdizione vaticana,
Non sarebbe stato meglio (coerentemente con una vera valorizzazione della sanità calabrese) destinare queste risorse a strutture regionali, nello specifico la chirurgia pediatrica di Cosenza, che hanno dimostrato con i risultati di valere (e lo conferma lei stesso in varie dichiarazioni) e che sono invece vessate da continui rigetti nella richiesta di adeguati sostentamenti?
Da notare che a Cosenza non si lamenta nessuno, Scopelliti ha nominato direttore generale tal Paolo Maria Giangemi, marito di Tilde Minasi (consigliera regionale e già assessore del “modello Reggio”), personaggio molto vicino al governatore. Ora mi chiedo, in una regione così deficitaria sotto tutti i punti di vista, con la possibilità, anche a costo di grandi sacrifici, di eccellere almeno nel campo della sanità…com’è possibile che si sperperino a vuoto e in operazioni fallimentari, tanti soldi e tutti dei contribuenti? Non è una novità che La riunione dell’8 aprile scorso del Tavolo Massicci ha messo nero su bianco cifre da capogiro, accompagnate da alcune sonore bocciature del lavoro svolto fin qui dalla struttura commissariale, guidata dal governatore Scopelliti e dai sub-commissari Luigi D’Elia e Luciano Pezzi. Ma il debito non coperto sarebbe stato perfino superiore, senza i 578 milioni di euro garantiti dai fondi Fas; e pur tuttavia, il nostro governatore distribuisce, in base a non si sa bene quale criterio, 33 milioni a Reggio e solo 4 a Catanzaro, apre reparti con chissà quali soldi, chiude, accorpa, prende..da…ce lo può spiegare il suo folle modus operandi?
Noi avremmo molto da dire sulle anomalie di questa amministrazione, molto sull’operato suicida del nostro governatore, suicida per noi cittadini, ovvio, e sul suo “Piano di rientro lacrime e sangue”, che ha portato alla chiusura di 19 ospedali e alla drastica riduzione dei posti letto, ed è per questo che ci auguriamo di poter trattare molto presto, in toto e dettagliatamente, in maniera esaustiva, un programma regionale sanitario per il futuro, con l’aiuto di tutti coloro che hanno a cuore il bene comune.
A tal proposito, come ben sanno le persone qui presenti, ci siamo impegnati, congiuntamente ad altre associazioni, sulla cosiddetta “vertenza via Paparo”, ovvero la mancata attivazione del servizio di radiologia mammografica presso la struttura pubblica dell’ASP di Catanzaro, situata appunto in via Paparo. Nei giorni successivi alla nostra manifestazione di protesta in “piazza” dell’8 marzo, il partecipatissimo sit-in e il colloquio con il Prefetto di Catanzaro, nel corso di un incontro con l’ASP di Catanzaro tenutosi presso la presidenza della giunta regionale, il direttore, dottor Gerardo Mancuso, ha manifestato pubblicamente ed ufficialmente la volontà di affrontare e risolvere la “vertenza via Paparo”, chiedendo però il tempo necessario che consentisse a lui ed ai suoi collaboratori di individuare adeguate soluzioni.
Effettivamente, nelle settimane successive, abbiamo avuto modo di constatare, periodicamente, che questa ricerca di adeguate soluzioni fosse effettiva, sebbene – a tutt’oggi – infruttuosa. E proprio in ragione di ciò, ovvero del mancato riscontro, per così dire fattuale, rompiamo il nostro silenzio. Ribadiamo pertanto con assoluta determinazione le nostre richieste, le nostre intenzioni e le nostre aspettative, così riepilogabili:
chiediamo che l’unità radiologica di via Paparo venga consolidata e potenziata con opportuni investimenti in risorse umane, dotazioni strumentali e finanziarie, sia nella sue attività di cosiddetta radiologia tradizionale, sia in quelle innovative di diagnostica mammografica ed ecografica;
chiediamo che l’attivazione di detti servizi di diagnostica mammografica ed ecografica, finalizzati alla prevenzione oncologica, vengano programmati ed erogati direttamente dal Servizio Sanitario Pubblico, quale garante del diritto costituzionale alla salute. E sia pure con tutte le difficoltà immaginabili, si debba approdare gradualmente ad una vera struttura territoriale di prevenzione oncologica di primo livello, sia per le attività di screening, che per quelle ordinarie di extra screening;
chiediamo che la collaborazione con la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) sia da apprezzare e da consolidare, a condizione però che – anche nella fattispecie – essa eserciti una funzione integrativa e non sostitutiva del Servizio Sanitario Pubblico, ed un eventuale suo maggiore coinvolgimento non vada però a nocumento della esistente radiologia tradizionale, in termini logistici, di autonomia operativa, e di dotazioni umane, strumentali e finanziarie;
infine, chiediamo all’ASP di Catanzaro di non sottovalutare più la variabile tempo. Sì. Perché il tempo che passa a vuoto nella vertenza via Paparo non è soltanto tempo perso, tempo non vissuto, ma è disagio, disservizio grave, diagnosi tardiva, e può trasformarsi in sofferenza atroce, malattia irreversibile, cancro.
Noi non accettiamo di essere silenziosi e passivi testimoni di questa prospettiva. Aspettiamo dunque delle risposte positive e non più differibili a quanto qui congiuntamente richiesto.
Sappiate che il Movimento 5 stelle non si sottrarrà certo all’impegno per la propria città e per la propria Regione, ma non potrà farlo insieme a chi costituisce oggi la parte essenziale del problema, non certo la soluzione. Ai consiglieri giovani e meno giovani che come me e come il Movimento 5 Stelle iniziano a ricoprire cariche di responsabilità amministrativa, che siedono tra i banchi della maggioranza e dell’opposizione, e di cui riconosco l’impegno profuso per la città, nonostante non condivida la loro appartenenza politica, chiedo di collaborare insieme senza faziosità di parte. Non prestiamo il nostro volto alle nefandezze commesse dalla vecchia classe politica, non sporchiamo le nostre mani nei vari intrighi di potere, non perdiamo la nostra indipendenza per difendere ideologismi che nulla hanno a che fare con i problemi concreti dei cittadini. Lo dico non certo dall’alto di chi vuole arrogarsi uno status salvifico e di purezza che nessuno, men che meno il Movimento 5 Stelle, ha il diritto di attribuirsi, ma dal basso di chi certamente non può essere accusato di complicità con questo sistema politico. A voi, freschi consiglieri comunali che, come il Movimento 5 Stelle, non avete avuto alcuna responsabilità nello sfascio del Paese, rivolgo e ribadisco l’invito di un impegno comune. Ai professionisti del settore, a tutti i medici, agli infermieri e al personale paramedico, ai ricercatori, a tutti voi che avete davvero a cuore le sorti dei propri pazienti, e che attraverso il vostro lavoro contribuite al miglioramento continuo delle strutture ospedaliere che costantemente presidiate, sappiate di poter trovare nel Movimento 5 Stelle una sponda sicura verso cui fare affidamento. A gli altri, invece, il cui unico obiettivo è quello delle carriere rapide, dei primariati, delle difese di categorie consiglio vivamente di continuare a frequentare le anticamere di partito, nella consapevolezza, però, che le file sono piuttosto lunghe.
Noi non ci fermeremo, saremo qui a vigilare ma anche a proporre, poiché il solo “denunciare” serve a poco a questa nostra disastrata terra. Serve, finalmente, costruire. E sarà un piacere, un vero piacere demolire il vecchio per costruire il nuovo!!

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