13/06/17

La schiforma della giustizia penale

La riforma del processo penale voluta dal ministro Orlando e da Renzi, arriva per la sua terza lettura alla Camera.
Al Senato è passata con la fiducia; anche alla Camera hanno appena posto la questione di fiducia. Molti i punti in discussione nella riforma: oltre quaranta articoli confluiti in un maxi emendamento di 95 commi.
Se pensiamo a come è stata scritta la legittima difesa dal PD, possiamo ben immaginare i disastri che questa riforma comporterà, anche in considerazione del fatto che è frutto di compromesso con Alfano, che arriva dove Berlusconi non era riuscito ad arrivare. Ecco alcuni punti particolarmente delicati del testo:

Divieto di pubblicare intercettazioniUno dei punti più gravi è lo stralcio e il divieto di pubblicazioni delle intercettazioni non rilevanti per un processo. Hanno deciso di mettere mano alle intercettazioni dopo le indagini di Mafia Capitale, l'inchiesta nella quale è finito dentro tutto il PD romano, e anche dopo l’inchiesta Consip, che ha visto coinvolti Renzi padre e il ministro renziano Lotti.
Sostanzialmente, vogliono inserire un meccanismo che renda più difficile far uscire i testi delle intercettazioni all’esterno (azione già vietata oggi), ma non si sa se vogliono inserire anche sanzioni nei confronti dei giornalisti che le pubblicano (il governo su questo ha delega in bianco). Infatti il giornalista ha il dovere/diritto di pubblicare intercettazioni - seppur uscite illecitamente - che riguardano la vita pubblica del Paese, ad esempio per amministratori pubblici, imprenditori, politici. I nostri emendamenti miravano a sopprimere questa possibilità e ad escludere sanzioni per i giornalisti, ma sono sempre stati bocciati. Alcune procure si sono già organizzate in modo da restringere la possibilità di far uscire queste notizie; in ogni caso resta difficile capire chi le ha fatte uscire perché sono in possesso di giudici, avvocati, personale amministrativo.

Utilizzo del “trojan” facilitato solo per reati di mafia e terrorismo
Mentre una commissione ministeriale sta tentando di creare una serie di norme “ad hoc” per i virus che possono essere utilizzati per intercettazioni, intercettazioni ambientali, captazione di flussi informatici e dati presenti nei pc ecc., il Governo interviene per normare l’utilizzo di questo strumento solo per la fattispecie di intercettazioni ed intercettazioni ambientali, ma con facilitazioni solo e unicamente per gravi reati di mafia e terrorismo, e quindi non per altri gravi reati come quelli di corruzione . I nostri emendamenti proponevano che queste facilitazioni si applicassero anche a uno dei reati più gravi per il nostro Paese attualmente: la corruzione, che manda in fumo decine di miliardi ogni anno. Al momento le semplici intercettazioni ed intercettazioni ambientali sono possibili a fronte di particolari requisiti stabiliti dal giudice. In questo modo quindi, l’utilizzo del trojan che oggi è al servizio delle esigenze delle indagini, sarà del tutto ristretto.

Tagli alle intercettazioni
Non contenti, PD e Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, hanno addirittura previsto un taglio netto di circa 80 milioni di euro per i prossimi tre anni al budget per l’utilizzo delle  intercettazioni.
Esistono aziende che noleggiano gli strumenti per le intercettazioni: in alcuni casi, alcune Procure contattano sempre le solite aziende amiche. Con la scusa di “razionalizzare” le risorse, ed evitare clientelismi, il Governo taglia in maniera netta senza criterio, e la cosa bella è che lo farà a prescindere dalle modalità: ci deve essere un taglio del 50% delle spese per le intercettazioni, senza stabilire il come e il quando… pazienza se poi questo vincolo andrà a danno del più importante strumento di indagine per scovare corruzione e mafia!
 Il Governo prevarica il potere giudiziarioIl Governo prevede, inoltre, che i Magistrati non saranno più liberi di utilizzare i sistemi informatici che ritengono più idonei per procedere con le intercettazioni ambientali informatiche, ma dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni che fornirà il Ministero della Giustizia. Cioè, sarà il Ministero a comunicare ogni anno con una circolare l'applicazione informatica che deve essere utilizzata dai Magistrati, dando così modo ai delinquenti, corrotti e corruttori di dotarsi preventivamente delle giuste contromisure in grado di annullare l'effetto delle indagini a loro carico. E se il Ministero tardasse ad emanare la circolare che succederà alle intercettazioni? I Magistrati potranno procedere oppure no?

Carcere per i cittadini che registrano
Il Governo ha anche previsto, con un’ulteriore delega, il carcere addirittura fino a 4 anni per tutti coloro (esclusi i giornalisti e soggetti coinvolti in un processo) che diffondono riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in presenza del soggetto registrato ed eseguite fraudolentemente. Proprio questa è la parola chiave, “fraudolentemente”: è un avverbio troppo generico, pieno di incertezze e che darà adito a mille dubbi interpretativi. Tradotto: carcere per chi fa informazione. Questa norma rappresenta davvero un bavaglio per tutti i cittadini (come i nostri attivisti) che non potranno più compiere registrazioni di incontri, riunioni, consigli comunali, ecc. considerato che potrebbero essere incarcerati, limitando di fatto la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese e al controllo delle istituzioni.
Infatti saranno perseguiti i cittadini che faranno registrazioni e ne diffonderanno il contenuto per documentare e denunciare fatti che si scontrano contro l’etica o la morale, o del tutto irregolari, riguardanti politici, imprenditori, pubblici amministratori. Noi siamo fortemente contrari e vogliamo che il rischio carcere sia scongiurato. Dopo le nostre denunce alla Camera è stata tolta la punibilità per giornalisti e per l’utilizzo processuale: per noi è comunque insufficiente, perché chiunque, anche se non giornalista, ha diritto a documentare e diffondere fatti che ritiene incresciosi. Un cittadino registra un illecito, ma se la magistratura decide di non procedere, cosa succede? Si metterà in galera il cittadino? E se volesse registrare e diffondere quelle informazioni senza affrontare un processo?
Abbiamo ovviamente presentato emendamenti convintamente soppressivi di questo vero e proprio bavaglio, e faremo di tutto per fare approvare almeno alcune nostre proposte per escludere la punibilità quando le riprese o le registrazioni riguardano eventi o situazioni di carattere istituzionale, o nel caso le registrazioni siano utilizzate per denunciare pubblicamente irregolarità.
 Prescrizione
Sulla prescrizione l’attuale testo fa un passo indietro rispetto alla versione Camera. Infatti sparisce l’emendamento Ferranti che raddoppiava il termine di prescrizione per alcuni reati contro la pubblica amministrazione come la corruzione, ed inserisce la sospensione di un anno e mezzo dalla sentenza di primo grado a quella di secondo, ed un altro anno e mezzo dalla sentenza di secondo grado fino a quella di Cassazione. Tanto più che questa sospensione della prescrizione dopo le sentenze di primo e secondo grado per un solo anno e mezzo, rischia di favorire ulteriori comportamenti dilatori da parte del condannato appellante o ricorrente in Cassazione.
Il comma 14 modifica il secondo comma dell’articolo 161 c.p. che prevede che l'interruzione della prescrizione non può in nessun caso comportare l'aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere una serie di reati contro la P.A. Questa modifica è solo un timido ‘passo avanti’, se si considera che oggi, per quei reati, l’aumento per interruzione è possibile solo fino a un quarto del tempo necessario a prescrivere.
Il Movimento ha un’idea chiara e semplice: fermare la prescrizione o al rinvio a giudizio o alla sentenza di primo grado, come richiesto da ANM e Direzione Nazionale Antimafia. Questa riforma risulta quindi una vera e propria presa in giro, anche perché le sospensioni e le interruzioni della prescrizione nel nostro codice hanno un limite, una norma quindi puramente di facciata utile solo per dire all’Europa di averla fatta, quando ben altro veniva richiesto, ovvero almeno l’interruzione della prescrizione dopo la condanna di primo grado.
 Delega sull'odinamento penitenziario e certezza della pena
Nella riforma penale è presente un allentamento, attraverso la solita delega in bianco a firma PD, delle condizioni di restrizione anche per i detenuti in Alta Sicurezza (bracci destri dei boss), che passa anche dall’utilizzo di Skype o altri strumenti di comunicazione con l’esterno. E’ allarmante questa volontà, perché dopo Alta Sicurezza c’è solo il 41bis: ciò significa che in Alta Sicurezza sono presenti i sotto capi delle organizzazioni mafiose. Inoltre, se a un detenuto viene tolto il regime di massima sorveglianza, potrebbe accedere a misure più blande e comunicare all’esterno ordini dei boss. Questa intenzione ipotesi di annacquamento della detenzione a nostro avviso va controllata e non ci possiamo fidare di questo Governo. È allora indispensabile che i reclusi in Alta Sicurezza, come chiediamo con appositi emendamenti, debbano essere espressamente esclusi da questa sciagurata delega, compreso anche il punto sulle misure alternative al carcere, che risulta estremamente generico ma molto chiaro nelle intenzioni: estenderle il più possibile e quindi violare il principio di certezza della pena.
 Riduzione dei tempo di chiusura delle indagini
L’altro scempio presente nel testo governativo, è rappresentato dalla forte riduzione dei tempi di chiusura delle indagini preliminari. Il Magistrato inquirente, alla fine del periodo di indagine, avrà un termine di soli 3 mesi (es. per reati legati alla corruzione, che sono molto difficili da accertare) prorogabile una sola volta (15 mesi invece per strage, mafia e terrorismo): successivamente si può decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale attraverso il rinvio a giudizio, pena l’avocazione obbligatoria dell’indagine ed il trasferimento del fascicolo al procuratore generale in Corte d’Appello (che attualmente ha organico limitato).
Questa misura, contenente tempi ristrettissimi per i PM, comporterà inevitabilmente che per la maggior parte delle indagini, anche delicate, il PM sarà indirizzato a richiedere il rinvio a giudizio in modo frettoloso per evitare avocazione e quindi eventuali ripercussioni a livello professionale, che vuol dire anche un intasamento del sistema perché le richieste di rinvio a giudizio aumenteranno, e anche le archiviazioni saranno meno ponderate, il tutto sulla base di uno scarso approfondimento e accertamento di situazioni anche molto delicate. Insomma, il caos. 

12/06/17

In bocca al lupo ai nuovi consiglieri comunali calabresi del M5S!



Sul territorio è davvero difficile. È una lotta ad armi impari. Noi non promettiamo nulla e non facciamo coalizioni con accozzaglie di liste civiche. Sappiamo benissimo che ai partiti piace vincere facile, tutto fa brodo pur di raccogliere voti. Come una rete a strascico, il voto di opinione viene intrappolato in logiche ormai note a tutti.
La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti.

Questo modus operandi a noi è del tutto estraneo perchè riteniamo questa rivoluzione culturale più importante di una semplice competizione elettorale. Noi ci presentiamo soli con un unica lista e i nostri candidati non vengono scelti in base al pacchetto di voto in loro possesso. I nostri candidati non sono politici di professione e vengono scelti dagli attivisti in base ad un processo di selezione democratico dal basso. Chi partecipa attivamente nei meetup decide. Nessuno fa calcoli o strategie su chi può portarci più voti legati alla famiglia o amici. Per noi sono più importanti le idee e i contenuti non i contenitori. E chi decide con coraggio di esporsi in prima persona con il m5s sa di non avere una vita facile sul territorio.

È dura, noi parlamentari ce la stiamo veramente mettendo tutta e sarebbe stupido combattere questo sistema con la stesso metodo che usano i partiti. Questa rivoluzione culturale purtroppo si scontra con una triste realtà. Noi chiediamo un voto libero. Un voto coraggioso e di partecipazione in prima persona che spezza veramente le catene dal sistema clientelare. E invece la risposta che spesso abbiamo sul territorio va più o meno verso questa direzione: "io sono con voi a livello nazionale ma per il comune il mio voto purtroppo è già impegnato". Oppure addirittura: "io voto m5s ma mi sono dovuto candidare in una lista civica..."
Non basta lamentarsi e commentare dietro una tastiera. La politica vera sia fa sul campo con costanza e coerenza. E per farla sul campo bisogna esporsi fisicamente sul territorio con più coraggio e determinazione. Perchè nonostante le macerie che lasciano i partiti nei comuni e i dati allarmanti sull'emigrazione giovanile, i calabresi hanno troppa paura di spezzare quelle maledette catene e di cambiare veramente lo status quo.

Ne prendiamo atto ma non ci arrendiamo. Non molliamo di un centimentro. È SEVERAMENTE VIETATO CALPESTARE I SOGNI! Continueremo a lavorare e a seminare consapevoli che il terreno sotto i nostri piedi è pieno di insidie. Dobbiamo migliorare imparando anche dai nostri errori. Ma la via è tracciata! I risultati in Calabria sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile.
È davvero un peccato non essere riusciti a vincere ad Amantea dove la nostra coraggiosa consigliera Francesca Menichino ha fatto un lavoro eccezionale che meritava ben oltre il 22,02% ottenuto. Ma anche ad Amantea abbiamo un portavoce in più, Francesca Sicoli.
A Luzzi abbiamo preso il 20,61% ed entra in consiglio comunale Michele Federico.
A Pizzo con l'8,47% entra in consiglio comunale la nostra Carmen Manduca e a Villa San Giovanni entra in consiglio con il 10,91% Milena Gioè. Ai ragazzi di Paola purtroppo non basta il 4,27% a Catanzaro invece stiamo incrociando le dita per entrare in consiglio comunale con Bianca Laura Granato che ha preso il 6,14%. Occorrerà aspettare ancora prima di avere la certezza. Ci aspettavamo di più ma questo risultato deve spronarci a lavorare meglio nel capoluogo di Regione che ha estremamente bisogno della presenza del MoVimento nel consiglio comunale.

Quando il MoVimento entra nei consigli comunali può finalmente gettare le basi per affermarsi meglio sul territorio. Fare politica dentro le istituzioni ci permette di crescere, maturare e migliorare in quel comune svolgendo un lavoro serio e concreto di opposizione. In fondo nei comuni dove siamo riusciti a vincere spesso c'è stato un buon lavoro all'opposizione prima. E la sola presenza di cittadini sentinella dentro i comuni per noi è molto importante. Quando siamo dentro nei consigli comunali è più facile per noi lavorare meglio e accendere quel famoso faro dentro le istituzioni. Una luce che prima non c'era e che servirà a creare quella trasparenza tanto temuta dalla solita politica del malaffare.

Continueremo ad andare avanti per la nostra strada che nonostante le mille difficoltà, è ormai tracciata. Con la consapevolezza che la comunità del M5S rispetto a ieri è cresciuta e inoltre: "NON POSSONO VINCERE CON CHI NON SI ARRENDE MAI!"
Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto, a tutti gli attivisti per l'impegno e in bocca al lupo ai nostri nuovi guerrieri portavoce calabresi.

#ForzaECoraggio!

05/06/17

Il nulla politico

Enzo Ciconte si presenta come l'uomo della svolta per il futuro di Catanzaro. Un po' come Mario Oliverio fece alle ultime regionali, poi sappiamo come è andata a finire. Nel segno dell'alternanza e del cambiamento, dal 1998 Ciconte è Presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Catanzaro. Ciconte è inoltre primario cardiologo presso l'ospedale “Pugliese”, di cui è stato anche direttore generale. Un'importante figura della sanità, che da vertice del Pugliese aprì un pronto soccorso che non aveva i requisiti ma disponeva di una cucina all'interno. Cucinare è meglio che curare.
Da consigliere regionale della Calabria non ha mai aperto bocca sulle grandi questioni del diritto alla salute. Si ricorda un suo intervento piattissimo nella seduta del 30 marzo 2016 sulla sanità, dopo il quale si allontanò come uno stanco burocrate dell'Ottocento.
Sull'integrazione forzata tra Pugliese e policlinico universitario, Ciconte non ha detto nulla, benché sia un primario del Pugliese. E nulla ha detto o fatto sulla necessità di garantire sicurezza operativa alla Cardiochirurgia del policlinico “Mater Domini”, per cui i fatti ci hanno dato ragione. 
Nulla Ciconte ha detto sui quasi due miliardi di euro che lo Stato deve alla Calabria per la cura dei pazienti cronici; nulla sugli abusi della struttura commissariale per il piano di rientro; nulla ha detto sui conti opachi del piano di rientro; nulla sul rifiuto del sub-commissario Urbani di firmare il decreto sulle prime, indispensabili 600 assunzioni di personale; nulla sull'applicazione della normativa europea sui turni e i riposi obbligatori, in virtù della quale alla Calabria spettano circa 1300 operatori della sanità, tra medici, infermieri e altre figure. Nulla Ciconte ha detto sulle curiose procedure concorsuali per i direttori di unità operative in strutture dell'Asp di Catanzaro; nulla sull'illecito surplus di finanziamento del policlinico universitario; nulla sulla proroga illegittima dei commissari delle Asp di Crotone e di Reggio Calabria; nulla sulla proroga illegittima del commissariamento della Calabria per la sanità; nulla sul rifacimento arbitrario della rete dell'assistenza ospedaliera; nulla sulle nomine sanitarie illegittime riconducibili all'amministrazione di Oliverio-Pallapalla. Nulla su nulla.

Mentre noi del
 MoVimento 5 Stelle parlavamo e denunciavamo, Ciconte contemplava l'essenza politica del nulla. E, si sa, quando uno non dice e non fa nulla, poi viene candidato quale sindaco, proprio perché offre la garanzia di non dire e di non fare nulla.
Insomma, Ciconte è per Catanzaro il doppione di Guccione per Cosenza. Tutti e due ex assessori della prima giunta Oliverio, la cosiddetta «giunta leggera». Tutti e due coinvolti per peculato nella vicenda Rimborsopoli; tutti e due cariatidi del Partito democratico; tutti e due presunti portavoti. Tutti e due con la faccia di quelli che, come Ciàula di Pirandello, scoprono la luna.

Ciconte è alla sua seconda legislatura in Consiglio regionale. Siccome non è rientrato come assessore regionale, ora cerca un posto al sole da sindaco di Catanzaro. Del resto, in Consiglio regionale non può reggere: a forza di non fare nulla, finisce che poi qualcuno del Pd se ne accorge e lo contesta pure, e magari lo mandano a ripetizione da Gaetano Pignanelli, che almeno riveste il nulla politico di Oliverio di codici giuridici che farebbero impallidire perfino l'Azzecca-garbugli dei “Promessi sposi”.

31/05/17

L'imbarazzante pirogassificatore di Falerna e Nocera Terinese

Da una delibera approvata il 3 aprile scorso dal comune di Falerna (CZ), quale capofila dell’unione dei Comuni “MONTI MA.RE. DA TEMESA A TERINA”, emerge che un Pirogassificatore verrà realizzato, a breve, tra Falerna e Nocera Terinese, dalla società MAREnergy S.r.l la quale ha formulato il Project Financing (proposta prot. 8278 del 28.12.2016).
Anche nella rete delle società e dei soci che compongono l’assetto della società che intende realizzare il pirogassificatore, le anomalie e le stranezze sono tante (come riporta l'inchiesta giornalistica del giornale web lacnews24.it) E spunta anche, indirettamente, qualche nome scomodo, noto alle cronache, Pasquale Torquato, ex vice Sindaco di San Mango, dimessosi dalla carica un mese fa, dopo il coinvolgimento dell’inchiesta sulla Sacal.

Nell’accordo di programma del 2014 richiamato nella delibera del 3 aprile del comune di Falerna, oltre agli obiettivi di riduzione dei costi dei comuni per lo smaltimento dei rifiuti, gli enti si dichiarano disponibili al trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani ai fini della produzione di Biogas. Il comune di Falerna, tuttavia, nella delibera di giunta 82/2017 ha approvato la costruzione di un impianto che prevede di: “Ottenere una ulteriore riduzione degli oneri di smaltimento, avvio e recupero della frazione umida derivante dalla vendita dell’energia elettrica e termica dell’impianto di produzione di SYNGAS”. Tra le due finalità c’è una consistente differenza, considerato che, mentre nel BIOGAS il principale costituente è il metano (CH4) assieme all'anidride carbonica (CO2), il SYNGAS, invece, è un combustibile gassoso sintetico. Quest’ultimo si ottiene bruciando la frazione organica ma anche altri elementi dei Rifiuti solidi urbani.
Tutto questo potrebbe avvenire vicino le scuole medie ed elementari di marina di Nocera Terinese, che sono a meno di 800 metri di distanza in linea d’aria dal luogo dove dovrebbe essere allocato il pirogassificatore.

Non esistono informazioni scientifiche circa una minore tossicità delle emissioni generate da impianti di combustione di questo tipo. Il pirogassificatore a fronte di una maggiore complessità costruttiva, minore affidabilità e sicurezza, maggiori rischi nella realizzazione e nella gestione (fonte Ing. P. De Stefanis - ENEA), consente di costruire impianti più piccoli e flessibili rispetto agli inceneritori tradizionali che per funzionare bene devono trattare grandi quantità di rifiuti somministrati in modo costante. Il processo di pirogassificazione d’altro canto presenta delle criticità nel trattamento di materiali non omogenei quali i rifiuti solidi urbani.

In Valle D’Aosta dove si stava realizzando un impianto simile a quello che si vuole realizzare a Falerna in pieno centro abitato, un gruppo di Oncologi, i professori,  Fulvia Grasso, Alessandra Malossi, Alessandro Mozzicafreddo, Silvia Spinazzè,  in un documento inviato alle istituzioni regionali affermavano : “desideriamo esprimere la nostra viva preoccupazione per l’ipotesi di costruzione di un impianto di trattamento a caldo dei rifiuti, denominato Pirogassificatore. Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti, provenienti da inceneritori, sono stati ben documentati numerosi effetti avversi sulla salute, tra cui un aumentato rischio di cancro del polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e sarcomi. Non a caso gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie; qualunque sia la tipologia adottata e qualunque sia il materiale destinato alla combustione essi danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, solo in parte identificate”. Prima di varare questo progetto la gente è stata consultata con un Referendum e anche sulla base di queste considerazioni degli oncologi la regione Valle D’Aosta bloccò la costruzione di quell’impianto di Pirogassificazione.

Attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto al Ministro dell'Ambiente Galletti:
"se non ritenga che il costruendo Pirogassificatore di Falerna, oltre a danneggiare le numerose attività alberghiere e di ristorazione della zona, non rappresenti un serio rischio per la salute umana e l’ambiente."
Inoltre, considerato che esiste una soluzione alternativa per smaltire in modo efficiente la frazione organica dei rifiuti ho chiesto: "se non ritenga opportuno promuovere per quanto di competenza il compostaggio domestico e di comunità previsto dalla legge n. 221 del 2015 che ha modificato il decreto legislativo numero 152 del 2006 e dalle direttive EU, in modo da offrire agli enti locali un’alternativa sostenibile."

Il Meetup 5 stelle lametino due giorni fa ha ribadito: "Noi ci opponiamo a questo scelta scellerata e, se verrà portata avanti, non resterà che la lotta e il contrasto civile visto che siamo da sempre ostili verso una costruzione che danneggia l'ambiente e deturpa il territorio. Ci aspettiamo una netta presa di posizione da parte degli enti locali, per una risoluzione condivisa che possa mettere d'accordo le centinaia di cittadini scesi in piazza non meno di due settimane fa in una manifestazione spontanea a Nocera Terinese. Chiediamo coerenza ai sindaci che si sono dichiarati contrari e un ripensamento ai sindaci favorevoli. E a entrambi consigliamo di guardare a fondo chi sono i nomi che stanno dietro il progetto e la proposta di realizzazione dell'impianto. Non farebbe male. Potreste scoprire delle sorprese!"
Ancora una volta la mancanza di programmazione e di risoluzione sostenibile in materia di rifiuti da parte della politica locale porta il mero business a spuntarla a discapito della salute e dell'economia del nostro territorio. E qui in gioco non c’è solo un impianto di combustione ma il futuro economico e ambientale di un’intera zona, il benessere dei suoi cittadini e la stessa aria che respirano. Fermiamo questa follia, l'unica cosa che deve accendersi in quella zona è il cervello dei suoi amministratori.

19/05/17

L'ennesimo incubo di una nuova centrale a biomasse in Sila

La centrale a biomasse di Parenti (CS) che servirà per la produzione di energia elettrica e termica, da 998,00 KW sorgerà a pochissimi metri da cooperative agricole che producono la patata silana IGP, a poche centinaia di metri da uno stabilimento che imbottiglia acqua oligominerale naturale, in prossimità di alberghi, ristoranti e agriturismi, in una valle posta in mezzo ai quattro laghi (Passante, Savuto, Ampollino e Arvo) che riforniscono d'acqua le limitrofe città calabresi, in un territorio dove pascolano allo stato brado migliaia di podoliche il cui latte e carni ritroviamo sulle nostre tavole.
Se la mia proposta di legge che vieta le centrali inquinanti in aree dove si pratica agricoltura di pregio fosse stata approvata a quest'ora ci saremmo risparmiati l'ennesima centrale a biomasse a pochi passi dal Parco Nazionale della Sila.

Le centrali a biomassa, anche se realizzate bene, producono comunque COV (composti organici volatili), diossine, metalli pesanti contenuti nel legno, e particolato ultrasottile (nanopolveri), che sono la fonte di maggiori pericoli per gli esseri viventi in quanto talmente piccoli da legarsi alle molecole, generando forme tumorali, interagendo con il corpo umano direttamente attraverso i pori della pelle. A tutto ciò bisogna aggiungere l’inquinamento atmosferico e acustico prodotto dai mezzi che giornalmente dovranno rifornire la centrale e l’annientamento di interi boschi come già sta avvenendo, peraltro, nella nostra regione per soddisfare le esigenze delle centrali già in funzione.

La nascita di diverse centrali a biomasse nella Regione Calabria sta creando sempre più un fabbisogno di legname da ardere tale da scatenare un notevole incremento di tagli abusivi di alberi (mafia del legno) come ha di recente affermato Aloisio Mariggiò, ex generale dell’Arma dei Carabinieri e attuale commissario di Calabria Verde, ente strumentale regionale che si occupa di forestazione e difesa del suolo.

Al Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto: "se non ritenga che costruire una centrale a biomasse a qualche chilometro dal Parco Nazionale della Sila non vada a compromettere il delicato ecosistema di un territorio a completa vocazione turistica ed agricola o quantomeno se non ritenga opportuno che venga negato a soggetti motorizzati l’ingresso nel perimetro del Parco perché inquinanti sia in termini di rumore che di gas di scarico".
Ho chiesto inoltre: "quali soluzioni normative intenda promuovere per tutelare le foreste calabresi dai tagli illeciti e se non ritenga opportuno anche per tutelare particolari aree di pregio, fissare un limite di potenza massima prevista per tali centrali di 500kW con un raggio di approvvigionamento delle biomasse di 10 km dal punto di utilizzo".

La proposta di fissare un limite di potenza prevista con un raggio più corto di approvvigionamento delle biomasse l'ho presentata con un emendamento nel provvedimento in esame in questi giorni alla Camera dei Deputati sulle aree protette. Spero che la maggioranza PD accolga questa richiesta per frenare questa speculazione che sta devastando anche la nostra Calabria. Secondo voi il PD lo farà? Ai posteri l'ardua sentenza...

18/05/17

#IoMarcioPer sconfiggere "la peggior forma di violenza"


In Italia oltre 1 persona su 4 è a rischio povertà o esclusione sociale (il 28,7% - 17 milioni e mezzo di persone). Se parliamo del Sud, invece, le persone a rischio povertà - esclusione sociale sono 1 persona su 2 (il 46,4%).L'Italia è il Paese europeo con il numero più elevato di persone che vivono in "gravi privazioni materiali. Il 11,5% della popolazione non può affrontare una spesa inaspettata, permettersi un pasto dignitoso ogni due giorni e mantenere una casa.La povertà in Italia si è raddoppiata negli ultimi 10 anni: Basti pensare che nel 2005 erano poco meno di 2 milioni di persone (il 3,3% del totale). Per quanto riguarda, invece, la situazione delle famiglie con figli minori, la povertà è più che triplicata, con un balzo dal 2,8 al 9,3%.I poveri assoluti sono 4,6 milioni di persone (quasi l'8% della popolazione).I minori in povertà assoluta sono circa 1 milione 131mila, quasi l’11% dei minori residenti in Italia. (Es. immaginate una classe di 20 alunni, dove almeno due bambini (ma forse anche due e mezzo) sono in povertà assoluta. Spesso il lavoro non basta per salvarci dalla povertà: Tra le famiglie operaie il tasso di immiserimento è salito dal 3,9 all'11,7%. E, con la crisi, il rischio di finire in miseria è aumentato: nel 2005 erano a rischio povertà 8,7 lavoratori su 100, nel 2015 sono diventati 11.
I più poveri sono i giovani adulti che hanno osato metter su famiglia, quelli fino a 34 anni: sono in povertà assoluta il 10,2% delle famiglie con un capofamiglia under34.Il 70,1 % dei giovani di 25-29 anni e il 54,7% delle loro coetanee vive ancora in famiglia con il ruolo di figli.

Più si è giovani, più si è poveri. La persistente crisi ha penalizzato soprattutto i giovani e giovanissimi. Per la prima volta al Sud la percentuale degli italiani che si rivolgono ai Centri Caritas ha superato quella degli immigrati attestandosi al 66,6%. Le persone che si rivolgono ai propri centri lo fanno al 76,9% per cause di povertà economica ed al 57,2% per disagio occupazionale. Per Eurostat l'Italia è al 4° posto nella classifica dei Paesi più colpiti dalla crisi.I giovani che sono nati dopo gli anni 80, andranno in pensione a 75 anni e prenderanno una pensione inferiore rispetto alle generazioni precedenti. Saranno quindi loro i poveri del domani. Per la povertà nello specifico (esclusione sociale e politiche abitative) non si arriva all’1% della spesa sociale, lontanissimi dal 7,9% del Regno unito.

Il reddito di cittadinanza non è una misura assistenziale. E' una misura di sostegno al reddito per aiutare le famiglie che sono in momentanea situazione di difficoltà collegata alla formazione, alla riqualificazione e condizionata al reinserimento nel mondo del lavoro e nel contesto sociale. Il beneficiario del reddito dovrà anche offrire un piccolo contributo in favore della collettività (massimo di 8 ore alla settimana) e non potrà rifiutare più di 3 proposte di lavoro. E’ inaccettabile che una persona venga abbandonata a sé stessa dallo Stato perché perde il lavoro, magari dopo aver pagato tasse e contributi di ogni genere per anni o perché il lavoro non si trova!

Il reddito di cittadinanza serve per i disoccupati, inoccupati, giovani che cercano lavoro, pensionati, lavoratori autonomi, ovvero, per tutte le persone che percepiscono un reddito al di sotto della soglia di povertà.

Secondo l'Eurostat e l'Istat una persona che vive in Italia ed è da sola, viene considerata povera se percepisce un reddito inferiore a 780 euro al mese. L'importo va ad aumentare in base alla composizione del nucleo familiare (Es: Una famiglia composta da 2 persone avrà diritto a percepire un minimo di 1.014 euro ed un massimo di 1.170 euro; Una famiglia composta da 3 persone avrà diritto a percepire un minimo di 1.248 ed un massimo di 1.560 euro; Una famiglia composta da 4 persone avrà diritto a percepire un minimo di 1.482 euro ed un massimo di 1.950 euro, ecc). Nel caso in cui il beneficiario percepisca già un reddito, gli spetta la differenza tra 780 euro al mese e il reddito mensile già percepito. Ad esempio, se il beneficiario ha già un reddito di 400 euro al mese, avrà diritto ad una integrazione di altri 380 euro netti al mese. Esiste già in tutta Europa...Manca solo in Italia e Grecia.

Le coperture ci sono e sono state dichiarate più volte ammissibili dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. La nostra proposta costa quasi 17 miliardi di euro di cui 14,9 miliardi da destinare al sostegno economico (dato avvalorato dall’ISTAT) e 2,1 miliardi per implementare le politiche attive del lavoro, per rafforzare i Centri per l’Impiego, per la creazione di nuova impresa e di start up innovative e per incrementare il fondo per l’abitazione. Alcune delle nostre coperture sono: Tagli ai costi della politica (es. riduzione stipendi parlamentari), Riduzione delle pensioni d’oro, Aumento della tassazione di banche ed assicurazioni, Aumento della tassazione del gioco d’azzardo, Taglio alle auto blu anche ospedaliere, Riduzione degli affitti della P.A.

Il reddito di cittadinanza è una manovra economica che serve a creare lavoro. Si tratta di una misura che influisce direttamente sui consumi dei beni primari e con essi, sui profitti delle aziende che grazie alla ripresa delle proprie vendite, potranno assumere lavoratori. Infatti questa manovra economica prevede anche incentivi e benefici per le aziende, i lavoratori e per creare impresa: incentivi per le aziende che assumono beneficiari del reddito di cittadinanza, incentivi per il beneficiario che trova lavoro autonomamente, istituzioni presso i Centri impiego di laboratori per la creazione di nuove imprese, concessioni di beni demaniali per le start up innovative e addirittura concessioni delle terre demaniali abbandonate per progetti di recupero agricolo.

Il ddl prevede anche dei controlli ben specifici per i beneficiari. Ci sarà infatti un collegamento tra i Centri per l'impiego anche con l'Agenzia dell'Entrate in modo tale di poter fare tutti i controlli necessari per accertare che il beneficiario del reddito abbia tutti i requisiti previsti dalla legge, evitando quindi qualsiasi tipo di abuso o vantaggio personale.Inoltre, nel nostro ddl prevediamo anche delle sanzioni che vanno dalla perdita definitiva del beneficio a persino l'introduzione di un reato penale. In particolare chi nella procedura di richiesta trasmette o esibisce, con dolo, atti o documenti falsi o fornisce dati o notizie false è punibile penalmente (da 1 anno e 6 mesi a 6 anni).

Abbiamo previsto anche l'introduzione del salario minimo orario (SMO) finalizzato a contrastare il lavoro sottopagato. 
Con l’istituzione del Salario Minimo Orario nessuno potrà più sottopagare i lavoratori. Prevediamo anche dei meccanismi per far emergere il lavoro "a nero". La nostra proposta oltre a prevedere rigorosi controlli, prevede anche incentivi per il beneficiario che segnala una propria prestazione lavorativa pregressa irregolare e nel caso in cui, l'autorità ispettive diano conferma della irregolarità, il beneficiario avrà diritto ad una maggiorazione del proprio reddito nella misura del 5%.

Il nostro ddl è stato oggetto di studio dall'ISTAT che ha detto che:
1. Serve ad azzerare di fatto la povertà più grave in tutte le ripartizioni geografiche, con un impatto maggiore nel Mezzogiorno, contribuendo anche a favorire il contrasto alla povertà minorile e a quella dei giovani che vivono da soli.
2. Le famiglie beneficiarie sono state quantificate in circa 2 milioni 760 mila, circa 10 milioni di persone (la maggiore percentuale di beneficiari si osserva fra le coppie con figli minori, e soprattutto, fra i monogenitori con almeno 1 figlio minore).
3. La misura ha un costo di 14,9 miliardi. Il M5S però, oltre al costo relativo al sostegno economico, prevede un ulteriore investimento di 2,1 miliardi per rafforzare i Centri per l'impiego che porta il costo complessivo del reddito a 17 miliardi (circa l'1% del Pil dell'Italia).
4. Garantisce che non ci sia dispersione del beneficio in favore dei non poveri. 

Ora non ci sono più scuse! Il reddito di cittadinanza è un diritto da rivendicare. Il MoVimento 5 stelle si rimette in marcia e faremo ancora una volta la marcia Perugia-Assisi appunto a sostegno di questa proposta che è indispensabile e che tra l'altro serve anche per contrastare un cancro in Italia che si chiama voto di scambio.Le mafie si stanno impossessando di questo Paese e ormai da troppo tempo si sono intrufolate nella politica, facendo eleggere i propri uomini ormai parte integrante delle istituzioni. Anche il reddito di cittadinanza può aiutare a lottare contro le organizzazioni criminali, perché in certe terre è spesso la povertà che istiga a delinquere per cercare guadagni facili. Pe noi nessuno deve rimanere indietro e deve essere lo Stato a stendere una mano per garantire un sacrosanto diritto non la mafia.

Vi aspetto alla marcia di Perugia-Assisi sabato 20 maggio. Insieme faremo 19 chilometri per raggiungere un importante traguardo. Dedico il mio hashtag alla citazione del grande Gandhi in merito alla povertà.#IoMarcioPer sconfiggere "la peggior forma di violenza".

17/05/17

Il futuro è il compostaggio di comunità

Il compostaggio di comunità è un processo di stabilizzazione aerobica controllata, del materiale organico selezionato dai RU e ci permette di accelerare e migliorare il processo a cui naturalmente va incontro ogni sostanza organica. Se fatto rientrare nelle strategie di gestione dei rifiuti concorre ad assolvere alla priorità n°1 delle norme europee, ovvero la prevenzione e la riduzione a monte dei RU.
Grazie ad alcuni emendamenti del M5S inseriti nella legge 28 dicembre 2015, n. 221 in particolare agli articoli 37 e 38, è diventato realtà il compostaggio di comunità (anche detto di prossimità) ovvero il compostaggio domestico e non domestico effettuato collettivamente, che sempre secondo quando dettato dalla legge premierà con la riduzione della tassa sui rifiuti i cittadini o le aziende agricole/florovivaistiche che lo effettueranno.
I Comuni hanno la possibilità, senza alcun costo a loro carico, di poter manifestare interesse ed integrare il proprio sistema di gestione dei rifiuti con una rete di piccoli impianti di compostaggio, definiti appunto di comunità.
L'articolo 37 contiene disposizioni finalizzate ad incentivare il compostaggio aerobico, sia individuale che di comunità, tramite l'applicazione di una riduzione della tassa sui rifiuti per le utenze domestiche e non domestiche (attività agricole e vivaistiche) che effettuano il compostaggio aerobico individuale, nonché attraverso la semplificazione del regime di autorizzazione degli impianti dedicati al c.d. compostaggio di comunità di rifiuti biodegradabili derivanti da attività agricole e vivaistiche o da cucine, mense, mercati, giardini o parchi, che hanno una capacità di trattamento non eccedente 80 tonnellate annue.
L'articolo 38 prevede l'incentivazione delle pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l'autocompostaggio e ilcompostaggio di comunità, e consente ai comuni di applicare riduzioni della tassa sui rifiuti (TARI). Lo stesso comma prevede l'emanazione di un decreto interministeriale volto a stabilire i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici. Viene altresì introdotta nel testo del c.d. Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006) la definizione di "compostaggio di comunità" ed estesa alle utenze non domestiche la nozione di autocompostaggio.

Il 23 Febbraio 2017 finalmente è stato pubblicato il Decreto Attuativo che regola il Compostaggio di Comunità, con una serie di allegati che semplificano ai Comuni, alle attività e ai cittadini che vogliano praticare l’autocompostaggio anche attraverso una compostiera di quartiere, l’iter di avvio, in particolare è bene ricordare che basteranno solo 15 giorni dopo aver prodotto una semplice comunicazione.

FAQ – DOMANDE E RISPOSTE SUL COMPOSTAGGIO DI COMUNITA’
(le domande sono tratte dall’Associazione Italiana Compostaggio)
D: Quali sono esempi di “organismo collettivo”?
R: A nostro giudizio sono esempi, non esaustivi, condomini, associazioni, consorzi ma anche municipi e comuni
D: Quali utenze possono conferire?
R: Le utenze conferenti possono essere domestiche (famiglie) e non domestiche (attività economiche quali negozi, ristoranti, ecc.)
D: Quali rifiuti possono essere conferiti?
R: Quelli nell’allegato 3 (che comprende i rifiuti di cucine e mense, manutenzione del verde ecc.)
D: Secondo questo Decreto quanti rifiuti organici possono essere conferiti per non avere bisogno di autorizzazioni?
R: fino a 130 tonnellate all’anno.
D: L’attività di compostaggio di comunità deve essere autorizzata?
R: NO, malgrado i titoli dell’articolato facciano riferimento ad autorizzazioni semplificate, si tratta di una semplice comunicazione alle autorità competenti: (Comune, Azienda Rifiuti, ARPA) (art. 3). Si veda anche il modulo predisposto intitolato “comunicazione…”. (Allegato 1)
D: Per l’inizio attività bisogna attendere l’assenso del comune?
R: No, se il comune non richiede nulla, entro 15 giorni dalla comunicazione, si può procedere con l’attività
D: Il Comune può computare il compostaggio di comunità per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata?
R: Si, può farlo con sistemi di pesatura o con stime (vedi articolo 8)
D: i rifiuti possono essere raccolti da soggetti terzi (esempio un’azienda)?
R: NO, il conferimento del rifiuto biodegradabile deve avvenire autonomamente da parte delle utenze conferenti ed il compost prodotto è utilizzato esclusivamente da parte delle medesime. Personale dell’azienda può rivestire il ruolo di “conduttore”.
D: Può il conduttore essere un soggetto esterno all’organismo collettivo?
R: Si, è individuato dal responsabile dell’organismo collettivo anche tra soggetti terzi. La conduzione rappresenta una possibile attività per nuove figure professionali entro e fuori le aziende di gestione rifiuti.
D: Quale tipo di strutturante si può utilizzare?
R: Oltre ai pellets da stufa possono essere utilizzati molti altri materiali quali segatura, sfalci ecc. Per la lista completa vedi l’allegato 3.
D: Il conduttore, per ricoprire questo ruolo, deve fare un corso?
R: Si, un corso di almeno 8 ore erogato dall’impresa che fornisce l’apparecchiatura o da enti o istituti competenti (quindi anche dalla nostra associazione) (art. 7 commi 3 e 4) con rilascio di attestato.
D: Bisogna essere proprietari dell’attrezzatura di compostaggio?
R: NO, secondo l’art. 5 comma 1, “.. o in comodato d’uso o in noleggio”.
D: L’attrezzatura deve essere sul luogo di residenza?
R: NO: deve essere ubicata in aree nella disponibilità giuridica e entro 1 km (art. 5 commi 2 e 3)
D: Il compost deve avere analisi che lo classificano come “ammendante” ai sensi del decreto legislativo 29 aprile 2010, n.75 in materia di fertilizzanti?
R: Solo se il prodotto è utilizzato su suoli agricoli destinati alla produzione e vendita di prodotti per uso umano o animale (art. 6 comma 2) negli altri casi vale l’allegato 6 che richiede che i valori di temperatura, umidità, acidità (pH) e frazioni estranee siano in assegnati intervalli. Queste misure possono essere effettuate con semplici ed economici strumenti. Le macchine devono essere comunque in grado di produrre, qualora alimentate correttamente, compost secondo il decreto fertilizzanti (riteniamo che questa sia una dichiarazione necessaria del produttore dell’attrezzatura).
D: Quanto dura il processo?
R: Nelle compostiere statiche deve durare almeno 6 mesi, nelle compostiere elettromeccaniche almeno 3 mesi di cui almeno 1 mese in macchina (per i restanti due mesi la maturazione può avvenire in cumulo) (Allegato 5 parte B)
D: Bisogna avere autorizzazioni per il rilascio in atmosfera dell’aria esausta?
R: No. Vi sono due possibili modalità di destino per le arie emesse: rete fognaria o immissione in atmosfera previo filtraggio. All’Allegato 4, si recita:
“Le emissioni delle apparecchiature di tipo elettromeccanico sono trattate mediante biofiltro prima del rilascio in atmosfera; in alternativa, l’aria estratta è collegata alla rete fognaria e allontanata mediante spinta della ventola prevedendo un sifone per evitare il ritorno di odori.
L’aria rilasciata dal biofiltro è immessa in atmosfera in un punto di altezza pari almeno a 2 metri dal suolo. Tale punto emissivo non necessita di autorizzazione alle emissioni in atmosfera in quanto assimilabile al punto 1. m – Parte I – Allegato IV – Parte Quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “[…] silos per i materiali vegetali”.”
Poichè il decreto propone della modulistica per la domanda e una proposta di regolamento di gestione, abbiamo ritenuto fare cosa utile di inserire dei link a questi documenti in formato word in modo che possiate essere facilitati nella compilazione.

11/05/17

Centrale del Mercure: le istituzioni uccidono il parco

Lo scandalo della centrale a biomasse dell'Enel nel bel mezzo del Parco Nazionale del Pollino grida vendetta, il silenzio e la compiacenza delle istituzioni uccidono due volte l'economia e la salute del territorio. Oggi ho nuovamente presentato un'interrogazione parlamentare ai Ministri Calenda, Galletti e Lorenzin.
Fin dall’inizio del 2016 in concomitanza con la riapertura della centrale, si è verificata in Calabria una recrudescenza senza precedenti di tagli boschivi illegali su cui sta attivamente indagando la magistratura e che sta distruggendo le nostre foreste, contribuendo al dissesto idrogeologico, ai processi di desertificazione, allo sviluppo del fenomeno di criminalità organizzata noto come ‘mafia dei boschi’.
L’Amministratore delegato di Enel Francesco Starace ha ufficialmente ammesso l’utilizzo dei dati microclimatici della valle di Latronico, invece di quelli del Mercure, in quanto ‘analoghi’. Quanto finora asserito toglie ogni attendibilità scientifica al posizionamento delle centraline, rendendo inattendibile il livello di inquinamento dell’aria e dunque il rischio di salute della gente del Mercure.
Enel, come ha affermato Starace con la centrale del Mercure nel 2016 ha incassato 49 milioni di euro, di cui 39 milioni di incentivi pubblici e appena 10 dalla produzione energetica. Vogliamo sapere dal Governo se questi incentivi pubblici incassati con la centrale del Mercure corrispondono a verità e quale sia la ratio di tale che hanno ottenuto come contropartita la distruzione del patrimonio boschivo calabrese, del prezioso e delicatissimo ambiente del Parco Nazionale del Pollino, uno sviluppo del fenomeno di criminalità organizzata e la possibilità di seri danni per la salute degli abitanti della valle del Mercure.
Sulla vicenda ho scritto nuovamente al Presidente Mario Oliverio, all'assessore Rizzo e al dirigente Orsola Reillo chiedendo loro "come sia stato possibile concedere delle autorizzazioni che avevano alla base dati non relativi alla valle dove era previsto l’intervento industriale e se non ritengano urgente localizzare le suddette centraline di monitoraggio nella valle del Mercure che presenta caratteristiche microclimatiche profondamente diverse".
Al fine di fare trasparenza sulla filiera del legname, ho presentato anche una richiesta di accesso agli atti ad Enel chiedendo tutti i dati dei fornitori circa l’approvvigionamento di biomasse che alimentano la Centrale. Prima dell’apertura del Mercure in Calabria erano già attive quattro centrali a biomasse, di potenza complessiva di 104 MWe con un consumo di 1.010.000 tonnellate l’anno. Il Mercure, da sola, ha una potenza pari al 40% delle altre quattro ed un consumo annuo di 340.000 tonnellate, che porta a quasi un milione di tonnellate l’anno il ‘saldo negativo’, in Calabria, tra richiesta ed offerta di biomasse da ardere.
I cittadini del mercure e le numerose associazioni ambientaliste, insieme al ‪‎M5S‬, non molleranno mai questa battaglia, continuando a lavorare per impedire l’ennesimo scippo ad un territorio che va difeso, non deturpato.

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07/05/17

Depuriamo la Calabria: il nuovo sito per informarsi e attivarsi in prima persona!


Oggi insieme a Laura Ferrara e Binaca Laura Granato (candidata a Sindaco M5S di Catanzaro) abbiamo presentato in conferenza stampa dal capoluogo di Regione un portale regionale sullo stato della depurazione in Calabria voluto da noi portavoce M5S calabresi.
DepuriamolaCalabria.it” è il nome del sito che consentirà di fornire un costante monitoraggio nel tempo sullo stato della depurazione calabrese.
Nel corso della conferenza stampa abbiamo presentato le varie funzioni del sito contente i dati raccolti sulla maladepurazione, la documentazione per chi si vuole attivare sulla problematica nel suo comune e la mappa interattiva con cui i cittadini potranno segnalare le criticità inerenti alla depurazione in tutta la Regione. Sono state presentate, altresì, le proposte del MoVimento 5 Stelle per risanare il settore più alcune importanti iniziative come ad esempio la petizione popolare rivolta alla commissione europea.
Lungi dal voler sostituire la Regione Calabria dai suoi compiti istituzionali, con questo strumento interattivo vogliamo porci l’obiettivo di condividere tutte le informazioni sullo stato della depurazione regionale con tutti gli attivisti e cittadini calabresi. Il nuovo sito sarà poi un importante punto di riferimento sempre aggiornato in tempo reale su tutte le attività ed iniziative che, come MoVimento 5 Stelle, stiamo già portando avanti e che saranno intraprese per sanare definitivamente le rilevanti criticità del sistema depurativo regionale.
Qui il video della conferenza stampa.

05/05/17

Il tragico volto del business dei migranti

Gli arresti per sfruttamento in agricoltura di manodopera extracomunitaria proveniente dalle strutture di Spezzano Piccolo e Camigliatello silano del centro di accoglienza straordinaria “Santa Lucia” impone la massima tutela dei migranti ospitati e una verifica a tappeto sulle strutture analoghe presenti in Calabria.
Siamo difronte ad un nuovo tragico volto del cosiddetto ‘business dei migranti’ che nega i diritti umani e dimostra il totale fallimento sia delle politiche d’accoglienza sia di contrasto del lavoro nero in agricoltura. Nell’attesa dell’esito delle indagini, ringraziamo la Procura di Cosenza e l'Arma dei Carabinieri ma è bene ricordare che la repressione non basta e che il peso della crisi migratoria e delle criticità ad essa connesse non possono restare solo sulle spalle di magistratura e forze dell’ordine. Se infatti da un lato quest’operazione dimostra che la cosiddetta legge ‘anti caporalato’, approvata in via definitiva alla Camera lo scorso ottobre anche col voto favorevole del M5S, sta dando buoni frutti, dall’altro è pur vero che l’iter da essa tracciato per prevenire il caporalato, non è ancora partito. Grave, infatti, che la ‘Cabina di regia e rete del lavoro agricolo di qualità’, ovvero l'organo che dovrebbe individuare misure sperimentali di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro in agricoltura, sia ancora ferma e non abbia prodotto soluzioni nonostante l'approssimarsi della stagione di raccolta del pomodoro. Il Governo risolva immediatamente il nodo dell'incontro tra domanda e offerta del lavoro in agricoltura, caratterizzato da una spiccata stagionalità, potenziando i Centri dell'impiego pubblici rendendoli adatti alle esigenze del settore nel rispetto dei diritti e della legalità.
Al ministro dell'Interno, Marco Minniti, chiederemo di intervenire direttamente. Si usi la linea dura contro chi specula sulla vicenda dei migranti nella nostra regione; contro chi, come è emerso nell'inchiesta, prova a falsificare le carte per ricevere contributi pubblici e organizzare squadre di lavoratori a nero, peraltro in un'area geografica segnata da un'emigrazione spaventosa e da una povertà sociale sempre più diffusa. Ci auguriamo che anche il governatore Mario Oliverio, originario della Sila, assuma una posizione politica forte contro le speculazioni avvenute, che vanno fronteggiate con una condanna pubblica chiara e risoluta.

03/05/17

Agricoltura Biologica: si poteva e si doveva fare di più!

Poteva essere un balzo in avanti e invece è stato un piccolo passo che, nei fatti, guarda ancora al passato. Ci riferiamo alla prima legge nazionale sull' Agricoltura Biologica approvata ieri in Aula alla Camera e sulla quale ci siamo astenuti. Ecco perché: si tratta di uno spot condito da qualche linea di principio che non dà regole efficaci né contributi sufficienti a sostenere il settore.
Abbiamo presentato 14 emendamenti proprio per chiedere interventi concreti e misure di tutela più vincolanti che però sono stati quasi tutti bocciati dal Governo. Tra questi l'esempio più grave riguarda quello che proponeva di introdurre il divieto di installare impianti inquinanti (discariche, inceneritori, centrali a carbone ecc.) nelle aree di origine dei prodotti biologici o dove sono presenti aziende agricole biologiche certificate. Un 'no' gravissimo che evidenzia quali sono i settori produttivi prioritari per il Governo.
Anche se è vero che da un lato si tratta di un primo passo per dare delle norme nazionali, dall'altro ci saremmo aspettati di più. Un altro rifiuto eclatante da parte del Governo è stato quello relativo alla nostra proposta di finanziare con 50mila euro, attraverso il fondo residuale del Ministero delle Politiche Agricole, le Organizzazioni dei Produttori (OP) e quelle Interprofessionali (OI) della filiera biologica. È assurdo: il Governo Pd ha trovato 20 miliardi per salvare le banche e non ne trova poche decine di migliaia per sostenere i produttori biologici. Da questo si vede l'intenzione reale con cui nasce una legge!
La lista delle nostre proposte non accolte potrebbe continuare: dall'esclusione degli OGM nelle produzioni biologiche, a titolo di ulteriore conferma, alle misure necessarie per evitare conflitti d'interessi nel tavolo tecnico 'anti contraffazione' del ministero delle Politiche Agricole. Alla fine il Governo ci ha accordato solo qualche misura poco incisiva, come ad esempio la riformulazione dell'emendamento sul riconoscimento dei biodistretti che rispondano a criteri di sostenibilità ambientale e l'Ordine del giorno che impegna il Governo a promuovere l'utilizzo di pratiche ecosostenibili negli affidamenti e nei capitoli tecnici delle gare d'appalto che riguardano l'uso di pesticidi lungo linee ferroviarie, strade e autostrade.


21/04/17

#AcquaRAGGIA il tour del MoVimento ha fatto tappa a Pizzo (VV)

"Il teatrante Mario Oliverio faccia pace con le regole e poi parli. Su Sorical provveda subito a rideterminare le tariffe che la Corte costituzionale ha giudicato abusive. L'incompatibile Luigi Incarnato, ex assessore regionale ai Lavori pubblici, è sempre commissario di Sorical e Oliverio non pensa affatto a rimuoverlo." 
Lo abbiamo ribadito oggi a Pizzo Calabro durante la seconda tappa di “#AcquaRaggia”, l'iniziativa con cui il MoVimento 5 Stelle sta denunciando ovunque l'applicazione di tariffe illegittime da parte del gestore del servizio idrico Sorical che è tra i peggiori carrozzoni della vecchia politica.
All'appuntamento di Pizzo Calabro, hanno partecipato il sindaco di Simbario (Vv), Ovidio Romano, il legale Salvatore Gullì, Angelo Calzone del Wwf e Giovanni Di Leo, attivista dei movimenti per l'acqua pubblica e la candidata Sindaco del M5S Carmen Manduca.


Chi pagherà tutto questo? L’illegittimità tariffaria rimarrà un peso che dovremo sopportare per sempre? E’ così difficile applicare la legalità nella nostra Regione?
Poi ci sono altre questioni. Lo stato pessimo degli acquedotti regionali ad esempio, nei quali per anni, non è stato di fatto eseguito alcun controllo, se non di facciata; eppure le professionalità nella nostra Regione non mancavano vista la grande esperienza maturata dall’Ufficio Gestione Acquedotti regionale, di fatto smantellato.
Abbiamo pure saputo che i francesi della Veolia, bontà loro, lascerebbero la Sorical SpA senza nulla pretendere. Forse perché la nuova Autorità, e cioè tutti i Calabresi, metterà i soldi necessari a riportare gli acquedotti così come erano all’inizio della gestione Sorical? Forse anche perché la nuova Autorità, e cioè tutti i Calabresi, si farà carico del mutuo stipulato nel dicembre del 2008 dalla Sorical SpA con la Depfa Bank? D’altra parte già oggi per il pagamento delle rate del mutuo è la Regione Calabria che fornisce i soldi, ovviamente per generosità.
Soltanto per generosità ha già dato alla Sorical SpA, come anticipazione per la realizzazione degli investimenti, circa 25 milioni di euro, che dovevano essere restituiti.
Nel frattempo abbiamo presentato in Parlamento una nuova interrogazione sul futuro del servizio idrico calabrese e trasmesso una segnalazione specifica all'Aeegsi. Continueremo senza sosta con il tour “AcquaRaggia” ad informare ed a difendere, in tutte le sedi, gli interessi dei calabresi.






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