11/12/17

Oliverio non faccia lo gnorri sulla discarica di Scala Coeli


Il governatore Oliverio dimostri di voler passare dalle parole ai fatti e trasformi in realtà lo slogan ‘Discariche Zero’ iniziando da quella di Scala Coeli (CS).
Il diniego all’ampliamento della discarica votato recentemente dall’assise di Scala Coeli è un passo importante da parte della politica, che dopo anni di lotte di cittadini e comitati della zona, ha finalmente dato ascolto alla volontà popolare che da sempre ha rifiutato l’ipotesi dell’importante ampliamento della discarica. Ora la palla passa alla Regione Calabria, che deve convocare prima del 2018 la conferenza dei servizi che potrà mettere definitivamente la parola fine sulla vicenda.
In questi anni ho inondato la Regione Calabria ed il governo nazionale di missive e interrogazioni parlamentari volte a rinunciare all’ampliamento della discarica, che sorge in un territorio in cui l’economia si basa essenzialmente sull'agricoltura e allevamento di qualità e che quindi non può permettersi la presenza di una discarica così enorme. Fino a questo momento la risposta della politica regionale e nazionale non è andata oltre un assordante silenzio. Il pericolo, ora, è che in assenza della conferenza dei servizi, possa subentrare un commissario che potrebbe rendere vani gli sforzi di associazioni, comitati e cittadini rendendo operativo l’ampliamento della discarica.
Oliverio e la sua Giunta si affrettino a compiere il loro dovere ed adottino le procedure necessarie a scongiurare definitivamente l’ampliamento della discarica. Non vorrei che il loro silenzio fosse solo un mezzo per scaricare la patata bollente al commissario. Il che sarebbe l'ennesima presa in giro per i calabresi.

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Ho scritto ad Oliverio: bisogna impedire l'apertura della discarica a Scala Coeli 
Si eviti l'apertura della discarica di Scala Coeli!


APPROFONDIMENTI:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE (Parentela)
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08335 del 10/03/2015 (Parentela)
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00868 del 13/06/2013 (De Rosa e altri)





07/12/17

Tirocinanti calabresi: finalmente arriva lo sblocco delle indennità


Apprendiamo con soddisfazione della sottoscrizione della convenzione tra la Regione Calabria e Inps per l’erogazione delle indennità riguardanti le politiche attive/tirocini formativi negli enti pubblici e privati a favore degli ex percettori di mobilità in deroga. sulla questione avevano già interessato rispettivamente la Commissione europea ed il Parlamento italiano. All’indomani delle nostre interrogazioni per segnalare le irregolarità ed i ritardi nei pagamenti dei percorsi di tirocini di seimila calabresi, arriva la notizia dello sblocco di 15 milioni di euro, un piccolo risultato per tutti coloro che a percorso avviato ed alcuni addirittura concluso non hanno ancora visto un solo euro. Questo “acconto” non va a sanare però una situazione viziata a monte, questi percorsi non hanno di fatto nulla di formativo per i beneficiari. La Regione Calabria ha mascherato dietro dei “tirocini” veri e propri rapporti lavorativi senza però i dovuti benefici previdenziali ed economici, non viene stipulato alcun contratto con i soggetti promotori il tutto a scapito delle persone che si trovano a svolgere questi percorsi. Rimangono dunque tutti i dubbi sulla regolarità di questo modus operandi da parte dell’amministrazione regionale. Ci auguriamo che l’erogazione delle indennità avvenga al più presto, così da poter assicurare alle famiglie coinvolte un sereno Natale. Rimarremo comunque vigili affinché non si continui ad operare nella direzione dell’assistenzialismo e dell’irregolarità, i percorsi di reinserimento al lavoro necessitano di progettualità a lunga scadenza e non di soluzioni emergenziali.

Paolo Parentela e Laura Ferrara

Un mare di tasse: l'evento del MoVimento 5 Stelle a Vibo Valentia


«Un mare di tasse» è il titolo dell'iniziativa pubblica del MoVimento 5 Stelle sulla pressione fiscale, del prossimo sabato 9 dicembre a Vibo Valentia. L'appuntamento è previsto alle ore 17,30 presso la biblioteca comunale. Sul tema, con l'analisi della normativa e le proposte concrete per difendersi dalle bollette, interverrò con Dalila Nesci e insieme all'avvocato e docente universitario Giuseppe d'Ippolito, responsabile del Punto Sos 5stelle AntiEquitalia della Calabria. L'Italia è la patria del caos tasse. Solo nel 2016 sono state approvate 11 leggi che hanno modificato 110 normative esistenti. Inoltre sono stati emanati 36 decreti, 50 circolari e 122 risoluzioni del Ministero delle Finanze, nonché 72 provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Numeri da brivido. La gran parte di queste disposizioni sono destinate a gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini e a ridurre i loro diritti. In compenso la grande evasione e le rendite dei potentati finanziari non sono toccate. Oggi solo il MoVimento 5 Stelle è dalla parte dei cittadini e delle piccole e medie imprese, facendo quotidianamente barriera, in parlamento, alla legalizzazione dei soprusi e assistendo sul territorio, con i nostri punti d’ascolto regionali, i contribuenti oppressi. L’ultimo caso dell’illegittima applicazione della tassa sui rifiuti (TARI) in moltissimi Comuni italiani, scoperta grazie al nostro movimento, ne è la prova più tangibile insieme alle decine di milioni di euro che i Punti SOS del Movimento stanno facendo restituire ai cittadini ingannati.

NON MANCATE!


05/12/17

Via l'amianto dalla linea ferroviaria calabrese


È necessario verificare la presenza di amianto delle gallerie ferroviarie della Calabria, al fine di tutelare la salute dei passeggeri e dei lavoratori di Trenitalia. Sull’argomento ho interrogato i ministri dell’Ambiente, della Salute e dei Trasporti.
Mi sono giunte numerose segnalazioni corredate da documentazioni fotografiche, che accertano la presenza di canaline di amianto nelle gallerie della rete ferroviaria. In particolare, a ridosso della galleria di Feroleto risultano accatastate numerose canaline in quella che sembra una vera e propria discarica di amianto.
Trenitalia ha ordinato la rimozione di queste canaline, che ad oggi risultano essere state rimosse dalle gallerie, ma non smaltite adeguatamente per garantire la sicurezza di viaggiatori e lavoratori. Pensate ai danni che può causare un semplice finestrino aperto in un treno regionale, visto che le particelle d’amianto liberate nell’aria possono comportare conseguenze gravissime.
Al governo ho chiesto di verificare la presenza dell’amianto, anche attraverso il supporto del comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente, per monitorare la situazione sull’intera rete ferroviaria calabrese. La speranza non è semplicemente che la rete venga bonificata dall’amianto, ma anche che vengano individuati i colpevoli.

30/11/17

Inquinamento fiume Nasari: il caso arriva in Parlamento


Il fiume Crocchio nasce a Croce di Tirivolo, a circa 1.600 m s.l.m., da una serie di piccole sorgive ed attraversa, per 40 km, i territori dei comuni di Taverna, Zagarise, Sersale, Petronà, Cerva, Belcastro, Andali, Cropani e Botricello, prima di sfociare nel mar Jonio. Numerosi sono i fossi ed i torrenti minori che lo alimentano ma due, in particolare, sono quelli che gli danno gli apporti maggiori in termini idirici: il fosso Spinalba nella parte alta del corso e il fiume Nasari a poca distanza dalla foce.


Un servizio (al minuto 5.10) andato in onda il 27 novembre al TG regionale della RAI ha documentato come il Fiume Nasari, unico affluente del fiume Crocchio che nasce nella Sila piccola e arriva nel Golfo di Squillace, presenti, ultimamente, acque nere e maleodoranti che avrebbero provocato la morte di alcuni capi di bestiame, in particolare ovini.


Il territorio attraversato dal fiume Crocchio così come dal Nasari ospita molte specie contemplate nella Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e nella Direttiva 79/409/CEE “Uccelli”, tra questi: lepre, capriolo, ghiro, cinghiale, istrice, scoiattolo nero meridionale, mustelidi, volpe, lupo, gatto selvatico, gheppio, astore, nibbio bruno e nibbio reale, gufo reale, assiolo, sparviere, falco di palude, falco lodolaio, falco pellegrino, allocco, corvo imperiale, albanella, poiana, airone cinerino, barbagianni, biancone, tartaruga di fiume, tartaruga terrestre, saettone, cervone, biscia dal collare, biacco, vipera, coronilla austriaca, ramarro, lucertola campestre, luscengola, rospo comune, tritone, rana italica, raganella, salamandrina dagli occhiali, salamandra pezzata. Numerose sono le erbe officinali di particolare interesse scientifico quali: l’Osmunda regalis, la Pteride di Creta, la Falcetta lanosa, la Woodwardia radicans mentre tra gli habitat vegetazionali si annoverano: la foresta sempreverde di sughera, la foresta sempreverde di leccio, un bosco di platano orientale, un boschetto di alloro ed il pino nero silano.


Attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto al ministro Galletti "di quali elementi disponga il Ministro in relazione alla situazione del fiume Nasari e se non intenda promuovere un'immediata verifica da parte del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente allo scopo di accertare lo stato dei luoghi così da garantire la conservazione degli ecosistemi e della biodiversità esistenti, scongiurare danni alla salute animale e dell’uomo ed i conseguenti danni per una fragile economia che vive di agricoltura e allevamento."

Lo stato di inquinamento del Fiume Nasari, nel territorio comunale di Andali (CZ) deve essere monitorato al fine di garantire la tutela dell’ambiente e per ricercare la causa della morte di numerosi capi di bestiame nella zona. Purtroppo la nostra Calabria è sempre più minacciata da frequenti disastri ambientali. È necessario che cittadini ed istituzioni inizino un percorso comune per tutelare il proprio ambiente dalle minacce ambientali.

28/11/17

Il grande inganno sull'acqua in Calabria


Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, chiederà alla Regione un fondo straordinario per consentire al gestore Sorical di realizzare gli investimenti. Siamo al paradosso: un ente pubblico che paga per un privato inadempiente rispetto alla convenzione sul servizio idrico.
Che fine hanno fatto le anticipazioni che la Regione ha dato a Sorical per realizzare gli investimenti e che per quanto emerso in consiglio regionale non sono tornate mai indietro? Abramo era pure presidente di Sorical, quando la Regione apriva il portafoglio, per cui non può fare lo gnorri.
Inoltre colpisce che sulle tariffe illegittime applicate negli anni Abramo continui a tacere, benché a Catanzaro sia stata chiesta una cifra maggiorata di circa 10milioni, in virtù di tariffe che la Consulta ha ritenuto fuori legge. Stiamo assistendo a uno scandalo senza precedenti, rispetto al quale sindaci teatranti come Abramo, Occhiuto e Callipo giocano alle sfuriate virtuali contro Sorical. Intanto la Regione scopre che in Calabria manca un sistema idrico integrato e approva una legge che istituisce la nuova autorità idrica. Si tratta di un altro carrozzone inventato per affidare ancora a Sorical la captazione e l'adduzione dell'acqua, al fine di venderla all'ingrosso ai comuni calabresi.
Continueremo a pagare tariffe abusive e pesantissime, per un servizio idrico che, in seguito a referendum del popolo italiano, deve invece essere pubblico e fuori dalle logiche del mercato. Insomma, tutto cambia per non cambiare nulla. I calabresi continueranno a bere #AcquaRAGGIA, e a Catanzaro neanche quella.

25/11/17

Basta veleni a Celico!


Oggi sabato 25 novembre alle ore 16,30, saremo a Celico, in via Roma, 96 per un incontro pubblico sulla situazione delle discariche in Presila.
Punteremo l’attenzione sui silenzi, sulle omissioni e sulle inadempienze messe in atto dal sindaco Falcone e dalla sua maggioranza, inermi e paralizzati rispetto all’allarmante inquinamento, certificato anche dall’Arpacal, dell’area dell’ex discarica. Renderemo conto anche dell'altra discarica, quella gestita dal gruppo Vrenna, nonché della necessità di iniziare una nuova fase politica nella Presila cosentina, ormai da troppo tempo bloccata da un Pd sempre più ambiguo, affarista e inconcludente che ha di fatto creato un pericoloso isolamento della zona, non ultimo in merito alla vicenda del nuovo municipio di Casali del Manco, ancora da avviare.
Dimostreremo che i tempi sono cambiati e che i cittadini possono contare sul MoVimento 5 Stelle per costruire insieme un nuovo modello di sviluppo concreto e un futuro migliore per la comunità locale, finora appesa all'irresponsabilità dei vecchi partiti, proprio come il viadotto Cannavino.


Sorical non ha piano di emergenza idrica e Catanzaro rimane senza acqua!


L'ennesima crisi idrica a Catanzaro dimostra che Sorical non ha un piano di emergenza né alimentazione alternativa per i serbatoi cittadini.
Le soluzioni tecniche per fronteggiare una simile evenienza vanno previste nell’ambito di una gestione corretta ed efficiente degli acquedotti. Gli schemi di Catanzaro, al contrario di quanto sostenuto da Sorical, sono tutti interconnessi o lo erano quando realizzati. Si dovrebbe presto riattivare l’impianto di sollevamento di Sansinato vecchio, se non fosse stato smantellato forse da Sorical, che comunque ha l’obbligo di sorvegliare, stando alla convenzione di servizio. Risultano smantellate o dismesse anche le interconnessioni idrauliche esistenti, indispensabili per alternative in casi di emergenza.
Pertanto, al fine di sopperire all'emergenza idrica bisogna assicurare il buon funzionamento degli acquedotti di Campo-pozzi Corace, Campo-pozzi Alli basso e Sansinato. Rammento che la convenzione sugli acquedotti calabresi non prevede la modifica degli schemi.
Insomma paghiamo tariffe illegittime dagli esordi di Sorical, a Catanzaro per circa 10milioni di euro. Ciononostante ci tocca finanche pagare un disservizio tanto scandaloso, che ha lasciato a secco il capoluogo di Regione. Il sindaco Sergio Abramo, già presidente di Sorical, intende muoversi oppure a casa sua l'acqua arriva in altro modo?

17/11/17

NO all'ecodistretto di Castrovillari (CS)


L’Amministrazione del Comune di Castrovillari, in data 3 ottobre 2017, ha approvato in Consiglio comunale una Manifestazione di Interesse circa l’allocazione, sul proprio territorio, dell’Ecodistretto relativo all’ATO 1, previsto dal vigente Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR), nell’immediata adiacenza di coltivazioni di prodotti riconosciuti dall’Unione Europea con Marchio di Qualità, nonché ad attività di lavorazione e trasformazione di prodotti alimentari (stabilimento caseario, di lavorazione di carni, aziende olearie e vitivinicole) assolutamente incompatibili con l’impianto stesso.

Il Comune di Castrovillari, infatti,  rientra nel distretto agroalimentare di qualità di Sibari (DAQ) che produce circa il 45 per cento dei prodotti agro-alimentari calabresi – di cui il 70 per cento destinati all'esportazione – ove si registrano oltre 5.000 occupati, tra diretti e indotto; tra le eccellenze locali vi sono i prodotti tipici DOP e IGP (denominazioni registrate presenti nel SL di Castrovillari): soppressata, capocollo, salsiccia, pancetta; caciocavallo, olio extra-vergine di oliva, liquirizia, fichi, clementine ed i vini Pollino DOC Calabria e IGT Esaro.

L’insediamento industriale in questione è classificato come “Industria insalubre di prima classe” dalla vigente normativa (Decreto Ministeriale 5/9/1994: Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie). Preme evidenziare come l’abitato del Comune di Frascineto disti dall’area del cementificio - ove si propone di allocare l’impianto - soltanto pochissime centinaia di metri. Inoltre l'area del cementificio è interessata da un reticolo idrogarfico di corsi d’acqua sotterranei e superficiali che confluiscono nel torrente Raganello ed in prossimità dello stesso sito, è censito un pozzo di emungimento di acqua per irrigazione alla profondità di m. 40 ed è situata proprio a cavallo di faglie sismiche attive e precisamente le cosiddette Faglie di Frascineto e faglie del Pollino.

Il sito proposto per l’allocazione dell’Ecodistretto, è adiacente all’area protetta del Parco Nazionale del Pollino, dalla quale dista solo poche centinaia di metri, mentre ancor più vicino si trova una Zona di Protezione Speciale (ZPS) appartenente alla Rete Natura 2000 – la IT9310303 Pollino e Orsomarso- che comprende e sopravanza l’area del Parco. Ma, sempre alla stessa distanza –poche centinaia di metri-, si trova anche un Sito di Interesse Comunitario – il SIC IT9310008 La Petrosa-, anch’esso appartenente alla Rete Natura 2000. nella Parte II. “La Nuova Pianificazione del Piano  Regionale Gestione Rifiuti” del PRGR, al Capitolo 13, “Gli Ecodistretti”, a pag. 186, allorchè si indica la localizzazione delle piattaforme previste sul territorio regionale per lo smaltimento dei RSU, si afferma testualmente che l’impianto già esistente a Lamezia Terme “sarà delocalizzato in quanto quello attualmente esistente ricade in prossimità del SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Dune dell’Angitola”. Se dunque la Regione ritiene di dover delocalizzare un impianto già esistente, a motivo della sola prossimità con un’area protetta -invero di pregio assai inferiore e a distanza nettamente maggiore rispetto a quella che separa l’area proposta dal Comune di Castrovillari dal Parco Nazionale del Pollino, dalla ZPS IT9310303-Pollino e Orsomarso e dal SIC IT9310008-LaPetrosa –entrambi facenti parte della Rete Natura 2000-, sarebbe del tutto assurdo localizzare  un impianto ex novo a poche centinaia di metri da un’area così fortemente vincolata e protetta.

E' una pura follia politica portare i rifiuti di quasi tutta la provincia di Cosenza nell'area del cementificio del comune di Castrovillari, che rientra nel distretto agroalimentare di qualità e a poche centinaia di metri da un’area fortemente vincolata e protetta.
Sulla vicenda ho presentato un' interrogazione parlamentare per portare il caso in Parlamento senza dimenticare che in quel territorio è previsto un'altro progetto privato per trattre i rifiuti che provengono anche da altre regioni.

I ministri Galletti e Martina dovranno darci la loro opinione riguardo i vincoli ambientali ed il rischio idrogeologico e sismico esistente nell’area del cementificio di Castrovillari e come intendano salvaguardare i prodotti agricoli e alimentari tutelati con marchi Dop ed Igp. Se la mia proposta di legge per vietare la costruzione di impianti nei pressi di colture di pregio fosse stata approvata, queste scelte folli di Oliverio e del Pd non sarebbero state possibili.

11/11/17

#AcquaRAGGIA arriva a San Giovanni in Fiore (Cs)

Domenica 12 novembre si terrà a San Giovanni in Fiore (Cs) la sesta tappa di “#AcquaRaggia”, l’iniziativa pubblica del MoVimento 5 Stelle, da me promossa, sulle tariffe illegittime di Sorical e Regione Calabria.
L’appuntamento è previsto alle ore 16,30 presso l’agriturismo Cascina di Fiore, in contrada Olivaro.
Diremo dei conti della lunga e pesantissima vicenda, di cui ci occupiamo da tempo davanti al silenzio tombale della politica regionale, sempre più reticente. Il dato certo della vicenda è che si aggira attorno ai 140 milioni di euro la differenza tra gli importi fatturati tra il novembre 2004 e il dicembre 2016 con le tariffe abusive di Sorical e Regione Calabria e quelli che invece andavano fatturati con l’applicazione delle tariffe legali. Una somma spaventosa, cui si aggiunge l’irrisolto problema della dispersione di denaro tra i pagamenti dei cittadini ai Comuni e quelli degli stessi enti a Sorical.
Sul Comune di San Giovanni in Fiore, finito in dissesto finanziario, presentammo con le colleghe Dalila Nesci e Federica Dieni un’interrogazione, ad oggi pendente, su dubbi pagamenti a Sorical. All’incontro di San Giovanni in Fiore interverranno anche il legale Salvatore Gullì, l’attivista Giovanni Di Leo, dei movimenti per l’acqua pubblica, e il docente universitario e avvocato Giuseppe d'Ippolito, attivista del MoVimento 5 stelle.
Vi aspettiamo numerosi!

Perchè l'acqua è un bene comune, non un affare di pochi!



Il MoVimento 5 Stelle a tal proposito ha già provveduto a presentare:

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Faremo noi i conti a Sorical! #AcquaRAGGIA
#AcquaRAGGIA, l'incredibile storia delle tariffe illegittime della Sorical
Oliverio tace sulle tariffe illegittime della Sorical
Il silenzio della Regione sul servizio idrico
Lettera ai Sindaci dei comuni calabresi: le tariffe della SORICAL sono illegittime!
La guerra dell'acqua calabrese
Acqua sporca nel Vibonese: nuova interrogazione parlamentare del M5S.
Una ricchezza che non possiamo più trascurare
In Calabria mezzo miliardo di litri d’acqua immesso nella rete viene disperso
Arsenico nell'acqua oltre i limiti a Catanzaro: "ingiustificabile il silenzio della Sorical e della Regione”
L'acqua non si vende, l'acqua di difende!
Il Tar Calabria conferma le nostre denunce, le tariffe della Sorical sono illegittime!
Vendono l'acqua e calpestano la volontà popolare
Tariffe Sorical illegittime: esposto in procura del MoVimento 5 Stelle
Acqua: in Calabria paghiamo tariffe illegittime alla Sorical S.p.a sin dal 2001!
Borgia (CZ): venga garantito ai cittadini il diritto all'acqua!
Acqua: Sorical non può ricattare i comuni
La Sorical e l’acqua che non c’è, il M5S presenta un esposto all’Autorità
A Crotone continuano a tagliare l'acqua
Serra San Bruno: il sindaco Rosi pubblichi le analisi dell'acqua
#AcquaSporca, in Calabria la velenosa vicenda del caso Alaco
Alaco: acqua sporca ed emergenza salute
Interrogazione parlamentare sulla SORICAL

un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro e un esposto alla corte dei conti; 

07/11/17

Giù le mani dall'oasi del WWF


La fiumara Reschia nasce nel territorio di San Nicola da Crissa e attraversa la parte inferiore di Monterosso Calabro. Insieme con il torrente Fallà, il Reschia rappresenta il maggior immissario del bacino dell’Angitola, nel quale confluisce da destra; pertanto, alla salubrità delle acque del Reschia è subordinata quella dell’intera oasi protetta Wwf, di cui costituisce una delle attrattive principali. Durante le Giornate dell’Oasi che il Wwf di Vibo Valentia è solito organizzare in primavera e che richiamano comitive provenienti da tutta la regione, i visitatori non mancano di effettuare escursioni lungo la fiumara, sempre apprezzata per le sue acque cristalline e per la magnifica varietà di flora e fauna che caratterizza tutta l’area che attraversa. Un luogo da preservare, quindi, e per questo l’appello dell’associazione ambientalista alle Istituzioni ad intervenire.

Oggi ho appreso da un articolo apparso sulla Gazzetta del Sud - del quale si riportano alcuni estratti - che sostanze di dubbia natura sono state scaricate nelle acque del fiume Reschia, uno dei due principali immissari del lago Angitola, oasi del Wwf e zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.
Il Wwf di Vibo Valentia, attraverso il presidente provinciale Angelo Calzone ha evidenziato che: “l’acqua si presenta scura, a tratti addirittura nera: segno evidente che a monte vengono immesse sostanze delle quali, al momento, si ignora la natura” (…) “Alto è il rischio che si possa essere in presenza di sostanze nocive per l’ambiente, che alterano la composizione naturale dell’acqua, con conseguenze nefaste per la fauna e la flora del torrente e del lago” mentre “si esclude che il fenomeno possa essere dovuto a scarichi fognari in quanto l’acqua non era maleodorante” (…) “Non mancano i rischi per la salute umana, Infatti, lungo il fiume Reschia ci si imbatte qualche volta nei pescatori di frodo, pur avendo sempre monitorato la situazione, anche attraverso l’intervento del Corpo forestale, per scoraggiare tale pratica. Qualora dovesse essere confermata la presenza di sostanze inquinanti, il pesce pescato nel torrente Reschia costituirebbe un potenziale pericolo per la salute di chi lo consuma”.

L’oasi dell’Angitola, area Sic (Sito di interesse comunitario), è conosciuta per la straordinaria varietà di animali e piante che ospita, vantando anche la presenza di molte specie rare. Oltre a molti volatili e rapaci protetti, che trovano nell’oasi il clima favorevole alla nidificazione, tante sono le specie acquatiche (gallinella d’acqua, diverse varietà di anatra, ma anche martin pescatore, testuggine palustre e nutrice dal collare) che popolano il bacino e i suoi immissari. Quanto alla flora, essa è costituita in prevalenza dal pino d’Aleppo, pioppo nero, salice bianco, ontano nero, eucalipto e quercia da sughero.
Un’alterazione della composizione delle fiumare e, quindi, del lago potrebbe avere ripercussioni devastanti sull’intera oasi, compromettendo il mantenimento delle catene trofiche acquatiche e della vegetazione di sponda.

Attraverso un’interrogazione parlamentare con la collega Dalila Nesci abbiamo interessato il Ministro dell’ambiente e il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo chiedendo: "quali iniziative per quanto di competenza intendano adottare per garantire la tutela dell’oasi che si trova all’interno del perimetro del sito di interesse comunitario “Dune dell’Angitola” e se non ritengano opportuno promuovere una urgente verifica per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente al fine di monitorare i livelli di inquinamento fluviale nell’area scongiurando, al contempo, i pericoli per la flora, la fauna e la salute umana.

La Calabria vive un’emergenza ambientale senza precedenti. Bisogna correre velocemente ai ripari e salvaguardare quelle zone che, proprio come l’oasi dell’Angitola, rappresentano un’ancora di salvezza per la nostra regione.

Glifosato: altri 5 anni di veleno


Con il nostro programma nazionale Agricoltura, i pesticidi vengono progressivamente eliminati dai campi e dal piatto perchè questo è quello che accade quando uno Stato serve l'interesse collettivo e non quelli privatistici. Con il voto di oggi, in merito l'autorizzazione del glifosato in Unione Europea per altri cinque anni, vengono svenduti  non solo la salute dei cittadini europei, il Made in Italy di qualità e ogni aspirazione ad un'agricoltura sostenibile ma il principio stesso di precauzione alla base delle norme europee sulla sicurezza alimentare. Tutto questo per assecondare la lobby tedesca dell'agrochimica Bayer-Monsanto, longa manus del voto favorevole della Germania che ha determinato questo nuovo, letale, via libera. Gli Stati nazionali hanno il diritto e il dovere di far prevalere gli interessi dei cittadini su quelli delle multinazionali. Il ministro delle Politiche Agricole, Martina, aveva sbandierato promesse di una svolta sostenibile per l'agricoltura italiana. La Legislatura è finita e nulla di questo è stato fatto.

Il Governo deve estendere il divieto a tutti i preparati a base di glifosato, in cui il principio attivo è cioè abbinato con tutti i cosiddetti coformulanti, e avvii un monitoraggio più stringente sia a livello ambientale, includendo le acque di tutto il territorio nazionale, sia sulla catena alimentare a tutela della salute, estendendo i controlli al prodotto finito; valutando l'effetto cocktail tra pesticidi diversi e il valore nocivo anche dei quantitativi minimi, come previsto nella nostra mozione approvata alla Camera nell'ottobre 2015 e in altri atti parlamentari.
Sono alcune delle nostre principali proposte contro il glifosato, il pesticida della Monsanto più venduto al mondo, e contro l'abuso di pesticidi rilanciate oggi in occasione del voto in Ue, saltato di nuovo per il mancato raggiungimento di una maggioranza, per il rinnovo dell'autorizzazione per altri cinque anni.

Ma qual è lo stato dell'arte in Italia sul monitoraggio dei pesticidi? Attualmente il divieto previsto dal decreto del Ministero delle Politiche Agricole riguarda solo l'abbinamento del glifosato con un coformulante; la normativa prevede Limiti Massimi Residui (LMR) solo per le materie prime utilizzate negli alimenti e i relativi controlli sono condotti per campionamento, non considerano l'effetto cocktail tra i residui di fitosanitari diversi, cosiddetto multiresiduo né il possibile effetto nocivo anche di bassi quantitativi, come rilevato di recente dall'Istituto Ramazzini. Inoltre, a livello ambientale, in Italia la presenza del glifosato e di altri pesticidi viene monitorata nelle acque solo di alcune regioni.

Per non parlare del conflitto d'interessi sollevato da inchieste giornalistiche come la 'Monsanto papers'. Davanti ad un simile quadro è evidente il livello di esposizione legato a diversi fattori che, in virtù del principio di precauzione alla base della normativa Ue, andrebbero contrastati da apposite misure preventive riconsiderando i parametri della normativa attuale, la macchina dei controlli e il sistema autorizzativo affinché i dati per la valutazione del rischio siano forniti da un organismo super partes, imparziale, e non dalle stesse ditte che vendono le sostanze da autorizzare, come accade attualmente.

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Il nostro voto sul glifosato

04/11/17

Garantire sicurezza agli studenti del liceo di Girifalco


Si agisca in fretta nel trasferire le attività didattiche del Liceo Scientifico ‘Majorana’ di Girifalco (CZ) in altre sedi dello stesso Comune fin quando la sicurezza degli alunni non sarà garantita.
È quanto ho riportato in un’interrogazione parlamentare rivolta al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Interni ed alla Ministra dell’Istruzione. Ho effettuato personalmente un sopralluogo ed ho potuto appurare con i miei occhi che la sicurezza agli studenti non è garantita. I movimenti franosi degli ultimi mesi hanno messo a serio rischio la stabilità della struttura e delle strade adiacenti, che portano gli studenti a scuola.
Nonostante le vibranti proteste di alunni e genitori, riuniti in un comitato spontaneo, nulla si è ancora mosso per tentare di sanare presto una situazione incresciosa e preoccupante. Il diritto allo studio degli studenti del Liceo ‘Ettore Majorana’ e la loro sicurezza, deve essere garantito. Non è possibile che non sia stata ancora intrapresa alcuna opera di risanamento idrogeologico o ambientale dell’area interessata dai preoccupanti movimenti franosi.
Non vorrei che la sicurezza degli studenti venisse sacrificata sull'altare di qualche interesse particolare. Il Sindaco di Girifalco si affretti a trasferire in luoghi più adeguati le attività didattiche. La Regione Calabria, intanto, non perda altro tempo per destinare i fondi necessari ad evitare l'ennesima tragedia annunciata. Son tutti bravi a parlare di prevenzione dopo le tragedie per una volta la politica sia coerente nei fatti e non solo a parole.

#AcquaRAGGIA farà tappa a Scalea

Domenica 5 novembre si terrà a Scalea (Cs) la quinta tappa di #AcquaRaggia Tour, l'iniziativa pubblica del Movimento 5 Stelle, da me promossa, sulle tariffe illegittime di Sorical. L'appuntamento è previsto alle ore 18 presso la sala consiliare.

Finalmente abbiamo concluso i conti della lunga e pesantissima vicenda, di cui ci siamo occupati in largo e sulla quale è calato il peggiore silenzio per i troppi interessi in gioco. Abbiamo un dato certo: oscilla tra i 140 e i 120 milioni di euro la differenza tra gli importi fatturati tra il novembre 2004 e il dicembre 2016 con le tariffe abusive di Sorical e quelli che invece andavano fatturati con l'applicazione delle tariffe di legge. Una somma pazzesca, da capogiro, di cui nessuno ha finora parlato e su cui il potere politico continua a tacere ignobilmente, perché il sistema ha fatto e fa comodo a tanti.

A Scalea faremo il punto preciso, al di là delle chiacchiere di Sorical, che scarica sui Comuni ed evita con accuratezza l'argomento. All'incontro di Scalea interverranno anche il legale Salvatore Gullì, l'attivista Giovanni Di Leo, dei movimenti per l'acqua pubblica, e il locale consigliere comunale 5 Stelle, Renato Bruno.


VIDEO SINTESI DELL'INCONTRO PUBBLICO:




Il MoVimento 5 Stelle a tal proposito ha già provveduto a presentare:
un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro e un esposto alla corte dei conti; 

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02/11/17

Il feudo della Global Med

Sarebbe un vera e propria colonia marina quella della Global Med per la ricerca del petrolio nel Mar Ionio Settentrionale. Di recente infatti, nel mese di settembre, sono stati altri tre i Decreti di Compatibilità Ambientali da parte del Ministero dell’Ambiente che danno il via libera alla società californiana per la ricerca di idrocarburi con la tecnica dell’air-gun. Queste si aggiungerebbero agli altri due già emessi in precedenza e che circa un anno fa hanno anche avuto l'autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e verso la quale hanno fatto ricorso sia la Regione Calabria che i Comuni di Crotone, Villapiana, Crosia e Rossano.

*di Rosella Cerra

I nuovi decreti riguardano le istanze definite “d87F.R-.GM, “d89F.R-.GM” e “d90F.R-.GM”. La prima si unisce alle altre due già autorizzate al largo di Crotone; le altre due sono al largo di Santa Maria di Leuca in provincia di Lecce. In pratica tutte al bordo del Golfo di Taranto, costituendo una enorme trappola per tutte le specie ittiche, in particolare i cetacei.
Per l’area al largo di Crotone la superficie totale interessata è di circa 2225 kmq, mentre al largo di S. Maria di Leuca di circa 1493 kmq. In totale sarebbero coinvolti circa 3718 kmq di superficie marina.
Le tre istanze hanno avuto: d87FR-GM: DM (Decreto Ministero Ambiente), parere CTVIA (Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale), parere Mibact (parere Ministero Belle Arti); d89FR-GM: DM, parere CTVIA, parere Mibact, parere Regione Puglia; d90FR-GM: DM, parere CTVIA, parere Mibact, parere Regione Puglia. Manca il parere della Regione Calabria.
Questo violerebbe una delle principali raccomandazioni delle Linee Guida Accobams (Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea, Mediterranea Sea and contiguos Atlantic area), che vieta le attività di ricerca con la tecnica degli air-gun a ridosso delle baie e dei golfi.
L’AIR GUN E LA TRAPPOLE PER I CETACEI
Questo proprio per evitare che si generino delle trappole per i cetacei bloccando le vie di fuga. Infatti si raccomanda di “evitare gli abitat chiave dei cetacei e le eree marine protette, definire adeguate zone cuscinetto intorno ad esse, considerare l’eventuale impatto della propagazione a lungo raggio”.
Inoltre “le aree chiuse dovrebbero essere evitate e circondate da adeguate zone cuscinetto”. Per aree chiuse ovviamente si intendono baie e golfi.
Le zone cuscinetto sono le aree immediatamente in prossimità. Come si vede chiaramente dalle immagini le 5 istanze andrebbero a chiudere il golfo di Taranto occupando tutta l’area che invece dovrebbe essere “zona cuscinetto”.
LE ZONE MORTALI PER DELFINI, MERLUZZI E GAMBERI
Un altro punto riportato nelle linee guida e disatteso dai Decreti è relativo agli impatti cumulativi legati alle aree marine militari. Il Golfo di Taranto è interessato per quasi tutta la sua superficie da esercitazioni con sommergibili militari che utilizzano sonar, i cui effetti dannosi sulla fauna e in particolare sui cetacei è già stata confermata dalla stessa Nato.
Sono già stati censiti numerosi spiaggiamenti di cetacei sulle coste pugliesi, collegati all’uso dei sonar. Quello degli air-gun in prossimità del golfo e nelle zone che dovrebbero essere invece di cuscinetto, creerebbero una zona mortale per molte specie marine e le diverse nursery presenti (delfini, merluzzi, gamberi).
L’ACIDIFICAZIONE DEL MAR IONIO
Altro aspetto è quello dell’acidificazione del mar Mediterraneo, ed in particolare del mar Ionio. Questo fenomeno in crescita negli ultimi anni, è oramai notorio che incide sulla propagazione del suonofavorendone la diffusione.
Dai pochi dati che si hanno per il Mediterraneo questo fenomeno è stato comunque confermato. Pertanto sarebbe prudente indagare maggiormente il fenomeno per l’area del mar Ionio in osservanza del principio di precauzione.
La stessa società Global Med in risposta a delle osservazioni sollevate a riguardo risponde: “L’osservazione della dott.ssa Cerra (…) potrà trovare riscontro solamente nel momento in cui saranno maggiori le informazioni riguardanti la relazione tra le variazioni di pH e l’attenuazione dell’onda sonora in mare. Infatti, per quanto finora riportato, non è possibile prevedere uno scenario alternativo a quello proposto visto che non sono disponibili software che includano il parametro di acidità del mare”.
Di fatto la società conferma che il fattore acidità (ph) non è stato preso in considerazione perché non vi sono studi e dati. Una ragione abbastanza valida quindi per bloccare le attività di ricerca con gli air-gun in quanto Il ricorso al principio di precauzione è pertanto giustificato solo quando riunisce tre condizioni, ossia: l'identificazione degli effetti potenzialmente negativi, la valutazione dei dati scientifici disponibili e l'ampiezza dell'incertezza scientifica”. Questo è quanto prospettato dalla Commissione Europea nello specificare il campo d’azione del principio.
Quindi in totale la Global Med “è proponente di 5 aree in istanza di permesso di ricerca idrocarburi che ricadono nel Mar Ionio; tali aree sono suddivisibili in due gruppi di blocchi adiacenti fra loro, per ognuno dei quali la società ha in programma una campagna di acquisizione geofisica 2D da condursi unitariamente. Il primo gruppo è composto dalle aree “d85F.R-.GM, “d86F.R-.GM”, “d87F.R-.GM”; è situato al largo delle coste Calabresi (…) Il secondo gruppo, comprendente “d89F.R-.GM” e “d90F.R-.GM”, si colloca a sud delle coste pugliesi di Capo S. Maria di Leuca (…). Il motivo per cui non sono state presentate due sole istanze per le due macro aree deriva dal limite dimensionale dei titoli minerari, imposto per legge. Infatti, la legge del 9 gennaio 1991, n. 9, prevede che l’area del permesso di ricerca di idrocarburi debba essere tale da consentire il razionale sviluppo del programma di ricerca e non possa comunque superare l’estensione di 750 chilometri quadrati (Titolo II, art.6, comma 2). Per ottemperare a quanto richiesto dalla normativa, Global Med ha suddiviso le macro aree in 5 diverse istanze, inferiori a 750 chilometri quadrati”.
Questo si legge nei Decreti di Compatibilità Ambientali del ministero dell’Ambiente. Cioè con piena coscienza che è stata raggirata la legge del ‘91, si concede ugualmente la possibilità di operare beffando le norme.
Eppure esiste un principio, esposto anche nelle osservazioni spedite tre anni fa, che di fatto pone il divieto di frazionamento delle istanze.
Ossia: “pur a fronte di una pluralità di procedimenti amministrativi messi in moto dall’imprenditore, l’organo preposto a compiere la valutazione di impatto ambientale ha il preciso dovere di operarne la reductio ad unitatem, specie in presenza di elementi sintomatici della unicità di intervento” (Consiglio Stato, sez. V, 16 giugno 2009 , n. 3849)” Tar Puglia, Lecce, Sez. I - 14 luglio 2011, n. 1341)
Ed è su questo che si attende fiduciosi la sentenza del Tar riunitosi il 25 ottobre.
*Redattrice Osservazioni contro Global Med per conto di diverse associazioni e comitati