20/06/13

Bonifica dell’ex area industriale e dell'area archeologica di Crotone


In data odierna ho depositato agli uffici di Montecitorio un’interrogazione scritta (QUI il testo) rivolta al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio relativa alla bonifica dell’ex area industriale e dell'area archeologica di Crotone. L’interrogazione è stata cofirmata da tutti i Deputati calabresi e da quelli appartenenti alla Commissione Ambiente eletti nelle liste del M5S.

Nel 2001 circa 80 ettari di terreno che rappresentano le aeree delle ex fabbriche Pertusola, Agricoltura, Fosfotec e Sasol, oltre a due discariche messe in “sicurezza permanente”, sono state inserite dal ministero tra i Siti di Interesse Nazionale (SIN). Nel 2008 è stato affidato alla Syndial Spa, società del gruppo ENI che si occupa di bonifiche e di siti dismessi, il Progetto Operativo di Bonifica (POB), che riguarda i siti. Sui terreni interessati, giacciono almeno 528.000 tonnellate di rifiuti pericolosi e 410.000 tonnellate di rifiuti non pericolosi che, in base al progetto di bonifica approvato, rimarranno intatte su quello stesso suolo, in quanto lo stesso POB come obiettivo principale non ha il recupero dell'area ma una messa in sicurezza permanente di gran parte dei suoli, ad eccezione di una decina di ettari, sui quali sono previste procedure come la “fitorimediazione” e la “rimediazione elettrocinetica”. Le tecniche non possono essere applicate con successo perché sono state proposte su terreni in cui la concentrazione di metalli pesanti ed arsenico è troppo elevata e rischiano di compromettere irrimediabilmente lo sviluppo di un'area confinante con la città, oltre a fare ipotizzare potenziali gravi ripercussioni di carattere sanitario, epidemiologico ed ambientale. Anche l’Area Archeologica di Crotone, ricadente in area SIN, è destinataria di un finanziamento di circa 100 milioni di Euro, ed è attualmente interessata da un parziale progetto di bonifica finanziato dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Calabria.

Nell'interrogazione si evidenzia come la caratterizzazione del sito “Area Archeologica” è stata effettuata antecedentemente all'entrata in vigore della Legge Quadro D.Lgs. 152/2006 in base alla quale, per i siti potenzialmente contaminati, non era prevista la così detta “analisi di rischio” che avrebbe consentito di comprendere che soltanto 23 su un totale di 80 ettari dell’area dovrebbero essere sottoposti a bonifica.

Attraverso l'interrogazione, chiedo di verificare le procedure che hanno consentito l'approvazione del progetto di bonifica del sito ex industriale, in considerazione del fatto che le tecniche utilizzate richiederebbero tempi effettivi per il recupero dell'area ben superiori a quelli contenuti nel progetto. Infatti la tecnica della “Fitorimediazione”, i cui tempi effettivi sarebbero pari all'incirca a 4.000 anni, mentre i tempi che nel progetto in corso sono indicati in soli 10 anni, mentre l’altra tecnica applicata (denominata “rimediazione elettrocinetica”) non ha alcun effetto di bonifica sull'Arsenico, semimetallo presente sul sito in concentrazioni elevatissime.

"Il MoVimento 5 Stelle ritiene opportuna la realizzazione di un quadro programmatico che individui i capisaldi per le attività di bonifica delle aree ricadenti nel Comune di Crotone per le quali al momento sono state contrattualizzate azioni prive di ogni efficacia, visto che non sono state realizzate secondo le previste procedure di bonifica ambientale previste dalla legge e, quindi, senza l’applicazione delle opportune analisi di rischio. Anche al fine di evitare lo sperpero di denaro pubblico, come potrebbe avvenire nell'area archeologica dove si procederà alla bonifica anche per fette di terreno che non avrebbero bisogno.
Crediamo sia opportuno intervenire con azioni permanenti di monitoraggio e controllo sullo stato delle operazioni di bonifica, in modo che venga svolto un lavoro veramente efficace.
Crotone ha necessità che il proprio rilancio avvenga anche attraverso la restituzione alla Città di queste importanti aree che, proprio come nel caso dell'area archeologica (il più grande sito archeologico ad oggi conosciuto), potrebbero rappresentare un volano di crescita economica, soprattutto nel settore del turismo.”

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