13/09/17

Ottenuta indagine conoscitiva su incendi boschivi

Abbiamo chiesto e ottenuto in ufficio di presidenza della commissione Ambiente della Camera che possa partire un'indagine conoscitiva sugli incendi boschivi che quest'estate hanno devastato il nostro bel Paese.
Inizieremo con una serie di audizioni per cercare di far luce su una pagina che non avremmo mai voluto vedere nel nostro territorio: mezzi insufficienti, mancanza di coordinamento nelle operazioni di spegnimento, anche a causa della cancellazione del Corpo forestale dello Stato, la spartizione dei mezzi dell'ex Cfs tra vigili del fuoco e carabinieri, diverse matrici dolose negli incendi, su cui occorre fare chiarezza. Vorremmo inoltre far emergere le proposte che possano arrivare dalle audizione per aiutare a migliorare il coordinamento a tutti i livelli, dagli enti locali al governo nazionale.

Contro la Corruzione #FuoriLaVoce


Da seicento giorni la legge per la tutela di quanti segnalano episodi di corruzione aspetta di essere discussa in Senato. Un'attesa incomprensibile e inaccettabile, vista l'urgenza del provvedimento. È inaccettabile che il Parlamento italiano ignori l'importanza di tutelare e incentivare i cittadini onesti a denunciare la corruzione. Per questo oggi siamo in piazza del Pantheon a Roma: un flash mob che mostrerà a tutti, attraverso un 'uomo in gabbia', quali sono le attuali condizioni dei whistleblower (questo e' il nome tecnico per indicare chi segnala reati dall'interno di una realtà) in Italia. 
Sono presenti i cittadini che hanno sostenuto attivamente questa legge, tra cui di reti associative come 'Riparte il futuro' e 'Transparency Italia'.
Non possiamo rischiare che questa legislatura finisca senza intervenire su un tema cosi' importante e attuale, come ci ricorda del resto la cronaca quasi quotidianamente. Siamo presenti perchè la lotta alla corruzione è per noi un tema centrale che non può essere ricordato solo in occasioni delle grandi inchieste. La corruzione uccide il futuro del nostro Paese ed è necessario approvare la legge sul Whistleblowing quanto prima, una legge che non può essere ostaggio del Partito Democratico e della sua volontà di lotta alla corruzione che va a giorni alterni.

11/09/17

Si faccia trasparenza sulla ferrovia jonica


È assurda la possibilità che la Regione Calabria affidi 500 milioni di euro ad RFI per i lavori di ammodernamento della ferrovia ionica senza neanche conoscere il progetto.
Sull'argomento ho scritto al Governatore della Regione Calabria Mario Oliverio ed al Dirigente del Dipartimento regionale alle infrastrutture Domenico Pallaria, chiedendo copia del progetto e di altra documentazione relativa all'affidamento dei lavori.
Qualche giorno fa diverse associazioni calabresi hanno denunciato pubblicamente la mancata risposta ad una richiesta di accesso agli atti indirizzata alla Regione Calabria, dalla quale sarebbe venuta a galla la notizia secondo cui la Regione non sarebbe in possesso del progetto inerente i lavori di ammodernamento.
Vogliamo vederci chiaro perché riteniamo impensabile che le risorse pubbliche della comunità calabrese siano state attribuite ad RFI senza che venisse reso pubblico il progetto delle opere. Ad oggi non si conoscono neanche le procedure di affidamento dei lavori alle imprese e le forme di monitoraggio della loro esecuzione a regola d'arte. Insomma, la consueta approssimazione di Oliverio e della sua amministrazione a cui, però, non vogliamo rassegnarci. I calabresi hanno bisogno di una politica che pensi soprattutto alla condivisione con tutti i cittadini, che sappia essere trasparente davvero e non solo a parole. Ho anche interrogato i Ministri dei trasporti e dello sviluppo economico allo scopo di ottenere maggiore trasparenza per i cittadini calabresi ed anche per valutare se sia veramente giustificato il costo di 500 milioni per l'ammodernamento della tratta ionica. Da quanto ci risulta, infatti, rischiamo che il tutto si riduca ad una mera manutenzione della strada ferrata. Un rischio che la Calabria non può correre.

08/09/17

Quello strano bando per diventare guida ufficiale del Parco Nazionale della Sila

Bisogna annullare la graduatoria definitiva e rifare il recente bando per il corso di guida ufficiale. E' quanto ho chiesto il 6 settembre scorso attraverso una lettera-esposto al direttore facente funzioni del Parco Nazionale della Sila, Giuseppe Luzzi. Al fine di accertare i fatti ho interessato anche la Procura della Repubblica e i sindaci dei Comuni del Parco per l'adozione delle iniziative di competenza. Secondo noi, la selezione pubblica in questione è stata caratterizzata da modifiche inusuali, che, lette in successione, meritano, proprio nella dichiarata ottica della maggiore inclusione possibile, un obiettivo ripensamento. In particolare, mi sono soffermato sull'eliminazione per avviso del limite di età a 35 anni, avvenuta dopo due giorni dall'uscita del bando, e sulle improvvise dimissioni dell'avvocato Vincenzo Filippelli dalla commissione giudicatrice, a cavallo tra la prova scritta e la prova orale. Inoltre ho posto l'accento anche sul successivo ampliamento della graduatoria dei vincitori e sulla mancata proroga, abolito il limite di età, del termine per la presentazione delle domande. In quella lettera ho annunciato anche la presentazione di un'interrogazione parlamentare al ministro Galletti se i vertici del Parco nazionale della Sila avessero taciuto, come avvenuto per la vicenda del precedente direttore dell'ente, Michele Laudati, inabile al lavoro ma rimasto al suo posto fino al pensionamento.

La risposta dell'ente parco non si è fatta attendere, ma purtroppo non dice proprio nulla, è apodittica e soprattutto non chiarisce il perché della mancata proroga dei termini per la presentazione delle domande.
Per questo motivo oggi ho presentato un'integrazione di esposto sul corso per il rilascio del titolo di guida del Parco nazionale della Sila, replicando all'ente, cui ho chiesto copia delle “numerosissime richieste” di cancellazione dell'originario limite di età previsto dal bando del 19 giugno scorso, nonché delle domande pervenute sino alla data del 21 giugno u. s., di modificazione del medesimo. Stando ai fatti narrati, l'Ente Parco nazionale della Sila ha compiuto una scelta, lato sensu, di tipo politico, abolendo il limite di età dopo aver ricevuto le prime domande di ammissione al corso e “numerosissime richieste” di cancellazione di quel limite, di cui l'Ente avrà – logicamente – avuto i riferimenti nominativi. Per quanto mi riguarda, «al termine del corso sarà rilasciato un titolo esclusivo» e per questo, modificato il bando in corso d'opera, era necessario prorogare la scadenza del termine per la presentazione delle domande. La precisazione dell'ente che la prova scritta era a risposta multipla con correzione automatica nulla dice sulla vicenda della prova orale, rispetto alla quale la Commissione ha in concreto avuto altra composizione. Nella procedura vi sono alcune casualità, che mi riservo di riferire alla Procura della Repubblica, anche informandone il ministro dell'Ambiente.

04/09/17

Cercasi piano di monitoraggio pesticidi in Calabria


Da quando abbiamo messo piede in Parlamento insieme ai miei colleghi della commissione Agricoltura alla Camera dei deputati, ci siamo occupati di un tema fondamentale per il nostro settore primario e per la sostenibilità ambientale nonché per la nostra salute, mi riferisco alla necessaria riduzione dell'utilizzo di prodotti chimici di sintesi in agricoltura.
A partire dal PAN (Piano di azione nazionale) che regola l’uso dei fitofarmaci in agricoltura con tutte le sue criticità, alla battaglia politica anche attraverso una nostra mozione parlamentare approvata, per vietare il famoso glifosato, erbicida riconosciuto dalla IARC come probabile cancerogeno per l'uomo.

Tema spinoso sono anche i monitoraggi che annualmente l'ISPRA relaziona attraverso un dossier nazionale per fare il punto della situazione e per consigliare i vari enti preposti ad intervenire. Dai dati trasmessi fino al 2013 emerge un netto aumento della presenza di pesticidi rispetto agli anni precedenti. Le analisi sono fondamentali per comprendere lo stato di inquinamento delle nostre acque, che registrano dati allarmanti. Il 64% delle acque superficiali sono contaminate dalla presenza di pesticidi utilizzati in agricoltura, sotto accusa sono soprattutto gli erbicidi, ma anche fungicidi e insetticidi. Tra le sostanze più presenti nelle acque superficiali, glifosate e acido aminometilfosforico, un prodotto di degradazione del glifosate, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e il suo principale prodotto di degradazione, desetil-terbutilazina. Ma i dati relativi al 2013 sono ancora incompleti a causa della mancata trasmissione delle analisi da parte delle Agenzie regionali in Calabria e Molise.

Su questa gap che si ripete ogni anno, ho chiesto al Ministro dell'Ambiente e al Ministro dell'Agricoltura di adoperarsi affinché ArpaCal e Arpa Molise trasmettano all'ISPRA i dati necessari a completare il Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque.


Nell'atto di sindacato ispettivo ho chiesto al Ministro Galletti affinché si adoperi per creare un percorso che consenta all'Istituto ISPRA di ricevere obbligatoriamente ed in maniera completa ed esaustiva i dati sulla contaminazione delle acque da parte di tutte le regioni italiane al fine di avere un quadro chiaro che permetta di agire tempestivamente al fine di proteggere le nostre acque e la salute degli esseri viventi.

Nel frattempo a livello regionale mi sono rivolto al governatore Oliverio attraverso una formale lettera, in cui ho descritto i rischi per la salute e per l’ambiente rappresentati dall’utilizzo di diserbanti chimici in agricoltura. Sulla lettera scrivevo anche: "si lavori seriamente per arrivare ad una conversione bioecologica dell’agricoltura calabrese, escludendo le pratiche del diserbo con prodotti chimici come il glifosate a vantaggio di sistemi agroecologici preventivi." Inoltre avevo chiesto interventi urgenti per sollecitare la regione Calabria proprio a trasmettere i dati del monitoraggio sui pesticidi all'Ispra, cosa che anche quest'anno non è avvenuta.

Oliverio ha accolto solo in parte tale richiesta, che proveniva anche dal forum delle associazioni ambientaliste calabresi. Oliverio infatti, nelle varie note stampa afferma di aver abolito il Glifosato in Calabria. La delibera regionale non prevede, però, l’eliminazione del Glifosato dall’agricoltura calabrese, poiché riguarda solamente i disciplinari di produzione integrata attraverso un’adesione volontaria delle aziende del settore che, per questo, percepiscono fondi europei.
Si può parlare quindi di un piccolo passo in avanti, ma non di totale abolizione del famoso pesticida.
Mi sono chiesto: anche se questa delibera regionale venisse applicata dai produttori, quale garanzia abbiamo noi cittadini sulla limitazione del glifosato sul territorio regionale? Quale garanzia abbiano noi cittadini se non è stato nemmeno rispettato il "Piano di Tutela delle Acque" approvato nel 2009? Come possiamo controllare l'operato degli agricoltori, considerato che in Calabria non si hanno notizie sui monitoraggi dei pesticidi sulle acque di superficie e profondità?

Abbiamo rivolto questa richiesta specifica al dipartimento competente regionale che ci risponde (senza firma) attraverso l'assessorato alla tutela dell'ambiente delle Regione Calabria, qui di seguito trovate l'intera risposta fornita al MoVimento 5 Stelle:

ASSESSORATO TUTELA DELL'AMBIENTE

1) Gestione della rete delle acque superficiali e delle acque sotterranee:

Come noto l’attuale assetto normativo in materia di tutela delle acque, prevede l’obbligo in capo a questa Regione di aggiornare il Piano di Tutela (PTA del 2009) del proprio territorio, che, costituendo uno specifico piano di settore (art. 121 del D.Lgs. 152/06 norme in materia ambientale), rappresenta un imprescindibile riferimento per la redazione del Piano di Gestione (art. 117), stralcio del Piano di Bacino Distrettuale in carico all’Autorità di Bacino. Il Piano di Tutela delle Acque, da adeguare secondo le specifiche di cui alla parte B allegato 4 alla parte III del suddetto decreto, introducendo norme ed azioni per la razionale gestione ed il controllo qualitativo e quantitativo delle acque superficiali e sotterranee, rappresenterà lo strumento tecnico e programmatico attraverso cui realizzare gli obiettivi di tutela quali-quantitativa sulla base della classificazione della acque, fissando gli obiettivi e le misure di intervento per la loro riqualificazione. Pertanto, in seguito all’intervenuto D.lgs 152/2006 e ss.mm.ii., di recepimento della Direttiva 2000/60/CE), questo Dipartimento ha inteso, non solo completare, ma anche adeguare la Pianificazione del 2009 rispetto alle intervenute modifiche normative laddove ogni corpo idrico sarà caratterizzato attraverso un’analisi delle pressioni esistenti e dello stato di qualità, al fine di valutare il rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità previsti dalla Water Framework Direcive (WFD).
Per delineare un primo quadro conoscitivo, di analisi e valutazione preliminare, che conduca alla classificazione dello stato di qualità per i corpi idrici, a partire da gennaio 2011, è stato quindi necessario costruire un quadro di riferimento tecnico attraverso la tipizzazione dei corsi d’acqua e dei laghi, la definizione dei corpi idrici superficiali e sotterranei.
Definito il quadro di riferimento, è stato possibile ridisegnare la rete di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee sull’intero territorio regionale e pianificare le attività di monitoraggio, quale strumento di convalida dell’analisi delle pressioni, secondo la direttiva europea.
Proprio il ricorso alle risorse comunitarie, tenuto conto delle complesse procedure di selezione delle operazioni, conformemente a quanto previsto dal Sistema di Gestione e Controllo per l’attuazione delle operazioni del POR FESR 2007-2013, ha determinato un allungamento dei tempi di approvazione del progetto, sottoposto alla valutazione del Nucleo Regionale di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici (NRVVIP).
Completata la fase di valutazione, con DDG n. 12730 del 13/09/2013 questo Dipartimento regionale
ha approvato un complesso e articolato “Progetto per il Monitoraggio quali-quantitativo dei corpi idrici superficiali e sotterranei della regione Calabria ai sensi del d.lgs. 152/06 s.m.i.”, per un importo complessivo pari a € 6.304.880,66 (di cui € 457.154,42 sul POR FESR 2007/2013 ed €
5.847.726,24 sul POR FESR FSE 2014/2020).
La procedura di gara per l’affidamento del servizio si è conclusa con l’aggiudicazione definitiva ad
operatore economico nel mese di agosto 2014, ma, a causa di un ritardo imputabile ad un ricorso, la stipula del contratto con l’ATI aggiudicataria del servizio è avvenuta solo in data 15/06/2015.
Terminato la durata contrattuale del servizio di monitoraggio, è plausibile che questa Regione,
previo rafforzamento delle capacità tecnico-professionali, proceda con l’internalizzazione del servizio a regime nell’apparato pubblico regionale con il supporto dell’ARPACAL.
Tra l’altro il buon esito, l'ottimizzazione e il corretto svolgimento di attività complesse, prolungate nel tempo e che richiedono grande disponibilità di risorse e strumentazioni, quali quelle ad oggi
esternalizzate, dipendono da un costante monitoraggio di tutti gli elementi coinvolti mediante la
condivisione dell'impostazione tecnica e metodologica, dei risultati da raggiungere e della fruibilità degli stessi.
Il bagaglio di competenze tecniche specialistiche della stessa ARPACAL, legittimerebbe questo Dipartimento ad avvalersi della professionalità della medesima Agenzia per la prosecuzione delle attività connesse alla gestione della rete di monitoraggio.

2) Le motivazioni che hanno determinato la mancata comunicazione dei dati ad ISPRA.

Le attività del monitoraggio, ad oggi in corso di espletamento e la cui conclusione è prevista il
24/02/2018, permetteranno di rendere disponibili i risultati, in modo approfondito e completo,
anche mediante un sistema informativo geografico di ausilio su scala regionale che consenta anche
di interloquire con il SINTAI, Sistema Informativo per la Tutela delle Acque in Italia realizzato da
ISRPA, ed attraverso il quale tutte le attività relative alla gestione, trasmissione, standardizzazione e
certificazione delle informazioni verranno espletate.
Per tale aspetto finalizzato ad un rapido interscambio dei dati, questo Dipartimento sta definendo un
Piano Operativo in condivisione con SOGESID al fine di poter potenziare e rendere operativo tale
sistema informativo congiuntamente al processamento dei dati scaturenti dalle attività di
monitoraggio territoriale ad oggi in corso.

3) Primo monitoraggio per le analisi di glifosate e Ampa (su metabolita) e in quali punti è stato
effettuato:

Il monitoraggio comprende anche le analisi:
a) chimiche di laboratorio sui campioni d’acqua per la determinazione delle sostanze dell’elenco di
priorità di cui alla tabella 1/A Allegato 1 – D.M. 260/2010 e dei relativi standard di qualità;
b) chimiche di laboratorio sui campioni d’acqua per la determinazione delle sostanze non
appartenenti all’elenco di priorità di cui alla tabella 1/B Allegato 1 D.M. 260/2010.
Con riguardo all’erbicida glifosate e al metabolita glifosate AMPA, si rileva che il relativo
monitoraggio non è eseguito nella Regione Calabria.
Relativamente al glifosate, appare utile evidenziare che la Calabria, prima regione in Italia, ne ha
abolito l'uso nell'ambito dei “Disciplinari di produzione Integrata” il cui rispetto è obbligatorio per
accedere a specifici sostegni a carico del FEASR.


Questa è la risposta della regione. A voi i commenti...

La verità è che in Calabria il Glifosato viene attualmente utilizzato anche nella pulizia delle strade e delle aree pubbliche. A subirne le conseguenze negative sono anche i conduttori di aziende agricole biologiche che sono costretti a distruggere parte del raccolto quando questo viene contaminato dall’uso di sostanze chimiche utilizzate per le operazioni di ripulitura dei cigli stradali.
Altro che #STOPGLIFOSATO in Calabria. La mia preoccupazione è che non essendoci dei controlli concreti e dei monitoraggi puntuali, chiunque è libero di utilizzare qualsiasi pesticida o erbicida.

Se Mario Oliverio volesse veramente tutelare la qualità dell'agricoltura "Made in Calabria", dovrebbe intervenire in modo concreto per rimuovere l’erbicida glifosate da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono ed escludendo da qualsiasi premio le aziende che ne facciano uso. Bisogna garantire che nei bandi di gara emanati dalla Regione per gli appalti pubblici riguardanti gli interventi di contenimento delle infestanti e nel settore della manutenzione delle strade, venga indicato come unica tipologia di intervento possibile quello di tipo meccanico.
Inoltre, occorre avviare una concreta campagna d'informazione attraverso incontri e comunicazioni scritte rivolte ai rivenditori sul territorio regionale e ai coltivatori diretti, sui rischi per l’ambiente e per la salute umana nell’utilizzo e nella vendita di prodotti diserbanti. Ancora, bisogna attivare una volta per tutte un monitoraggio costante ed approfondito sulla contaminazione di tutti i pesticidi nelle acque di superficie e profondità trasmettendo puntualmente i risultati all'ISPRA.
Infine, Oliverio dovrebbe convincere i vertici del suo partito (in particolare il Ministro Martina) a condurre veramente una battaglia insieme a noi, a livello nazionale ed europeo, per bandire il glifosato su tutto il territorio nazionale. Cosa che purtroppo non è accaduta soprattutto nei tavoli che contano a Bruxelles, nonostante le nostre continue richieste. Del resto c'era da aspettarselo. Quindi, occhio alla falsa propaganda!

24/08/17

Calabria: biomasse e 'ndrangheta, l'allarme di Parentela (M5S) e Tansi

Paolo Parentela, portavoce M5S
La centrale a biomasse di Parenti (Cs) non aiuta affatto il territorio, che invece può sviluppare turismo di nicchia e agricoltura di qualità, nonché utilizzare al meglio l'acqua del posto, che ha caratteristiche uniche. Lo affermo, in una nota stampa dopo aver partecipato ieri a un'iniziativa pubblica sui danni alla salute e all'ambiente di simili impianti, organizzata da comitati e associazioni contrari all'avvio di quella centrale. Il MoVimento 5stelle ha ribadito con chiarezza i rischi correlati all'attività delle centrali a biomasse, che disperdono materiali inquinanti, pericolosi per la salute pubblica, per le acque e i terreni. Oltretutto non c'è trasparenza sulle forniture di legname per le biomasse e vi sono indagini in corso su possibili interessi mafiosi nei tagli boschivi, che potrebbero riguardare anche la vicenda degli incendi estivi in Calabria. Lo stesso Carlo Tansi, presente alla partecipatissima iniziativa a Parenti, ha evidenziato a titolo personale questo specifico aspetto, che non va sottovalutato. In definitiva è necessario ripensare con onestà intellettuale e morale allo sviluppo delle aree interne della Calabria, partendo dai sindaci, che devono trovare il coraggio di opporsi a scelte imposte dall'alto, le quali non hanno significative ricadute economiche, se non per pochi e a tutto discapito delle comunità.

Il convegno del 23 agosto a Parenti (CS)


11/08/17

STOP ai tagli boschivi in Calabria!


In via ufficiale oggi ho chiesto al governatore della Calabria, Mario Oliverio, di voler sospendere le autorizzazioni ai tagli di piante da legno nelle aree protette e limitrofe insistenti nel territorio della regione Calabria, al fine di agevolare il ripristino degli equilibri alterati dai recenti, gravissimi incendi che hanno distrutto tanta parte del patrimonio boschivo della Calabria.
Il presidente della Regione ha il dovere di intervenire subito in questo senso, poiché centinaia di ettari di bosco dei parchi nazionali e dintorni sono andati in fumo, perché sui tagli non vi sono controlli efficaci, si verificano abusi, pendono inchieste serie e non sono noti i fornitori delle centrali a biomasse sul territorio regionale né le precise modalità di raccolta, consegna e completa tracciabilità della materia prima.
A riguardo ho dovuto presentare un'interrogazione parlamentare, in quanto Biomasse Italia spa si è rifiutata, come del resto Enel per la centrale del Mercure, di trasmettermi i riferiti elementi, nonostante la necessità di un comportamento del tutto opposto, a garanzia della trasparenza e pulizia.
Compito della politica è vigilare a salvaguardia del patrimonio boschivo, proteggendolo dai criminali piromani, da infiltrazioni mafiose nell'utilizzo del legname e dal depauperamento conseguente ai roghi.

07/08/17

Il depuratore di Lamezia scarica in un sito d’interesse comunitario?


In Calabria esiste un problema di depurazione, troppo spesso carente o del tutto assente. Solo pochi giorni fa, il dirigente regionale Pallaria, nel corso di una intervista tv alla RAI Calabria, ha affermato che: in Calabria «siamo ancora all’anno zero» in fatto di depurazione. Nonostante siano stati spesi ben 900 milioni di euro in opere tampone, non si assiste ancora alla realizzazione di quegli interventi strutturali, cui peraltro siamo obbligati per via della procedura di infrazione comunitaria del 2004 e della relativa sentenza di condanna della Corte di giustizia europea del 2007 (Causa C-135/05).

Nel piano d'ambito della regione, si legge che, su 409 comuni calabresi, esistono 765 impianti di depurazione censiti. Di questi, ben il 13 per cento «richiede adeguamenti tecnologici». Inoltre, ben 29 comuni «risultano sprovvisti di impianti per il trattamento di acque reflue», mentre 18 agglomerati urbani sono oggetto della citata infrazione. Per quanto riguarda invece i collettori, esiste una rete di 597 chilometri, con un'età media di 20 anni, e occorre realizzare ulteriori 893 chilometri di condotte per adeguare la realtà calabrese alla normativa prevista dal decreto legislativo n. 152 del 1999. In totale, è stato calcolato che la spesa per gli interventi necessari al mantenimento e la realizzazione delle nuove condotte è di circa 326 milioni di euro. Si ha dunque una rete vecchia, complicata da gestire (fatta di pozzi di sollevamento, condotte sottomarine), ma soprattutto fragile e costosa (se si considera che basta un blocco elettrico o una mareggiata per mandarli in tilt), e questi costi vengono traslati sui contribuenti che già oggi si vedono addebitare costi elevati per un servizio pessimo.

L'attenzione pubblica è concentrata sugli scarichi illegali e finora poco o nulla si è detto sulla presenza di scarichi legali, autorizzati ma con livelli non compatibili con la presenza di aree naturalisticamente sensibili o protette: questo è il caso del canale di scolo del depuratore di Lamezia Terme (CZ) che attraversa, in maniera evidente il Sito di interesse comunitario (SIC IT9330089) «Dune dell'Angitola» prima di sfociare in mare, ed è ubicato all'interno di un'area già dichiarata dalla regione Calabria ad «alta vulnerabilità da nitrati» e ad «alta vulnerabilità degli acquiferi». Il canale di scolo dell'impianto di Lamezia Terme che è tarato per più di 100.000 abitanti equivalenti (fonte Asicat) – non risulta segnalato in maniera chiara né nella cartografia ufficiale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, né in quella della regione Calabria; inoltre in base ai limiti di legge per fosforo totale e azoto totale, nell'area in questione questi dovrebbero essere rispettivamente minori o uguali a 1 mg/l e minori o uguali a 10 mg/l.


Considerata l'interferenza ecologica del depuratore sul confinante sito Sic «dune dell'Angitola», a norma del decreto legislativo n. 152 del 2006 il depuratore dovrebbe attenersi ai valori limite disposti dalla tabella 2 dell'allegato 5 alla parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006, ed invece sorprendentemente l'impianto è autorizzato dalla provincia di Catanzaro ad attenersi alla tabella 1 e alla tabella 3.

Al ministro dell'ambiente Galletti attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto: "per quale motivo il canale di scolo dell'impianto di Lamezia Terme non risulti segnalato in maniera chiara nella cartografia ufficiale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e come ciò si concili con le prescrizioni imposte dalla direttiva 56/2008" e "quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire la tutela di un'area che si trova all'interno del perimetro del Sito di interesse comunitario «Dune dell'Angitola», per il quale valgono gli obblighi previsti dalla Direttiva «Habitat» e che potrebbe essere danneggiata dalle presenza di acque reflue provenienti dal depuratore di cui in premessa."

02/08/17

Qui c'è da salvare l'umanità!


Oggi è l'Earth Overshoot Day, il giorno in cui l'umanità ha consumato tutte le risorse terrestri disponibili per il 2017, quest'anno cade il 2 agosto ed ogni anno questo drammatico giorno arriva sempre prima. Stiamo consumando il pianeta 1,7 volte più velocemente della capacità naturale dei servizi ecosistemici di rigenerarsi. Facendo un paragone con il nostro paese, per soddisfare la domanda degli italiani ci sarebbe bisogno di 4,3 "Italie".
Lo evidenzia il calcolo dell’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network. Queste frequenti informazioni scientifiche, sulla sesta estinzione di massa in corso, passano in secondo piano, mentre dovrebbe essere la priorità assoluta per gli stati ed i governi del pianeta. Questo sistema economico basato sul mero profitto e sul consumismo sfrenato non può più essere considerato! Non può esistere una crescita infinita in un pianeta con risorse finite. Accusano noi di demagogia? La loro è pura follia! Occorre invertire la rotta prima che il problema diventi irreversibile. Se si cominciassero a rispettare concretamente gli accordi sul clima, l'Overshoot Day si sposterebbe in avanti di quasi tre mesi.
Dobbiamo intraprendere la via dell'economia circolare e consumare molto meno risorse, visto che nel 2050 saremo 9,8 miliardi di persone. Abbiamo bisogno di un cambiamento netto: dai metodi peri produrre energia con fonti rinnovabili, al modo di spostarsi o di farlo meno. Per non parlare del modo di nutrire i popoli attraverso un agricoltura di prossimità e biologica, per ridurre il più possibile la CO2. Solo governi liberi possono fare scelte rivoluzionarie, non di certo personaggi che favoriscono lobbies e multinazionali del fossile. Occorrono quindi cittadini altrettanto liberi a portare avanti le giuste idee in prima persona. Noi non abbiamo un pianeta di riserva e, a dirla tutta, la priorità non è salvare il pianeta, nonostante l'indelebile ferita provocata dall'uomo continuerà a vivere e a rigenerarsi. La biodiversità della Terra è scesa al di sotto del 58%.
Qui c'è da salvare l'umanità!

La centrale termoelettrica di Simeri Crichi rispetta le direttive europee sulla strategia marina?


Il d.lgs 152/2006 TUA all'art. 5 definisce inquinamento come" l'introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici, nell'aria, nell'acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell'ambiente, causare il deterioramento dei beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell'ambiente o ad altri suoi legittimi usi.

Dalla documentazione del Ministero dell’Ambiente si evince che la centrale termoelettrica a ciclo combinato di Simeri Crichi (CZ) è autorizzata a prelevare acqua di mare per un volume pari a 36 milioni di metri cubi annui, equivalente ad una media di 4.500 metri cubi oraria. Di questi, 2.300 metri cubi sono «utilizzati per il raffreddamento dell’impianto a ciclo combinato» (di cui 800 metri cubi di acqua salata dispersi in atmosfera per via di evaporazione tramite «pennacchio di vapore acqueo di lunghezza superiore a 300 metri»), e 2.200 metri cubi «per la produzione di 270 m3/h di acqua dissalata». Al termine del ciclo produttivo, la soluzione salmastra viene restituita al mare insieme all'acqua demineralizzata utilizzata per i processi industriali, impregnata di «biocidi, anticorrosivi e antialga», con una salinità di 52,5 g/l e ad una temperatura compresa tra i 29,5 gradi (inverno) e i 32,5 gradi (estate), a fronte di una temperatura media estiva compresa tra i 25,5 e i 26,5 gradi centigradi. Una quantità d’acqua impressionante, corrispondente a circa 300 autobotti che ogni ora sversano a mare un flusso continuo di acqua calda e salata, contenente biocidi, senza distinzione tra inverno e estate in grado di alterare la naturale salinità, PH, e temperatura della colonna d'acqua, soprattutto d'inverno, quando la temperatura del mare è minore. Queste informazioni dovrebbero indurre a studi più approfonditi per capire se e come l’ambiente marino e la colonna d’acqua reagiscono a queste immissioni di energia, e – in particolare – per verificare le lamentele dei pescatori locali, secondo cui la produttività del mare sia stata completamente azzerata.

Da quanto si apprende dalle rassicurazioni presenti nella documentazione tecnica ministeriale, lo scarico a mare è posto a circa 250 metri dalla costa, «la diluizione iniziale è molto elevata ed il delta termico è inferiore ad 1°C già a pochi metri dallo scarico», ma basta dare un’occhiata su Google Map per vedere che tutto il tratto di costa antistante la centrale ha un colore molto chiaro (acqua calda) e diventa blu solo (acqua fredda), segno che è in atto una stratificazione nella colonna d’acqua, ovvero manchi il naturale ricircolo delle acque profonde in superficie.

A giudicare dalle valutazioni del Ministero dell’Ambiente, supportate da perizie di parte, le interferenze indotte dal funzionamento della centrale sono «assolutamente trascurabili», sebbene nella Valutazione di Impatto Ambientale si dica pure che l’Oasi di Scolacium ospiti una specie «papaveracea molto rara» nonché la «presenza di siti di deposizione delle uova di tartarughe Caretta caretta, mentre per quanto riguarda l’area marina protetta Fondali di Stalettì si dica che essa «è stata istituita con il fine di preservare quello che rimane di un posidonieto (Posidonia Oceanica) che caratterizzava i fondali dell’area e che oggi è ridotto a sporadici frammenti relitti.» 

Al Ministro dell'ambiente Galletti attraverso un'interrogazione parlamentare ho chiesto:
"se non ritenga opportuno che vengano approfonditi gli effetti delle variazioni termiche e di salinità sulla flora e la fauna marina nel  tratto di costa antistante la centrale termoelettrica a ciclo combinato di Simeri Crichi caratterizzato della presenza di numerosi Siti di Interesse Comunitario quali l’Oasi di Scolacium, i Fondali di Stalettì, lo Steccato di Cutro e la Costa del Turchese" e "se non si ritenga opportuno assumere iniziative per rivedere la valutazione di impatto ambientale o revocare l'autorizzazione integrale ambientale alla luce dei descrittori e dei traguardi ambientali previsti dalla direttiva europea 56/2008."

Le direttive europee imporrebbero di rivedere la valutazione d’impatto ambientale o revocare l’autorizzazione integrale ambientale alla centrale. I rischi per l’ecosistema marino del territorio sono altissimi, specie alla luce della presenza nelle vicinanze di zone protette sorte allo scopo di preservare l’esistenza di specie a rischio estinzione. Il governo approfondisca gli effetti delle variazioni termiche e di salinità sulla flora e sulla fauna marina nel tratto di costa antistante la centrale termoelettrica di Simeri Crichi.

01/08/17

L'ospedale e i catanzaresi non possono più subire!


In favore del Pronto soccorso dell'ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ho chiesto un incontro urgente con il commissario alla sanità calabrese, Massimo Scura, al fine di sapere «se, come e quando, data la situazione attuale, voglia procedere a una più corretta redistribuzione dei posti letto nella rete assistenziale». Infatti il collo di bottiglia sta, in proposito, come rappresentatomi formalmente dal direttore generale, Giuseppe Panella, nello stazionamento dei pazienti da ricoverare nell'ambito del Dipartimento di Emergenza del Pugliese, per la mancanza di un'appropriata possibilità di collocazione dei medesimi nella struttura ospedaliera.
Ciò è dovuto alla drastica riduzione di posti letto al Pugliese-Ciaccio, che sono circa 120 in meno rispetto a quelli che l'ospedale aveva in dotazione. Non si può agire come ha fatto il sindaco Abramo, che ha accettato come un dogma l'integrazione, imposta, tra il Pugliese-Ciaccio e il policlinico universitario. La realtà è sotto gli occhi di tutti: nel primo c'è il caos e i sanitari sono carichi di lavoro, nel secondo non c'è nessuno, manca il Pronto soccorso e prevale il solito andazzo, molto comodo per i medici universitari che fanno la settimana corta. Dobbiamo avere il coraggio di intervenire in modo razionale e obiettivo, nel solo interesse dei pazienti catanzaresi. Difendo il Pugliese-Ciaccio, che non può più subire!

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28/07/17

Marcia per la terra e la salute in difesa della biovalle del Nikà


Fanno bene a protestare civilmente i cittadini e gli agricoltori della biovalley del Nikà, a ridosso del comune di Scala Coeli (CS) contro l’ampliamento di una discarica che rischia di compromettere il territorio. Se impegni istituzionali non mi avessero trattenuto a Roma, anche io avrei partecipato alla ‘Marcia per la terra e la salute in difesa della biovalle del Nikà’. In questi anni ho più volte visitato la discarica di Scala Coeli e diverse sono state le interrogazioni parlamentari volte alla chiusura della discarica ed alla bonifica della zona. A mio avviso è impensabile distruggere l’economia di un territorio per difendere gli interessi di pochi attraverso una discarica illegittima.
Impianti inquinanti di tale portata non possono sorgere a ridosso di territori in cui si lavorano prodotti agricoli biologici e coperti da marchi Dop o Igp. A tale scopo ho anche presentato una proposta di legge, ma il Partito Democratico, evidentemente, non può tradire chi ha interessi nella gestione dei rifiuti. Bisogna proteggere l’economia e la salute della valle del Nikà, anche impedendo che l’impianto di Scala Coeli continui a ricevere rifiuti»
Sono molteplici i casi calabresi di discariche o impianti inquinanti fatti sorgere dove non dovrebbero. Non comprendo quale scopo abbia una politica che incentiva ed incoraggia comportamenti come questo. Dobbiamo sfruttare le ricchezze del nostro territorio, non distruggerlo per difendere gli interessi dei soliti noti. Oliverio chiuda una volta per tutte questa vergognosa vicenda, anche solo per rispettare il tanto sventolato piano rifiuti in cui si prevedono discariche zero.

27/07/17

Trivelle: bene il ricorso della Regione Calabria, ora occorre promuovere il piano delle aree


Sono contento che la Regione Calabria abbia accolto la nostra richiesta e quella dei comitati No Triv. Ora serve promuovere, come hanno già fatto alcune regioni, la proposta di legge che ho già presentato in parlamento che istituisce il piano delle aree, si tratta di un importante strumento di programmazione (come prevede la Costituzione) per consentire agli enti locali di frenare le trivelle nei rispettivi territori.
La proposta del Piano delle Aree è una proposta di buon senso, richiesta a gran voce da 148 associazioni e comitati e 135 personalità del mondo della cultura, delle scienze e della politica.

Per saperne di più sul piano delle aree: https://goo.gl/8wSQsW

24/07/17

Trivelle: sollecito il governatore Oliverio a impugnare disciplinare Mise!

La sentenza 170, della Corte Costituzionale, pubblicata il 12 luglio scorso, ha dichiarato illegittimo il comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che ribadisce che il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è materia concorrente tra Stato e Regioni.
Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, dunque sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla. Sono dunque illegittime le disposizioni contenute nel comma 7 e nel comma 10 dell’art.38 del decreto.
La stessa sentenza contiene elementi che potrebbero servire alle Regioni a disinnescare il recente e contestatissimo disciplinare-tipo del Ministero dello Sviluppo economico, che regolamenta il rilascio dei titoli per la ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Già impugnato da Veneto e Abruzzo, il provvedimento può essere avversato davanti al presidente della Repubblica entro il primo agosto, contestando l'indebolimento del potere delle Regioni in materia di rilascio di titoli autorizzativi, l'ampia possibilità per le compagnie di modificare il programma dei lavori concessi, nonché la possibilità di costruire nuove piattaforme nel mare continentale.
Adesso il governatore calabrese Oliverio e il suo assessore Rizzo, che più volte ho invitato invano a sostenere la mia proposta di legge sul piano delle aree, potranno dimostrare se stanno dalla parte delle multinazionali oppure della salvaguardia del nostro ambiente.

22/07/17

A Catanzaro torna l'evento: "giù le mani dal nostro mare!"


Si terrà domani 23 luglio a Catanzaro, presso il Coco Beach di Località Giovino, l’evento “Giù le mani dal nostro mare” organizzato dal Meetup di Catanzaro.
L’evento durerà per tutta la giornata di domenica ed avrà un programma ricco ed articolato. Lo scopo è quello di sensibilizzare i cittadini verso una più corretta gestione del mare, quella che è a tutti gli effetti, una delle principali risorse del nostro territorio che, in quanto tale, va salvaguardata.
Sensibilizzeremo i cittadini verso quelli che sono i principali problemi per la ‘risorsa mare’, che viene spesso sfruttata male dagli imprenditori e dai cittadini, anche grazie alla complicità della politica. Dai problemi della depurazione al rischio trivelle, il mare va salvaguardato non soltanto perché è una risorsa preziosa per la nostra Regione sia in termini di attrazione turistica che per la pesca, ma anche e soprattutto perché da un mare pulito dipende anche la salute dei cittadini.


Per ulteriori info 👇

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